Dobbiamo riparlare di Anna Politkovskaya, la giornalista
di Mosca, fiera critica di Putin, e uccisa a Mosca, probabilmente
da criminali ceceni. Dalla Russia, una preziosa amica ci
manda una preziosa lista dei premi che l'eroica giornalista,
pianta da tutto l'Occidente liberale e democratico, aveva
ricevuto da organizzazioni occidentali tra il 2001 e il
2005.
Premio Walter Hamnius (Berlino), motivazione: «Per
il coraggio civile», 30.000 euro; Premio annuale OCSE
«Per il giornalismo e la democrazia», motivazione:
«Per le pubblicazioni sullo stato dei diritti umani
in Cecenia», 20.000 dollari USA; Premio A. Sakharov
(fondato da Peter Vinsom) «Il giornalismo come azione»,
5000 dollari USA; Premio «Global Award for Human Rights
Journalism» (Amnesty International, Londra), 12.000
sterline inglesi; Premio Artiom Borovik (fondato dalla compagnia
televisiva CBS, si consegna a New York), 10.000 dollari
USA; Premio «Lettres Internationales» (Francia),
motivazione: «Per il libro reportage», pubblicato
in lingua francese, dal titolo «Cecenia - vergogna
della Russia», 50 000 ?ur?; Premio «Libertà
di stampa» («Reporters sans frontières»,
si consegna a Parigi), 7. 600 ?ur?; Premio Wolph Palme (Stoccolma),
motivazione: «Per i risultati ottenuti nella lotta
per la pace», 50.000 dollari USA; Premio «Per
la libertà e il futuro della stampa» (Leipzig),
30.000 ?ur?; Premio «Eroe dell'Europa» (giornale
Time), motivazione: «Per il coraggio», compenso
ignoto; Premio «Per il coraggio nel giornalismo»
(Fondo internazionale femminile per la stampa), motivazione:
«Per i reportages sulla guerra in Cecenia»,
compenso ignoto (intorno ai 15.000 ?ur?).
La lista può essere incompleta: contempla solo i
premi di cui si è avuta notizia certa dai media russi.
(1)
Nell'insieme, da queste fondazioni occidentali, la giornalista
ha ricevuto 117 mila euro, più 85 mila dollari, più
15 mila sterline (pari a 21.500 euro).
In Russia farebbero 7 milioni di rubli: una bella somma,
in un Paese dove la paga minima è di 1.100 rubli
mensili (32 euro), un insegnante guadagna tra i 50 e i 140
dollari al mese, e un chirurgo 400 dollari.
In provincia, con 3 milioni di rubli si compra un appartamento
di tre-quattro locali.
Che dire?
Sicuramente la Politkovskaya avrebbe criticato Putin e la
repressione in Cecenia anche gratis.
Resta il fatto che l'eroica giornalista (parlandone da viva,
come si dice) è stata sistematicamente promossa,
esaltata e ben finanziata da «fondazioni» e
gruppi privati occidentali di un certo tipo: significativo
il premio «Artiom Borovik», che si finge russo
ma è invece promosso dalla rete televisiva americana
CBS.
Siamo sicuri che la giornalista era in perfetta buona fede,
non un omologo dell'agente Betulla.
Ma l'elenco dimostra che essa era manipolata, e spiega ancor
meglio il giro di vite che Putin ha stretto contro le cosiddette
«organizzazioni non governative» che in Russia
operano per «la democrazia», «i diritti
umani» e il «libero mercato».
Queste ONG sono, molto semplicemente, agenzie straniere
d'influenza e di sovversione.
Già nel 2004 la Komsomolskaya Pravda, in una sua
inchiesta, aveva identificato una quarantina di associazioni
russe non-profit, di volontariato, nate «spontaneamente»
dalla cosiddetta società civile, che
altrettanto «spontaneamente» erano finanziate
dal National Endowment for Democracy (NED): questa istituzione
americana, che si proclama «indipendente» e
proclama di agire per «rafforzare le strutture democratiche
in tutto il mondo attraverso azioni non governative»,
è in realtà un braccio del potere americano.
Il suo presidente, Carl Gershman, è stato consigliere
nella rappresentanza USA presso l'ONU, ed è un frequente
opinionista sulle pagine della rivista ebraica Commentary
e, naturalmente, del Wall Street Journal, New York Times
e Washington Post.
Fra i suoi direttori figurano una quantità di ex
ambasciatori, fra cui l'ambasciatore Morton Abramowitz;
Michael Novak che è membro dell'American Enterprise
(il noto centro neocon), il celebre Francis Fukuyama, Moises
Naim (Carnegie Endowment for International Peace), e così
via.
