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LONDRA - Una cifra impressionante: 655mila
i morti iracheni a causa dell'invasione anglo-americana dal
marzo 2003. E' la stima fatta in uno studio statunitense che
sarà pubblicato domani dalla rivista medica britannica
"The Lancet". L'ha fatta un gruppo di ricercatori
della Scuola medica Bloomberg dell'Università John Hopkins
di Baltimora. George W. Bush ha subito bollato questi risultati
come "non credibili", mentre il governo iracheno li
ha definiti "senza nessun rapporto con la realtà".
La ricerca è stata condotta tra il 20
maggio e il 10 luglio. Otto medici dell'università di
Bagdad, collaboratori dei ricercatori americani, hanno visitato
1.849 famiglie scelte a caso e con una media di sette membri
ciascuna. In ogni casa è stato chiesto quante persone
erano morte nel nucleo famigliare nei 14 mesi prima dell'invasione
e quante dopo. Una volta elaborati i dati, è emerso che
il tasso di mortalità prima della guerra era del 5,5
per mille, mentre dopo l'invasione è salito al 13,3 per
mille. La differenza è servita a calcolare i morti "in
eccesso", ovvero i decessi che presumibilmente non sarebbero
avvenuti se non vi fosse stato l'intervento americano.
Lo studio di Lancet descrive una vera e propria
emergenza umanitaria. Le vittime del conflitto sarebbero state
654.965 e cioè il 2,5% della popolazione dell'Iraq. In
poche parole, un iracheno su 40 sarebbe morto in seguito all'invasione.
In particolare, circa 601mila persone sarebbero state uccise
in modo violento e metà di questi decessi sarebbero stati
causati da armi da fuoco.
Lancet aveva già denunciato la situazione
nell'ottobre 2004, quando aveva parlato di 112mila morti ogni
anno a causa dell'invasione. Questa ricerca sembra confermare
lo scenario drammatico descritto due anni fa. Sebbene, dicono
gli autori del lavoro, questi tassi di mortalità siano
prevedibili in tempo di guerra, la sua durata e il numero di
persone coinvolte ha fatto di questo conflitto il più
mortale del ventunesimo secolo, "e questo dovrebbe preoccupare
tutti noi".
I risultati della ricerca sono stati accolti
con molto scetticismo dalla Casa Bianca e dalle autorità
irachene. George W. Bush, che in passato aveva stimato in 30mila
le vittime del conflitto in Iraq, ha criticato lo studio
dei ricercatori americani e lo ha definito "non credibile".
Anche Ali Debbagh, un portavoce del governo di Bagdad, non lo
ritiene realistico. "Non ha nessun rapporto con la realtà,
è una esagerazione - ha affermato - Queste sono cifre
che sfidano tutte le evidenze - ha commentato Ali Debbagh -
Chiediamo agli istituti di ricerca di adottare criteri più
precisi e trasparenti, soprattutto quando si parla di vittime".(11
ottobre 2006)
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