Aco Tomic, ex capo dei servizi segreti militari jugoslavi,
in questa intervista afferma di essere stato arrestato e
maltrattato nel corso dell' operazione "Sciabola"
(primavera 2003, subito dopo l'omicidio Djindjic) per avere
contribuito a stanare alcuni degli agenti della CIA che
hanno messo il paese sotto "tutela" - ad esempio,
nel caso Perisic-Nibor...
http://www.nin.co.yu/index.php?s=rub...rid=14&id=3383
Nin (Belgrado)
Numero 2820 del 13.01.2005.
Spie nelle alte strutture dello Stato
"Mi è noto che gli Americani non hanno mai rinunciato
al piano che avevano tracciato. Alcune persone ridevano
su di me quando dicevo che in Kosovo sarebbe successo quello
che abbiamo oggi. Avete notato in quale maniera facile hanno
internazionalizzato la Vojvodina ed il Sandzak, così
che il Parlamento Europeo si è immediatamente riunito
in sessione per discutere il problema..."
Il General Aco Tomic è arrivato nella redazione di
NIN dal Tribunale. Aveva fatto causa contro lo Stato per
i maltrattamenti che ha subito durante l'operazione "Sciabola"
("Sablja"). Comunque, l'intervista inizia sul
tema degli eventi recenti nell'Esercito. Si accumulano gli
"incidenti casuali" e si pongono le domande: disorganizzazione,
influenza del fattore straniero, oppure... - Anche nei tempi
passati succedevano casi del genere, nell'Esercito: gli
infortuni, i suicidi, le uccisioni. C'era tutto ciò,
sempre... [...] Non credo ne sia aumentato il livello. Non
ho alcun motivo per non credere al giudice investigativo
del Tribunale Militare riguardo la tragedia di Topcider.
[...] Il mio primo commento quando ho sentito della tragedia
di due ragazzi nelle caserma di Topcider è stato:
mi sa che questo sarà strumentalizzato come il caso
di Racak.
Avete avuto delle informazioni?
- Non ne avevo, però so come sono accaduti i casi
di Racak in Kosovo, e a Sarajevo, prima... ecc.
State parlando dei...?
- ...metodi. I metodi sono assolutamente uguali, e gli
operatori non si possono sostituire così velocemente.
State pensando all'uso degli eventi?
- Si, assolutamente. A quelli che li organizzano e a quelli
che li strumentalizzano... Spero sappiate del caso di quello
sfortunato mercato di Markale, a Sarajevo, come è
stato strumentalizzato, e come si è abusato del caso
Racak. Temo abbiano sempre una versione pronta per dichiarare
un evento clamoroso ed eclatante, per ottenere qualcos'altro,
come scopo.
Di quali servizi state parlando?
- Dei servizi occidentali che hanno condotto l'aggressione
su questo nostro paese. Loro sono presenti sul palcoscenico,
anche ora. Uno dei servizi più potenti nei Balcani
è sempre stato quello inglese, [...] è stato
costantemente il più presente ed il più attivo
di tutti.
Ci sono forse dei piani per la divisione del lavoro tra
i vari servizi, o si tratta solamente di come uno se la
cava meglio sul territorio?
- Un piano esiste, assolutamente. I servizi non hanno mai
operato senza piani. Mentre ero in Kosovo, gestivo un gruppo
di agenti operativi, e ci contrapponevamo a queste attività
con grande successo. Eravamo del tutto al corrente della
data dell'inizio dell'aggressione. Naturalmente, loro [gli
occidentali] erano sempre convinti di essere i migliori,
e non badavano molto a cosa facessero certi minuscoli servizi
segreti balcanici. Dunque, eravamo molto bene al corrente
su cosa e quando avrebbero fatto al paese, e naturalmente
passavamo le informazioni all'Esercito - mentre che uso
ne facessero Perisic [alto ufficiale, scoperto tre anni
fa nell'atto di passare documentazione riservata all'agente
della CIA Nibor - vedi più avanti] oppure Aca Dimitrijevic,
è problema loro.
Qual è l'agenzia di intelligence che è organizzata
meglio di tutte in Kosovo?
- I primi che sono giunti a Pristina il 10 Giugno 1999
erano gli inglesi. I russi sono arrivati anche prima del
dieci, ma così come sono arrivati, se ne sono anche
andati. Sarebbe stato meglio che non fossero neanche mai
arrivati. Sono riuscito a dirglielo quando ero in visita
a Mosca, con Pavkovic. Erano sorpresi, ma, va bene, questo
è stato detto durante la cena e non ai colloqui ufficiali.
