Sharon tra mito e realtà

 

Diego Sozio
www.effedieffe.com
08/03/2006

Il massacro di Sabra: circa 2000 persone furono massacrate nelle 40 ore d’inferno successive all’ingresso dei militari nei campi profughi; l’invasione venne chiamata “Operazione Pace in Galilea"
In un articolo del 16/9/2005 su Il Corriere della Sera Magdi Allam ha proposto di insignire del premio Nobel per la pace Ariel Sharon, premio che andrebbe diviso, secondo lui, ex aequo con Al Sistani, leader spirituale degli sciiti iracheni; la motivazione addotta è quella di premiare gli sforzi di entrambi per aver difeso la causa della lotta al terrorismo, considerato la vera causa dell'instabilità medio-orientale.
Già nell'agosto 2005, sempre su Il Corriere, Francesco Verderami riportava un'affermazione del deputato DS Peppino Caldarola: «dopo aver insignito Rabin del Nobel per la pace, oggi Sharon andrebbe quantomeno inserito tra i candidati al premio».
E prima ancora Furio Colombo, sempre su Il Corriere, definì Sharon un grande personaggio e rivelò che nel 2003 il premier israeliano gli disse: «sarò io a fare la pace».
Insomma, ed è possibile che ci sia sfuggito qualcosa, si tratta di una vera e propria candidatura sostenuta già da qualche anno da parte de Il Corriere: lasciamo qui da parte ogni considerazione in merito alla politica svolta dal premier israeliano; poniamoci invece una sola domanda: come è possibile che un personaggio, sulla cui testa pende l'accusa di essere il responsabile di un crimine come quello del massacro dei campi profughi di Sabra e Chatila nel 1982, crimine che è stato definito genocidio da una risoluzione ONU, possa essere proposto per un Nobel per la pace?

Non si rischia, nella ricerca di suoi presunti meriti, di «scolare il moscerino e ingollare il cammello?».
E' sempre Il Corriere a fornire la risposta: in un articolo del Marzo 2002 (1) si afferma: «... E naturalmente non conta nulla che ben due tribunali, uno israeliano e uno americano, abbiano scagionato Sharon da ogni accusa di colpevolezza (per Sabra e Chatila, ndr). L'antisemitismo si nutre infatti di pregiudizi e di luoghi comuni, di occultamento di fatti e di false informazioni».
E allora esaminiamoli questi fatti occultati e queste false informazioni: per cominciare il «tribunale israeliano» che ha giudicato Sharon per Sabra e Chatila, nella sua qualità di ministro della Difesa di Israele, era una commissione d'inchiesta, e non poteva essere diversamente dal momento che i campi profughi si trovavano in Libano e quindi un tribunale israeliano non aveva nessuna competenza a giudicare; e, se mai l'avesse avuta, Sharon sarebbe stato direttamente condannato - con buona pace per il premio Nobel - dal momento che nel suo rapporto la commissione ha scritto: «...ed è anche responsabile di non aver agito per impedire la strage... la nostra conclusione è che il ministro della Difesa è personalmente responsabile... la commissione chiede che il ministro della Difesa rassegni le sue dimissioni».
Altro che completamente scagionato.

Aggiungiamo che un giudizio come questo per un crimine come il genocidio da parte di una commissione d'inchiesta ufficiale avrebbe chiuso definitivamente e per sempre la carriera a chiunque in un qualsiasi Paese che si definisce civile e democratico.
Lascio a voi trarre le conclusioni.
E il tribunale americano?
Come è possibile che un tribunale americano possa giudicare fatti avvenuti dall'altra parte dell'oceano?
E per giunta una persona già «processata» da un altro tribunale?
In realtà si trattò di una causa per diffamazione intentata negli anni 80' dallo stesso Sharon contro il settimanale TIME che lo aveva accusato di aver incoraggiato le stragi di Sabra e Chatila (come del resto affermato dalla commissione israeliana): causa poi vinta da Sharon proprio perchè, non essendo stato giudicato e condannato o assolto da nessun tribunale, si poteva trattare quindi di diffamazione (se quella commissione fosse stata un vero tribunale...).

Ma non finisce qui: in seguito alla denuncia di 23 sopravvissuti allo sterminio di Sabra e Chatila presentata all'alta corte di giustizia belga sin dal 2001, competente in forza di una legge che attribuisce ai giudici di quel Paese la facoltà di giudicare i responsabili di genocidio e di crimini contro l'umanità quali che siano la nazionalità degli autori e delle vittime e il luogo in cui crimini vengono commessi, la sopra citata corte ha deliberato che Sharon potrà essere processato per crimini di guerra una volta terminato il suo mandato di primo ministro: in altre parole gode dell'immunità diplomatica anche se, in base alle leggi e i trattati internazionali ai quali hanno aderito tutti gli Stati occidentali e lo stesso Israele, si è obbligati a trattenere e ad aprire un procedimento giudiziario nei confronti di chiunque - anche se cittadino straniero - sia sospettato di aver commesso crimini contro l'umanità.
Nessun Paese lo ha mai fatto.
Dovremo aspettare l'esito di un vero processo per sapere se Sharon ha i requisiti o meno per ricevere il Nobel per la pace?
Probabilmente non lo sapremo mai, ma sappiamo bene che cosa bisogna fare per darglielo, ce lo ha suggerito Il Corriere della Sera: occultamento dei fatti e false informazioni.

Diego Sozio
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Note
1) Loreto DI Nucci, «Per chi suona la campana di Israele», Il Corriere della Sera, 17/03/2002.

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