Bruxelles dichiara guerra all’obiezione di coscienza
per l’aborto
La Slovacchia cerca un concordato con la Chiesa cattolica.
L’Unione europea minaccia il nuovo stato membro...
Roma. L’Unione europea ha dichiarato
guerra all’obiezione di coscienza che la Slovacchia
intende accordare ai medici cattolici sull’aborto.
Bruxelles giudica lesivo verso l’Unione l’accordo
che Bratislava è in procinto di stringere con il
Vaticano e di cui si parla dal 2003. Il “concordato”
slovacco garantirebbe il sostegno finanziario alla Chiesa
cattolica e l’obiezione di coscienza sulle interruzioni
di gravidanza. Secondo il Network of Indipendent Experts
on Fundamental Rights dell’Unione europea i medici
dovrebbero essere obbligati a praticare aborti e fecondazioni
artificiali. La Chiesa con l’accordo otterrebbe che
agli ospedali cattolici venga accordato il diritto di rifiutarsi
di praticare non solo aborti, ma fecondazioni in vitro,
sterilizzazioni, clonazione e manipolazione degli embrioni.
Secondo Michaela Moravãíková, che dirige
a Bratislava un centro studi sulla religione, “gli
slovacchi hanno un’attitudine più positiva
verso la Chiesa di tutti gli altri stati europei. L’entrata
nell’Ue della Slovacchia avrà un impatto nella
discussione sulla libertà religiosa e il ruolo della
Chiesa nella società”. A luglio Anna Zaborska,
fra le principali sostenitrici dell’accordo con la
Chiesa, era stata eletta al Parlamento europeo.
La femminista Olga Pietruchova non crede al mito della Slovacchia
ipercattolica. “E’ solo una questione politica.
Le persone la domenica vanno allo shopping center, più
che in chiesa”. Se il numero degli aborto in Slovacchia
è calato drasticamente da 50.000 nel 1988 a 16.000
nel 2001, lo si deve in gran parte alla sensibilizzazione
suscitata dall’articolo 15 della nuova Costituzione
post-comunista, che garantisce il diritto alla vita e specifica
che questa “è degna di essere protetta anche
prima della nascita. La vita umana ha un diritto dal concepimento”.
Il Network di Bruxelles ha replicato che “c’è
il rischio che il riconoscimento di un diritto all’obiezione
di coscienza renda impossibile per le donne ricevere questo
trattamento”. Un anno fa la Corte europea dei diritti
umani si era rifiutata di accogliere un caso sui diritti
del non nato. Mária Sabolová, parlamentare
slovacca dei cristiano democratici, dice che “per
noi eliminare un feto equivale all’omicidio”.
“Gli europei si stanno svegliando”, commenta
da Bruxelles l’antiabortista Emilia Klepacka. “I
giovani sono sempre più affascinati dal concetto
di dignità umana. Molte persone sono preoccupate
del fatto che il continente sta morendo e che ci sono sempre
meno persone in età lavorativa. Stanno iniziando
a riconsiderare il loro approccio alla famiglia”.
“Viviamo in un mondo crudele…”
Nell’ottobre scorso la Swedish Association for Sexuality
Education, la principale organizzazione abortista di Stoccolma,
aveva sponsorizzato a Bruxelles l’incontro “Aborto
- Farne un diritto per tutte le donne”. Ha fatto da
apripista all’attacco contro la Slovacchia, contro
la quale si vorrebbe garantire un “diritto europeo
all’aborto” e sottrarre la materia ai singoli
stati membri. I socialisti spagnoli hanno lusingato il pubblico
su “come la Spagna ha successo nel combattere le potenze
della conservazione”. Un medico di Malta, Emmanuel
Bezzina, ha detto che “viviamo in un mondo crudele.
Il nostro primo ministro flirta con la Chiesa cattolica”.
L’inglese Sarah Ludford ha spiegato come intendono
fare a sottrarre l’aborto alla competenza nazionale,
altrimenti “saremmo complici che le vite delle donne
vengano minacciate o distrutte a causa di un’eccessiva
deferenza alla nozione di sussidiarietà”. La
belga Anne van Lanker ha infine spiegato che sull’accordo
slovacco con il Vaticano “abbiamo fatto quello che
dovevamo fare. E’ un’infrazione delle leggi
europee”. A ottobre il Parlamento europeo aveva adottato
la risoluzione “Donne e religione in Europa”,
in cui si raccomandavano gli stati membri a “che le
donne non siano soggette alle politiche e alle leggi religiose
sull’aborto”. La risoluzione denunciava “la
cultura patriarcale che eleva il ruolo di moglie e madre
a ideale”. Marek Drab è uno dei medici protagonisti
del movimento a favore dell’obiezione di coscienza:
“Quando ho iniziato a lavorare ho scoperto che mettere
in pratica i principi cristiani e agire secondo la mia coscienza
per me significava una guerra. Mi sono rifiutato di procurare
aborti e il risultato è stato che mi hanno costretto
non solo a lasciare l’ospedale dove lavoravo per andare
in un altro ospedale, ma anche a lasciare la ginecologia
come sola possibilità di continuare a esercitare
la professione medica”. Il cristiano-democratico Pavol
Minárik dice che “cospirazione è parola
forte, ma l’aria non è piacevole per la Chiesa
cattolica”.