Mozione approvata dal comitato internazionale: «È un diritto umano»

VIA LIBERA ALL'UOMO-BESTIA

LA SFIDA ETICA
Londra apre la strada
all’uomo-bestia
La notizia bomba, che fa il giro del mondo: l'Hfea (Human Fertilisation and Embryology Authority), l'Authority inglese che si occupa di fecondazione in vitro e ricerca sugli embrioni umani, ha dato il suo via libera alla creazione di embrioni interspecie uomo/animale a due gruppi di ricerca che ne avevano chiesto l'autorizzazione. Il neurobiologo Angelo Vescovi fa notare che non si tratta proprio di un «via libera», ma nel migliore dei casi si tratta di un mezzo passo in avanti…
Intanto mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha dichiarato senza mezze misure: «Atto mostruoso contro la dignità umana». «Il governo britannico ha ceduto di fronte alle richieste di un gruppo di scienziati certamente senza morale. Ora è necessario che la comunità scientifica tutta si mobiliti quanto prima. Il mondo della scienza ma anche i singoli Stati cambino direzione e non si lascino sopraffare da studi le cui conseguenze non sono state calcolate», così si espresso mons. Sgreccia in una intervista al Corsera che pubblichiamo integralmente.

1) Mostri creati e poi uccisi di mons. Elio Sgreccia
2) Macché chimera, questa sembra una vera bufala
3) L’incubo delle «chimere»
4) Cinque definizioni, un solo obiettivo

1)
Mons. Sgreccia: mostri creati e poi uccisi
Sistemi da campi di concentramento
Alessandra Mangiarotti
MILANO — Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la Vita, è categorico: «La creazione di embrioni uomo-animale a scopo di ricerca è un atto mostruoso che offende la dignità umana. Perché il risultato di questo processo non è un uomo, bensì un misto tra uomo e animale».
Monsignore, mesi fa lei aveva messo in guardia dall'oltrepassare una «frontiera finora sempre bandita».
«E quella frontiera, l'incrocio di specie diverse, con il via libera del governo britannico è stata oggi superata. Finora era stata bandita dal campo delle biotecnologie, e non soltanto dalle associazioni religiose. Perché in questo modo la dignità umana viene compromessa, offesa. Attraverso queste fecondazioni si possono creare delle mostruosità».
Le autorità hanno però imposto la distruzione degli embrioni- ibridi entro il quattordicesimo giorno dalla loro creazione.
«Appunto, hanno dato l'ordine di sopprimerli entro il quattordicesimo giorno (quello che considerano il confine tra pre-embrione ed embrione vero e proprio) proprio perché c'è la consapevolezza che il risultato a cui si va incontro è una mostruosità».
Il fine dichiarato di questo tipo di sperimentazioni è però quello di curare malattie come l'Alzheimer e il morbo di Parkinson.
«Il procedimento che è stato approvato è ripugnante dal punto di vista emotivo, ma è anche irragionevole: perché anche se i fini che si vogliono perseguire sono nobili, non si può ricorrere in alcun modo a mezzi ignobili. Diversamente siamo all'etica machiavellica, che persegue fini buoni con mezzi cattivi, applicata alla ricerca scientifica».
Vale a dire?
«Mi dispiace dover ricorrere all'esempio, ma sperimentazioni che comportano la soppressione di embrioni le si sono viste solo nei campi di concentramento. Per questo si è arrivati al codice di Norimberga, poi a quello di Helsinki che vietano queste cose. Eppure...».
Eppure siamo arrivati a un via libera che va in questa direzione?
«Ci troviamo di fronte a un rovesciamento etico. Anzi: con questo via libera, ci poniamo completamente al di fuori dal campo etico e umano, e senza un motivo. Perché non si capisce quali possano essere i vantaggi politici ed economici che spingono ad investire in ricerche nate per debellare malattie che possono essere più efficacemente aggredite con studi condotti attraverso cellule staminali adulte. Per curare l'Alzheimer e il morbo di Parkinson non c'è alcun bisogno di andare a creare un ibrido uomo-animale. Ci sono le cellule staminali adulte, come quelle del cordone ombelicale, per poter far fronte a queste frontiere. In questo modo si sottraggono solo soldi a sperimentazioni più efficaci».
Il governo britannico ha detto di essere andato incontro alle richieste della comunità scientifica.
«Il governo britannico ha ceduto di fronte alle richieste di un gruppo di scienziati certamente senza morale. Ora è necessario che la comunità scientifica tutta si mobiliti quanto prima. Il mondo della scienza ma anche i singoli Stati cambino direzione e non si lascino sopraffare da studi le cui conseguenze non sono state calcolate».

