Sull’onda delle ultime polemiche che hanno messo in
luce la mentalità clientelare e l’assoluta
inadeguatezza morale dell’attuale presidente della
Banca d’Italia, Antonio Fazio, ci si è cominciati
a porre la domanda su chi lo avesse messo in quella posizione
delicata e che titoli egli avesse per ricoprirla.
Gratta gratta è uscito fuori che la decisione di
nominare Fazio ai vertici della Banca d’Italia era
stata presa dall’allora presidente delle Repubblica,
Oscar Luigi Scalfaro.
Interrogato sulle ragioni della sua scelta, Scalfaro si
è giustificato dicendo che Fazio gli era stato raccomandato
dall’”economista” Franco Modigliani; forse
non tutti sanno che, nonostante il cognome, Modigliani non
era cittadino italiano.Egli aveva, bensì, altri due
passaporti: statunitense e israeliano. Proprio il personaggio
adatto a cui si potesse rivolgere il presidente di una libera
repubblica per farsi consigliare il nome della persona cui
affidare la banca di Stato! Qualche attività, nell’interesse
dell’Italia, in effetti, l’”economista”
Franco Modigliani l’aveva svolta; egli aveva, infatti,
scritto di suo pugno il testo della famigerata Legge Mancino
che colpisce con la galera i reati di opinione di chi pretende
sia data preferenza ai propri connazionali .
C’è una certa connessione logica (anche se
distorta) tra la mentalità nascosta dietro la Legge
Mancino e la maniera con cui Scalfaro operava le più
importanti scelte per la politica economica dell’Italia.Ma
Scalfaro è un personaggio tutto da conoscere! Un
vero eroe della democrazia!
Egli esordì’ nella vita pubblica nel 1945,
vincendo il concorso per magistrati della repubblica Sociale
Italiana di Mussolini; appena ebbe prestato giuramento alla
RSI questa cadde e la città di Scalfaro, Novara,
fu invasa dalle bande partigiane assetate di sangue fascista.
Immediatamente i caporioni partigiani, dell’allora
PCI, istituirono tribunali popolari rossi che non rispettavano
alcuna regola giuridica e condannavano, indiscriminatamente,
a morte chiunque fosse portato loro di fronte. C’era
però bisogno di un velo di legittimità per
non rischiare di essere processati, nel giro di pochi anni,
come criminali di
Guerra. Si trovò così un magistrato (uno solo
in tutta la citta!) disposto a far parte dei tribunali del
popolo: si trattava del nostro Oscar Luigi, fresco di ammissione
in magistratura, la cui unica precedente esperienza lavorativa
era stato il solenne giuramento di fedeltà al Duce
e al fascismo. Oscar fece bene il suo lavoro: 19 cristiani
furono fucilati per la sola colpa di essere fascisti.
L’anno dopo, 1946, Oscar fu eletto all’assemblea
costituente nelle fila della DC ma non si dimise dalla magistratura,
che aveva servito solo con un giuramento e 19 fucilazioni,
e così, rimasto in parlamento fino a oggi (2005),
continuò a far carriera in magistratura e a percepire,
oltre agli stipendi parlamentari, stipendi da magistrato
sempre più astronomici a causa del massimo grado
gerarchico che aveva raggiunto, grazie all’anzianità,
nell’organigramma di quella.
Oscar è un vero campione della moralità pubblica.
Venne su tutti i giornali, durante gli anni della dolce
vita, per aver aggredito (all’interno di un ristorante
di Via Veneto) Edith Mingoni Thoussan, responsabile femminile
del MSI, colpevole di sfoggiare una scollatura troppo ampia.
La moralità pubblica, però, gli interessa
molto meno quando si tratta di soldi. All’inizio degli
anni 90 il nostro fu coinvolto nell’ inchiesta dei
fondi segreti dei servizi. Questi fondi apparentemente furono
distratti e comparvero in alcuni conti che facevano capo
alla figlia di Oscar, Marianna, e al suo amichetto Salabè,
architetto ufficiale dei servizi segreti; i giornali scandalistici
dell’epoca ce li ritraggono a braccetto mentre, insieme,
fanno spese milionarie nei negozi del centro di Roma. Si
parlò, poi, di ristrutturazioni miliardarie, con
lussi tipo sceicchi arabi, negli appartamenti privati di
Oscar e figlia. Si accertarono poi pagamenti regolari, in
centinaia di milioni dell’epoca a favore di Oscar:
ma, a questo punto, egli prese in mano le televisioni e,
a reti unificate, con voce stentorea, pronunziò l’ormai
proverbiale “Io non ci sto!”
Intendeva dire che lui non ci stava e non permetteva che
l’inchiesta sui fondi neri SISDE andasse avanti; infatti,
da quel momento in poi ogni personaggio coinvolto nell’affaire
che veniva interrogato veniva contestualmente avvertito
che, qualora avesse incautamente pronunziato il nome Oscar,
sarebbe stato immediatamente incriminato per attentato alla
sicurezza dello stato. L’indagine si arenò.
Moltissimi tirarono un sospiro di sollievo e i miliardi
scomparsi non tornarono più alla luce.
Oscar è sì un difensore della moralità
pubblica. Ma a intermittenza. Egli è infatti, nella
sua qualità di padre nobile del movimento dei girotondini,
uno dei più implacabili fustigatori della disonestà
di Berlusconi che, a quanto ci risulta, ha subito decine
e decine di processi e mai si è sognato di imporre
a pubblici ufficiali lo stop sistematico a dichiarazioni
che lo nominassero.
Bisogna però ammettere che Oscar ha un grande senso
della famiglia (e o non è un cattolico d’altri
tempi?); oltre all’amorevole attenzione per le peripezie
della figlia Marianna e dell’architetto Salabè
si è recentemente occupato di una cugina di terzo
grado. La poveretta aveva bisogno di un trapianto e, si
sa, in Italia i comuni cittadini devono inserirsi in lunghe
liste d’attesa. Oscar non l’ha permesso! Con
un intervento presso i responsabili dell’ospedale
di Novara ha annullato la lista d’attesa per la sua
lontana parente e ha compiuto l’ennesima buona azione.