Autore:Maurizio Blondet
Fonte: www.effedieffe.com
C'era da ridere a sentire come annaspava Vittorio Parsi
in un'intervista Rai, quando gli è stato chiesto
di commentare l'ultima iniziativa di Israele: la decisione
di continuare in profondità, e di invelenire l'offensiva
terrestre in Libano. Vittorio Parsi è un ragazzetto
molto stimato dal cardinale Ruini: così è
diventato miracolosamente docente di Relazioni Internazionali
alla Cattolica di Milano, e notista di primo piano ad «Avvenire».
Siccome è filo-giudaico, è ospite fisso da
Gad Lerner e da Ferrara.
La sua tesi generale è che Israele (la seconda potenza
atomica del pianeta) non fa che difendersi contro l'entità
spettrale chiamata «terrorismo islamico», con
cui l'Occidente è in guerra dall'11 settembre: insomma,
rimastica, la risciacquatura dei media neocon.
Ora, la decisione israeliana di prolungare la guerra - evidente
aggressione - accasciava il povero giovane. «Ora questa
è una guerra per la sopravvivenza stessa di Israele,
e dunque contro il primo principio dell'Occidente»,
che sarebbe questo: l'Occidente non si può permettere
che Israele venga cancellato dal mappamondo.
L'Occidente entrerà nella guerra planetaria per salvare
Giuda.
Così pensano del resto molti cattolici, anche in
Vaticano. Per volontaria cecità alle informazioni
reali, per soggezione culturale al cristianismo giudaizzante
e neoconservatore.
Parsi, l'adolescente elevato al ruolo di docente di politologia
internazionale alla Cattolica, ossequiosamente intervistato
dai media (come tutti i filo-neocon) è mediamente
meno informato dei nostri lettori.
E così ogni nuova manifestazione aggressiva di Israele
lo prende alla sprovvista, e non sa bene come giustificarla,
almeno finchè non ha letto il Jerusalem Post o il
Foglio del giorno dopo.
I nostri lettori invece sanno che Israele ha preparato questo
attacco immotivato da almeno un anno.
Sanno che una delle sue mire è annettersi il fiume
libanese Litani, riserva d'acqua preziosa e già desiderata
dai sionisti nel 1917 (e infatti la più recente decisione
di Israele parla di far avanzare le truppe «almeno
fino al Litani»).
Ma i nostri lettori inoltre sanno che Israele stava da mesi
facendo pressioni sulla Casa Bianca per un obbiettivo più
ambizioso: spingere gli USA ad attaccare le installazioni
nucleari dell'Iran.
E Bush nicchiava: non per cattiva volontà noachica,
ma perché per il bene d'Israele l'America ha già
troppi fronti aperti, dove le cose non vanno affatto bene,
e Bush sta crollando nei sondaggi di un'opinione pubblica
che comincia ad averne abbastanza.
Ora, siamo in grado di dire che probabilmente l'attacco
agli Hezbollah è appunto la preparazione all'aggressione
all'Iran. E lo facciamo come al solito citando la fonte
(una fonte che il professor Parsi, miracolato di cattedra
«cattolica», non conosce).
Parliamo di Gareth Porter storico e analista di sicurezza
nazionale americano.
Gareth Porter dà alcune preziose informazioni. (1)
Cita Edward Luttwak, il noto polemologo americo-israelita,
il quale ha raccontato che Israele fa da tempo pressioni
sul Pentagono per il bombardamento dell'Iran; e che al Pentagono
però hanno fino ad oggi resistito, adducendo la motivazione
(o la scusa) che l'attacco avrebbe provocato la rappresaglia
di Hezbollah, i quali avrebbero lanciato i loro razzi e
missili sul territorio israeliano, provocando «migliaia
di vittime».Perciò, secondo Luttwak, gli strateghi
di Giuda hanno scatenato la campagna anti-Hezbollah proprio
per distruggere preventivamente l'arsenale missilistico
dei ribelli sciiti e bloccarne le vie di rifornimento ulteriore,
sì da togliere agli americani la scusa per non agire
contro Teheran, e forzar loro la mano. L'attacco «preventivo»
serviva appunto a ridurre la reazione Hezbollah e il numero
dei morti in Israele. Infatti, dice Luttwak: «[gli
strateghi] sapevano che un attacco Hezbollah ben preparato
e coordinato sarebbe stato molto più catastrofico
che una reazione sotto attacco israeliano».
