Maurizio Blondet
www.effedieffe.com
07/08/2006
LIBANO - «In Libano i civili verranno sterminati senza
alcun umano rispetto in quanto gli israeliani stanno testando,
nella caccia agli uomini di Hezbollah, un sofisticato sistema
di intercettazioni delle comunicazioni e di identificazione
degli impulsi delle fonti elettroniche che consentirà
in poche settimane lo sterminio della fazione armata nemica,
che non immagina di essere la cavia di una tale terribile
sperimentazione».
Lo ha detto Sergio De Gregorio, presidente della commissione
Difesa del Senato ed esponente di Italia dei Valori.
«Questi sistemi di intercettazione, uniti a una brillante
attività di intelligence, faranno sì che l'esercito
israeliano chiuda la partita con il movimento Hezbollah
- ha continuato - ma il fatto che le comunicazioni provengano
spesso da edifici abitati da civili non fermerà la
furia di Israele, che ha messo in conto uno sterminio necessario,
ma inevitabile».
«La vita di un militante del partito di Dio nei calcoli
di Tel Aviv può valere decine di vittime civili.
Non è un caso che non sia stata ancora accettata
la tregua umanitaria proposta dall'Unione Europea e dalle
Nazioni Unite - ha sottolineato l'esponente di Italia dei
Valori - in quel caso, il corridoio umanitario rischia di
impattare contro la strategia di Israele, che mira a estirpare
Hezbollah e non può permettersi fughe di terroristi
dal teatro delle operazioni. Lasciare che Israele guadagni
tempo per pianificare questa strage che avrà migliaia
di vittime civili, tra cui donne e bambini, è un
atto di negligenza contrario ad ogni buonsenso e che peserà
sulla coscienza di coloro che hanno temporeggiato inutilmente».
Questa affermazione è stata diffusa dall'agenzia
Apcom il 4 agosto.
E' credibile?
In Libano è in corso un esperimento con le vite umane
innocenti?
L'eccesso di morti tra i civili è il prezzo che Israele
paga volentieri per mettere a punto e affinare un sistema
nuovo e sofisticato di intercettazione e identificazione?
Mi pare che una conferma indiretta di questo sospetto venga
da un'altra informazione, pubblicata sull'Observer di Londra
(1): piloti israeliani «mancano» deliberatamente
bersagli perché non si fidano dell'intelligence che
ricevono dai loro comandi.
Quei bersagli, identificati dai comandi come installazioni
e roccaforti Hezbollah, per i piloti non sono che abitazioni
di civili.
Il giornale britannico dà voce a Yonatan Shapiro,
un ex pilota di elicotteri d'assalto Blackhawk che dal 2004
è diventato un «refusenik», rifiutandosi
di colpire civili.
«Alcuni piloti di F-16 mi hanno detto», riferisce
Shapiro, «di aver tirato a fianco dei bersagli temendo
che lì ci fosse gente comune, e perché non
si fidano più di quelli che forniscono loro le coordinate
dei bersagli».
E ha dato un esempio: «Un pilota ha ricevuto l'ordine
di colpire una casa su una collinetta, da cui si presumeva
gli Hezbollah lanciassero le kathiushe. Ma lui ha temuto
che ci fossero dei civili nella casa, ed ha sparato di lato».
Meron Rappaport, ex direttore di Haaretz, ha detto: «Un
capo squadriglia con cui ho parlato ha ammesso che le informazioni
che riceve in volo sono spesso fallaci. Le prove usate per
decidere se sparare su automezzi sono spesso 'circostanziali',
nel senso che se c'è gente nelle aree che le forze
israeliane hanno avvertito di evacuare, si assume che questi
rimasti siano Hezbollah…ma le organizzazioni umanitarie
dicono che molta gente non è partita perché
non può, perché è pericoloso viaggiare
sulle strade a causa degli attacchi dell'aviazione».
Queste dichiarazioni collimano con la denuncia di De Gregorio:
si sta usando un nuovo sistema sperimentale, che va verificato
sulle cavie umane e messo a punto sulla loro pelle.
I piloti, dopo le stragi dei primi giorni, non se ne fidano.
