Intervista a don Ugolino Giugni, dell'Istituto Mater Boni
Consilii tratta
dal sito: www.comunitaarmena.it
«È l'Europa dell'euro e degli interessi economici
che vuole aprire le porte alla Turchia. La vera Europa,
quella cristiana, quella dei popoli, invece si oppone. Gli
europei non devono sopprimere le proprie radici cristiane».
L'Unione Europea che vorrebbe Don Ugolino Giugni dell'Istituto
Boni Consili «andrebbe costruita sulla base dei valori
che l'hanno caratterizzata per secoli e che ora sono negati».
«Ma come si fa a dire che la Turchia fa parte dell'Europa?
- continua Don Giugni -. Storicamente l'Europa cristiana
ha combattuto secolari guerre contro l'impero ottomano.
L'ultima grande battaglia è stata quella di
Lepanto nel 1571 quando le flotte della Lega Santa sconfissero
i turchi. Da un punto di vista religioso, inoltre, la Turchia
è un Paese islamico mentre l'Europa ha radici cristiane
e caratteristiche culturali molto diverse da quelle turche.
Vi sono poi differenze geografiche rilevanti e indiscutibili:
la Turchia fa parte del Medio Oriente».
Problemi passati, ma anche problemi presenti:
oggi in Turchia non esiste una piena libertà religiosa.
Come questo si può conciliare con i valori dell'
Unione Europea?
«Il problema è di fondo: bisogna capire che
cosa si intende oggi per "Europa". L'entità
che è stata costruita finora si basa su interessi
economici e politici, si tratta di un'Europa senza valori.
Per questa ragione i poteri forti (le oligarchie mondialiste)
che muovono questa Unione fittizia di Stati europei vogliono
far entrare Ankara in Ue. Se l'Europa fosse basata su quei
valori che l'hanno costituita, che sono alla base della
sua identità e l'hanno resa grande nella storia,
non saremmo qui a porci il problema dell'adesione dello
Stato musulmano all'Unione. La realtà però
è diversa in quanto l'Unione Europea è stata
creata su fondamenta laiche, sulla moneta, sull'economia,
scegliendo così di non riconoscere le origini cristiane
del nostro continente. Con tale scelta, chi sta mettendo
in piedi questa entità, che viene chiamata Europa
ma che non si sa bene cosa sia, già preparava la
strada per l'ingresso della Turchia. Perché l'Europa
sia davvero tale, credo che dovrebbero esserci dei riferimenti
chiari al Cristianesimo nella Costituzione che i 25 Stati
dell'Unione si apprestano a firmare. (L'articolo è
stato scritto prima del 29 Ottobre, N.d.E.) Tra l'altro,
in tutto il processo di costruzione europeo andrebbero maggiormente
coinvolti i cittadini che non devono subire decisioni calate
dall'alto».
Anche perché proprio gli europei, nel caso dell'entrata
di Ankara nella Ue, si dovranno confrontare con 70 milioni
di turchi che affluiranno entro i nostri confini... «La
Turchia diventerà la porta d'ingresso di milioni
di islamici, moderati e integralisti, nel nostro continente.
I cittadini devono potersi esprimere sull'adesione della
Turchia che non può essere loro imposta. Le pressioni
a sostegno della candidatura di Ankara sono molteplici soprattutto
da parte degli Stati Uniti e Israele che nella Turchia vedono
un alleato fondamentale
nell'area mediorientale e uno stato che, una volta entrato
nell'Ue, sosterrebbe le posizioni politiche americane. Il
presidente Usa George W. Bush ha espresso chiaramente il
suo pensiero, quando, qualche mese fa, ha dichiarato che
"l'Unione Europea non deve essere un club cristiano".
Dietro a queste parole, si legge un disegno destabilizzante
ai danni dell'Europa che porterà il nostro continente
alla distruzione. Se nel passato avevamo impedito ai turchi
di entrare nel nostro territorio, in futuro ce li ritroveremo
a casa nostra. A quel punto non ci saranno più confini
e l'Europa scomparirà».
Già ora vediamo quali problemi di convivenza pone
l'Islam all'interno delle nostre società. Pensiamo
ai sermoni degli imam estremisti che gridano alla guerra
santa, alla condizione delle donne musulmane, al dibattito
sul crocifisso nei luoghi pubblici considerato offensivo
da alcuni islamici, ... Cosa ne pensa?
«L'Islam è una religione conquistatrice e molto
aggressiva. Per l'islamico la terra che egli calpesta gli
appartiene e, se non è ancora sua, lo deve diventare.
E tutti quelli che non sono islamici devono convertirsi.
Questo è scritto chiaramente nella sharia (la legge
coranica). I problemi di convivenza sociale e religiosa
saranno dunque enormi. I nostri segni religiosi sono già
adesso rifiutati dagli islamici. La nostra cultura
rischia di essere distrutta, per giunta con l'avallo di
molti nostri politici che li fanno entrare». La democrazia
in Turchia procede a passo lento, vi sono problemi legati
ai
diritti umani, alle minoranze, alla libertà religiosa...«I
cristiani in Turchia sono stati a lungo perseguitati e tuttora
la chiesa ortodossa deve affrontare enormi limitazioni poste
dal governo di Ankara.
Non si può inoltre chiudere un occhio sullo sterminio
di milioni di armeni ad opera dei turchi, sulle discriminazioni
subìte dai curdi, sulle violazioni dei diritti umani.
Ma in fondo questi sono problemi della Turchia, perché
dovremmo farli diventare i nostri?».