Secondo il Commissario Mandelson è l'unica via per
superare l'attuale crisi. Merci cinesi stipate nei magazzini
alle frontiere e scaffali dei negozi europei vuoti. A rischio
le vendite per Natale.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Proseguono oggi a Pechino gli
incontri tra le commissioni di Cina ed Ue per risolvere
la crisi commerciale generatasi in giugno con il restringimento
delle quote di prodotti tessili esportabili. La crisi ha
infatti causato la mancanza di prodotti tessili (maglioni,
reggiseni, pantaloni, ecc.) nei negozi al dettaglio, tanto
che i negozianti temono di non riuscire a rifornirsi in
prossimità delle vendite natalizie.
Ieri a Londra Peter Mandelson, Commissario al Commercio
dell'Unione Europea, ha annunciato che vuole proporre ai
governi degli Stati europei di consentire una maggiore importazione
dei prodotti tessili cinesi rispetto alle quote stabilite.
Secondo il Commissario, questo consentirebbe di superare
entro la metà di settembre la crisi. Intanto a Pechino
fonti ufficiali parlano di un clima "franco",
ma i giorni scorsi non hanno portato soluzioni. A giugno
Ue e Cina hanno concordato un limite alle importazioni di
alcuni prodotti tessili, per il timore che la loro invasione
sommergesse la
produzione degli Stati membri (secondo stime Ue, il tessile
europeo ha perso nel 2004 oltre 165 mila posti di lavoro
e un altro milione di posti sono a rischio). Ma ora i dettaglianti
europei lamentano che questo limite causa la mancanza di
prodotti da vendere.
Mandelson biasima i governi europei che, dopo l'accordo
di giugno, per settimane hanno consentito la libera importazione
di merci, così da esaurire in breve la quota annuale
consentita. Osserva, inoltre, che le autorità cinesi
sono state "troppo lente nell'introduzione di un
loro sistema di controllo sulle esportazioni". Come
risultato, le merci cinesi (in gran parte già pagate
dai grossisti europei) si sono ammucchiate nei magazzini
doganali dei porti europei, mentre i
dettaglianti avvertono che in autunno e inverno avranno
gli scaffali vuoti. Secondo stime della Commissione Ue vi
sono sono oltre 80 milioni di articoli, tra cui circa 59
milioni di maglioni e 17
milioni di pantaloni bloccati nei porti.
L'imposizione delle quote inizia anche a colpire anche la
produzione cinese: molte manifatture all'inizio hanno diretto
la produzione su vestiti che non avevano raggiunto la quota,
come pantaloni e bluse, ma anche questi settori sono ormai
saturi. Nella prima metà del 2005 la Cina ha venduto
in Europa prodotti tessili per circa 8 miliardi di dollari
Usa, quasi lo stesso ammontare dell'intero 2004. "Nell'esecuzione
dell'accordo - osserva Mandelson- c'è stata una disfunzione",
ma non per colpa di importatori e venditori al dettaglio
che non devono
essere ora "penalizzati in modo ingiusto". Il
Commissario ritiene che l'imposizione di quote verso i prodotti
cinesi significa proteggere non solo la produzione interna
ma anche le importazioni tessili di altri Stati non europei
-come Bangladesh, Pakistan, India - e insiste che simili
misure deve essere temporanea, per consentire "a ognuno
di adeguarsi alla realtà del nuovo mercato, alla
crescita della
Cina" e per assicurare che i Paesi dell'Ue procedano
"a una riforma economica e degli investimenti e ad
adattarsi per quanto possibile a questa sfida". "La
via del protezionismo -aggiunge- è solo una strada
senza sbocco". (PB)