«Terapia» genetica con effetti mortali


Maurizio Blondet
www.effedieffe.com
27/05/2006

Il professor Mark Kay della Stanford University School of Medicine Departments
STANFORD - L’avevano già proclamata la cura-miracolo, il farmaco genetico universale che cura tutte le malattie.
La morte «inaspettata» di «un gran numero» di topi di laboratorio così «curati» ha ispirato un’improvvisa prudenza.
La tecnica genetica in questione si chiama «RNA Interference» (RNAi), e promette di curare le malattie «silenziando» il gene che le provoca.
La tecnica relativa è già ampiamente usata nei laboratori, e qua e là si è cominciato a sperimentarla sugli esseri umani.
Il RNA è il cugino chimico del DNA, che trasferisce le istruzioni contenute nel DNA per la formazione delle proteine.
Per questo era chiamato fino a pochi anni fa RNA messaggero; negli ultimi tempi si è scoperto che questo polimero naturale gioca un ruolo attivo e complesso nel controllo dell’attività del gene.
Ma la complessità e mala conoscenza delle delicate funzioni del RNA non ha suggerito prudenza: il business scientifico ha fretta di brevettare farmaci-miracolo.
Così si è sfruttata una recentissima scoperta sulla funzione del RNA per correre avanti.

Di che si tratta?
Si è scoperto che le cellule producono «pezzetti» di RNA, chiamati microRNA, che riescono a «silenziare» certi specifici geni, impedendo che si esprimano.
Sono come degli interruttori che spengono e accendono certe funzioni.
Gli scienziati aizzati dal business hanno imparato ad appropriarsi di questo meccanismo naturale per «spegnere» i geni di loro scelta - quelli che se attaccati da virus come l’Aids e l’epatite B «esprimono» i sintomi - inserendo il giusto pezzetto di micro-RNA nelle cellule.
Il professor Mark Kay e i suoi collaboratori alla scuola di medicina di Stanford hanno però segnalato su Nature che la «cura» provoca un piccolo effetto collaterale: stragi fra i topi, a quanto pare per intossicazione epatica.
«E’ un risultato grave e sorprendente», ammette Timothy Nilsen, direttore del centro di biologia molecolare del RNA alla Western Reserve University di Cleveland, «sia per tutti quei decessi sia per la tossicità, del tutto inattesa. E’ un serio segnale d’allarme contro rapidi sviluppi terapeutici del RNAi».
Ma Kay ha voluto mettere le mani avanti: i decessi non significano affatto che bisogna fermarsi.
La terapia è come «un qualunque farmaco, in cui la tossicità dipende dalla dose».

Non dall’interferire in processi delicatissimi di cui si sa poco o nulla, ma dalla dose.
Infatti, ha subito dichiarato Phillip Zamore, un esperto del RNAi all’università del Massachusetts, «le sperimentazioni già in corso su esseri umani adottano una tecnologia diversa [da quella usata sui topi] e dosi minori».
Questo Zamore è completamente disinteressato: ha appena fondato una sua ditta, la Alnylam Pharmaceutical di Cambridge (Massachusettes), che già sta producendo farmaci che sfruttano il RNAi.
Il profitto non può attendere.
In realtà, appare che i pezzetti di RNA interferente introdotti artificialmente e meccanicamente nella cellula, possono annullare la capacità della cellula di produrre i propri micro-RNA.

Maurizio Blondet
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Note
1) Charles Choi, «Long term RNAi can be deadly», The Scientist. 25 maggio.



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