Rosy Bindi non tiene famiglia


Qual è il problema sociale più urgente per l’Italia?
Quello di cui le masse invocano la soluzione dal nuovo governo della sinistra?
Per uscire dal declino provocato dai cinque anni di liberismo firmato Berlusconi e poter tornare a guardare con speranza al futuro?
Ora lo sappiamo: «riconoscere pubblicamente le coppie di fatto».
Così parlò Rosy Bindi.
Poveretta, bisogna capirla: anche lei aveva fretta di dire qualcosa di sinistra.
E non è facile quando sei appena stata eletta ministra della Famiglia, oggetto per cui non haimai mostrato il minimo interesse.
Mariti, niente.
Figli, zero.
Mai nemmeno un’ora da baby sitter, mai una pipì sul tailleur.
Come lato femminile, alla pari con Arnold Schwarnegger, che però è più carino.
Ma Rosy Bindi è debole anche nella teoria.
Non ha studiato.
Qualcuno dovrebbe renderle note certe statistiche, come quelle demografiche.
O alcune altre statistiche più tragiche.

Sapete qual è la classe d’età che muore di più in Italia, dopo s’intende gli ultra-ottantenni?
La classe fra i 16 e i 24 anni.
I nostri figli, già così scarsi, muoiono troppo.
E muoiono male: incidenti d’auto dopo la discoteca, overdose, impasticcamento, febbri del sabato sera, violenza idiota.
Eh sì, signora ministra, per la Famiglia, il problema più urgente sono i figli.
Le mamme, lei non ci crederà, non ci dormono la notte.
Ci sono bande di ragazzini-bene che rapinano i telefonini ai compagni più miti, altri angariano e deridono i compagni poveri che non possono esibire abiti firmati.
E’ un fenomeno orribile e in crescita preoccupante.
E anche quelli che non fanno cose troppo orribili, sono flaccidi, parlano in modo inarticolato, non imparano niente, sono così impreparati non solo al lavoro, ma alla vita, da fare compassione e angoscia.
E quelli bravini, che hanno studiato, che speranze hanno?
Un lavoro da 700 euro al mese, a scadenza trimestrale.
Tocca mantenerli fino ai trenta, ai quarant’anni.
Ebbene sì, signora ministra, esiste in Italia un problema dei figli.

E’ l’evidente infelicità di tutta la gioventù, una carenza di scopo, di prospettive e di senso
da diventare autodistruttiva, che dovrebbe essere dichiarata un’emergenza nazionale.
Invece nessuno ne parla.
Come urgenza, un secondo problema della Famiglia, sono i vecchi.
Quelli che finiscono in case di riposo, troppo care.
Quelli con l’Alzheimer, in aumento, che restano sul gobbo della famiglia, senza un vero sostegno pubblico, una deduzione fiscale per pannoloni, un contributo per la badante ucraina.
Sono solo due esempi.
Tanto per farle capire, cara signora Schwarzenegger, in cosa consisterebbe il suo campo d’azione. Mi domando come mai, appena l’hanno messa ad occuparsi di Famiglia, il suo primo impulso è stato di darne una a Franco Grillini, che vuole sposare la sua lui per avere la reversibilità.
E magari adottare un piccino.
Per carità, ammesso sia anche quello un problema, viene dopo, non crede?
C’è chi si stupisce perché lei è cattolica, e con la sua prima uscita ha riscosso gli applausi di Vlad Luxuria e Capezzone.
Io, da cattolico, mi stupisco meno.

Voi dossettiani, vi ho trovati sempre schierati dall’altra parte, per il divorzio, l’aborto, la clonazione eterologa...
Il vostro contributo alla crisi della famiglia è stato notevole, non è una novità.
Dovrei stupirmi piuttosto perché lei è «di sinistra», e quindi dovrebbe avere qualche preoccupazione per gli sfavoriti, le categorie deboli, la giustizia sociale.
Ma ormai da tempo la sinistra ha smesso di difendere, che so, la classe operaia, perché ha trovato nuove «istanze sociali» più alla moda: le nozze gay, la legalizzazione dello spinello in attesa di quella dell’eroina.
La sinistra ormai ci vuole dare solo le libertà trasgressive, voluttuarie e superflue caldeggiate
dalle sue minoranze di riferimento, mentre ci toglie quelle serie, politiche e civili, necessarie a tutti. La passione della Rosy Bindi per i divieti su queste libertà è notoria e sperimentata.
Un esempio?
Quand’era ministra della Sanità, volle vietare ad un medico di curare i malati.

Si chiamava Di Bella, come ricorderete.
Non che io abbia mai avuto la certezza che la «cura Di Bella» curasse il cancro; credo però che un medico abbia il diritto, avendo la laurea (Di Bella ne aveva tre) di somministrare i farmaci che crede, in coscienza e conoscenza, utili al caso.
Si disse che la cura Di Bella era solo «palliativa».
Ma quale terapia del cancro non è palliativa?
Forse che le dosi da cavallo di morfina sono una cura?
Eppure i Veronesi le somministrano, senza incorrere in divieti.
Insomma è questo che mi preoccupa di Rosy Bindi: da ministra della Sanità, dettava ai medicile terapie.
Da ministra della Famiglia, ci vuole dare i PACS, la fecondazione assistita, la pensione da vedova a Grillini, ma non il contributo-pannoloni per il nonno con l’Alzheimer.
Sinistra voluttuaria e permissiva.
Sinistra frou-frou.