UE: i turchi sempre meno favorevoli all’adesione



Il giornale turco “Milliyet” ha pubblicato i risultati di un sondaggio realizzato per giudicare la maturità della Turchia sulla adesione alla UE. I risultati di questo sondaggio sono edificanti. Non è rimasto che il 32% dei turchi intervistati che ammette di volere l’adesione del proprio Paese alla UE, e questo significa che metà dei sostenitori della adesione di due anni fa ha cambiato parere. Nella stessa proporzione il numero dei contrari alla adesione passa dal 10% del 2005, al 26% di adesso.

Il motivo di questo cambiamento è nella presa di coscienza che la Turchia non fa parte della Europa e che nei fatti non vuole diventarne una componente. I turchi si sentono Orientali come prova ampiamente uno degli altri aspetti del sondaggio. Alla domanda «Quali sono i Paesi che voi considerate più amici della Turchia», il 71% degli intervistati ha risposto l’Azerbaidjan, il 47% il Pakistan (pur essendo molto distante dalla Turchia), ed il 29% il confinante Iran. I Paesi membri della UE sono considerati, al massimo da un quinto dei turchi, come Paesi amici. Infine solamente il 7% delle persone intervistate dichiara di nutrire fiducia nell’Europa (articolo di Andreas Molzer sul “Junge Freiheit”, n° 45/2006).


Ridvan Akif Yesilova, 31 anni, storico d’arte turco che ha lavorato nell’ufficio del Consigliere governamentale turco, spiega sul“National Zeitung” (n° 41/2006) perchè la Turchia non dovrebbe aderire alla UE e concorda anche lui sul fatto che l’entusiasmo nella popolazione turca per l’adesione alla UE stia diminuendo a vista d’occhio citando un sondaggio del settembre 2006, organizzato dalla German Marshall Fund, secondo il quale soltanto il 54% crede ancora che l’adesione alla UE sarebbe una cosa buona per il proprio Paese, mentre il 22% si oppone categoricamente. Nel 2004, il 73% dei turchi dichiarava ancora di volere l’adesione alla UE. D’altro lato la fiducia dei turchi nella potenza americana è parimente scomparsa, ed il 43% dei turchi dichiara di amare l’Iran; soltanto un 20% di loro provano ancora un po’ di simpatia per gli Stati Uniti.

Malgrado ciò, afferma Ridvan Akif Yesilova, «se le frontiere dovessero aprirsi un giorno, bisogna calcolare che due o tre milioni di abitanti delle regioni meridionali della Anatolia venderebbero subito tutti i loro beni (un pezzo di terreno, qualche capra e qualche pecora) per pagarsi il viaggio verso l’Europa centrale, più esattamente verso i grandi agglomerati urbani come Monaco o Vienna. Io so di cosa parlo: è la famiglia di un amico, una famiglia composta da 23 persone fra i 17 ed i 38 anni che mi ha annunciato questa loro intenzione. Uno di essi, Recept di 23 anni, mi ha detto parola per parola: “Cinque capre corrispondono al prezzo di un biglietto per Francoforte, e mi rimarrebbe ancora un po’ di soldi in tasca da spendere. Andrei allora a lavorare nell’edilizia”».
Tuttavia secondo Ridvan Akif Yesilova «è sopratutto la situazione geopolitica estremamente pericolosa della Turchia che pone il maggior problema. Con dei vicini come la Siria, l’Iran, l’Iraq, l’Armenia e la Georgia, la Turchia si trova nel bel mezzo di una zona a forte turbolenza e di crisi. Cosa farà la UE quando avrà una frontiera in comune con l’Iraq dove la guerra civile fa strage, e non è prossima ad arrestarsi? Cosa farà la UE quando i profughi turkmeni, armeni, sciti, sunniti o curdi cercheranno protezione in una Turchia membro della UE? Come la UE o la Germania potranno allora opporsi allo scorrere di questa fiumana di gente? Con l’esercito? O a colpi di miliardi di euro per sostenere gli sforzi dell’esercito turco? Nessun cittadino tedesco vuole una simile situazione. Quanto ai politici tedeschi non vedo come potrebbero giustificare queste spese di fronte alla loro Nazione».


(CR/977 del 27 gennaio 2007)