Anteprima di «Il ritorno di Dioniso» /2

 



Michael E. Jones

19/03/2007

Pubblichiamo un altro stralcio, l'ultimo, del quarto capitolo, dal titolo «Simpatia per il diavolo Theodor Adorno, Aleister Crowley, Mick Jagger» tratto da «Il ritorno di Dioniso - Musica e rivoluzione culturale», di Michael E. Jones, di prossima pubblicazione.

[…]

La prima generazione di tedeschi di talento fu espulsa dai nazisti e giunse negli Stati Uniti prima, durante e dopo la guerra.
Per contro, giovani e persone prive di talento lasciarono invece gli Stati Uniti per approfittare delle opportunità offerte dalle attività culturali finanziate dal governo della «Bundesrepublik».
Così, gli Stati Uniti ricevettero gente come Adorno, Mann, Marcuse, Gropius, Tillich, Schönberg e praticamente l'intero cast di «Casablanca» e i tedeschi si presero soldati in ottemperanza alla legge G.I. oltre a gente come John Cage.
Nel complesso i tedeschi combinarono più di noi americani.
Nessuno prese sul serio John Cage ma molti, invece, moltissimi, presero sul serio i «grandi dèi bianchi» (la frase è di Tom Wolfe) della cultura tedesca quando arrivarono negli USA.
L'arrivo di questa classe professorale tedesca avrebbe influito da subito sull'educazione superiore americana, conferendo un'aura di rispettabilità al bolscevismo culturale.
Bauhaus s'installò nel «Black Mountain College» tra boschi del sud; Gropius finì ad Harvard, Marcuse in California e Tillich all'Union Theological Seminary.
Sicché il «Kulturbolschewismus» divenne la nostra politica educativa nazionale.
Paul Tillich è un buon esempio di questo trasferimento d'influenze culturali.
Gli fu conferito il marchio dell'autenticità morale perché era stato costretto ad andarsene dalla Germania a causa dei nazisti.
Giunse allora in America e si stabilì all'«Union Theological Seminary» e ad Harvard, dove minò la morale degli studenti con cui veniva in contatto.
Come già altrove in questo secolo, la formula intellettuale usata aveva in Nietzsche uno dei suoi principali componenti.
I professori tedeschi ne iniettarono il virus nella circolazione sanguigna dell'educazione americana la quale, da allora, soffre di immunodeficienza.
Nelle memorie che la moglie scrisse dopo la sua morte, Tillich è ricordato come un pornografo.
Ma prima di dedicarsi alla pornografia, aveva limato i suoi denti su Nietzsche.
Hannah Tillich racconta di come il giovane Paul fu influenzato dal suo amico Dox che «formò una cerchia di giovani donne che presentava ai suoi amici, incoraggiandoli ad andare gli uni con le altre. Circolavano in questo gruppo 'La Bas' di Huysmans, 'I Fiori del Male' di Baudelaire, lo 'Zarathustra' di Nietzsche, e la descrizione di messe nere». (1)
Fu Nietzsche, secondo Hannah, a «portare Paul lontano dalla rispettabilità borghese», e Zarathustra in particolare «che fece a pezzi tutto ciò che aveva imparato da suo padre». (2)
Rollo May ha descritto l'impatto che gli insegnamenti di Tillich ebbero su di lui quando era un giovane studente di teologia (che presto avrebbe cambiato con psicologia) all'Union Theological Seminary.
«Fui travolto da un'ondata di libertà - scrisse May in un affettuoso testo commemorativo pubblicato dopo la morte di Tillich - libertà da tutti gli argomenti futili che ancora mi coinvolgevano prima di entrare in Università».
May poi ricorda quali fossero i «futili» argomenti che abbandonò quando andò sotto la tutela di Tillich mentre, almeno apparentemente, studiava teologia:
«Esiste un Dio? Io fui liberato da tutte quelle controversie inutili... Mi sentii liberato anche dal fastidioso impulso interiore di credere. Portato dall'infanzia, superato intellettualmente ma ancora presente in qualche profondo angolo delle mie emozioni, qualche impulso mi spingeva a credere a questo o a quello perché mio padre e mia madre ci credevano... Qui io ero soggetto a quella forma infantile che Nietzsche aveva definito il grande occhio di Dio… io sapevo che Dio per la maggior parte della gente era il garante dello status quo, che li proteggeva dallo sconvolgimento delle fondamenta, dall'anarchia morale. Dio guardava la santità del matrimonio, ed era contro il crimine, e proteggeva la proprietà (specialmente se appartenevi ad una delle sette nate dal Calvinismo)». (3)