La decisione che fossero gli inglesi i primi ad arrivare
a Pristina non era casuale. Ero presente a Pristina ed ho
parlato con il comandante di quel reparto inglese. Mi ha
detto: A noi, durante la preparazione per l'arrivo in Kosovo,
è stato spiegato che il Kosovo deve essere "terra
bruciata". Questo termine lo utilizzano esclusivamente
gli eserciti della NATO. Io gli ho risposto: va bene, ora
vedete voi se è "bruciata" o no. In quel
momento la nostra quindicesima brigata lasciava Pristina
- ragazzi che avevano spostato queste armi pesanti tantissime
volte nel corso di un anno. Questa nostra brigata dei carri
armati dava una impressione fortissima. Lui mi ha risposto:
Volete dire che avremmo incontrato questi arnesi se fossimo
ricorsi all'invasione terrestre?
[...] Qui vorrei "abusare" delle parole di un
mio compaesano del monte di Rudnik [si riferisce a Milovan
Danojlic, scrittore], è stato lui l'unico a dirlo
pubblicamente, in televisione: in questo paese è
stato introdotto il protettorato. Le conseguenze negative
sono sempre più evidenti. Come per esempio l'obiezione
di coscienza. Per la prima volta nella mia vita incontro
alcuni giovanotti dalle mie parti, sulla mia montagna Rudnik,
che si esprimono contro il servizio di leva, che non era
mai esistito prima. [...]
Il comportamento dello Stato rispetto all'Esercito, ed al
problema dell'Aia, ha contribuito a questo processo. Immaginiamoci
un ufficiale giovane, testimone di tali sviluppi. Noi in
Kosovo difendevamo la nostra patria secondo tutte le regole,
militari e statali, e secondo le convenzioni internazionali.
Lo Stato aveva dichiarato lo stato di guerra - ed ora all'improvviso
qualcuno inizia ad incriminarci per crimini di guerra. Tutto
ciò è terribile.
I nostri servizi segreti sono capaci, oggigiorno, di fare
fronte all'inquadramento del nostro paese come protettorato?
- Un discorso sono i dati che i servizi stessi rilevano,
ed altro è il comportamento dei capi politici. Non
credo che i nostri servizi segreti siano in grado oggi di
farsi una visione globale della situazione e di riferire
tutto cio' alla leadership statale. Non penso che il mio
arresto abbia provocato conseguenze negative tra gli operatori
dei servizi segreti e nell'Esercito, però di basi
per loro ce ne sono. La gente ha notato cosa mi è
successo solo perché mi sono contrapposto all'intelligence
più potente del mondo. Questo è un fatto.
Dunque, se non ci fosse stato l'arresto di quel Nibor, americano,
Aco Tomic oggi non si troverebbe in prigione. Lo affermo
categoricamente! Su questo non ci sono dubbi!
Le risulta che il suo arresto sia rivendicato dalla CIA?
- La CIA, cioè l'America, si è pubblicamente
congratulata con me. Quando mi sono incontrato con Montgomery
lui mi ha detto: Complimenti, Generale. E anche Nibor si
è comportato correttamente dal punto di vista professionale.
Conosce il suo lavoro e si è comportato come avrei
fatto io nella stessa situazione. [...], mentre è
un altro discorso cosa loro effettivamente pensino su questa
vicenda. Sono certo che non lo potranno mai dimenticare.
[Si riferisce all'arresto dell'agente CIA insieme con il
Gen. Perisic, nell'occasione del loro scambio di documenti
segreti in cambio di denaro, ndt]
- Quando ho deciso di far arrestare Nibor e Perisic, ho
pensato che questo paese doveva farlo. Abbiamo scoperto
l'attività spionistica, documentata, e dopo aver
svolto correttamente i nostri controlli, abbiamo trasferito
il caso agli organi investigativi. Toccava allo Stato decidere
cosa fare, ed hanno optato per la decisione peggiore, che
non sarebbe contemplata da nessun paese al mondo, neanche
da qualche tribù africana. Loro hanno scelto la persecuzione
di Aco Tomic e dei servizi di sicurezza militari, e si sono
affrettati a votare la nuova legge che avrebbe satanizzato
i servizi di sicurezza. Micunovic ha detto in Parlamento:
Non abbiamo realizzato questa legge per i servizi, ma per
poter sostituire Aco Tomic.