Questo istituto così indipendente sovvenziona in
Russia organizzazioni «spontanee» come il Gruppo
Helsinki (guidato da Ludmila Alekseeva), il «Fondo
per la difesa della Glasnost», (A.K. Simonov), il
fondo «Glasnost» (S. I. Gregorianz), il «Consiglio
indipendente per la valutazione giuridica» (M. A.
Poliakova), il «Movimento per i diritti umani»
(L. A. Ponomarev), un'organizzazione con la sigla SIRPP
che fa capo a «La Stampa», una «Agenzia
di Informazione sociale», e un «Centro Panorama».
Quest'ultimo è particolarmente interessante.
Diretto da un tale A. M. Verkhvkij, tale gruppo di volontario
dispone di un «Centro studi e informazione Panorama»
particolarmente sostenuto dalla NED: che gli ha sborsato
40 mila dollari per la costruzione di un sito web e per
la pubblicazione di articoli che mettessero in luce «le
minacce alla democrazia in Russia».
Parte del denaro, secondo la Komsomolskaja Pravda, è
andato a pagare la consulenza di esperti che scrivessero
«sui tentativi dello Stato di controllare la società
civile, sulle crescenti limitazioni alla libertà
di parola e sul ruolo dei valori democratici».
Il Centro Panorama si è specializzato nella denuncia
di fenomeni xenofobi e di antisemitismo in Russia.
Il NED provvede a corsi di formazione per la gestione di
organizzazioni non-profit (traduzione: sulle tecniche di
agitazione e propaganda); per questi, nonché per
l'attività di stampa e propaganda nel mondo, spende
circa 1,2 milioni di dollari l'anno.
Si sa, la «democrazia» Made in USA non ha prezzo.
In ogni caso, questa informazione è utile a mettere
in prospettiva l'attacco che i giornali italiani hanno sferrato
a Putin per le sue recenti esternazioni al vertice europeo
in Finlandia.
Gli europei là riuniti hanno obbedito ad ordini -
impartiti da settimane dalle pagine del Financial Times
e dal Wall street Journal - di rimproverare per l'ennesima
volta a Putin «l'assenza di democrazia» e di
«diritti umani», la «corruzione»,
la «criminalità», eccetera.
Queste punzecchiature anti-diplomatiche non sono ovviamente
nell'interesse dei cittadini della UE, che hanno bisogno
del gas russo più di quanto la Russia abbia bisogno
di noi; dunque sono la prova che gli eurocrati obbediscono
ad altri padroni, e sono disposti al suicidio politico per
servire i poteri forti che sappiamo.
La reazione di Putin, abrasiva come è il suo stile,
è stata: non accetto lezioni di democrazia da Paesi
come la Spagna, in cui molti sindaci sono sotto inchiesta
per corruzione; o dall'Italia, dove è nata una parola
come mafia.
Avrebbe potuto aggiungere che Paesi della NATO, complici
con gli USA in Iraq di una catastrofe umanitaria senza precedenti
ormai vicina al genocidio (650 mila morti ammazzati, quasi
2 milioni di profughi) non hanno titolo per dare lezioni
sui «diritti umani» a chicchessia.
Vladimir Putin si è comportato da uomo di Stato,
che all'estero non accetta critiche alla sua patria. Fateci
caso: l'esatto contrario di Romano Prodi.
Che, in visita a Madrid, intervistato da El Pais, anziché
dedicare l'intervista ai rapporti italo-spagnoli, ha sputato
veleno contro i media italiani, ha denunciato un complotto
della Confindustria contro di lui, ha accusato l'intero
popolo italiano di evasione fiscale e di corruzione.
E' questo che non si fa all'estero, da parte di un uomo
di Stato.
Putin dunque ha fatto bene, sapendo che l'attacco è
concentrico e obliquo: per lo più, ogni sua parola
viene deliberatamente travisata dai media occidentali, esattamente
come fanno quando Ahmadinejad parla di Israele. Tenete presente
questo, e poi andate pure a leggere Il Corriere.
Titoli: «Putin attacca l'Italia, è culla della
mafia».
Da segnalare soprattutto il pezzo: «Incalzate Putin»,
firmato da Bernard Henry Lévy, come volevasi dimostrare.
Questo philosophe che sostiene uno Stato genocida e razzista,
vuole, anzi ordina, che noi europei incalziamo Putin perché
la democrazia russa non è impeccabile; e perché
c'è là una corruzione e una criminalità,
in gran parte suscitate dalle manovre occidentali che ai
tempi di Eltsin prescrissero ai russi il «passaggio
istantaneo al capitalismo».
Lèvy ordina, e i nostri governanti obbediscono.
Stupidamente, a una cena diplomatica, e inutilmente.
E contro i nostri concreti ed evidenti interessi.
Suicidi per Giuda.
Maurizio Blondet
Note
1) Fonte: http://vokruginfo.ru/news/news15655.html
Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.