Corriere della sera, 6 settembre 2007
2)
Macché chimera, questa sembra una vera bufala
di Angelo Vescovi
Neurobiologo - Università Milano Bicocca
Http://www.hfea.gov.uk/en/1581.html. La sigla inintelligibile qui sopra è la chiave per svelare il mistero che circonda la (inesistente) decisione dell'HFEA (Human fertilization embryology authority) inglese di autorizzare la creazione di chimere animale/uomo, a fini di ricerca e sperimentazione biomedica. Chi ha accesso ad internet e mastica un po’ d'inglese, vada a questo indirizzo e si prepari ad una sorpresa. Gli altri leggano quanto segue. La notizia è di quelle che fanno sgranare gli occhi. Ci viene spiegato come, in Inghilterra, sia stata concessa l'autorizzazione a produrre embrioni chimerici uomo/animale, da cui estrarre cellule staminali per studiare e curare numerose malattie terribili. Poiché il telefono ha suonato ininterrottamente con richieste d'interviste sul tema, ho deciso di visionare direttamente il testo della decisione dell'HFEA... trasecolando.
Non solo la decisione non riguarda le chimere di cui sopra, ma l'HFEA non ha autorizzato alcuna procedura. La perfida Albione colpisce ancora, con un comunicato che è un gioiello d'equilibrismo semantico, tra il decidere ed il procrastinare.
Al sodo: dopo una lunga prolusione che spiega come, nel ponderoso processo di valutazione, tutti abbiano potuto dire la loro, l'HFEA comunica di avere stabilito che non esistono motivi fondamentali per impedire questo tipo di ricerca, salvo specificare subito dopo che questo non equivale ad un «totale semaforo verde».
In essenza e senza storture, il comunicato continua dicendo che HFEA spera di poter decidere se autorizzare o meno l'avvio dei due progetti sottoposti entro novembre.
Nessuna decisione. Nel migliore dei casi è un mezzo passo in avanti.
C'è da capirli. Si tratta di un argomento spinosissimo, con reazioni persino ataviche. Un essere (embrione), fatto in parte da frammenti umani (le cellule, i mattoni che, in miliardi, formano i nostri organi) ed in parte da cellule di mucca? Alzi la mano chi non prova un senso di repulsione o disagio.
Ma, come se non bastasse, ecco la seconda sorpresa. HFEA dice che la ricerca su chimere uomo/animale non viene proprio presa in considerazione, nemmeno dagli scienziati! Quindi, se non stiamo discutendo di (non)decisioni che riguardano la produzione di chimere di cosa parliamo? Parliamo di qualcosa di profondamente diverso. HFEA esclude studi su organismi che contengono contemporaneamente cellule umane ed animali - le chimere appunto - ma deve decidere sulla clonazione umana, fatta partendo da cellule uovo d'animale.
Si tratta di una clonazione ibrida, in cui si prende una cellula uovo animale e si sostituisce il suo nucleo e patrimonio genetico con quello preso da una cellula umana. Il risultato è una cellula né umana né animale, un ibrido. Se sopravvive, questa genera un embrione clonato, anche lui fatto delle stesse cellule ibride, composte di parti animali ed umane allo stesso tempo. Ahimé, alcune di queste parti sono responsabili della produzione dell'energia con cui le cellule si alimentano e sopravvivono. Morale, la cellula ibrida ha un «pilota» umano che, abituato a guidare una centrale energetica umana, deve gestirne una d'origine animale, con cui deve comunicare ma non può, poiché quest'ultima parla un linguaggio biologico diverso, quello animale appunto.
Mentre questo vi chiarisce immediatamente come sia veramente difficile pensare di utilizzare un'entità biologica così aberrante per eventuali trapianti cellulari, vi è un ultimo ma importante dettaglio.
Ci viene proposto che queste cellule ibride (denominate «cibridi») verranno utilizzate «per studiare lo sviluppo di malattie neurologiche come Parkinson, Alzheimer ed atrofia muscolare». Bene, un fenomeno fondamentale nello sviluppo di queste specifiche malattie è proprio l'alterazione dell'attività delle centrali energetiche nelle cellule dei pazienti. E per capirle ci dovremmo mettere a studiare cellule in cui tali centrali non solo provengono da altra specie animale ma sono incapaci di parlare con il loro «pilota genetico» umano?
La valenza delle cellule ibride uomo/animale per questi studi è a dire poco questionabile. Ma è anche l'unica giustificazione fin qui addotta per supportare la richiesta a procedere con la creazione di cellule ibride, parte uomo, parte animale.
Nel frattempo, siamo tutti qui a discuterne, grande risalto sulla stampa mondiale, riapertura dei dibattiti su embrioni, clonazione, trapianti. Ho appena rilasciato un’intervista televisiva sull'argomento. Ancora una volta mi è arrivata, piccata, ritrita ed infondata, la domanda: ma per i malati di Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla questa non è l'unica strada per la terapia? Ed ho capito che forse un motivo per tutto questo polverone in fondo c'è e non ha nulla a che fare con la scienza ed i malati, ma con ben altri interessi, anche economici.
