Toni Brandi
11/05/2006
Un condannato a morte qualche istante prima dell'esecuzione.
WASHINGTON - «Il mondo non può ignorare l’esistenza
dei LAOGAI».
Con queste parole l’onorevole Nancy Pelosi, capogruppo
del Partito Democratico al Congresso USA, ha aperto la Conferenza
Internazionale su «I GULAG E I LAOGAI» che si
è svolta a Washington il 4 maggio 2006.
La Conferenza è stata organizzata dalla FONDAZIONE
LAOGAI e patrocinata dal Comitato dei Diritti Umani del
Congresso USA, dall’Organizzazione «Freedom
House» e dal Memoriale Robert F. Kennedy.
L’onorevole Pelosi ha anche ricordato l’approvazione
della Risoluzione Wolf, da parte del Congresso USA, con
una maggioranza di 413 voti a 1, lo scorso 16 dicembre.
La Risoluzione Wolf denuncia e condanna il sistema repressivo
dei LAOGAI.
I LAOGAI sono in Cina i campi di concentramento - almeno
mille, oggi - dove sono costretti a lavorare, in condizioni
disumane, milioni di uomini, donne e bambini a vantaggio
del Partito Comunista Cinese e di numerose multinazionali
che investono o producono in Cina.
Nel suo intervento, Harry Wu, presidente della FONDAZIONE
LAOGAI, ha ricordato al pubblico presente che, mentre i
lager nazisti furono chiusi nel 1945 ed i GULAG sovietici
sono in disuso dagli anni ‘90, i LAOGAI cinesi sono
tuttora operanti.
Ha spiegato Harry Wu, che «i LAOGAI, creati da Mao
Zedong nel 1950, furono organizzati e strutturati sul modello
dei GULAG sovietici».
Il campo-prigione di Qincheng fu uno dei primi progettati
e venne disegnato, costruito e finanziato con l’aiuto
dell’Unione Sovietica.
«Almeno 50 milioni di cinesi hanno sofferto nei LAOGAI
e milioni vi soffrono ancora oggi».
Harry Wu, nato a Shangai nel 1937, è stato detenuto
in diversi LAOGAI per 19 anni.
Emigrato negli USA nel 1985, ha fondato la Fondazione di
ricerca sui LAOGAI (Laogai Research Foundation) nel 1992
ed ha deciso di consacrare la sua vita alla ricerca ed alla
diffusione di notizie sui LAOGAI e sulla continua violazione
dei diritti umani in Cina.
La vita nei LAOGAI è tuttora orribile.
I pestaggi e le torture sono all’ordine del giorno.
Frequenti le scariche elettriche e la sospensione per le
braccia.
Ricordiamo che Manfred Nowak, rappresentante della Commissione
contro la tortura delle Nazioni Unite, che ispezionò,
nel dicembre del 2005, alcune prigioni in Cina, denuncia
il continuo abuso della tortura chiedendo al governo di
Pechino anche di eliminare le esecuzioni capitali per crimini
non violenti o per ragioni economiche.
Nel suo rapporto, del 10 marzo 2006, denuncia anche le confessioni
estorte con la tortura.
Storici, scrittori ed esperti sono intervenuti durante la
Conferenza su «I GULAG e i LAOGAI».
Lee Edwards, presidente della Fondazione delle vittime
del comunismo, ha annunciato che la costruzione del monumento
alle vittime del comunismo, stimate in circa 200 milioni,
sarà iniziata questa estate a Washington, «perchè
la verità passata e presente sui crimini del comunismo
va raccontata e ricordata».
Joel Kotek, autore del libro «Il Secolo dei Campi»,
ha denunciato i LAOGAI.
La scrittrice e giornalista Anne Applebaum ha informato
i presenti sulla struttura e la storia dei GULAG.
Dopo il 1989 gli archivi di Mosca hanno, infatti, fornito
molte informazioni sul numero dei campi (476 sistemi di
campi), sul numero dei detenuti dei GULAG (circa 29-30 milioni)
e sul fatto che numerosi campi nazionalsocialisati, come
Buchenwald e Sachsenhausen, furono riaperti dai sovietici
ed usati per imprigionare oppositori politici e religiosi
di numerose nazionalità.