Avete paura dell'atto d'accusa? Eravate capo dei servizi
di intelligence, eravate in Kosovo?
- No. Non nutro timori per l'Aia. Non ho motivi per averne.
Sono stato, naturalmente, in Kosovo come responsabile dei
servizi che agivano nell'interesse dell'Esercito. Senza
alcuna finta modestia, in generale l'Esercito ha subito
pochissimi danni dai massicci bombardamenti.
L'aeronautica occidentale non lasciava mai sereno il cielo
del Kosovo. Tutti i missili da crociera partivano dal Mar
Mediteraneo attraverso il Kosovo.
Abbiamo avuto delle informazioni secondo cui le loro testate
venivano montate a Tetovo (Makedonia)..., abbiamo ricevuto
perfino alcune foto. I servizi di intelligence non possono
non sapere. Soltanto, non sono riuscito ad accettare che
fossimo colti di sorpresa il 17 di Marzo [2004: si riferisce
ai pogrom scatenati contro i serbi in Kosovo].
Saremo forse nuovamente colti di sorpresa dagli eventi
in Kosovo?
- Mi è difficile rispondere a questa domanda. Da
quando sono uscito dalla prigione, soltanto una volta sono
stato negli uffici dei Servizi. Davinic mi ha detto che
avrebbero portato dei "professionisti", uomini
completamente nuovi che sono arrivati nell'Agenzia di Sicurezza
Militare (BIA). Se sono nuovi, non possono essere anche
professionisti.
L'erosione dell'immagine dell' Esercito è forse
in relazione con la
soluzione dello status del Kosovo?
- Io vedo questa relazione. Io, nel 1997, ho riferito alla
Centrale della
Sicurezza sull'introduzione del protettorato in Kosovo.
Ero in Kosovo nel
Gennaio del 1997, e ho preparato l'informativa in Maggio.
Si trattava di una
relazione molto aggiornata, affidabile, con dati sicuri
su come in Kosovo veniva pianificato il protettorato.
E la dirigenza dello Stato non ha intrapreso nulla in proposito?
- Non mi è noto se abbiano fatto qualcosa. Però,
nei confronti dell'Esercito laggiù sono state attivate
delle misure: Non appena un carro armato usciva fuori, loro
[gli occidentali] dicevano: applicazione eccessiva della
forza!
Allora, come si può impiegare soltanto mezzo carro
armato?
Ci sono collaboratori dei servizi d'intelligence stranieri
tra gli alti funzionari dello Stato?
- I Servizi di Sicurezza Militari non sono mai stati, e
non sono neanche adesso, responsabili di seguire la dirigenza
dello Stato, nel caso vi riferite alla Repubblica di Serbia.
Dopo il caso "Perisic" nell'opinione pubblica
c'era l'impressione che cosi fosse.
- Che allora rimanga così. Ora vorrei raccontarvi
riguardo al caso di Perisic, che è stato un puro
caso...
Cosa volete dire?
- Se non fosse stato dimesso dalla posizione di Responsabile
dello Stato Maggiore, [Perisic] non sarebbe mai potuto diventare
vice-presidente del Governo. Significa che dagli uffici
del Responsabile dello Stato Maggiore avevamo delle conferme
che certe informazioni, certi documenti, sparivano, andavano
da qualche parte, nel nostro gergo - verso persone non autorizzate.
Seguendo questa pista, siamo arrivati a Perisic.
Quali sono i rapporti tra i nostri servizi d'intelligence?
- Non ci sono rapporti. Tutta la collaborazione basata
su regolamenti, leggi, accordi, convenzioni, si è
ridotta al livello di conoscenze personali. E' quello che
lo Stato ha voluto, e così è stato fatto.
Mi ha detto una volta Micunovic: Generale, tu il tuo operato
lo svolgi secondo le leggi di Broz [Josip Broz Tito: cioè,
secondo le leggi della vecchia Jugoslavia socialista]. Allora,
cambia pure questa legge. Io lavoro secondo le leggi in
vigore, che siano vecchie o meno. Questa è la sostanza
di tutti i problemi che riguardano la collaborazione tra
i servizi d'intelligence. Se non c'è un interesse
unico nello Stato, i servizi non possono collaborare.
