Maurizio Blondet
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05/10/2006
Il deputato repubblicano Mark Foley
STATI UNITI - Il partito repubblicano al potere sta cercando
disperatamente - si spera invano - di distanziarsi
dalla vergogna di Mark Foley, un loro deputato della Florida,
colto mentre inviava messaggini licenziosi, estremamente
spinti, ad adolescenti «pages»: quei «paggi»
o valletti, in genere studenti minorenni, che prestano servizio
presso il Congresso gratuitamente, in una sorta di apparato
d'onore.
Operazione difficile: ogni ora che passa porta alla scoperta
che Filey non è una mela marcia isolata, ma parte
di una rete di omosessuali pedofili vasta e potente nel
partito, dedita ad atti sessuali, masturbazioni reciproche
ed altre azioni del genere nei locali stesso del governo.
(1)
E sono membri del partito-ipocrita, che ha condotto tutte
le sue campagne in nome della moralità, della famiglia
e della religione, dei «valori americani», e
contro le unioni gay, allo scopo di raccogliere i voti dell'elettorato
«cristiano» di destra.
Foley stesso, il molestatore, capeggiava un «caucus»
per «la difesa dei bambini sfruttati e smarriti».
Il topo nel formaggio.
Secondo Wayne Madsen, lo scandalo - già denominato
«Pagegate» - sta per coinvolgere un notevole
numero di funzionari del partito repubblicano al Senato
e alla Camera, le cui molestie ai giovani valletti vengono
definite «più notevoli» di quelle di
Foley.
Sarebbero parte della rete pedofila anche membri della direzione
nazionale del partito, che ha sede nello House Office Building,
a fianco della Casa Bianca.
Il peggio è la scoperta che l'apparato del partito
era al corrente da sempre delle molestie di Foley, e le
aveva coperte per ragioni d'immagine pubblica, continuando
a promuovere la carriera di Foley.
Dennis Hastert, il capogruppo repubblicano alla Camera,
è stato colto a mentire: ha detto di aver conosciuto
il vizietto di Foley «solo di recente», ma è
stato immediatamente smentito da due esponenti importanti
del suo stesso partito.
Ora persino il Washington Times, di destra, chiede le dimissioni
di Hastert.
John Shimkus, il repubblicano che capeggia il comitato
che si occupa dei «paggi», aveva detto a Foley
a quattr'occhi di contenersi nelle sue avances verso i ragazzi,
ormai senza ritegno e troppo palesi; ma senza prendere né
chiedere sanzioni disciplinari.
Peggio: si apprende che le prime notizie sulle attività
pedofile di Foley sono state passate ai media (alla ABC
News) da procuratori del Dipartimento della giustizia, sgomenti
e irritati del fatto che i due ministri della giustizia
repubblicani, prima John Ashcroft e ora Alberto Gonzales
- il predicatore religioso ultramoralista, il super-duro
anti-crimine e sostenitore della tortura legale - messi
al corrente del fatto, non avevano fatto altro che coprire
Foley.
Ora anche Jeb Bush, governatore della Florida (la sede elettorale
di Foley) sta cercando di prendere le distanze.
Ma già si contano defezioni illustri dal partito,
e parecchi donatori hanno smesso di prodigare i fondi elettorali.
Del resto, già in passato era stata messa a tacere
una storia che riguardava direttamente la Casa Bianca: il
caso del «giornalista Jeff Gannon», che dal
2003 al 2005 ha avuto accesso autorizzato alla residenza
presidenziale ed ha partecipato alle conferenze-stampa di
Bush, fino a quando si è scoperto che era in realtà
un certo James Dale Guckert, di mestiere fornitore di prostituti,
homosexual escort service.
Il presunto giornalista, intimo del capo della propaganda
Karl Rove, frequentava la Casa Bianca in ore notturne: non
si è capito mai bene a «servire» chi,
nello staff.
Ma forse, lo stesso presidente.
Un ricordo personale.
Parecchi anni fa, a Washington, parlai a lungo con un ex-agente
della Cia divenuto - come nei gialli di serie B - detective
privato.
