
Il dramma delle invasioni e la difesa della Patria
Un pericolo enorme e urgente è quello della immigrazione extraeuropea
su larga scala. Questa immigrazione in gran parte, ma non solo, islamica
costituisce ormai una vera e propria invasione di massa, uno tsunami demografico,
che però gli italiani, cosi come molti altri europei, percepiscono
quasi esclusivamente quando vengono colpiti direttamente (nell’assegnazione
delle case popolari, nella ricerca di un posto di lavoro, nella
sicurezza del proprio quartiere ridotto a terra di nessuno dalla criminalità
straniera, ecc) o al massimo, in modo parziale e settoriale, vale a dire a livello
di stabilità sociale, di sicurezza, di violazione della legalità, oppure
a livello di minaccia per l’integrità etnica e culturale o ancora per quella
della fede religiosa, ecc. Solo Forza Nuova ha una precisa visione organica
dell’insieme che collega e riassume in se tutti gli aspetti della minaccia
e al tempo stesso una proposta che costituisce l’unica soluzione per la
sopravvivenza del nostro popolo: il rimpatrio, umano certo, ma rapido e
totale, di tutti gli extraeuropei, legali e illegali, islamici e non, integralisti
e moderati. Dobbiamo inoltre ribadire che, se si vede la questione da un
punto di vista della sopravvivenza e del destino della nostra nazione, la
discriminante tra immigrati non può essere quella tra “regolari” e “clandestini”
e neppure quella tra “chi lavora” e “chi non fa niente” perché la
prima è una distinzione burocratica e amministrativa mutevole nel tempo
e dipendente dalla classe politica di governo che può concedere o revocare
le regolarizzazioni mentre la seconda esiste anche tra gli stessi italiani
ed è esclusivamente utilitaristica in senso bassamente liberale.
La vera discriminante è solo tra gli immigrati che possono essere integrati
nel nostro popolo senza snaturarlo in senso etnico, religioso o culturale
e quelli che, indipendentemente dalle loro intenzioni soggettive, compromettono
il futuro del popolo italiano. I figli di europei cristiani che
crescono in Italia possono diventare veri italiani (sempre che vogliano
sinceramente esserlo) e lo stesso, a maggior ragione, vale per stranieri di
origine italiana. Ben diverso è il caso degli extraeuropei, soprattutto, ma
non solo, quelli di religione islamica o comunque non cristiana che, come
insegna la storia, tendono a scontrarsi con gli europei in modo collettivamente
istintivo cioè, ribadiamo, in modo indipendente dalla propria
volontà soggettiva e momentanea. Del resto altrettanto collettiva e istintiva
è stata nei millenni la reazione degli italiani. Le grandi intrusioni di
popoli extraeuropei sono state alla fine sempre respinte dall’Italia (pensiamo
a Cartaginesi, arabi e turchi lungo le nostre coste) mentre quelle
di altri europei come Goti e Longobardi, sono state alla fine assorbite e
assimilate (seppure dopo fasi di transizione dolorose e anche questo deve
far riflettere).
Il nuovo regime capitalcomunista non potrà che esasperare ulteriormente
l’invasione, aprendo ancora di più le frontiere, dando agli invasori spazi
sociali, case e lavoro a scapito degli italiani, il diritto di voto, lo spazio
per le moschee, ecc. La drammaticità della situazione non permette
tentennamenti e indecisioni registrati nel passato in certi ambienti “di
destra” imborghesiti o malati di intellettualismo astratto. Forza Nuova
si deve inserire in tutti i frangenti di crisi generati dall’invasione in atto,
difendendo il diritto alla casa e al lavoro degli italiani, la loro tradizione
culturale e religiosa, le loro città e quartieri. In altri termini, FN si pone
a difesa della Patria e dei suoi confini naturali. Confini intesi non come
sterile puntiglio irredentistico patriottardo da sciovinismo ottocentesco,
ma piuttosto come limiti di sicurezza della sfera vitale del nostro popolo
aggredito da molteplici direzioni.
Difesa della Patria significa oggi anche opporsi all’invasione economica
dei prodotti cinesi (sfornati da un sistema che applica ormai da molti anni
il capitalcomunismo schiavistico più spietato) che minacciano l’ economia
italiana a tutti i livelli. Ma alla stessa stregua, significa anche opporsi,
per fare altri esempi, all’invasione dei prodotti alimentari nordafricani e
a quella dei capi d’abbigliamento prodotti da multinazionali spietate e
arroganti che sfruttano il lavoro schiavistico o semischiavistico del terzo
mondo.
E ancora, la politica forzanovista di difesa della Patria implica l’opposizione
contro il rullo compressore mediatico cosmopolita e contro le sette
di ogni tendenza e provenienza che minacciano la cultura italiana. Il proliferare
di logge e sette, in particolare, è insieme sintomo e fattore di accelerazione
del processo di disgregazione del nostro tessuto nazionale. Si
inserisce in questo contesto la difesa della identità cattolica, vera anima
viva della nostra cultura, trincea di difesa contro tutte le tendenze disgregatrici
dello spirito, siano esse “americane”, orientaleggianti o esotericomassoniche.
D’altra parte certe tendenze iperecumeniche di una parte del
clero rappresentano un ulteriore fattore disgregante della nostra cultura
nazionale, una sorta di cavallo di Troia.
Se il ripristino del Concordato stipulato in tempi di solidarietà e ordine
nazionali resta un punto di riferimento imprescindibile a lunga scadenza,
questo, dovendo per definizione essere stipulato da due parti , Stato e
Chiesa, implica oggi non una ma almeno due rivoluzioni in senso positi
vo: appunto, una nello Stato e una nella Chiesa e non potrà realizzarsi a
pieno in mancanza di tali presupposti. Naturalmente, non possiamo attendere
questa doppia rivoluzione per difendere la nostra identità di nazione
cristiana cattolica. La nostra azione sul piano sacrale e religioso deve
svilupparsi in tutta la sua ampiezza, con o senza l’assenso di gerarchie
spesso confuse. Il nostro obiettivo in campo religioso è quello di ridare
Dio all’Italia e l’Italia a Dio, piaccia o non piaccia a certi “cattolici”