Una vostra dichiarazione, riguardo all'attentato, è
stata poi smentita: e cioè, secondo le citazioni,
che avevate avvisato il premier Dindic che si preparava
qualcosa contro di lui.
- No, purtroppo non ho avuto alcun rapporto con Djindjic.
Se qualcuno dal governo mi avesse chiamato per telefono,
avrei accettato l'invito. Questo ve lo dico perché
quando capitò questa vicenda riguardo Perisic, mi
ha chiamato il generale Pavkovic dal gabinetto di Dindic,
senza dirmi da dove chiamava: "Sai, sarebbe utile che
andassimo da premier". Ho risposto: non vado adesso,
non ne ho motivo, e non consiglio neanche a te di andare
da lui ora. Tutto questo lo ascoltava anche Djindjic, [con
i ministri] Batic e Mihajlovic.
Così fu diffusa la storia: ecco come è questo
Tomic, non vuol collaborare...
Significa che non avete avvertito il premier?...
- Il Servizio Militare non si è ingerito nei confronti
di membri dei governi delle repubbliche [di Serbia, Montenegro,
o federale], però a loro passavamo tutte le informazioni
che ci giungevano nel corso del nostro lavoro - sovente
nei Servizi di Sicurezza dello Stato (SDB). Una volta c'è
stata una informativa per la quale sono andato di nuovo
di verificare che cosa ne sia stato, però ora è
sparita. Dicono che non c'è più neanche al
Ministero degli Interni. (MUP)...
Quando l'avevate mandata?
- Questa non era una informativa sul pericolo di attentato
a Djindjic, però si riferiva a difetti nel servizio
di sicurezza attorno al premier. Inoltre non è proprio
irrilevante l'informativa che ho firmato e inoltrato al
responsabile Andrej Savic, oppure era Mihajlovic, non mi
ricordo...
E' sparita?
- Così dicono. Va bene, ma probabilmente ora a me
non la vogliono più dare.
E' proibito.
Non avete ricevuto l'informativa di ritorno, in quell'occasione?
- No. Neanche questo è nella norma. Il mio corriere
per esempio porta l'informativa al MUP, gli viene firmata
la ricevuta, ed è tutto. Ed il duplicato di questo
rimane ai servizi, viene registrato, archiviato...
Vorremmo ripeterle la domanda: per quale motivo vi incontravate
con Legija e Spasojevic?
- Se volete dire che sono criminali, probabilmente pensate
che siano gli unici criminali che io incontravo? Questo
è nella prassi del mio lavoro. E perché con
Legija? Legija era colonnello di polizia. Veniva da me nella
veste di colonnello di Ministero degli Interni.
[...] L'atto del mio arresto è stata una pura decisione
politica. Questo mi ha detto [il presidente] Tadic, e quello
del Montenegro, Maras: che esisteva una necessità
politica per la mia sostituzione, e che questo fa parte
della realizzazione del testamento del defunto premier Djindjic.
Di quale testamento si tratta?
- Non ne ho idea. Probabilmente Djindjic si preparava a
farmi sostituire.
[...] Come mai, quando Pavkovic diceva di non essere neanche
al corrente del caso Perisic. Naturalmente non ne era al
corrente. Non è neanche autorizzato a sapere. Dovevo
forse informare tutto il governo, i deputati del Parlamento:
guardate che oggi si incontreranno quei due?...
Stranieri da tutte le parti
Tra i nostri servizi di intelligence esiste competizione?
- Se ci fosse un interesse statale fermo, tutto ciò
potrebbe essere regolarizzato con le leggi e a beneficio
dello Stato. Se non c'è questo interesse, forse potrebbe
essere almeno l'interesse di quelli che ci stanno ponendo
sotto protettorato. Che cosa hanno da fare gli stranieri
nel Ministero delle Difesa, o nel Ministero degli Affari
Esteri? Ce ne sono dappertutto. Mi domando se esista un
paese libero, indipendente, con cittadini stranieri in ogni
ufficio... Nella indagine sull'uccisione di Djindjic è
coinvolto un istituto tedesco di Wiesbaden. Mentre noi non
siamo abilitati per tutte le perizie criminologiche di cui
ora parliamo. Abbiamo un Istituto per le ricerche criminologiche,
quell'Istituto per la sicurezza che fu una volta uno dei
migliori d'Europa.