Tutto il personaggio pareva da giallo di serie B: mi ricevette
nella stanza di un motel da 45 dollari a notte, col grosso
televisore a moneta, invaso dal frastuono della superstrada
a fianco.
La Colt a canna corta sul dozzinale tavolino di plastica.
Dalla porta semiaperta della toilet, si vedeva la camicia
di nylon non-stiro che lui stesso aveva lavato e messo ad
asciugare, e che avrebbe indossato il giorno dopo.
La sola cosa incongrua allo scenario da film mi parve la
sua barba che cominciava a brizzolare: da intellettuale,
perchè certi agenti della Cia sono o si ritengono
degli intellettuali, vengono spesso da buone università,
aspirano a diventare «analisti» (anni dopo,
ho rivisto la stessa barba sul viso di George Clooney, agente
della CIA in «Syriana»).
Veniva dalla California.
Aveva preso alloggio in quel sordido motel per risparmiare,
perchè, «per 90 dollari al giorno più
le spese», stava facendo ricerche in un qualche archivio
pubblico di Washington per conto di clienti che volevano
incastrare Bush padre, allora vice-presidente.
La faccenda era quella, insabbiata, dell'Iran-Contra: a
pagare il detective, avrei poi scoperto, era, attraverso
un gruppo di gesuiti spretati (il Christic Institute), il
miliardario Ross Perot.
Il lavoro, e ancora più il compito, lo entusiasmava.
Odiava il gruppo di potere su cui indagava.
Me ne parlò - testualmente - come di «an extreme
right-wing homosexual, pedophile ring», che dominava
il suo Paese.
Mi parve strano che una rete o anello «di estrema
destra» potesse essere definito con aggettivi come
«omosessuali pedofili»: nella mia ingenuità,
associavo destra al fascismo, e fascismo a machismo.
Era un'altra destra, quella americana: destra di miliardi,
di industrie d' armi e di petrolio, parassita del potere
politico democratico.
Ora, lo scandalo Pagegate mi rende definitivamente chiare
quelle parole.
L'ex agente della CIA con la camicia di nylon appesa me
ne parlava con odio.
Da giovane marine, molto di destra, era stato avvicinato
da gente che gli aveva chiesto: «Che cosa sei disposto
a fare per la tua patria?».
Tutto, aveva risposto.
Gli lasciarono intendere che «la patria» poteva
chiedergli cose illegali: ingenuo, accettò.
«Mi sono trovato a fare cose orribili», disse.
E tacque.
Imprecò ancora contro «il ring omosessuale
pedofilo di estrema destra» che deteneva occultamente
il potere in USA, aveva abusato del suo patriottismo, che
l'aveva in qualche modo violentato da giovane.
Oggi, dopo anni ed anni, posso dire che lo scandalo Pagegate
conferma ciò che mi raccontò la barba brizzolata,
e che mi parve una trama da giallo «hard boiler»
di serie B.
Oggi so che tutto, anche il mega-attentato alle Twin Towers,
viene da quell'anello «di omosessuali di estrema destra»
che ha oggi più potere che mai.
Anzi, mi sono convinto che l'omosessualità non è,
per costoro, primariamente uno spontaneo piacere: è
una «qualificazione» richiesta per poter accedere
ai loro piani di potere.
Sono certo, senza averne prova, che i candidati a certe
cariche istituzionali altissime, sovrannazionali o finanziarie,
debbano superare la «prova iniziatica» di atti
pedofili.
Tali atti vengono ripresi, e restano come documento di ricatto
permanente: il candidato viene legato così ai segreti
innominabili del «ring».
Ma c'è ovviamente di più: compiendo atti di
stupro su bambini, il candidato si dimostra pronto a fare
«qualsiasi cosa», a superare ogni limite, a
tradire ogni innocenza, e persino se stesso.
Una vera adesione a «Satana e alle sue pompe».
Per questo, spero ma non credo che lo scandalo Pagegate
porti alla rivelazione e alla vergogna di questo «anello».
Perché l'anello si estende dovunque, è trasversale,
e il suo crollo comporterebbe il crollo del sistema di potere
occulto mondiale in quanto tale.
