Ci sono fatti lasciati in ombra dalle indagini.
Il clima anticristiano cresce, grazie a menzogne propagate
anche sui giornali. Lo scontro tra chi fomenta il nazionalismo
islamico e chi vuole una Turchia laica e parte dell'Europa.
Ankara (AsiaNews) - E' passato un mese dal
"martirio" di don Andrea Santoro e questo dramma
della Chiesa di Turchia qui sta passando nel dimenticatoio.
Comincia così la testimonianza di un sacerdote che
vive in Turchia e che AsiaNews pubblica anonima, per evidenti
motivi. L'unico segno che è rimasto è la scorta,
assai discreta, dei sacerdoti dell'Hatay o delle chiese
in altre città, come Smirne. Restano invece in ombra
alcuni fatti, che attestano come l'assassinio non sia stato
il gesto isolato di uno scalmanato, ma un evento pianificato
da coloro che non vogliono sentire nemmeno il nome di cristiano
e europeo.
Se è vero che domenica 5 marzo i giornali turchi
hanno parlato della riapertura della chiesa di S.Maria a
Trabzon con la celebrazione eucaristica svolta da padre
Pierre Brunissen venuto da Samsun (oltre 350 km.) e la partecipazione
di una decina di persone, tuttavia alcuni giornali nazionali
continuano a parlare dei missionari e del loro proselitismo,
della distribuzioni di soldi e tante altre illazioni senza
mai specificare l'identità degli interessati. Si
continua così ad insinuare nella testa della gente
che qui la Chiesa sta "convertendo" i turchi e
crea un pericolo!
La Turchia ha oltre 70 milioni di abitanti e tra questi
solo un 150.000 sono cristiani: mi chiedo come un Paese,
laico e democratico, possa avere paura di qualche conversione
mentre viene quanto mai reclamizzato da diversi giornali
il passaggio di cristiani all'islam - specialmente per motivi
di matrimoni di stranieri con locali - che non sono pochi.
Come può un Paese che si proclama non confessionale
e nello stesso tempo rispettoso delle coscienze dei suoi
abitanti, attraverso la stampa, fare questa campagna contro
il cristianesimo come fosse una rovina dell'identità
turca? Il problema è che questo Paese vuole essere
parte integrante dell'Europa, ma nello stesso tempo, con
questi pregiudizi fa riflettere e fa prendere
coscienza agli europei di quanto la Turchia sia lontana
anni luce dagli standard di democrazia e libertà
religiosa vissuta in Occidente.
La Chiesa cattolica è qui solo per testimoniare e
aiutare - anche diventando bersaglio di odio e denigrazione
- coloro che malgrado le difficoltà e le discriminazioni,
vogliono essere fedeli al loro credo evangelico. Se poi
qualcuno trova nel suo messaggio un motivo di speranza e,
quindi, di adesione, non vedo che cosa ci sia di grave e
di pericoloso. La Chiesa predica l'amore e l'unità
degli uomini attraverso Cristo. e la Turchia ha quanto mai
bisogno di questo! Purtroppo anche in questo Paese c'è
l'aggressione delle sette protestanti che creano non pochi
problemi alla confessioni storiche, ma questo non deve essere
un alibi per generalizzare e "sparare nel mucchio"!
Essere cristiano in Turchia non è facile: si è
discriminati in diversi settori - un cristiano non può
essere poliziotto, entrare nei quadri superiori delle forze
armate o nella magistratura - eppure si parla di democrazia!
E solo dall'inizio dell'anno è stata approvata una
legge che permette agli stranieri di acquistare beni - per
abitazioni o luoghi di lavoro - in questo Paese.
Quanto all'assassinio di don Andrea, il caso è stato
"risolto" in pochi giorni con l'arresto di un
quindicenne (non ha compiuto ancora 16 anni) che, attizzato
contro i missionari stranieri che fanno proselitismo, avrebbe
voluto vendicare le caricature su Maometto pubblicate dal
giornale danese. E' la versione ufficiale a cui nessuno
di noi crede. Eppure tutti applaudono alla efficienza della
polizia turca. Don Andrea viveva a Trabzon nella precarietà
e non ci risulta che facesse opera di proselitismo aggressivo,
come vorrebbe fare credere certa stampa, distribuendo dollari
come fosse un magnate americano. Invece, proprio per motivi
economici partecipava di rado alle riunioni del Vicariato
Apostolico dell'Anatolia: non sempre riusciva a sostenere
le spese dei biglietti aerei che doveva prendere (due per
venire e altrettanti per tornare), come diverse volte lui
stesso ha confessato con molto rammarico.