Ma la risposta a quella domanda resta la seguente. La sperimentazione per le malattie neurodegenerative è già possibile e le cellule sono già disponibili. Mancano solo i soldi... ma anche la solidarietà, l'umanità ed il pudore.
Il Giornale n. 210 del 2007-09-06
3)
L’incubo delle «chimere»
Un altro «sì» degli esperti alle sperimentazioni su embrioni animali con il Dna umano. Dure le reazioni. Helen Watt: «Violati i diritti dell’embrione, viene disumanizzato». Josephine Quintavalle: «Queste decisioni non possono essere affidate a un ente non autorevole».
di Elisabetta Del Soldato
L'incubo sarà presto realtà. Tra poco, i ricercatori del Regno Unito avranno la possibilità, garantita dall'autorità del settore, di creare "embrioni chimera", ovvero formati da cellule umane e animali, di mucche o conigli. Erano mesi che i venti soffiavano a favore degli scienziati "estremi", avidi di colmare la "carenza" di embrioni umani per la ricerca nel campo delle cellule staminali. E a poco sembrano essere servite le innumerevoli consultazioni parlamentari sull'argomento. La Gran Bretagna, a differenza del resto del mondo, ha dunque detto sì alla creazione delle chimere: lo ha annunciato ieri alle tre del pomeriggio la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), facendo esultare una parte del mondo scientifico, ma anche lasciando molti a bocca aperta, se non apertamente disgustati. Un portavoce della Hfea ha giustificato la scelta sostenendo che le varie consultazioni pubbliche avrebbero dimostrato che «i cittadini sono favorevoli all'idea della creazione di ibridi se questi potranno spianare la strada della cura di malattie come l'Alzheimer». Dure le reazioni anche all'estero. «Quel che più mi sorprende di quanto avvenuto in Gran Bretagna - ha detto Francesco d'Agostino, presidente emerito della Commissione nazionale di bioetica italiana - è la manipolazione di cui è stata vittima l'opinione pubblica». Ma gli scienziati britannici - dopo la decisione di ieri - sono ora pronti a creare embrioni chimera, fondendo cellule umane con ovuli animali allo scopo di estrarne cellule staminali. Per permettere la creazione di questi ibridi citoplasmatici, o "cibridi", il nucleo di una cellula umana viene inserito nell'ovocita animale svuotato quasi completamente del suo patrimonio genetico. Gli embrioni, assicurano con una sorta di autoassoluzione i ricercatori, saranno distrutti dopo quattordici giorni, «dunque non c'è di che preoccuparsi». Affermazione che non convince tanti, a partire dalla professoressa Helen Watt del Linacre Centre for Healthcare Ethics: «Ma non si può giocare con la vita - sbotta -. La tecnica approvata dalla Hfea rappresenta un'ulteriore violazione dei diritti dell'embrione». E sottolinea: «Durante l'esperimento l'embrione viene così privato non solo della sua stessa vita ma anche dei suoi genitori umani. È disumanizzato della sua stessa creazione. Usare l'essere umano non è mai stato e mai sarà accettabile perché offende la dignità di tutti, degli umani e degli animali». Ma sono numerosi gli scienziati in prima linea: due équipe, una del Kings College di Londra e una dell'Università di Newcastle, hanno avanzato la richiesta di poter creare embrioni chimera alla Hfea qualche mese fa. L'autorità considererà i casi individuali, presentati da due centri di ricerca, a novembre; dopodiché deciderà se rilasciare una licenza. Ma anche nell'eventualità di un «sì» non sarà detta l'ultima parola: spetterà infatti a una Commissione parlamentare esprimere la decisione finale. E saranno tre i mesi a disposizione per mettere a punto un verdetto finale. Altri ricercatori sono però impazienti di farsi avanti. Anche Ian Wilmutt, il professore che rese possibile la clonazione della pecora Dolly, sta aspettando il via libera della Hfea per generare embrioni ibridi con lo scopo, ha dichiarato qualche giorno fa, di studiare le malattie neuromotorie con Chris Shaw, dell'Institute of Psychiatry di Londra. E la giustificazione è sempre la stessa: insistono sul fatto che i "nuovi embrioni" sarebbero per il 99,9 per cento umani e per lo 0,1 per cento animali. Ma questo non cancella il fatto, spiega Josephine Quintavalle di Core (Comment on Reproductive Ethics) «che esiste una distinzione netta tra gli esseri umani e gli animali». C'è inoltre da fare un'ulteriore considerazione, continua la Quintavalle: «La decisione di dare il via libera a tali esperimenti non deve essere lasciata alla Hfea - un'autorità sempre meno autorevole visto che da anni deve essere essere riformata -, ma al Parlamento». La Hfea però non è dispost a a fare marcia indietro. «Non è stata una decisione facile - confessa un portavoce dell'autorità - e non è stata certo presa con leggerezza. Vogliamo inoltre sottolineare che non rappresenta un completo via libera alla ricerca sugli ibridi ma un riconoscimento del fatto che questo tipo di ricerca può, con la dovuta cautela, essere permessa». L'accelerazione però c'è stata. E tornare indietro appare ora, per lo stesso governo di Gordon Brown, assai improbabile.

