TRIONFO SOCIAL-CRISTIANO E NAZIONALISTA A VARSAVIA


In Polonia dopo anni di malgoverno e di corruzione gestiti dagli eredi del partito comunista al potere dal dopoguerra sotto la protezione dei carri sovietici; dopo che i post-comunisti avevano imposto leggi amorali di impronta zapaterista a un paese profondamente cattolico; dopo che anche i quadri periferici dei post-comunisti erano stati invischiati in decine di scandali, il governo mondiale occulto aveva deciso di attuare la solita manovra di sostituire i neoliberal provenienti dalla sinistra con veri liberal provenienti dagli ambienti filo-americani.
Il popolo polacco ha, però, sventato la manovra: nelle ultime elezioni legislative i partiti nazionalisti, cattolici e populisti hanno ottenuto il 48% dei voti. Il capo del maggior partito nazionale “Legge e Giustizia”, Jareck Kaczynski ha posto un suo fedelissimo alla guida del governo della nazione.
A poche settimane di distanza si sono svolte le elezioni per la presidenza della repubblica; al ballottaggio sono arrivati Donald Tusk, rappresentante delle istanze neo-liberiste e cosmopolite e il fratello gemello di Jareck, Lech Kaczynski, bestia nera dei sorosiani e dei post comunisti perché, sindaco di Varsavia, aveva vietato il gay pride e si era presentato alla campagna per le presidenziali con un programma forte di difesa dello stato sociale, della famiglia e delle categorie deboli. Inoltre aveva promosso un’approfondita indagine su tutti coloro che nei decenni passati avevano collaborato alla feroce dittatura filosovietica. Lech, inoltre, non è convinto che pur di entrare nell’UE si debba vendere l’anima e non accetterà imposizioni dai padroni del vapore bancari e cosmopoliti.
Le solite agenzie di sondaggi che sfornano pronostici solo per orientare gli indecisi e scoraggiare i liberi avevano pronosticato una netta vittoria del neoliberale Tusk; esse sono state sonoramente smentite dal verdetto delle urne che hanno confermato la Polonia terra cattolica e inflessibilmente libera.