Con don Andrea lavorava una volontaria romana, Loredana,
che è stata testimone del delitto. Da una finestra
del corridoio che porta in chiesa ha visto un giovane, che
non era il quindicenne imputato, che guardava a destra e
sinistra con fare sospetto sulla porta della chiesa e, dopo
pochi secondi, quando è entrata in chiesa, ha visto
solo un braccio e la mano che impugnava la pistola e sparava
da qualche metro di distanza alle spalle di don Andrea,
inginocchiato in preghiera. Il primo proiettile colpì
preciso al cuore, da 3-4 metri. Proprio come da un killer
professionista, mentre il ragazzino considerato colpevole
ha dichiarato di aver imparato a sparare solo al computer:
era la prima volta che impugnava un arma vera. Il secondo
proiettile colpì don Andrea mentre stava cadendo.
Ha sentito distintamente il grido di "Allah ekber"
(Allah è grande) lanciato dal killer che fuggiva,
e non era certo la voce di un adolescente.
Quando dopo mezzanotte il vescovo mons. Luigi Padovese con
l'accompagnatore John sono arrivati in chiesa a Trabzon,
la polizia ha subito mostrato loro l'identikit del presunto
assassino, eppure è accertato che non esistevano
telecamere esterne nei dintorni o eventuali testimoni, come
invece ci hanno voluto far
credere. Come è stato possibile, dunque, tracciare
il profilo di quel volto con così tanta prontezza?
Quello stesso 5 febbraio, però, alle 12.15, alla
fine della messa domenicale - la domenica del delitto avvenuto
intorno alle 15.30-15.45 - la polizia si era recata nella
chiesa dei domenicani a Smirne per chiedere al parroco,
padre Stefano Negro, quante erano le entrate della chiesa,
quanti i fedeli abituali. Gli agenti dissero di far utilizzare
solo il portone principale per entrare ed uscire. come se
avessero sentore di un evento di sangue imminente.
Credo, quindi, che dietro a questo omicidio ci siano motivi
molto seri: si è ucciso un sacerdote - forse quello
che era più facile colpire - per creare problemi
all'attuale governo favorevole a dialogare con l'Europa
per un'eventuale adesione ad essa. Si è trovato un
capro espiatorio in un minorenne che fra qualche anno potrà
tranquillamente ritornare in libertà, come stabilisce
la legge. Appena appresa la notizia dell'uccisione molti
di noi hanno profetizzato: "vedrai che adesso salterà
fuori che il colpevole è un minorenne!". E questa
è stata una riflessione automatica di tanti cristiani.
In Turchia è in atto una "guerra" nascosta
tra le due anime di questa nazione. Colpire un prete straniero
e per di più europeo ha spostato la lotta tra laicità
e islamismo in Europa, innescando un dibattito esasperato
contro l'islam e contro la Turchia, esattamente come desideravano
questi burattinai. Di questo dramma a soffrire in prima
persona sono i cristiani turchi e le loro chiese.
Finché la stampa continua la sua campagna denigratoria
con insinuazioni e sospetti parlando sempre in maniera negativa
dei cristiani e delle chiese, il clima continuerà
ad essere avvelenato e sarà impossibile costruire
un futuro di pace. La Turchia è un Paese meraviglioso,
ricco di storia, di calore umano e di accoglienza, ma piccole
minoranze fanatiche e aggressive continuano a battersi in
nome di un'identità che non esiste, facendo leva
sulla religione e sul nazionalismo. Molti giornali purtroppo
stanno al gioco e, anzi, se ne fanno portavoce. Molti fanatici
usano la religione come mezzo di divisione, di aggressione
e di morte in nome di Dio. E' il dramma che si vive specialmente
oggi in questa terra dove il seme cristianesimo è
meravigliosamente germogliato all'inizio della Chiesa, ma
che oggi è quasi scomparso.