Scoprì il legame con Neanderthal. L'Università
di Francoforte sospende Reiner Protsch: per trent'anni ha
manipolato i dati…
BERLINO - Contrordine, forse non discendiamo
dall'uomo di Neanderthal. O quantomeno, non esiste più
la prova decisiva dell'assunto, il mitico anello mancante
che sembrava collegare le origini della nostra specie a
quelle dei villosi preistorici. Non datava a 36 mila anni
fa, non apparteneva quindi al tedesco più antico
del mondo, il cranio trovato in una torbiera non lontano
da Amburgo. Più normalmente, giusta l'analisi della
datazione al carbonio, eseguita dall'Università di
Oxford, aveva «solo» 7.500 anni: un bambino,
rispetto all'ipotesi originale e fin qui considerata vera.
Così è caduta la stella del professor Reiner
Protsch von Zieten, 66 anni, antropologo emerito e celebrità
mondiale della disciplina. Non uno scienziato, ma un magliaro.
Un bugiardone disonesto, che per più di tre decenni
ha raccontato una montagna di balle, gabbando la comunità
degli studiosi e spacciando per buone un'incredibile serie
di patacche, che hanno influenzato e portato a conclusioni
fallaci le teorie sull'evoluzione umana. Venerdì
scorso, facendo seguito ai primi risultati dell'indagine
di un gruppo di esperti, iniziata nell'agosto 2004, l'Università
di Francoforte ha sospeso l'accademico da ogni attività.
«Siamo giunti alla conclusione - recita il rapporto
della commissione d'inchiesta - che il professor Protsch
abbia ripetutamente manipolato e falsificato fatti scientifici
nel corso degli ultimi trent'anni».
Le conseguenze per la disciplina sono devastanti. «L'antropologia
- ha detto ieri l'archeologo Thomas Terberger, l'uomo che
per primo, già nel 2001, espresse dubbi sul lavoro
di Protsch - dovrà rivedere completamente la sua
immagine dell'uomo moderno, nel periodo compreso fra 40
mila e 10 mila anni fa». L'antropologo tedesco aveva
in apparenza provato, con i suoi ritrovamenti, che umani
moderni ed esseri di Neanderthal avevano vissuto nella stessa
era e che, forse, avevano anche generato figli insieme:
«Ora è chiaro che si tratta solo di spazzatura»,
ha spiegato Terberger.
Oltre alla falsa datazione del teschio dell'uomo di Hahnhoefersand,
così ribattezzato dal luogo del ritrovamento, la
commissione ha smascherato altre truffe di Protsch. Come
la «sensazionale» scoperta della donna di Binshof-Speyer,
che l'antropologo sosteneva essere vissuta oltre 21 mila
anni fa e invece risaliva appena a 1300 anni prima della
nascita di cristo. In un altro caso, quello di resti umani
ritrovati a Paderborn, Protsch l'aveva sparata ancora più
grossa, datando i frammenti ossei a più di 27 mila
anni avanti Cristo, quando invece il proprietario era quasi
un nostro contemporaneo, relativamente s'intende, essendo
morto nel 1750. Gli esperti hanno accertato anche bugie,
per così dire minori, come l'aver localizzato il
ritrovamento di alcuni fossili in Svizzera, invece che in
Francia. Ma la disonestà di Protsch non sarebbe solo
intellettuale. Grande amante di orologi d'oro, automobili
Porsche e sigari cubani, il nostro è infatti indagato
per frode dalla Procura di Francoforte, che lo sospetta
di aver tentato di vendere per 70 mila dollari, a un trafficante
americano, l'intera collezione di teschi di scimmie, oltre
270 esemplari, del Dipartimento d'antropologia. «Per
l'università è molto imbarazzante, avremmo
dovuto scoprire le sue falsificazioni molto tempo prima»,
ha detto il professor Ulrich Brandt, che ha guidato la commissione
scientifica d'inchiesta.
Brandt ha invocato come giustificazione la quasi impossibilità,
nel sistema tedesco, di licenziare un funzionario pubblico
e, soprattutto, la diabolica abilità di Protsch a
evitare sempre di essere messo nell'angolo: «Era perfetto
nel dare risposte evasive».
La vicenda ha anche un risvolto oscuro, legato alle radici
familiari di Protsch, il quale, una fra le tante leggende
messe in giro sul proprio conto, ha sempre detto di discendere
da un generale degli Ussari. In realtà, come ha rivelato
Der Spiegel , è figlio di un ex deputato nazista.
Un filone dell'inchiesta interna, ancora in corso, riguarda
infatti la distruzione, probabilmente eseguita su ordine
di Protsch, di centinaia di documenti dell'archivio del
Dipartimento d'antropologia francofortese, relativi agli
esperimenti scientifici su cavie umane compiuti dai nazional-socialisti.
Il magliaro al momento non parla. L'ultima sua esternazione
conosciuta risale al 14 gennaio scorso, quando avrebbe dichiarato
al Frankfurter Neue Presse : «Questo è un Tribunale
dell'Inquisizione, contro di me non hanno alcuna prova concreta».
C'era da scommetterci.
di Paolo Valentino, Corriere della Sera