Può darsi non sia vero: questa è una guerra
di illusionismi e menzogne. Però Gerald Steinberg,
specialista militare alla Barl Illan University di Israele
e noto echeggiatore delle posizioni dei generali sionisti,
in un'intervista avvenuta la settimana scorsa con uno membro
del Council on Foreign Relations, l'ebreo Bernard Gwertzman,
ha ammesso: in Israele «c'è una certa aspettativa»
che Bush, dopo le elezioni di medio termine a novembre,
«deciderà che deve fare ciò che si deve
fare» (cioè bombardare l'Iran).
Inoltre, questo Steinberg ha aggiunto che i comandi israeliani
volevano «ottenere una valutazione» (get an
assessment) se gli USA erano pronti a «presentare
un attacco bellico contro le installazioni dell'Iran come
l'unica opzione».
Il linguaggio è debitamente contorto, ma il senso
è chiaro: forzare la mano agli americani, che paiono
poco entusiasti di buttarsi in una nuova aggressione preventiva
(crimine di guerra, en passant) dopo le altre in Iraq e
in Afghanistan che danno così miserandi risultati.
No, Israele non vuole che la Rice o alcun altro trattino
con Teheran: vuole la guerra «come unica opzione».
Ora, è comune valutazione dei ben informati (non
Parsi, dunque) che Teheran abbia armato potentemente Hezbollah
proprio perché li considera la «sua deterrenza
contro Israele» (così Ali Ansari, professore
alla Saint Andrews University di Scozia, ha spiegato al
Toronto Star il 30 luglio).
Più che «deterrenza» la forza Hezbollah
può essere definita «difesa avanzata».
Si dice che l'Iran possa colpire Israele dal proprio territorio,
con il proprio missile a lunga gittata Shahab-3; ma il sistema
antimissile Arrow, che gli USA hanno fornito ad Israele,
è probabilmente in grado di intercettare gli Shahab
durante il lungo volo balistico. I razzi Hezbollah sono
a ridosso di Israele e arrivano a destinazione immediatamente.
Così, secondo Haaretz che cita una innominata fonte
dell'intelligence sionista, Teheran avrebbe fornito a Hezbollah
12 mila razzi.
In massima parte, è vero; kathiushe con gittata teorica
di 8 chilometri, ma già inefficaci dopo due: arma
difensiva più che offensiva.
Ma c'è stata la fornitura di qualche missile più
sofisticato.
Questo deterrente avanzato spiega perchè Mohsen Reza,
l'ex capo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana, abbia
detto ad attacco israeliano iniziato: «Israele e USA
sapevano che, finchè ci sono gli Hezbollah, l'aggressione
all'Iran può essere costosa per loro. Perciò
devono eliminare queste forze in Libano, prima di passare
all'Iran».
Tutto ciò è in un articolo sul New York Times
del 25 luglio, a firma di Michael Slackman.
Che cita anche un anonimo iraniano «vicino ai più
alti livelli del regime», il qualche avrebbe detto
a proposito dell'aggressione al Libano: «Vogliono
troncare un braccio dell'Iran».
Ehud Olmert del resto era volato da Bush il 23 maggio per
convincerlo o costringerlo all'uso della forza preventiva
contro Teheran: contro le stime della CIA secondo cui Teheran
non avrà la prima bomba se non fra dieci anni, Olmert
dice che il momento è «molto vicino».
E ha aggiunto: «Preferisco prendere le misure prima,
piuttosto che scoprire poi che la mia indifferenza era così
pericolosa». Ovviamente in quella sede Olmert deve
aver annunciato a Bush l'imminente campagna anti-Hezbollah
e deve aver ottenuto l'approvazione del piano di riduzione
della «deterrenza iraniana».
Uscito dal colloquio, si è infatti dichiarato «molto,
molto soddisfatto».
Come al solito: Giuda comanda, l'America obbedisce.
Se ha ragione Gareth Porter, c'è qui la spiegazione
del notevole arsenale di missili (o razzi) Hezbollah.
Anche se chi scrive continua a dubitare che questa pioggia
di razzi sul nord-Israele sia una parziale finzione (rafforzata
da tiri all'interno di Israele) (2), perché ciò
è utile per far dire ai ragazzetti come Parsi che
«è in pericolo l'esistenza stessa» dello
Stato ebraico.
Infatti Israele ha trasformato un'aggressione che non sta
andando bene, un blitzkrieg mezzo abortito, in una «lotta
per la sua sopravvivenza»: convenientemente, per angosciare
ebrei dentro e fuori Israele, e perché quando è
questione di vita o di morte ogni arma è lecita.
Anche l'atomica.
Perché effettivamente il blitzkrieg giudaico è
fallito.
Benchè non sappiamo cosa avvenga in linea (non c'è
nessun giornalista con la truppa ebraica, questa «guerra»
avviene nel buio informativo totale, riempito da disinformazione
e menzogne), la resistenza incontrata da Tsahal pare essere
sorprendente.
