Oggi si celebra a Milano un dibattito serio sul genocidio
degli armeni. Una buona occasione per infrangere un tabù.Ma
qualche volta bisogna spazzare via le foglie secche dell'oblio,
anche se sotto troveremo sangue secco e scheletri di bambini.
È stata la prima immensa strage del 900. Ci appartiene.
Forse gli armeni sono un indizio del nostro destino. Furono
eliminati per odio religioso e razziale dai musulmani turchi.Incredibilmente,
da noi, il dibattito sull'ingresso della Turchia in Europa
ha scordato questo particolare, che pesa sulla storia come
un macigno. In questi giorni, si è dato un colpo a
quest'Europa della smemoratezza. Speriamo si risvegli, si
ridefinisca a partire dalle radici cristiane. Che pena l'Unione
se per accogliere la Turchia ha bisogno di fare silenzio sui
morti. Gli armeni! Che ne sappiamo? Poco.
A Venezia c'è la loro meravigliosa biblioteca dove
stanno monaci dalle grandi barbe.
Nei film americani sono figure simpatiche di numerosa famiglia.
E'un popolo dalla schiena diritta. Sono stato in Armenia e
ne ho studiato (poco) la storia. Il sole è accecante,
la terra arida. Nella capitale Everan c'è il monumento
dell'orrore, avvolto di pietà, perché gli armeni
coltivano anche il perdono. Popolo grande, ma l'Armenia è
ridotta a un fazzoletto di terra, meno di 30 mila km quadrati,
inferiore alla decima parte dell'Italia, in realtà
meno del 90 per cento del territorio che storicamente le apparterrebbe,
ma è di dominio turco. Che bella gente quella armena.
Vicino a Erevan ci sono le belle montagne del Caucaso. I soldati
usano mimetizzare il casco con rami di rosmarino, che dà
un profumo sopportabile alla realtà dell'abbandono.
I silenzi della Turchia Sono stati abbandonati.
Chiedono che la Turchia chiami le cose con il loro nome, omicidio
l'omicidio, genocidio il genocidio. Invece, ancora di recente,
l'amatissimo (dagli americani e da Berlusconi) Erdogan, si
è irritato quando si è nominato quello che lui
ha definito "il cosiddetto genocidio". Per ragioni
strategiche dovremmo tollerare una Turchia che non sa riconoscere
l'orrore della propria storia? Tirarci in Europa questa realtà
di menzogna? Certe cose si pagano. C'è un libro importante
che ne parla, accusa chi l'ha perpetrato (lo Stato turco)
ma anche le potenze europee (Francia, Gran Bretagna) che hanno
voluto dimenticarlo. Lo hanno scritto Flavia Amabile e Marco
Tosatti ("Mussa Dagh, gli eroi traditi" Guerini
e associati, pagine 154, euro 14). Raccontano di una resistenza
di circa 5mila eroici armeni, che riuscirono a scamparla,
salvati, dopo una battaglia memorabile dai francesi. Si insediarono
alla fine in territorio libero, in Siria. Poi per la ragion
di Stato, francesi e inglesi permisero di nuovo la loro deportazione:
avevano ceduto quella terra ai turchi, onde ingraziarseli.
Si era alla vigilia della seconda guerra mondiale, e la Turchia
serviva; Servì infatti: ma alla Germania di Hitler.
Il quale, il 22 agosto 1939, prima dell'invasione della Polonia
dà l'ordine «di uccidere senza pietà tutti
gli uomini, donne e bambini di razza o lingua polacca».
E tranquillizza i suoi comandanti, sicuro che la storia cancellerà
le tracce della crudeltà. Disse: «Chi parla ancora
oggi dello sterminio degli armeni?». Ecco, chi ne parla
oggi? Sono 90 anni da quel 24 aprile del 1915.
Già nel 1895 gli armeni subirono pogrom da parte musulmana,
ma ci si fermò a 200mila morti. I turchi volevano vedere
se l'Occidente cristiano interveniva: ovvio, lasciò
fare. La Turchia capì che si poteva fare. Finché
vennero al potere i Giovani Turchi, nella crisi dell'Impero
Ottomano. Avevano una ideologia che mescolava nazionalismo,
razzismo e religione. All'inizio della guerra, usarono il
pretesto di non volere tra loro quinte colonne del nemico:
gente cristiana e che desiderava l'indipendenza. Iniziarono
le deportazioni e le inaudite stragi. Amabile e Tosatti ricordano
come siano anche stati stermini religiosi. Lo documentano.
