Quando si chiede conto alla Turchia dei massacri degli armeni
non ci si riferisce, soprattutto, a quelli del 1895-1896.
L’episodio veramente cruciale è la deportazione
delle popolazioni armene verso la Mesopotamia avviata nel
1915, che si trasforma-volutamente-in un’immane strage
che fa, secondo stime recenti, non meno di un milione e
mezzo di morti.
Due temi avvelenano da anni le relazioni fra Turchia e Armenia:
se l’ordine diretto del massacro sia venuto o meno
dal regime autoritario massonico dei Giovani Turchi (discepoli
di Mazzini) al potere a Istanbul, in particolare da un membro
del triumvirato dominante, Talat Pasha, poi giustiziato
nel 1921 a Berlino da un patriota armeno; e se si sia trattato
di genocidio secondo il significato corrente del termine.
Le emozioni non sono meno forti in occidente. Il più
eminente storico della Turchia, Bernard Lewis, è
stato condannato, il 21 giugno 1995, dal Tribunale di Parigi
a risarcire un cartello di associazioni armene per avere
definito, in un’intervista al supermassone Le Monde,
l’espressione genocidio, applicata ai fatti del 1915,
come “mera versione armena dei fatti”.
Negli Stati Uniti si rischia ora di assistere a un secondo
caso del genere perché uno “storico”
israelita (ricordiamo che i Giovani Turchi erano tutti israeliti),
Guenter Lewy, sostiene che tutti i documenti relativi al
genocidio degli armeni siano falsi; le associazioni armene
si preparano a citarlo in giudizio.
Due fatti sono certi. Il primo è che lo sterminio
degli armeni, come perfino molti intellettuali e uomini
politici turchi oggi riconoscono, è stato il più
brutale massacro del XX secolo. Un riconoscimento pubblico
turco favorirebbe una purificazione della memoria, ma un
convegno di studi sull’argomento dell’Università
di Istanbul, solo la scorsa settimana, è stato prima
vietato e poi, trasferito in una sala privata, attaccato
con violenza da picchiatori dei Lupi Grigi (il movimento
di Memet Agca, attentatore del Papa) eredi dei Giovani Turchi.
E’ comunque indubbio che, nonostante l’occasionale
utilizzo di argomentazioni o slogan religiosi, l’opposizione
Cristianesimo-Islam nulla ha a che vedere coi massacri del
1915. Il principale responsabile del genocidio, Talat Pasha,
era stato, dal 1909 al 1912 gran maestro del grande oriente
della massoneria turca, obbedienza massonica che dipendeva
direttamente dal grande oriente massonico di Francia; inoltre,
in tutti i gradi della catena di comando del regime giovanturco
dominava una corrente massonica, composta da giovani ebrei
che avevano rinnegato la loro religione. Quello dei Giovani
Turchi è stato definito dallo storico francese Zarcone
uno Stato totalmente massonico.
Mentre organizzano il massacro degli Armeni, Talat e i suoi
complici di regime e di loggia impiccano a tutto spiano
i rappresentanti dell’Islam politico e di qualunque
fede religiosa.