Maurizio Blondet
www.effedieffe.com
20/10/2006
MOSCA - «Chiunque abbia sparato alla Politkovskaya mirava
ai suoi avversari»: così il titolo di un commento
apparso su la Novaya Gazeta. Ossia sullo stesso giornale per
cui scriveva la giornalista uccisa.
Ancor più interessante la firma: è quella di Alexander
Lebedev, comproprietario del giornale (l’altro è
Michail Gorbaciov), il datore di lavoro della Politkovskaya.
«La Politkovskaya era così nota come oppositrice
del regime, che è troppo facile sospettare coloro che
criticava», ossia Putin e il suo governo, scrive Lebedev.
«Ma non dobbiamo attentamente la possibilità che
chi ha ordinato l’assassinio volesse proprio ottenere
questo? Che l’effetto su cui contavano i killer fosse
un’ondata di rabbia contro coloro che la giornalista criticava?».
Insomma è proprio l’editore del giornale più
polemico con Putin ad avanzare il sospetto.
Devo questa notizia all’amico Claudio Celani del Movimento
Solidarietà, insieme a una lista degli omicidi eccellenti
avvenuti in Russia nei brevi giorni scorsi.
Assassinii evidentemente su commissione, e tutti con una «segnatura»
anti-Putin.
Il 14 settembre è falciato Andrei Kozlov,
il vicepresidente della Banca Centrale.
«Deciso sostenitore del governo, Kozlov era impegnato
contro il riciclaggio del denaro ed aveva ordinato il ritiro
di alcune licenze bancarie», ricorda Celani.
Il 30 settembre viene ucciso Enver Zighazin: era l’ingegnere
capo della TKN BP, che è la filiale russa della British
Petroleum.
Ammazzato proprio nei giorni dei più intensi attriti
tra Mosca e le imprese petrolifere occidentali.
Il 7 ottobre uccidono Anna Politkovskaya.
Il 10 viene ammazzato Aleksander Plokhin, direttore della branca
moscovita della Vneshtorgbank: è la stessa banca che
ha appena acquisito il 5 % di EADS, il gruppo aerospaziale europeo
che è proprietario di Airbus.
Una partecipazione di cui Putin stesso ha sottolineato l’interesse
strategico, e che mette a rischio le speranze di Boeing di penetrare
il mercato russo.
Del resto, la Vneshtorgbank, la seconda della Russia, è
posseduta interamente dallo Stato ed è il braccio finanziario
del Cremlino. Il 16 ottobre viene ucciso Anatoly Voronin, esperto
immobiliare della Itar-Tass.
Queste esecuzioni vanno poi inserite nel quadro delle oscure
attività di potentissime bande criminali che però
coltivano, diciamo così, ambizioni politiche e paiono
avere influenti padrini, o mandanti, all’estero.
La Pravda ha parlato di un capo-mafia georgiano, soprannominato
Juba, che con le sue attività illecite si vanta di finanziare
«una piccola guerra vittoriosa» in Abkhazia, un
territorio conteso tra Mosca e il regime «democratico»
georgiano sostenuto da Washington.
Gli inquirenti russi hanno sequestrato documenti in una banca,
la Vek-Bank, accusata di trasferire fondi di origine criminosa
alla Georgia attraverso una rete di organizzazioni finanziarie
illegali; parte di questi fondi andavano alle milizie georgiane
che fanno attentati e attacchi ai russi in Abkhazia. (1)
La VEK-Bank sarebbe una delle otto banche su cui il capo-mafia
«Juba» ha il controllo; nonostante le fosse stata
ritirata la licenza nel 2005 (dall’assassinato vice-presidente
della Banca Centrale) continuava ad operare: tra l’aprile
2004 e il gennaio 2005 avrebbe riciclato e spedito in Georgia
200 miliardi di rubli, più 391 milioni di dollari e 66
milioni di euro.
Soldi in gran parte finiti alla guerriglia «democratica»
anti-Mosca.
«Juba» continua ad abitare in Russia, sotto falsa
identità e con un falso passaporto, anche se agli inizi
di ottobre sarebbe stato segnalato in Francia dove avrebbe comprato
dei terreni.
L’impunità e mobilità di un personaggio
del genere spiega perchè, quando Mosca e Tbilisi sono
arrivate ai ferri corti, il Cremlino ha espulso decine di georgiani
abitanti in Russia, e chiuso i loro ristoranti e i loro casinò:
è in atto uno sforzo per stroncare la mafia georgiana,
che fa’ da quinta colonna al regime «democratico»
e filo-americano di Tbilisi.