Il generale Dan Halutz, per esempio, è stato rimpiazzato
come comandante dell'invasione.
Ma siccome Dan Halutz è uno dell'aviazione, la sua
rimozione può significare sì che l'arma aerea
abbia fallito nel distruggere Hezbollah; ma può anche
dire che ora che l'attacco continua con la fanteria corazzata,
occorreva un generale di fanteria.
In ogni caso, si delinea esattamente quel che ha detto la
Rice: che la distruzione del Libano è solo «l'inizio
dei dolori del parto di un nuovo Medio Oriente».
Israele è all'attacco per una guerra finale contro
i suoi nemici.
Attaccherà la Siria (che è debole), farà
attaccare dagli USA l'Iran, e l'escalation arriverà
probabilmente fino all'olocausto nucleare dei persiani.
Lo aveva detto una settimana prima a Rawalpindi il generale
pakistano Hamid Gul, l'ex capo dell'ISI (servizi segreti):
«L'America attaccherà in ottobre Siria e Iran».
(3)
Il generale Gul è l'uomo che in stretta collaborazione
con la CIA ha creato negli anni '80 Al Qaeda (intesa come
la lista dei mujaheddin mandati a combattere i sovietici
in Afghanistan) e i Talebani (sempre per conto della CIA);
ora parla con la rabbia e il pessimismo di chi si sa tradito.
Infatti ha aggiunto che, poi, lo stesso fato del Libano
e dell'Iran toccherà ad «Arabia Saudita e Pakistan».
Può darsi che esageri. Ma attenzione: così
in Oriente si percepisce Israele.
Essa è vista ormai come lìinsaziabile belva
super-armata che vuole distruggere ogni Paese musulmano,
anche «amico» degli USA.Il martirio del Libano
ha confermato i generali pakistani in questa
convinzione.
Il Libano aveva tutto per piacere all'America.
Era diventato «democratico».
Aveva cacciato la Siria, come richiesto da Giuda; era filo-occidentale;
non minacciava certo Israele.
Eppure è stato devastato dalle fondamenta, Washington
non l'ha salvato dalla vendetta giudaica.
A che serve, allora, essere «amici» degli Stati
Uniti?
Questo pensano i generali in Pakistan.
E i generali del Pakistan hanno - contrariamente a Teheran
- un arsenale atomico, che stanno rapidamente rafforzando.
Come scrive Israel Shamir, tutti i Paesi musulmani cominciano
a pensare che Israele non sarà mai un vicino pacifico
ma, «come dice il presidente iraniano Ahmadinejad,
un'entità bellicosa per natura, che dovrà
essere
liquidata come lo fu il regno crociato».
Alla fine, dunque, Israele mette davvero in pericolo la
propria esistenza.
Ma la domanda da farsi è quella opposta: Israele
riconosce il diritto all'esistenza delle popolazioni arabe
e musulmane?
L'avanzata «almeno fino al fiume Litani», cui
seguirà un'occupazione permanente del Libano meridionale,
provocherà un altro milione di profughi che non torneranno
mai più alle loro case; l'attacco che continua garantisce
che il milione di senzatetto libanesi bloccati dai bombardamenti
giudaici non ricevano alcun soccorso per altri mesi: si
profila un genocidio di dimensioni inaudite, perché
Israele spara sui convogli umanitari e ne vieta il passaggio.
I Parsi (e molti cattolici, anche ai più alti livelli
in Vaticano) tollerano con equanimità questo orrendo
crimine, perché per loro è l'esistenza di
Israele che conta.
In Pakistan come in Iran si comincia a pensare alla propria
sopravvivenza.
E quando si tratta di vita o di morte, le testate nucleari
entrano in gioco.
Maurizio Blondet
Note
1) Gareth Porter, «Clearing the path for US war on
Iran», Asia Times, 10 agosto 2006. 2) Per esempio,
questi razzi portano scritte in inglese. A posteriori, è
stata fornita una cervellotica spiegazione dal servizi giudaici:
quei razzi, cinesi come modello, sono fabbricati in India
su licenza. Posto che appare improbabile che Pechino abbia
dato la licenza di costruzione di missili a Delhi, sua nemica
fino a ieri, bisogna concludere che l'India fornisce all'Iran
l'armamento che poi arriva agli Hezbollah. E allora perché
Israele risparmia l'India, questa complice del «terrorismo»?
Perché non la bombarda con le sue 300 testate atomiche?
3) «America will attack Syria, Iran in october: Gul»,
Pakistan Time, 2 agosto 2006.
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