Era esattamente il tipo di liberazione che uno si aspetta da un professore nicciano e pornografo.
Tillich portò Nietzsche e la liberazione sessuale agli studenti di teologia, e gli studenti persero la loro fede.
La naturale sregolatezza dell'impulso sessuale fu incoraggiata dalla trasvalutazione dei valori di Nietzsche.
[…]
Come Gropius nell'architettura e Schönberg nella musica, Tillich stava proponendo lo «stile internazionale» nella teologia che è, secondo May, un nuovo sguardo religioso caratterizzato dall'«internazionalismo ma anche dall'interrazzismo e dall'intersessismo». (4) 
Quando i Tillich giunsero in America negli anni Trenta dovettero riorganizzare il loro stile di vita e adattare le loro categorie al nuovo ambiente.
Secondo sua moglie, una delle prima cose che Tillich faceva quando arrivava in una nuova città era di perlustrare il locale quartiere a luci rosse.
New York si dimostrò un po' deludente da questo punto di vista, ma i Tillich trovarono Harlem oltremodo stimolante.
Il periodo della rinascita di Harlem era finita con il crollo di Wall Street, ma i tedeschi appena arrivati da Oltreoceano potevano trovare lì ancora delle gratificazioni sensuali.
Nelle sue memorie, Hanna racconta:
«Trovammo una sorta di consolazione ad Harlem. Qualcuno deve averci portato allo Small's Paradise, dove si saliva per una ripida scala, guardata da un vecchio nero butterato la cui uniforme infangata con galloni dorati ci intimorì un po'. Più tardi gli avremmo stretto la mano. Dentro la scura e lunga stanzona, ce ne stemmo seduti di fronte a delle nuvole di vapore che si disperdevano dietro ad un'orchestra di neri che suonavano ad alto volume lanciando suoni laceranti. Era come se fossimo entrati in una foresta tropicale con tanto di pappagalli che gridavano,  facce scure che guardavano dalla giungla, voci in falsetto e colori brillanti. Un nero danzò con me, mentre Paul danzò con una nera.
Ci sentimmo rilassati da Small's e tornammo con gli amici, come dei grati guardoni, assorbendo il fascino primordiale di uomini forti e di donne flessuose. Lo consideravamo uno spettacolo estetico. Non lo pensavamo in termini economici, politici o sociali.
Una volta avemmo il coraggio di andare ad uno show in un sotterraneo dove c'erano per lo più persone di colore. Nella pista da ballo, al centro della sala, venivano eseguiti occasionalmente degli spettacoli. Una nera nuda ma con il corpo dipinto d'oro, che aveva ballato con un nero che era alto il doppio di lei, si piegò di fronte ad un palo e si masturbò con movimenti da serpente, mentre il suo precedente compagno e un'altra ragazza compivano gli inconfondibili atti del sesso. Ma non sembrò né volgare né carnale. Il tutto era pieno della naturale vivacità di questa meravigliosa gente di colore.
La gente del seminario non considerava le nostre avventure una buona idea. Nutrivano dei timori per il fatto che danzavamo con dei neri. Più tardi, altri,  fecero delle obiezioni sul nostro atteggiamento estetico nei confronti della gente di colore. Paulus e io avevamo discusso del tema dell'immagine scura dai tempi antichi sino ad oggi, della gente nera che veniva considerata la meno nobile… nella psiche, il nero o lo scuro è sempre il diavolo… l'anima nera contro l'anima bianca… il nero come colore magico che esprime il male o gli oscuri e sotterranei poteri… nelle fiabe, la principessa nera, che va sott'acqua e riappare bianca e non più cattiva
». (5)
Una volta che si è nicciani, lo si è sempre.
Quando i Tillich si trasferirono negli Stati Uniti, trasformarono i neri in un paradigma delle forze dionisiache che desideravano suscitare.
In questo non erano affatto soli; infatti, a causa della modernità e della migrazione verso nord degli abitanti delle zone rurali, neri e bianchi si stavano fondendo nel crogiolo della politica culturale americana e i neri divennero agli occhi dei «liberi» bianchi, il paradigma della liberazione sessuale. L'idea non era nuova.
Quando Nietzsche si ritrasse dalla cultura europea per il disgusto che gli aveva provocato Wagner, fu quasi obbligato a posare i suoi occhi sull'Africa per via delle razze scure e disinibite che l'abitavano.
Rammentando ciò che durante la sua infanzia si raccontava di Nietzsche, il «professore pazzo», C. G. Jung provò le stesse sensazioni quando mise piede per la prima volta nel continente nero: «Eccomi, mi trovavo proprio dove desideravo essere: in una nazione non europea dove non veniva parlato un linguaggio europeo e dove non prevalevano concezioni cristiane…». (6)