E trovano che c'è qualcosa di strano.
Evidentemente, anche loro colgono l'aspetto illusionistico
di questa «guerra» (a senso unico), l'elemento
di finzione artificiosa e orwelliana che l'ha caratterizzata
fin dal principio, fin dall'evidente sproporzione tra il
casus belli (la cattura di un paio di soldati) e l'enormità
della devastazione di rappresaglia.
Molti piloti, e anche parte dell'opinione pubblica israeliana,
domandano ormai ad alta voce com'è possibile che
su Israele piovano tutti quei missili e razzi Hezbollah,
dopo settimane di offensiva. L'Observer cita un ministro
israeliano anonimo: «Dopo tutto quel che ci costa
l'armata, i risultati sono questi?».
E cita poi un «ben ammanicato esperto israeliano»:
«Se abbiamo una così buona intelligence sul
Libano, come mai non scopriamo i nascondigli dei missili
e le rampe di lancio? E se non localizziamo quelli, com'è
che decidiamo che una casa è un rifugio Hezbollah?».
Costoro possono non essere informati che il loro esercito
sta conducendo un esperimento segreto, sta provando nuove
armi e mezzi di identificazione, armato soprattutto della
sua ideologia razzista. Per il Quarto Reich gli arabi sono
sotto-uomini, usabili come ratti da laboratorio per poter
affinare il sistema.
Sempre più sospetto è il mistero dei razzi
Hezbollah che cadono in quantità sul territorio israeliano
nonostante gli Hezbollah siano sotto attacco e probabilmente
alle corde.
Questi razzi sono «kasher», ironizza un sito
americano: guarda caso, uccidono, in Israele, soprattutto
arabi. (2)
Come Rabbia e Mahmoud Taluzi, due fratellini di Nazareth
di 3 e 7 anni: giocavano nel cortile e sono stati colpiti
da una kathiusha.
O come Habib Awad, falegname, arabo cristiano di 48 anni,
incenerito da un razzo.
Un razzo ha colpito una moschea in Galilea ferendo gravemente
un arabo.
Nella cittadina araba di Maghar, un altro missile Hezbollah
ha ammazzato una ragazzina.
Razzi su razzi Hezbollah sono piovuti su altre tre cittadine
arabo-israeliane nel nord.
Il 16 luglio, un razzo «Fajir» (made in Iran)
ha ammazzato otto lavoratori ferroviari ad Haifa: solo uno
degli otto ha ricevuto un funerale ebraico.
Le foto dei danni - che appaiono minimi - non collimano
con l'esplosione di un missile che porta nella testata 250
chili di esplosivo, e che pesa 3 tonnellate: non c'è
nemmeno un cratere, nemmeno piccolo.
I danni invece sono congruenti con tiri di mortaio; e il
sito pubblica la foto di un mortaio israeliano avanzato,
con puntatore laser, proiettile ad auto-propulsione e acquisizione
elettronica del bersaglio, e gittata di ben 7 chilometri:
è prodotto dalla israeliana Soltam. (3)
Questa sì è un'arma di grande precisione chirurgica.
Gli «israeliani colpiti da razzi Hezbollah»
sono quasi tutti arabi: una bella precisione, appunto. Cavie
umane.
Maurizio Blondet
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Note
1) Inigo Gilmore, «Israeli pilots deliberately miss
targets», Observer, 6 agosto 2006.
2) «Hezbollah's kosher rockets: they only hit arabs»,
Cytations.blogspot.com, 3 agosto 2006.
3) Si consulti il sito della Soltam per le caratteristiche
del mortaio CARDOM da 120mm: «Autonomous self propelled
recoiling mortar, mounted on tracked or wheeled vehicles,
offers significant advantages in fast deployment, accuracy,
area coverage, tactical mobility, flexibility and survivability.
It achieves ranges of up to 7,200m. The CARDOM contains
state of the art navigation & command control and communication
devices, offering the infantry and mortar commander unique
enhanced operational capabilities of quick response time
and automatic laying features. The firing control system
enables first round for effect, to achieve enemy surprise
and enhanced lethality».