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“Colui che dal primo istante del concepimento vive nella madre è uomo; egli è titolare di una vita che non è riducibile alla vita della madre.
Egli è portatore di un’irripetibile definizione e di una perfetta unicità cromosomico-genetica.
Egli è autonomo in tutte le sue funzioni vitali.
Fin dal concepimento, il principio del suo essere e del suo vivere non è quello che mantiene nell’essere e nella vita la madre.
Egli può morire indipendentemente dal vivere della madre.
Egli può vivere indipendentemente dal morire della madre.
Egli è un nuovo e singolo vivente della specie umana, ossia una nuova, autonoma e singola persona umana.
Fin dal concepimento e lungo tutta la durata della gestazione la nuova persona umana che è sorta all’essere avrà bisogno soltanto di nutrimento per stare nella vita, per estendere progressivamente il campo della sua autonomia e della sua signoria, per esplicare fino alla nascita e fino alla morte le sue virtualità: esattamente come il bambino per diventare adolescente, l’adolescente per diventare adulto, l’adulto e l’anziano per permanere nell’attualità del loro essere.
Uomo fin dal primo giorno, sopprimerlo con l’aborto volontario e diretto è dunque, fin dal primo giorno, un reale ed indiscutibile omicidio: l’omicidio-aborto”
(Agostino Sanfratello)
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