Maurizio Blondet
02/11/2006
Prova e riprova, tenta e ritenta, correggi la Finanziaria qua,
cambiala di nuovo là, Prodi, Visco e Padoa-Schioppa sono
riusciti a inventare la tassazione regressiva.
Tale è infatti l’aggravio del bollo auto, aggravato
in base all’età delle macchine: chi ha l’auto
nuovissima E-4 ed E-5 paga come prima; chi ha la E-3 paga di
più, e ancor più chi ha una E-2, moltissimo chi
ha la E-1.
Insomma sono colpiti gli italiani che hanno auto vecchie più
di quelli che si possono permettere l’ultimo modello;
puniti quelli che si tengono l’auto da dieci anni, e non
certo per piacere ma per necessità; premiati quelli che
hanno i mezzi per cambiarla spesso.
Tassazione regressiva: che torchia più crudelmente chi
ha i redditi più bassi.
E pensare che un tempo il cavallo di battaglia della sinistra
era la «progressività» dell’imposizione
fiscale.
Per questo si sono sempre opposti alla tassazione puramente
proporzionale, ad aliquota unica, detta «flat tax»:
con la motivazione che un prelievo del 30 % per chi denuncia
200 mila euro l’anno come per chi ne denuncia 10 mila,
è ingiusto.
Chi guadagna di più deve contribuire più che in
proporzione: «giusto» è che chi ha 200 mila
euro annui paghi il 30 %, e chi ne ha solo 10 mila paghi, magari,
il 12 %.
Per questo la sinistra si è opposta, anzi ha deriso,
la proposta di «flat tax» (proporzionale e non progressiva)
promessa da Berlusconi (altra promessa non mantenuta, del resto).
La cosiddetta sinistra non si è mai lasciata convincere
dalla teoria, comprovata nei fatti dalla fiscalità americana,
che una tassazione modesta e uguale per tutti accresce anziché
diminuire il gettito fiscale, perché disincentiva l’evasione
e l’elusione.
Ha sempre schernito la «curva di Laffer»,
la quale dimostra come il gettito diminuisca con l’aggravarsi
progressivo delle aliquote, per diventare zero quando le aliquote
sono altissime e predatorie.
Per loro, questo era un mito: anche se ne hanno sotto gli occhi
la prova in Italia, dove - sono loro a dirlo, strepitando -
solo l’1% dichiara più di 150 mila euro l’anno,
cifra colpita dall’aliquota del 43 %.
I veri ricchi che guadagnano dieci o cento volte tanto, sono
numerosissimi: ma guarda caso, chi ha mezzi ragguardevoli ha
anche i mezzi - legali e di elusione - per sottrarsi alle aliquote
predatorie. Alla sinistra basta gridare che c’è
«l’evasione fiscale».
E lanciare slogan come «anche i ricchi piangano».
Poi, con le finanziarie alla Visco, provvedono a far piangere
non i ricchi veri, ma i dipendenti agiati.
Però quest’aggravio del bollo auto in base alla
vecchiaia del veicolo supera tutte le precedenti trovate della
sinistra cosiddetta.
Sono diventati i Robin Hood al rovescio di cui si credeva impossibile
l’esistenza, quelli che rubano ai poveri per dare ai ricchi.
Nemmeno una dittatura di plutocrati reazionari ha mai osato
imporre tasse regressive come questa. Loro sì.
E così è dimostrata in modo definitivo che cos’è
la «sinistra» oggi: una dittatura di plutocrati
burocratici ed idioti. I miliardari di stato.
Del resto, l’ho sentito dire a Rai3,
a tutte lettere, da un giornalista del Manifesto, che mi pare
si chiami Loris Campetti.
Ad un ascoltatore che si lagnava del governo Prodi, questo Campetti
ha detto (cito a memoria): caro signore, lei deve sapere che
gli operai e in genere la classe lavoratrice, specie del Nord,
non hanno votato per le sinistre ma per il Polo.
«Chi ha salvato questo governo» (ha detto proprio
così) sono stati gli insegnanti, i magistrati, gli statali,
e l’appoggio di Confindustria e delle grandi banche; ed
ora, questi passano a riscuotere il credito…
Un’ammissione lucida di cui va dato atto ad una bocca
di sinistra: «sinistra» è il nome santificante
che si sono date le oligarchie parassitarie e i poteri forti
uniti in blocco di potere.
Magari, una maggiore lucidità doveva prendere atto del
tradimento profondo della democrazia che si configura con questo
governo.
E’ accaduto che i partiti di sinistra, abbandonati dal
«loro» popolo e dal loro elettorato storico, anziché
mettersi in liquidazione, si sono trovati un altro «elettorato»,
le oligarchie, le corporazioni e le lobby parassitarie.
Come nella battuta di spirito di Brecht: il governo insoddisfatto
del popolo, ha sciolto il popolo.
La tassazione regressiva è appunto il corollario del
rovesciamento brechtiano.
Il governo «di sinistra», saldo al potere grazie
a Confindustria, banche e grand commis, punisce l’elettorato
lavoratore che non ha votato per lui, lo punisce super-tassandolo.
La cosa ha aspetti grotteschi, se non fossero tragici.
Con uno sforzo supremo, quasi si togliesse
il pane di bocca, il regime delle oligarchie parassitarie ha
alzato il reddito esente da prelievo tributario, ridicolmente
chiamato «no tax area».
Prima, erano esenti da tassazione coloro che denunciavano meno
di 7.500 euro l’anno.
Oggi, è esente chi ha fino a 7.750 euro l’anno.
Siamo il solo Paese d’Europa che sottopone alla torchia
fiscale già chi guadagna meno di 700 euro mensili.
In Spagna, nel quadro della riforma fiscale «di destra»
che ridusse la progressività, Aznar alzò l’area
di esenzione a 24 mila euro annui.
Forse non a caso, l’economia spagnola va abbastanza bene,
quella nostra abbastanza male.
Ma è ovvio: chi percepisce 700 euro mensili non può
sottrarsi al dovere di contribuire ai lussi dai Sardanapali
di Stato e alle loro auto blù.
Decine di presidenti emeriti della Suprema Corte, migliaia di
magistrati, dozzine di governatori di regioni, presidenti di
provincia e loro consulenti ed amici e parenti aspettano da
voi, ricchi coi 700 euro, il loro mantenimento.
Voi con la vecchia utilitaria E-1, pagate di più senza
lagnarvi: mica pretenderete che Mastella o Padoa Schioppa si
paghino la E-5 di tasca loro.
Maurizio Blondet
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