Se uno si faceva islamico salvava la pelle. Non capitò.
Le fotografie che si possono rintracciare digitando sui motori
di ricerca internet "genocidio armeno galleria fotografica"
sembrano strappate all'album dell'Olocausto ebraico, o all'Iraq
di al Zarqawi: decapitazioni, teste infilate sui pali. Ci
furono un milione e mezzo di assassinati. La Turchia dice
di no. Ora che l'Armenia, dopo il giogo sovietico, è
indipendente prova a farsi sentire. Vuole i danni, i beni
confiscati, ma soprattutto vuol sentirsi chiedere scusa. Oggi
in questo Paese sono in tremilioni e mezzo di cui un terzo
vivono nella polverosa capitale, rinfrescata qua e là,
in mezzo ai blocchi di cemento brezneviani, da viuzze imprevedibilmente
verdi. Altri sei milioni di armeni vivono dovunque nel mondo.
A San Lazzaro di Venezia c'è una delle loro comunità,
anche se non ce ne rammentiamo mai. Ed allora proviamo a ricordare.
L'Armenia cristiana Ricordiamolo a noi stessi, mettiamolo
nell'agenda del nostro governo, di sinistra e destra. Nel
cuore del Caucaso c'è un piccolo Stato cristiano. Noi
non lo sapevamo - non sappiamo mai niente di importante -
ma è l'ultima propaggine dell'Europa e dell'Occidente.
Anche se le cartine della geografia dicono Asia, questa è
Europa. Prima che noi diventassimo cristiani, loro lo erano
già. È un cristianesimo che non è cattolico
latino ma non si è mai separato aspramente da Roma:
c'è dai tempi del Vangelo. Gli armeni hanno avuto la
sfortuna di essere abitanti di un territorio troppo strategicamente
decisivo: tra il Mar Nero e il Mar Caspio, difesi dalle montagne
a Nord e a Sud.
Chi possiede questa terra ha in mano il perno dell'Asia e
dell'Europa. I romani avevano già preso sotto di sé
queste terre con Pompeo, nel 69 avanti Cristo. Data dal 301
la decisione di dichiarare il cristianesimo religione di Stato,
primi al mondo. Arrivarono mongoli, turchi, arabi, persiani
e poi ancora turchi, a divorarsela, quindi i comunisti sovietici:
ma questo punto di cristianesimo e di occidente, di valore
dato all'individuo e al popolo che lo difende, ha tenuto.
Si rifugiavano sulle montagne o fuggivano all'estero, portando
con sé i loro libri e trascrivendoli.
La loro cultura è infinita.
Non solo nel senso banale della quantità, ma in quello
strabiliante della forza dell'identità. Questi sanno
chi sono. Per questo sono un patrimonio imperdibile proprio
per noi che non sappiamo più chi siamo ma guardando
loro abbiamo nostalgia. Ora questo popolo, che ha ritrovatimagri
confini, è circondato dall'Islam. Ha preservato una
roccaforte di straordinaria bellezza tra i monti azeri, il
Nagorno Karabakh, ma muore praticamente di fame e di solitudine.
L'agricoltura è la risorsa unica e miserabile in terra
desolata. Scrive il poeta: "Ormai secche le rose e le
violette armene".
Potrebbe passare di qui la via
del petrolio, ma l'America di Clinton, a suo tempo, ha privilegiato
la strada islamica. E l'Europa non sembra accorgersi della
preziosità dell' Armenia . Nella regione degli armeni
c'è l'Ararat biblico, qui nascono il Tigri e l'Eufrate.
C'è la culla morente di noi stessi. Bisogna ricordare.
Le radici cristiane dell'Europa sono lì. Ce lo hanno
insegnato che l'Europa finisce in Caucaso. Occorrerebbe un
lavoro di sostegno politico e diplomatico: gli americani vogliono
la Turchia nell'Unione? Prima la loro Costituzione riconosca
il genocidio. Semmai si porti nell'Ue l'Armenia! Si racconta
che Komitas, il genio musicale armeno, sopravvissuto per miracolo
al genocidio, dopo quella tragedia sia rimasto in silenzio:
per vent'anni, fino alla morte. Noi invece non abbiamo il
diritto di stare in silenzio.