È questo l'inquietante messaggio lanciato dal britannico
Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) in
un documento indirizzato al Nuffield Council on Bioethics.
Il Sunday Times ha dato grande rilievo all'orribile appello
del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists…
«Dateci la possibilità di uccidere i neonati disabili».
È questo l'inquietante messaggio lanciato dal britannico
Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) in
un documento indirizzato al Nuffield Council on Bioethics, una
influente Commissione privata di Bioetica che la settimana prossima
pubblicherà un rapporto sulle decisioni critiche in medicina
fetale e neonatale.
Il RCOG, che vanta già una consolidata militanza per
la diffusione di contraccezione e aborto, proclama una improbabile
neutralità sul tema ma chiede che si apra il dibattito
sull'eutanasia attiva in nome del bene superiore delle famiglie,
per risparmiare ai genitori il fardello emotivo e il peso economico
della cura per un bambino gravemente disabile. L'associazione
britannica sostiene paradossalmente che la possibilità
dell'eutanasia sui bambini limiterebbe il ricorso all'aborto
tardivo: «Se fosse possibile l'intervento deliberato per
uccidere i bambini - recita il documento - ciò potrebbe
prevenire alcuni aborti tardivi in quanto i genitori sarebbero
rassicurati sulla continuazione della gravidanza prendendosi
un rischio sull'esito (della gravidanza)». In altre parole:
laddove i genitori non vogliono un bambino malato e le ecografie
mettono in evidenza la possibilità di un grave handicap
ma non la certezza, i genitori stessi possono portare avanti
la gravidanza, controllare il bambino che nasce («l'esito»)
e se è «buono» lo tengono altrimenti lo uccidono.
Il Sunday Times, che ha dato grande rilievo all'appello del
Royal College, rincara la dose riportando la testimonianza di
una donna, Edna Kennedy, che dopo aver convissuto con un figlio
affetto da un grave cancro alla pelle che comporta indicibile
sofferenze (morto nel 2003 all'età di 36 anni) si dichiara
a favore dell'eutanasia per i neonati.
A dare man forte al RCOG ci sono anche membri influenti della
Commissione governativa di Genetica umana, come il professore
di Bioetica John Harris, che ha almeno il merito di mettere
in ri lievo l'ipocrisia di chi difende l'aborto: «Attualmente
si può abortire fino agli ultimi giorni di gravidanza
se ci sono grossi handicap del feto, ma non possiamo uccidere
i neonati. Cosa pensate che accada nel passaggio attraverso
il "canale della nascita" per giustificare l'uccisione
del bambino da un lato del canale e non dall'altro?»
Ci sono anche delle reazioni contrarie: Simone Aspis, del British
Council of Disabled People, sostiene che il messaggio è
che «essere disabili è una brutta cosa e gli adulti
disabili valgono meno degli altri membri della società».
John Wyatt, neonatologo all'University College Hospital di Londra,
dal canto suo afferma che «la maggior parte dei medici
e del personale sanitario è convinta che l'introduzione
della possibilità dell'uccisione intenzionale nella pratica
medica cambi la natura fondamentale della medicina stessa, trasformandola
in una forma di ingegneria sociale dove lo scopo è massimizzare
i benefici per la società e minimizzare la presenza di
quelli che sono considerati senza valore».
«Massimizzare i benefici» sembra infatti il motivo
vero che rende così affascinante la proposta dell'eutanasia
per i bambini. È lo stesso Sunday Times a farlo capire:
l'avanzamento della medicina è infatti tale che permette
oggi la sopravvivenza di feti dalle 23 settimane, molti dei
quali soffrono o soffriranno di gravi handicap. E il costo per
la collettività, riporta il giornale, è notevole
e non solo per la cura dei disabili: ogni posto-letto per la
cura intensiva neonatale costa l'equivalente di 1.500 euro al
giorno e bambini estremamente prematuri possono richiedere una
cura intensiva per quattro mesi. Facendo due conti: la vita
di un bambino prematuro vale molto meno di 180mila euro.
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