Molte sono le somiglianze tra i GULAG ed i LAOGAI come la
tortura, la denuncia degli amici, il lavoro forzato ed il
ricatto del cibo per costringere i detenuti al lavoro, ha
osservato lo storico Dieter Heinzig.
Secondo lo stesso oratore, la principale differenza tra
i GULAG ed i LAOGAI e’ la «riforma del pensiero»
ossia il sistematico lavaggio del cervello del detenuto
nei LAOGAI, sistema ideato da Mao Zedong già nel
1937.
La «riforma del pensiero» si attua mediante
l’indottrinamento politico quotidiano e mediante l’autocritica.
«Questa autocritica» ha spiegato Dieter Heinzig,
«ha luogo davanti ai sorveglianti ed agli altri detenuti
ed è finalizzata a riformare la personalità
di chi si auto-accusa».
Si tratta di una vera e propria «riprogrammazione
del cervello» ha precisato, durante il dibattito,
Harry Wu. Innanzitutto si devono elencare ed analizzare
le proprie colpe.
Successivamente ci si deve accusare pubblicamente di averle
commesse, procedendo alla riforma della propria personalità,
per diventare una «nuova persona socialista».
Oltre alla stampa, ricercatori, collaboratori ed amici
della Fondazione, al Convegno erano presenti numerosi sopravvissuti
dei LAOGAI.
Palden Gyatso, lama tibetano, che ha trascorso 33 anni nei
LAOGAI.
Rebya Kadeer, musulmana uighura dello Xinjiang, imprigionata
per 6 anni, che ha raccontato le sofferenze e le persecuzioni
contro i musulmani uighuri.
Molto commovente è stato l’intervento della
religiosa tibetana Ama Adhe, detenuta nei LAOGAI per 27
anni.
I crimini commessi contro il popolo tibetano sono orrendi.
Migliaia di monasteri tibetani sono stati distrutti e di
centomila monaci ne rimangono seimila.
«Il regime comunista cadrà!» ha gridato
Lu Decheng, uno degli studenti di piazza Tianamen che ha
passato quasi dieci anni nei LAOGAI, fino al 1998.
Solo recentemente Lu e’ riuscito, anche grazie al
governo tailandese, ad espatriare in Canada.
Xu Wenli invece è stato imprigionato nei campi di
lavoro forzato per 16 anni, per avere cercato di organizzare
il Partito Democratico Cinese.
Molto determinato ed impressionante l’intervento di
Wu Yashan, nato in Manciuria ed ex soldato dell’Armata
Popolare Cinese. Ingiustamente accusato di essere «di
destra» fu imprigionato nei LAOGAI per quasi 20 anni.
Harry Wu ha infine reso omaggio a tutte quelle persone
che ancora oggi rischiano la vita per ricercare informazioni
e notizie sui detenuti ed i prodotti dei LAOGAI.
Alla conclusione della conferenza è intervenuta Jeane
Kirkpatrick, ex ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, che
ha incoraggiato tutti i presenti a continuare la battaglia
per la libertà contro il comunismo che miete vittime,
incessantemente.
La tragedia dei LAOGAI e’ attuale!
I LAOGAI sono operativi oggi!
Questi campi di lavoro forzato coprono ogni settore merceologico
ed incrementano la loro produzione a ritmi esponenziali,
soprattutto, nell’esportazione.
Si può ragionevolmente ritenere, quindi, che la tanto
decantata «competitività cinese» nasce
dal lavoro forzato.
Inoltre, i LAOGAI sono solo un particolare dell’attuale
realtà cinese e della «pedagogia del terrore»,
coperta da «segreto di Stato», che, in Cina,
ancora oggi, si pratica.
Decine di migliaia di esecuzioni di massa davanti a folle
appositamente riunite.
Migliaia di organi espiantati dai condannati a morte e venduti
con alti profitti.
Collagene preso dalla pelle dei morti per produrre cosmetici.
Decine di migliaia di aborti e sterilizzazioni forzate.
Persecuzione sistematica contro i credenti di tutte le religioni
e abuso della psichiatria a scopo repressivo politico.
Queste sono le realtà della Cina oscurate e/o rimosse.
Se ne parla poco per non disturbare i commerci internazionali.
Parliamone!
Toni Brandi
coordinatore nazionale Laogai Research Foundation
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