Avvenire 6 settembre 2007
4)
DA SAPERE

Cinque definizioni, un solo obiettivo
Per chimera si intende un organismo le cui cellule hanno due diversi patrimoni genetici perché provengono da due differenti esseri viventi, che possono appartenere a una stessa specie o a specie diverse. Il dibattito politico sulla definizione di chimera è aperto. L'Hfea inglese ha proposto cinque tipi di embrioni interspecie umani/animali, a seconda della tecnica con cui si potrebbero creare.
1. EMBRIONI CHIMERA ANIMALI: embrioni animali cui si aggiungono cellule umane nei primi stadi di sviluppo.
2. EMBRIONI CHIMERA UMANI: embrioni umani cui si aggiungono cellule animali nei primi stadi di sviluppo.
3. EMBRIONI UMANI TRANSGENICI: embrioni umani nei quali si inseriscono geni animali nei primi stadi di sviluppo.
4. Embrioni ibridi citoplasmatici: embrioni creati mediante trasferimento del nucleo di una cellula umana in un ovocita animale enucleato (per questo tipo di chimere sono state chieste le due licenze all'Hfea).
5. EMBRIONI IBRIDI: embrioni creati mischiando gameti umani e animali. La Commissione parlamentare che ha lavorato alla modifica della legge sulla fecondazione in vitro e la ricerca suggerisce invece un'unica definizione, su cui si sta ancora lavorando. Un embrione interspecie è un embrione che: a) contiene materiale genetico di origine umana e animale; b) nel quale il materiale genetico di origine umana consiste di almeno un set aploide completo di cromosomi umani (cioè 23) in una o più cellule.