Nel "caso Perisic" è stata violata la
legge?
- E' stata assolutamente rispettata, del tutto. Avevo perfino
proposto: andiamo proprio a trascrivere la legge statunitense,
per vedere dov'è che non si opera nella maniera in
cui noi abbiamo operato. Ho portato un disegno di legge
croato. [...] Non hanno accettato nulla, naturalmente. Tutti
i servizi di intelligence nel mondo hanno delle persone
che decidono sui metodi e sui mezzi. Dunque, durante il
mio operato come responsabile della gestione, decideva il
responsabile dello Stato Maggiore, come prescritto dalla
legge. Ora i servizi non sono in grado di applicare alcuna
misura. Il Tribunale militare non esiste più. Non
c'è la persona che approva un certo metodo. Proprio
non ho più idea di che cosa loro adesso si occupino.
Probabilmente sono in vacanza collettiva. Scherzi a parte,
questo piano fu approvato da Nebojsa Pavkovic. Con tutti
i suoi elementi, incluso l'arresto.
Soltanto, lui non sapeva il giorno esatto...
Volete dire, dell'arresto dei due, Nibor e Perisic?
- Io, quando preparavo il piano, non avevo scritto: Nibor
e Perisic.
Eravate al corrente del fatto che si trattava della CIA?
- Abbiamo avuto tali supposizioni. Nibor è stato
per dieci anni in Bosnia, poi in Croazia, poi qua, poi in
Bulgaria... Se n'è andato in silenzio, e non si agitava
nessuno - tranne Svilanovic. Gli ho domandato: Allora, Svilanovic,
come mai questo tuo rimpianto? Lui mi ha risposto subito:
presidente, propongo che sostituiate immediatamente Tomic
e Pavkovic. In tale occasione Pavkovic è stato in
silenzio. Io gli ho detto: dì qualcosa, sei muto...
Perché avete presentato quel film, di cui dopo si
è parlato moltissimo, ai capi politici?
- Questo l'ho organizzato su richiesta del presidente Kostunica.
Dopo di che ho ordinato che si preparasse un breve filmato
da questo enorme volume di materiale. Neanche in sogno potevo
supporre che questi miei collaboratori avrebbero inserito
il momento in cui lui rivela particolari su certi individui,
inclusi quelli che erano presenti durante la proiezione...
Questi sono i fatti; di questo film e di questo materiale
non avrebbe saputo proprio niente nessuno se non ci fossero
stati quegli attori presenti, in quella occasione, che dopo
hanno cominciato a giustificarsi. Se fosse dipeso soltanto
da me, nessuno avrebbe mai saputo nulla. Ciascuno di loro
ha tolto qualcosa, o ha aggiunto qualche informazione ai
giornalisti, e si è creata così tutta una
storia... Mentre, in realtà, questo è un video
di circa mezzora. Si tratta del materiale operativo filmato
in vari luoghi dove questi si incontravano. Perisic è
convinto che questo sia stato fatto dall'intelligence russa.
Quelli sono arrivati all'appuntamento per sostituirvi,
mentre, dopo aver visto il film, hanno deciso comunque di
lasciar andare Perisic...
- Però, la decisione che io dovessi andarmene c'era
già. Subito dopo sono iniziate le proposte di Djindjic,
Zivkovic, Svilanovic, che dovevo essere sostituito, e poi
hanno aggiunto la stessa richiesta per Pavkovic. In quel
momento avevo detto loro: fateci andare via uno per volta,
non insieme. Però, nessuno di noi è stato
sostituito, Vojislav Kostunica non ha dato il suo permesso.
Mentre il film lo avevano guardato con attenzione. Era un
po' ridicolo vedere le loro reazioni. Per esempio, Djindjic
era stupito del fatto che si trattava di spiccioli. Disse:
generale, cosa è questo, si tratta soltanto di duemila
cinquecento dollari... Che c'entra la cifra? Due dollari
e mezzo, duemila e mezzo, due milioni e mezzo, non cambia
niente.
Quando si considera la persona... Comunque, si trattava
sempre di un responsabile dello Stato Maggiore, uno che
fu in quella posizione più a lungo di tutti gli altri
suoi predecessori, nella storia della Serbia e della Jugoslavia.
