Kosovo, repubblica delle mafie, di Alessandra Consonni
Proclamato il primo Stato fondato sul crimine. Qui quasi nessuno lavora ma c’è la più alta percentuale di Mercedes e Bmw. Crocevia mondiale del traffico di droga che fa gola agli squali della finanza
Roma – L’Italia invia duecento uomini delle forze dell’ordine in Kossovo per contribuire alla proclamazione di indipendenza dello Stato della mafia. Le forze italiane, infatti, fanno parte di una cosiddetta missione civile autorizzata dall'Unione europea e composta da circa duemila “funzionari”: in realtà millecinquecento appartenenti alle polizie e duecentocinquanta magistrati con il rimanente personale incaricato di supporto logistico. Nelle intenzioni, un ulteriore deterrente verso Belgrado che si vede sottrarre dall’ingerenza europea una parte del proprio territorio nazionale, negli ultimi anni occupato dalla minoranza albanese che ne ha fatto la sede mondiale di tutti i traffici criminali, dal traffico della droga a quello delle armi, a quello degli esseri umani. Nella giornata di domenica, dunque, con la benedizione di Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia dovrebbe nascere (la proclamazione d’indipendenza verrà annunciata all’ultimo momento per evitare ritorsioni serbe) il primo Stato mafioso del mondo, o forse il secondo se si considera la stessa repubblica italiana.
PULIZIA ETNICA - Il nuovo contingente internazionale inviato da alcuni Stati europei si appoggerà ai quindicimila soldati della Nato, tra cui oltre 2.500 italiani, del corpo di spedizione Kfor. Dovrebbe sorprendere una così sollecita attenzione per il Kossovo, un interesse che in stanziamenti economici è valso il più imponente investimento dell’Unione Europea verso l’estero, circa 6 miliardi di euro, oltre ai costi di mantenimento delle truppe. E sorprendono anche i risultati che questa presenza europea, in funzione anti-serba, ha permesso in circa 7 anni: almeno 400.000 mila profughi serbi, espropriati della loro terra; oltre 4mila casi di “desaparecidos”, persone scomparse, prelevate ed eliminate dai killer dell’Uck; l’istituzione di una feroce apartheid con i 150mila serbi superstiti, sfuggiti alla pulizia etnica albanese, costretti a vivere in anguste enclaves, cioè autentici lager; la devastazione, l’incendio, il saccheggio di centinaia di migliaia di case e 200 monasteri e luoghi di culto cristiano-ortodosso, ad opera delle bande islamiche dell’Uck. Tutto questo avviene in una zona consegnata nelle mani della mafia albanese. Il Kosovo, infatti, indicato dalla Dea (l’intelligence antidroga degli Usa) come un narcostato nel cuore dell’Europa. Tutte le polizie del mondo considerano questa regione come il crocevia e lo snodo internazionale di ogni traffico criminale.
ECONOMIA MAFIOSA - L’intera popolazione è coinvolta direttamente o indirettamente nell’economia mafiosa, anche perchè la percentuale di disoccupazione degli albanesi kosovari riguarda oltre i due terzi della popolazione. Si è calcolato che in questa regione dove 8 persone in età di lavoro su dieci non lavorano (neppure nell’agricoltura completamente abbandonata) esista una delle più alte concentrazioni, in rapporto al numero degli abitanti, di automobili di lusso, Mercedes e Bmw in buona parte rubate all’estero e “riciclate”, e la massima presenza di distributori di benzina, uno ogni 5 chilometri. A dispetto di stipendi medi, per i pochissimi che lavorano, di appena 2-300 euro, fioriscono ipermercati dove invece dei prodotti di largo consumo si trova il meglio della griffe mondiale: tutti gli articoli in vendita sono, peraltro perfette, contraffazioni. L’economia locale si fonda, in particolare, sul traffico internazionale della droga. A tirarne le fila, i miliziani dell’Uck, composte da bande di criminali liberati dalle carceri, arruolati nella guerra partigiana contro i serbi e armati dagli americani. I guerriglieri dell’Uck, albanesi di fede islamica, sono i responsabili della pulizia etnica contro la popolazione di origine serba e fede cristiana. Ora la Nato ha affidato a questi banditi compiti di polizia, ed è a simili delinquenti che i poliziotti europei vengono ad offrire la loro collaborazione.
SENZA SCRUPOLI - Per la sua posizione strategica in tutti i traffici mondiali, il Kossovo fa gola ai finanzieri senza scrupoli. Lo speculatore ebreo George Soros da anni sta lavorandosi l’Albania con il dichiarato obiettivo di creare un “nuovo ordine nei Balcani”. Il Sole 24 ore, in un articolo del 10-6-98 rivelò che “l’Uck ha uno dei suoi punti di riferimento in Veton Surroi. Surroi fa parte del circolo albanese finanziato dal miliardario Soros. A Tirana dicono che alla Dardania Bank è arrivato un milione di dollari (1.700 miliardi di lire) per finanziare la guerriglia”. Difficile pensare ad atti di generosità disinteressata da parte di un uomo come Soros che, anche se ama farsi passare per un “filantropo” (sic), è conosciuto come uno dei peggiori squali dell’alta finanza. Grazie alla sua rete di potere, nel 1992 con spregiudicate speculazioni di borsa riuscì a far saltare il cambio della lira e della sterlina: operazione che gli fruttò intascare un milione di dollari a spese dei contribuenti. Operazioni criminali, come sono state definite da alcuni capi di Stato: “Soros è un delinquente. Basta un cretino come lui che arriva con un sacco di soldi per speculare e se ne vanno in fumo 40 anni di lavoro per rafforzare le nostre economie”, disse nel '97 il primo ministro malese dopo il tracrollo dei paesi del Sud-Est asiatico, dichiarazione riportata da Il Sole 24 ore del 26-8-97. Precedenti che fanno pensare. E che mostrano come dietro lo zelante intervento di alcuni governi europei a favore dell’autonomia del Kossovo si nascondano potenti pressioni e inconfessabili interessi.