Avvenire 6 settembre 2007 Lo strappo è consumato: Amnesty International, la più grande associazione umanitaria del mondo (con 2,2 milioni di aderenti), ha cambiato la propria politica in tema di aborto includendo il sostegno alla depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza e il «libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi» tra i propri obiettivi «umanitari».
La decisione, che segna un precedente per molti versi sconcertante nella storia della gloriosa organizzazione per la difesa dei diritti civili, è stata ratificata dal “28° Incontro del Comitato internazionale di Amesty International”, conclusosi venerdì sera a Cocoyoc, in Messico. La riunione ha coinvolto 400 delegati provenienti da 75 Paesi e ha affrontato diverse tematiche nella prospettiva – come recita il comunicato finale dell’assemblea – di un «mondo diviso dall’ineguaglianza, impunità e povertà». Per questo – si legge nella nota resa pubblica da AI (sigla internazionale di Amnesty International) – è necessaria una «coraggiosa ed estesa difesa dei diritti umani».
Da tempo l’incontro internazionale in Messico – appuntamento che si ripete ogni due anni – era sotto osservazione della stampa internazionale per la nuova politica sull’aborto, approvata in via preliminare dal Comitato internazionale di Amnesty nella primavera scorsa e criticata da molti. Il perché risulta evidente, come evidenziato da più parti: un’associazione nata per la difesa della libertà di coscienza, da sempre in prima linea per l’abolizione della pena di morte, ora ha “saltato il fosso” morale della neutralità sul tema aborto e si è schierata (pur con numerose critiche interne) per la possibilità dell’interruzione di gravidanza come «nuovo diritto umano».
In particolare, l’Ong – fondata dall’avvocato cattolico inglese Peter Benenson nel 1961 – ha dichiarato che considerando «la prevenzione della violenza contro le donne come il principale obiettivo delle proprie campagne, i nostri leader si impegnano di nuovo per lavorare in favore del rispett o universale dei diritti sessuali e riproduttivi. AI si impegna a rafforzare il lavoro dell’organizzazione nel prevenire gravidanze indesiderate e altri fattori che contribuiscono al ricorso delle donne all’aborto». Inoltre, si legge nel comunicato finale, Amnesty afferma nel concreto la propria prospettiva pratica su alcuni aspetti riguardanti l’aborto: sancisce che d’ora in poi darà «supporto alla sua decriminalizzazione» e si batterà per «assicurare alle donne l’accesso ai servizi sanitari quando sorgono complicazioni dopo un aborto».
Inoltre, «difende il ricorso all’aborto, dentro ragionevoli limiti a livello di gestazione quando la loro salute o i loro diritti umani sono in pericolo». In sostanza, la nuova politica – che utilizza un eufemismo molto in voga nelle Ong di marca abortista – certifica la propria deregulation etica con queste parole: «Sottolineiamo con forza che le donne e gli uomini devono esercitare i loro diritti sessuali e riproduttivi liberi da coercizione, discriminazione e violenza».
Da notare poi che, come rilevato da più parti, le modalità di AI nell’affrontare la questione non sono risultate particolarmente trasparenti: l’agenzia stampa Catholic News Service ha denunciato che il meeting in Messico si è svolto «a porte chiuse sia per la stampa che per il pubblico; inoltre non è stata resa nota l’agenda dei lavori». Anche a livello nazionale, con le consultazioni avviate nella primavera del 2005, i dibattiti interni sono stati “silenziati” e non sono state fornite notizie ufficiali. Infatti, solo grazie ad uno scoop del giornalista americano Ryan T. Anderson sulla rivista First Thing si era venuto a sapere (nella primavera del 2005) dell’inizio del lavoro consultivo dentro AI in tema di aborto.
A giugno scorso, in un’intervista al National Catholic Register, il cardinale Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, aveva criticato la nuova direttiva di AI, affermando che con essa «Amnesty International ha tradito la sua missione» perché porta avanti un doppio standard morale: da una parte si batte per l’abolizione della pena di morte, mentre ora «condona l’uccisione di un bambino non nato».
Il prelato, inoltre, aveva annunciato che da tale scelta sarebbe derivata la sospensione di ogni finanziamento ad Amnesty da parte di organizzazioni cattoliche.

 

 

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