Però, anche durante il vostro mandato c'erano degli
ufficiali che passavano varia documentazione agli investigatori
dell'Aia, presumibilmente uscivano informazioni dallo Stato
Maggiore, dalle varie agenzie, e tutto ciò per paura
di essere incriminati...
- L'Esercito sa benissimo quali sono gli ufficiali che
si sono recati nell'ufficio del Tribunale dell'Aia a Belgrado
per deporre. Tra i primi c'era Pavkovic. Penso che neanche
lui sia al corrente di tutto cio che ha dato loro. Fatto
sta che lui ha una paura tremenda di questa disgraziata
Aia. Non entrerei ora nei dettagli su che cosa gli ha dato
e se glielo abbia dato. E' un tema troppo serio.
[...]
Voi mettete in relazione l'arresto di Milosevic, la CIA,
e il vostro arresto nel corso della operazione "Sciabola-Sablja"...
- Ora vi dico anche questo. Dopo quella mia informazione
sul futuro protettorato su Kosovo, Covic ha organizzato
un appuntamento nel Centro di Coordinamento. Il Generale
Krga dice che esso è stato organizzato laggiù,
nella Via Uzicka. La data era il 2 Febbraio 2003, ed il
premier è stato ucciso il 12 Marzo. Eravamo radunati
Covic, Krga, io e Braca Skoric, responsabile dei servizi
segreti di intelligence, Andreja Savic lo avevano già
dimesso, vuol dire che il responsabile era Misa Milicevic,
c'era il celebre Nenad Milic, Guri... Covic mi ha detto:
presenti tu una valutazione delle problematiche della sicurezza
in Kosovo e nel sud della Serbia? Debbo andare all'Assemblea
Generale dell'ONU. Ho fatto il mio discorso e loro dimostravano
di essere più che contenti con i contenuti. In quella
occasione avevamo concordato alcuni elementi operativi nel
sud della Serbia e mi era ben chiaro che il tempo non era
stato speso inutilmente. Al momento di salutarci, Covic
ha chiesto a noi dall'Esercito di rimanere ancora un po'.
Ha raccontato che doveva andare all'Assemblea Generale e
io gli ho detto: sicuramente ti trovi con il premier, sai
che a Washington non è stata bene accolta l'informazione
che gli U.S.A. non hanno a che vedere riguardo allo status
del Kosovo. Questo gli ho detto, nella maniera più
benevola che potevo, ed ho aggiunto: glielo riferisci per
favore? Lui dice: certo, lo farò. Ed io gli dico:
ti suggerisco di non andare all'Assemblea Generale con questa
tua piattaforma che ora hai. Si sa chi sta dietro all'Assemblea
dell'ONU. Non dire in quel luogo che gli Americani non sono
autorizzati per il Kosovo. Sono loro che ci hanno condotto
in questa situazione che c'è ora.
Veramente non so se lui abbia riferito tutto questo a Djindjic,
però di certo non è andato all'Assemblea Generale
in quell'occasione. Mentre, dopo l'uccisione del premier,
sentivo varie storie... [...]
Però, penso che il processo con cui ci hanno disgregati
- i servizi, l'esercito e la polizia, infiltrati nelle anime,
tutto questo è successo proprio come vi ho spiegato.
Se almeno fossimo uno Stato normale, l'uccisione del premier
non sarebbe potuta accadere in questa maniera.
Questo non ha niente a che fare se io fossi d'accordo con
lui o meno, se mi è stato simpatico o no. Non ha
niente a che fare con tutto cio. Lui era il premier, un'istituzione
dello Stato. Quando lo Stato non esiste, accadono queste
cose. Tali o simili eventi possono capitare anche ora. Anche
peggiori.
Come vedete la Serbia tra cinque anni?
- Mi è noto che gli Americani non hanno mai rinunciato
al piano che avevano tracciato. Alcune persone ridevano
su di me quando dicevo che in Kosovo sarebbe successo quello
che abbiamo oggi. Avete notato in quale maniera facile hanno
internazionalizzato la Vojvodina ed il Sandzak, cosicchè
il Parlamento Europeo si è immediatamente riunito
in una sessione per discutere il problema. A Novi Pazar,
loro, non potendo creare scontri tra Serbi e Musulmani,
hanno trovato due Musulmani. E come che questo già
non ci basti?
Ci hanno dimostrato quali sono i loro prossimi piani.
Slobodan Ikonic
(traduzione a cura di DK; revisione del testo italiano
a cura di AM)