Ovviamente, i media occidentali hanno gridato alla pulizia etnica.
Putin stesso, durante la sua recente visita
in Germania, ha lasciato intendere che dietro l’assassinio
della Politkovskaya possano esserci delle «mani forti»
occidentali.
«Ricorderete», ha detto alla Suddeutsche Zeitung,
«che anni fa fu ucciso in Russia un giornalista americano
di origine russa, Paul Klebnikov. Si era occupato dei problemi
della Cecenia e aveva scritto un libro intitolato ‘Conversazioni
con un barbaro’. Stando alle indagini, i protagonisti
del libro non erano rimasti contenti di come Klebnikov li aveva
presentati, e lo hanno eliminato».
Fatto singolare, benchè l’intervista sia stata
ripresa da molti media internazionali, questa frase è
stata tagliata.
Solo la Suddeutsche Zeitung e il sito Kremlin.ru l’hanno
pubblicata integralmente.
Perché?
Va ricordato che Paul Klebnikov era stato mandato a Mosca a
dirigere la versione russa di Forbes, la rivista americana dei
miliardari.
Fu assassinato il 9 luglio 2004.
Il «barbaro» di cui aveva scritto nel suo libro,
e a cui il libro non era piaciuto, si chiama Khodj-Ahmed Nukhayev:
un altro capo mafioso con mire politiche.
Finanziava il separatismo del Caucaso settentrionale.
Oggi, questo Nukhayev è riparato in Israele, dove vive
e prospera, facendo affari con sir McAlpine, un ricchissimo
lord, immobiliarista, coinvolto in inchieste su finanziamenti
in nero a politici inglesi.
Il «barbaro» Nukhayev è sospettato di collegamenti
negli affari criminali con Boris Berezovsky, il più celebre
degli «oligarchi» della mafia ebraica, che ora vive
a Londra sotto la protezione del ministero degli Interni britannico,
che gli ha assegnato fra l’altro un nuovo nome.
«Platon Elenin», con cui appare nel passaporto (britannico).
Come si vede, i criminali che mandano i loro
sicari ad ammazzare a Mosca godono di altissime protezioni,
anche diplomatiche.
Ma mi fa notare Celani, anche Paul Khlebnikov, il giornalista
russo-americano assassinato, non mancava di alte aderenze.
Era il genero di John Train.
Questo miliardario di Wall Street, a suo modo un «oligarca»
legato alla nobiltà inglese e, in Italia, alla famiglia
Cini, autore di varie operazioni nascoste per il potere americano
che sta sopra tutti i governi americani. (2)
Lo abbiamo citato recentemente come il promotore, attraverso
una sua fondazione (il Northcote Parkinson Fund), del gruppo
fiorentino «Biblia», tenuto da un’altra signora
Cini, che ha lo scopo di diffondere la conoscenza della Bibbia
ebraica in Italia. (3)
E la giornalista Anna Politkovskaya aveva ricevuto il «Premio
per il coraggio civile» dal Northcote Parkinson Fund.
Strani intrecci davvero.
Il che spiega un po’ meglio come mai Putin abbia messo
sotto severo controllo
le organizzazioni non-governative straniere (NGO) che lavorano
in Russia sotto pretesti «umanitari» o sociali.
Proprio da ieri è entrata in vigore
la legge che obbliga le NGO a riferire alle autorità
russe, in modo dettagliato, di quanti fondi dispongono e da
chi li hanno ricevuti, e di farsi iscrivere in un registro del
ministero della Giustizia in attesa di registrazione; anche
Human Right Watch e Amnesty International hanno sospeso la loro
attività in Russia.
Ovviamente, i media della finanza anglo-americana gridano ancora
una volta che Putin non è democratico.
Ma forse, sta solo cercando di tagliare certi strani intrecci
tra «liberali» russi, fondazioni USA per la democrazia
e la filantropia, e criminali georgiani e israeliani.
Maurizio Blondet
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Note
1) «Georgian mafia launders 7 billion dollars in Russia
for ‘small victorious war’», Pravda, 17 ottobre
2006.
2) Per una biografia del personaggio, si veda Jeffrey Steinberg,
«John Train, portrait of an economic hit man», Executive
Intelligence Review, 21 gennaio 2005.
3) Maurizio Blondet, «Piano per riassorbire i cristiani
nell’ebraismo», Effedieffe, 10 ottobre 2006.
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