Jimmy Carter, a suo tempo, licenziò un migliaio di
agenti della CIA che, sfuggiti ad ogni controllo in Vietnam,
avevano fatto «cose orribili» (decine di migliaia
di torturati, e migliaia di morti sotto tortura) per «patriottismo».
Per patriottismo si erano dati al commercio dell'oppio dei
Meo, avevano fondato persino una banca in Australia per
riciclare i proventi.
Il capo di quella rete era Ted Shackley, soprannonimato
«l'angelo biondo».
Ma il loro referente politico, il capo della CIA di allora,
si chiamava Geroge Bush, il padre; si dice che Bush si fosse
gettato ai piedi di Carter, implorando di restare al suo
posto.
Carter lo mandò via comunque.
Ma non rese noto lo scandalo, non era possibile: gli USA
stessi sarebbero crollati.
Un'aggiunta apparentemente senza relazione.
A chi mi accusa di avercela troppo con la nota lobby, di
esagerare, di essere «antisemita», dedico questa
lettera di Tony Judt.
E' uno storico anglo-ebraico di fama mondiale, collaboratore
fisso della New York Review of Book, e direttore dell'Eric
Maria Remarque institute.
Ecco che cosa ha scritto al New York Sun del 4 ottobre (2):
«Avrei dovuto parlare stasera a Manhattan, su invito
di un gruppo chiamato 'Network 20/20' che comprende giovani
imprenditori, ONG, docenti accademici, eccetera, americani
e di diversi Paesi. Il tema: 'La lobby israeliana e la politica
Estera USA'. Le conferenze si tengono, come sempre, presso
il consolato polacco a Manhattan».
«Ma ho appena ricevuto una telefonata dal presidente
di Network 20/20: l'incontro è stato cancellato perché
il consolato di Polonia è stato minacciato dall'Anti-Defamation
League. In una serie di telefonate Abe Foxman, il presidente
della ADL, ha intimato loro di non ospitare nessuna riunione
in cui c'entrasse Tony Judt. Se non rinunciavano, ha avvisato,
egli avrebbe smascherato la collaborazione di polacchi con
antisemiti anti-israeliani (ossia il sottoscritto) su tutte
le prime pagine di tutti i quotidiani della città
- cito in modo indiretto. Si sono piegati, e Network 20/20
è stato costretto a cancellare l'incontro».
«Comunque la pensiate sul Medio Oriente», conclude
Tony Judt, «io spero che troviate la cosa grave e
paurosa come la trovo io. Questi sono, o erano, gli Stati
Uniti d'America».
Telefonate del genere arrivano ogni giorno, migliaia di
volte, a tutti i politici, direttori di giornali, banchieri
del mondo.
L'intimidazione e la minaccia è parte integrante
del potere della lobby, è il suo modus operandi.
Minacciano di togliere i fondi pubblicitari ai giornali,
campagne mediatiche che rovinano la reputazione, blocco
di crediti.
Il professor Steven Jones, il fisico che ha ipotizzato che
nelle Twin Towers fosse stata usata termite per fondere
le colonne d'acciaio, è stato per questo sospeso
dalla sua università, la Brigham Young dello Utah:
donatori munifici avevano telefonato al rettore minacciando
di cessare le donazioni.
Succede in America, ma anche in Italia, in Germania, in
Francia: e sempre dietro le quinte.
La democrazia viene distorta, voci importanti vengono rese
mute e informazioni ed idee sottratte al dibattito pubblico.
Senza difesa né consapevolezza del pubblico.
Invariabilmente, gli intimiditi e minacciati si piegano.
Siamo grati a Tony Judt perché, per una volta, la
verità è emersa.
Stati Uniti d'America, oggi Quarto Reich.
Maurizio Blondet
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Note
1) Patrick Martin, «The Foley affair: a snaposhot
of the depraved state of american politics», World
Socialist Website, 4 ottobre 2006.
2) Ira Stoll, «Poland abruptly cancels a speech by
local critic of the jewish state», New York Sun, 4
ottobre 2006.
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