IL MERCATO DELL’INNOCENZA
Nello scenario perverso della pedofilia, non da oggi, la cronaca
porta alla ribalta i figli dei Rom. È inutile tacere
o far finta di niente...
Ancora una volta la cronaca ci consegna la storia di bambini
comprati e abusati da perversi pedofili. Stavolta è accaduto
a Roma. Poco importa cosa si pensi di questi adulti, tra i quali
spiccano fior di professionisti e qualche prete fallito.
Saranno anche malati, ma la loro è una malattia tremenda.
Sono l’aviaria dell’uomo, che ruba il corpo e la
dignità degli innocenti. Li contagia, precludendone per
sempre un destino di sereno equilibrio. E come si fa con l’aviaria,
bisogna mobilitare il mondo per bloccarne la diffusione. Costi
quel che costi, purché si estingua la stirpe di chi scorrazza
per le strade o tra le case, col letame sulla coscienza.
Ma la storia di questi abusi rimanda anche ad altri adulti,
con non minori responsabilità. Si tratta purtroppo dei
genitori Rom di questi stessi bambini. È inutile tacere
o far finta di niente, anche se questo finirà per rafforzare
l’immaginario collettivo, che ritiene gli zingari ladri,
vandali, sporchi, accattoni, sfruttatori di bambini. Vorremmo
ribellarci a queste generalizzazioni che fanno dei Rom l’etnia
più impopolare d’Europa. Magari solo per ricordare
il prezzo delle loro umiliazioni, i martiri lasciati nei campi
di concentramento, senza che nessuno ne celebri la memoria,
la precarietà della vita, tra tradizioni nobili, ma anche
con un destino in salita, senza prospettive e certezze di integrazione
sociale.
Ma è proprio sulla frontiera del rispetto per le nuove
generazioni Rom, che i genitori devono assumersi la responsabilità
di ciò che accade ai propri figli. Perché non
è normale lasciare un ragazzo di undici anni sulla strada,
a tutte le ore del giorno e della notte, senza tutela e senza
controlli, all’unica condizione che porti a casa moneta
sonante. Così come non è normale che un genitore
finga di non sapere dentro quali spire di abiezione finiscono
le proprie creature, sottraendosi alla doverosa tutela, che
è richiesta ad ogni credibile genitorialità. Garantire
l’istruzione di un minore, evitare il suo sfruttamento
per fini di lucro, vigilare sulla sua sicurezza morale e fisica,
sono priorità alle quali nessuno può sottrarsi
neppure dietro le giustificazioni romantiche e un po’
retrò della suprema libertà dei «figli del
vento».
Oltretutto nello scenario perverso della pedofilia, non da oggi,
la cronaca porta alla ribalta i figli dei Rom. Torino come Bergamo,
Milano come Verona, dentro quell’asse geografico, sazio
e produttivo, dove fermenta il vizio al pari dell’ingordigia
di chi fiuta il profumo del denaro. Un fiuto che ha spinto alcune
famiglie di nomadi a prestarsi a questo gioco perverso, mettendo
tra le braccia di voraci piraña le carni fresche delle
loro creature. Una vergogna sociale, che interpella la sensibilità
collettiva, al pari delle forze dell’ordine, per impedire
l’uso dei minori sulle strade e un controllo più
serrato, per accertare l’effettiva appartenenza biologica
di questi ragazzi alle famiglie che li mandano all’accattonaggio.
L’ombra del racket dei bambini, presi da povere famiglie
dei Paesi dell’Est per pochi soldi e mandati sulla piazza
a far cassetta, sembra allungarsi con i toni preoccupanti di
un mercato umano disgustante.
È su questa piaga che i Rom devono avere la forza di
dissociare le proprie tradizioni, degne d’essere raccontate,
dalle abitudini sconvolgenti dell’arrangiarsi a tutti
i costi, di cui dovrebbero vergognarsi, servendosi di manovalanza
minorile o speculando sulle malformazioni dei loro membri più
deboli. La legittima rivendicazione del nomadismo non può
accompagnarsi all’idea che siano i piccoli, i minorati,
le donne, i neonati, mandati ai semafori o sulle piazze del
vizio, a dover garantire la pancia piena agli adulti, ridotti
a sedentari cassieri degli introiti a buon mercato.
Nella lunga catena della storia umana, scritta secondo natura,
demandare ai piccoli il compito di farsi mantenere, più
che un fatto culturale, risulta una profanazione. Nessuna integrazione
sociale sarà possibile e nessuna tradizione risulterà
credibile se non si avrà il coraggio di ripristinare
la dignità degli innocenti, restituendo loro i diritti
negati.
|