Jung stava svelando i suoi pensieri più autentici: l'Africa lo attraeva perché lì la cristianità non aveva ancora messo radici (almeno non agli inizi del secolo) come in Europa.
Ma sarebbe scorretto vedere quell'incrociarsi d'influenze culturali in atto nelle grandi città del Nord America come una via a senso unico.
Nello stesso periodo in cui gli europei moderni si stavano «facendo neri» («Il Negro bianco» di Norman Mailer è un esempio di questo processo), i neri per la gran parte appena arrivati dalle fattorie del sud, si stavano modernizzando.
Questo si traduceva, quasi invariabilmente, e com'è ovvio, in un allentamento della morale sessuale.
Scrivendo sulla famiglia nera negli anni Trenta prima che fosse pienamente percepito l'impatto della migrazione, il sociologo di colore E. Franklin Frazier vide la migrazione verso le città del nord in termini invariabilmente negativi.
Spostandosi verso i ghetti di New York, Chicago e Detroit, i neri «non solo stavano fuggendo dalla loro tradizionale subordinazione ai padroni bianchi ma si stavano disfando, anche, dell'ambiente solidale composto dai parenti e dai vicini». (7)
Il primo, immediato risultato dell'incontro fra i neri e la vita moderna fu la disintegrazione della famiglia.
Mentre s'intensificava la presa della modernità sulla loro cultura, procedeva anche la distruzione delle loro famiglie.
Come aveva predetto Mann in «Morte a Venezia», lussuria e ordine sono incompatibili.
Più si procedeva nel libertinaggio, più collassava l'ordine sociale.
Quando le abitazioni in stile Bauhaus furono assegnate alle persone di colore negli anni Cinquanta, - come nel caso dei progetti edilizi del «South Side» a Chicago - la disintegrazione delle loro famiglie s'accellerò drammaticamente, raggiungendo le attuali, catastrofiche, proporzioni.
Per tutto il periodo del dopoguerra, la fecondazione incrociata continuò: i neri stavano diventano moderni, e i moderni stavano diventando neri.
Ernest Krenek scrisse «Jonny Spielt Auf», e Martin Luther King si laureò con una dissertazione su Paul Tillich. (8)
L'ascesa dei neri attraverso i movimenti dei diritti civili provocò anche l'ascesa della loro musica.
Elvis Presley cantava «da nero» e ciò influì sul successo di gente come Little Richard e Chuck Berry, e su un'intera generazione di ragazzi bianchi per i quali era una cosa «giusta» comportarsi «da nero», almeno per quel che concerneva la musica.
Ahmet Ertegun ha affermato che tra la gioventù della classe lavoratrice in Inghilterra nei primi anni Sessanta:
«Si cercava sempre di suonare come i neri. Non importa come, ma il risultato aveva un tocco inglese ed era anche 'giusto'. Penso che il gruppo chiave siano stati i Cream. Eric Clapton era al centro di questo movimento. La persona che però ha veramente ottenuto i migliori risultati fu Steve Winwood che all'età di sedici o diciassette anni, cantava e suonava come un vero musicista di colore». (9)
Eric Clapton era una sorta di versione inglese, e «dandy», di Robert Johnson, il quale a sua volta, avendo venduto l'anima al diavolo, era una specie di Adrian Leverkühn del delta del Mississippi. Bisogna ammettere che Johnson non fece un buon contratto per la sua anima, ma nemmeno Leverkühn o Nietzsche se è per questo.
Quando cominciò a scorrere denaro in quantità, la vendita dell'anima al diavolo divenne uno dei «paraphernalia» tipici dello stile di vita del rock'n'roll.

