L’alt alla sperimentazione della pillola
abortiva Ru486 imposto dal Ministro della Sanità
sarebbe una reazione cattolica “alla pretesa delle
donne di abortire senza un’adeguata dose di sofferenza”
secondo Miriam Mafai. “Un accanimento contro le donne”
secondo Barbara Pollastrini esponente DS. Dunque “le
donne italiane” pretendono il diritto all’aborto
chimico e il potere si accanisce contro “le donne”.
Parrebbe, a leggere i quotidiani, che queste signore, insieme
ad altre, come Margherita Boniver (membro del governo) che
parla di “ennesimo tentativo di colpevolizzare le
donne”, insomma un esiguo drappello di femministe
di lungo corso senza ricambio generazionale, rappresentino
l’intera popolazione femminile italiana.. che insorge
contro l’obbligo dell’aborto chirurgico, là
dove è ormai possibile prendere una pilloletta e
risolvere il “problema” in maniera più
soft.
Emerge, tra le righe, l’apprezzamento per questo metodo
d’aborto che farebbe soffrire di meno e, perciò,
sarebbe oggetto di veto catto-reazionario. Una ragazza in
ascolto impara, così, che esiste un modo di interrompere
la gravidanza “semplice”, mandando giù
una pillola e che, invece, la si vuol costringere alla sala
operatoria, in una mistica del dolore.
Quanto invece Mafai, Pollastrini e Boniver varie non dicono
è che quella pillola ci mette ben tre giorni a liberarti
del figlio che aspetti. La prima dose blocca i recettori
del progesterone, l’ormone che sviluppa il tessuti
uterino. Quando, 48 ore dopo, l’embrione è
morto, la seconda parte del trattamento ne provoca l’espulsione.
Il tutto in tre giorni, per un’agonia dentro sé
stesse. Tre giorni che possono essere interminabili per
tutte le donne che a quell’aborto sono arrivate magari
per solitudine, o paura, o povertà, ma sanno che,
comunque, ciò che stanno perdendo è un figlio,
per quelle che chiamano le cose con il loro nome. Davvero
conta così poco ciò che passa nei pensieri,
e nei più intimi processi ormonali e fisici, di una
donna in quel silenzioso attendere che la vita che stava
crescendo dentro, eliminata chimicamente, abbandoni il corpo?
Perché dire questa ennesima bugia a una generazione
di ragazze, che, non sapendo, penseranno all’aborto
in pillola come a un qualcosa di più sopportabile,
e saranno magari tentate - non sapendo – di usarlo
come un anticoncezionale di emergenza?
L’altra mistificazione, stà in questa pretesa
del drappello di tardone femministe di parlare a nome di
tutte le donne; la sottesa affermazione di essere portavoce,
da nessuno nominate, dell’universo femminile tutto.
Come se tutte le donne, in quanto tali, fossero schierate
dietro di loro. Ci ricorda l’appello di Emma Bonino
prima dell’ultimo referendum: “Le donne portino
mariti, figli, fratelli a votare”. A votare come la
Bonino sottinteso! Immaginando ancora questa monade femminile
obbediente ai dogmi marci del tardo femminismo!
E, il giorno dopo, qualcuno a lamentarsi: “Le donne
non hanno capito; le donne ci hanno tradito”. In realtà,
quelle donne avevano capito benissimo, e semplicemente non
si riconoscevano né in quella battaglia né
nelle presunte rappresentanti del modo femminile. Dietro
alle megere del femminismo e dell’aborto a oltranza
(ricordiamo le foto della Bonino che praticava aborti con
una pompa da bicicletta e si esibiva in umor nero sui resti
dei feti chiusi in barattoli della marmellata usati!) sono
rimaste in pochissime. Oggi, le donne, cattoliche e laiche,
hanno precise convinzioni sulla maternità. Ci sono
e sono tante,quelle che hanno abortito e vorrebbero non
averlo mai fatto.Ci sono quelle che non sanno ancora e a
cui non è giusto raccontare storie di aborti “semplici”.
Quando sentiamo una strega ergersi a parlare a nome delle
donne, zittiamola; ci perderà la democrazia ma ci
guadagneranno le donne e la vita!