Il Partito Socialista spagnolo controlla due emittenti
su tre. E adesso controlla anche le radio
Zapatero si prende tutto. Dopo aver garantito al suo partito
in maniera quantomeno sospetta il controllo della quasi
totalità delle emittenti televisive e aver varato
il suo canale personale per illustrare ai cittadini l'attività
del governo, il primo ministro spagnolo ha messo gli occhi
sulle radio.
Nei prossimi mesi, infatti, il governo si prepara a dare
concessioni per la nascita di ben 867 emittenti radiofoniche
nazionali e 200 municipali. Facile immaginare che i futuri
proprietari di queste ultime non potranno che essere riconoscenti
al partito di maggioranza.
Con quest'ultima mossa il capolavoro di Zapatero potrà
orinai dirsi compiuto. Il primo ministro spagnolo, considerato
il modello da seguire per tutta la sinistra europea, e in
particolare italiana, ha orinai messo le mani sulla gran
parte delle comunicazioni del suo Paese. li governo guidato
dai socialisti non si limita a controllare i due canali
della Tv pubblica (Rtve) e i sei della radio (Rne), ma,
fresco di nomina, ha deciso repentinamente di modificare
la legge sulle emittenti televisive per permettere a Canal
Plus, rete a pagamento di proprietà del gruppo Prisa,
lo stesso che edita il quotidiano di sinistra El Paìs,
di trasmettere in chiaro. Del tutto inutili le accuse mosse
allora dagli amministratori dei canali privati Antena 3
e Telecinco. L'amministratore delegato di quest'ultima,
di proprietà di Mediaset, aveva denunciato che «non
può esistere nessuna impresa» che, come il
gruppo Prisa, «abbia il monopolio della pay-tv via
satellite e la possibilità di trasmettere in chiaro.
Ci butterebbe tutti fuori dal mercato, perché avrebbe
tutto sotto a suo controllo: partite di calcio, film, serial
...». Zapatero non si diede per vinto e anzi assicurò
tranquillamente che la riforma non aveva come obiettivo
favorire il gruppo Prisa, ma semplicemente estendere il
pluralismo informativo.
Poco tempo dopo, l'ultimo canale analogico disponibile secondo
le leggi spagnole, è stato assegnato a La Sexta,
subito ribattezzata dalla stampa iberica la "Tv degli
amici di Zapatero". Tra gli amministratori di questa
azienda spicca tutt'oggi il nome di Miguel Barroso, ex-viceministro
della Comunicazione del governo Zapatero.
Ricapitolando, su sei emittenti nazionali, quattro hanno
legami diretti o indiretti col partito socialista mentre
dei due rimasti uno, Telecinco, per ragioni commerciali,
è tradizionalmente schierato a sinistra. Le antiche
ruggini tra Berlusconi e Aznar dipendevano, infatti, dagli
attacchi della sua emittente al formazione politica dell'ex
leader del partito popolare. Il primo ministro spagnolo
si trova in questo periodo a dover affrontare un'altra emergenza
che riguarda il mondo delle televisioni. I due canali statali,
Tve1 e Tve2, sono da armi in costante perdita e la situazione
sembra essere peggiorata nell’ultimo periodo. Così,
senza pensarci troppo, per risolvere ogni problema di bilancio,
il primo ministro, modello dei socialisti di tutta Europa,
ha pensato bene di lasciare a casa 4000 dipendenti pubblici.
Niente male per un politico che poco tempo fa è stato
indicato dal presidente della Commissione Lavoro dell’Unione
Tiziano Treu come «il modello da seguire nel più
breve tempo possibile». L’ultimo affare Zapatero
l'ha quindi fatto con la riforma del digitale terrestre.
Con questa manovra, che moltiplica le concessioni televisive,
le emittenti collegate ai socialisti diventeranno undici
nel giro di pochi anni.
Detto questo, risulta del tutto incomprensibile come il
Primo ministro spagnolo abbia avuto bisogno di varare Telezapatero,
la tv governativa trasmessa via Internet creata per illustrare
ai cittadini l’attività di governo. Zapatero
qui sarà il padrone di casa e il protagonista assoluto:
finanziatone, ospite e conduttore. il nuovo canale è
stato inaugurato nel corso della Conferenza Politica 2006
del partito, con un messaggio di benvenuto dei premier in
cui si assicura che il Psoe «è alla ricerca
costante diretto di critiche e consigli da parte dei cittadini».
Il leader spagnolo si prepara così al prossimo appuntamento
elettorale del 2007-2008.