I «Black Sabbath» lo hanno persino scritto sulla copertina di uno dei loro album: «Abbiamo venduto l'anima per il rock'n'roll».
Durante gli anni Sessanta avvennero un gran numero di importanti transazioni culturali.
La tradizione musicale classica (cioè la musica di nuova composizione pensata nella tradizione di Beethoven o Mozart) collassò, alla fine, sotto il peso della propria inutilità.
[…]
Nel corso degli anni Sessanta la geometria delle alleanze culturali mutò quando la generazione postbellica giunta alla maturità nei primi anni del decennio si convertì al «rock'n'roll».
L'avanguardia occultista si distaccò dalla musica classica, che gli epigoni di Schönberg componevano nella «Bundesrepublik», e si attaccò alla musica suonata dai neri d'America appena introdotti alla modernità.
Erano neri cresciuti nelle «Wohmanschinen» di Gropius, in posti come Detroit e Chicago, consapevoli di essere icone della liberazione.
Neri, la cui consapevolezza era stata forgiata dai movimenti dei diritti civili espressione della cultura di sinistra del Sud.
John Dunbar, il marito di Marianne Faithfull, prima che lei se ne andasse con Mick Jagger, ricorda l'inizio del rock'n'roll:
«Ma in Inghilterra, improvvisamente - Boom! - un minuto prima non c'era niente e poi, improvvisamente, ti trovavi Little Richard e Chuck Berry. Nello spazio di pochi mesi, improvvisamente, arrivò tutta questa musica. Elvis vendeva milioni di dischi. E improvvisamente apparve il rock'n'roll in Inghilterra come se fosse caduto dal cielo. Non avevamo mai sentito nulla di simile prima!». (10)
Ricorda anche l'arrivo dei membri dell'«avant-garde» che volevano impadronirsi di quella musica per adattarla ai propri progetti.
Nel periodo in cui si formavano tutte le grandi band, Dunbar e i suoi amici sentirono parlare di Allen Ginsberg, che aveva circa vent'anni più di loro.
Nel 1962, questi tenne il «Reading Beat Poetry in Albert Hall» che attirò seimila persone.
Comunque, l'Inghilterra non aveva bisogno di imporre una nuova «avant-garde» perché ne possedeva già una sua, quella che, combinata con il «rock'n'roll» nero, produsse quell'esplosione di decadenza e moda «outré» che furono i «sixties» britannici.
Mescola Oscar Wilde con Muddy Water e otterrai qualcosa come Brian Jones, il fondatore dei «Rolling Stones».
Mescola Robert Johnson (il cantante blues del Mississippi che aveva fama d'essersi venduto l'anima al diavolo), con Audrey Berdsley e otterrai Eric Clapton e i «Cream» e la loro versione del blues elettrificata e alimentata a droga.
Mescola Chuck Berry e Aleister Crowley, e avrai Jimmy Page, degli «Yardbirds» e dei «Led Zeppelin», che finirono per comperare il castello di Crowley sul Loch Ness, posto ideale per operare la magia.
Il 19 maggio del 1967 in un'intervista al «Daily Express» i «Beatles» rivelavano che l'uomo calvo con le borse sotto gli occhi sul lato alto a sinistra della folla di «persone che ci piacciono» che li circonda sulla copertina del loro «Sgt. Pepper's Lonely Heart Club Band» era Aleister Crowley.
Crowley era nato nel 1875, lo stesso anno di Thomas Mann e Arnold Schönberg, da genitori benestanti membri della setta dei Plymouth Brethen, fondata nel 1830.
[…]

Michael E. Jones


Note
1) Hannah Tillich, «From Time to Time», Stein and Day, 1972, pagina 101.
2) Ibidem.
3) Rollo May, «Paulus: Reminiscences of a Friendship», Harper and Row, 1973, pagine 88-89.
4) Ibidem, pagina, 99.
5) Hannah Tillich, citato, pagina 177.
6) Carl Gustaf Jung, «Memories, Dreams and Reflections», Random House, pagina 238.
7) E. Franklin Frazer, «The Negro Family in the United States», University of Chicago Press, 1966, edizione originale 1939, pagina 220.
8) Il fatto che King abbia plagiato la sua dissertazione di laurea diminuisce un po' l'influsso di Tillich, ma non l'annulla.
9) Hotehner, «Blown away The Rolling Stones and the Death of the Sixties», Simon and Shuster, 1990, pagina 64.
10) Ibidem.