Cresce il numero dei quattordicenni che fanno uso di droghe pesanti

 

TORINO
L'Arco di Santa Margherita (foto Toiati)Luca ha 14 anni, e fino all’inverno scorso utilizzava la sua paghetta - 10 euro la settimana - per comprarsi a rate un videogioco della Playstation. Poi la consolle ha cominciato a impolverarsi, perché Luca non tornava più a casa, all’una, dopo la scuola. Passava i suoi pomeriggi ai giardinetti in compagnia di un gioco nuovo, dove il nemico prima ti fa divertire e poi ti uccide, lentamente, giorno dopo giorno: Luca si faceva, in compagnia di altri amici più grandi, di crack e cocaina e magari ci beveva sopra qualche Corona dalla bottiglia. Mentre i cd che aveva a casa si velavano di polvere bianca e diventavano inservibili.

«Venti euro a dose, ma anche quindici se sei un buon cliente - spiega Andrea Bellini, sociologo di strada, in forza all’Onda 1, operatori nuove droghe Asl 1 Torino, il servizio dedicato ai giovani sotto i 30 anni vittime della tossicodipendenza - il che, unito al fatto che ormai la cocaina è considerata una specie di eccitante senza effetti collaterali, che facilita la vita e non genera dipendenza, ecco spiegato il motivo per cui ci sono sempre più ragazzini giovani, anche appena usciti dalle medie che diventano cocainomani».

I genitori non ci credono
Il fenomeno è scandito da cifre a dir poco preoccupanti. «Basti pensare al fatto - commenta Paola Burroni, primario del Sert all’Asl 1 che ha presentato l’ultima ricerca in materia, due giorni fa, alla commissione Pari Opportunità di Palazzo civico - che al momento i giovanissimi schiavi della coca e del crack con età compresa fra i 14 e 17 anni in cura al servizio Onda 1 sono una quindicina. E per un paziente che viene da noi ce ne sono molti altri che sono agganciabili». I genitori molto spesso non credono alla realtà che hanno sotto gli occhi, a quello che spiegano loro i medici e tendono a sottovalutare il problema o a respingerlo: «Anche se sono stati chiamati dalla Prefettura - aggiunge il medico psichiatra Nadia Gennari - perché il loro ragazzino è stato fermato con lo stupefacente in tasca, la prima reazione è proprio quello di pensare che è stato vittima di uno scherzo e che comunque non è lui quello che buca le bottiglie di acqua minerale vuote per fumarci il crack dentro o fa fuori l’ammoniaca dal mobiletto del balcone perché serve a diluire la droga. Loro non ci credono». Poi però, quando si accorgono che loro figlio è cambiato - spiegano ancora gli esperti del centro di via Farinelli 40/1 - si addormenta a fatica, la mattina non si alzerebbe mai e soprattutto si irrita per un nonnulla allora capiscono che forse è successo qualcosa».

L’identikit
Il baby-cocainomane non è facilmente riconoscibile. «E’ ormai una droga trasversale che va oltre gli ambienti agiati - racconta ancora il primario Paola Burroni - e poi la si può trovare in discoteca come fuori dalle scuole o ai giardinetti. Il problema è che erroneamente viene considerata meno pericolosa dell’eroina. E invece di cocaina si muore ed è bene che i genitori si mettano in allarme subito». Aggiunge: «Il fatto poi che sia una sostanza usata per divertirsi, ma anche per lavorare, la rende molto vendibile. L’uso, poi, ne permette un’assunzione graduale che rassicura anche i più timorosi».

Il percorso di recupero
L’équipe che si prende carico di questi giovani è composta di sette persone: due medici, due psicologi, due educatori professionali, un sociologo. E il percorso nasce quasi sempre dalla segnalazione della Prefettura: «Quando un baby-cocainomane viene colto sul fatto - racconta la psichiatra Nadia Gennari - scatta il provvedimento della Prefettura con il ritiro dei documenti. A quel punto vengono convocati i genitori cui viene indicato il percorso più adatto per recuperare il ragazzo».
La cura è sia farmacologica sia psicologica, vale a dire che il ragazzo-bambino viene prima agganciato da un operatore di strada, poi viene, insieme con i genitori, convinto a frequentare il centro di Onda 1: «Noi siamo molto vicini ai giovani e cerchiamo di avvicinarli anche con una pagina su MySpace - racconta lo psicologo Filippo Bellavia - e poi distribuiamo i nostri volantini all’uscita delle discoteche. L’unico modo per aiutare quei genitori che non sono in grado di fare da contenitori ai bisogni dei loro figli, è questo: parlare lo stesso linguaggio di questi ragazzi, convincerli che siamo dalla loro parte»

 

Barroso e i laici muratori
Partite le grandi manovre per la giostra delle nomine europee.
Barroso è di nuovo al centro delle indiscrezioni e delle voci di corridoio, pettegolezzi e notiziole di ogni tipo.  E' del tutto normale quando si avvicina il momento delle Grandi Decisioni. Ma questo non toglie che si possano trarre spunti per costruire pensieri curiosi.

 Che il presidente della Commissione punti a un reincarico l'anno venturo per altri cinque anni di mandato è una delle prime cose che ho sentito dire quando sono arrivato qui quasi due anni fa.  La novità è che ora sarebbe tentato dalla possibilità di diventare lui presidente dell'Unione, con un cumulo di cariche che i Trattati sembrano permettere. 

 Per questo deve fare attenzione. Su tutti i fronti.  Si è assicurato con Sarkozy dando alla Francia l'ambìto portafoglio Giustizia che era italiano, così ora Parigi può tenere un occhio sulle politiche migratorie proprio come voleva l’Eliseo. Ha stretto già un patto con Berlusconi, accettando Tajani e cucendo l'intesa che porta l'Italia alla responsabilità del Trasporti, molto gradita al cavaliere. E' un uomo abile, Barroso. Sa quello che deve fare, sa che ha bisogno di consensi globali, sa che ogni cosa ha un suo prezzo.

 Così non è forse un caso che qualche giorni fa abbia ricevuto Michel Payen, presidente della federazione francese detta le Droit Humain, una delle principali logge massoniche transalpine di radice "liberale e adogmatica". L'organizzazione ha anche diffuso un comunicato per sottolineare il tempo, l'attenzione e il sostegno che il portoghese le ha rivolto. Cito: "La delegazione ha ricevuto dal presidente Barroso le assicurazioni del suo attaccamento alla spirito della laicità e al principio della separazione della religione dalla Stato". Barroso per la cronaca è un popolare cattolico.

 L'incontro è assolutamente inedito nel suo genere. Il segnale è chiaro. Il potere e la politica stanno preparando la grande tornata di nomine del 2009, nuovo presidente Ue, nuovo parlamento e nuova Commissione. Barroso, cattolico e popolare, non ha intenzione di rinunciare ad alcuna carta.

 Prepariamoci per un anno interessante, con la speranza che non si parli solo delle malefatte dell'Italia che la prossima settimana saranno al centro dell'agenda. Lunedì, le previsioni economiche di Almunia diranno che la nostra economica è debole e in ritardo. Mercoledì saremo stangati per non aver applicato i diktat sui rifiuti a Napoli. Talvolta è dura essere dei nostri anche per chi, ricordando Flaiano, fa della nostra nazionalità una professione.