Intelligent design: farfalle con il LED


Maurizio Blondet
20/11/2005

La Princeps Nireus


Nel 2001, quando lo scienziato Alexei Erchak (del Massachusetts Institute of Technology) ha inventato un nuovo tipo più efficiente di LED, non sapeva ancora di copiare una tecnologia che certe farfalle africane utilizzano da 30 milioni di anni.
I LED (da «light emitting diodes», diodi ad alta emissione di luce) sono quei puntini luminosi, verdi giallo o rossi, che segnalano se il computer è acceso, se il cavo Internet è collegato, eccetera; nell'elettronica hanno decine di altre applicazioni comuni, perché consumano poca energia.
Ma i LED attuali hanno un difetto: la maggior parte della luce che producono non «esce» ma resta confinata nel LED stesso, difetto che gli addetti ai lavori chiamano «bassa efficienza di estrazione di luce», e che impedisce per ora di usare questi ritrovati per ampie illuminazioni di ambienti.
Perciò il professor Erchak del MIT ha escogitato un cristallo fotonico a due dimensioni, consistente in una griglia triangolare bucherellata sullo strato superiore del LED: questa struttura, battezzata «riflettore di Bragg», migliora l'estrazione di luce dal diodo.

Ora due studiosi della Exeter University, Pete Vukusic e Ian Hooper, hanno scoperto che una vistosa farfalla africana, la Princeps Nireus, ha sulle ali dei «riflettori di Bragg».
Le scaglie delle ali sono cristalli fotonici pigmentati e fluorescenti che emettono un intenso colore blu e verde-blu.
La fluorescenza naturale delle farfalle sarebbe molto più debole se il pigmento non fosse collocato in una zona dell'ala che appare regolarmente bucherellata.
I buchi, minuscoli cilindri vuoti, impediscono che la fluorescenza sia «intrappolata» nella struttura
o emessa lateralmente.
Le scaglie della farfalla africana dispongono anche di una sorta di «specchio» nello strato inferiore, che riflette tutta la fluorescenza verso l'alto.
Una copia esatta dei «riflettori di Bragg».

La diversità, spiega Vukusic, «sta nel fatto che la farfalla non ha i diodi semiconduttori e non produce la sua propria energia radiante: il che in un certo senso la rende doppiamente efficiente.
Ma il sistema che 'estrae' la luce dalle ali del Princeps Nireus non è solo un'analogia; è lo stesso identico design del LED».
Aggiunge il professore: «quando afferri l'architettura fotonica a disposizione di quella farfalla, cominci a capire l'eleganza con cui la natura ha composto le cose» (1).
Considerazione da dedicare ai darwinisti.
Che credono che tali splendide strutture siano il risultato del caso (di cieche modifiche casuali del patrimonio genetico) «premiate» dalla selezione naturale, nella «competizione per l'esistenza».
Caso e necessità e l'ansia competitiva avrebbero prodotto i riflettori di Bragg naturali, di un insetto che esisteva - senza evolversi - già trenta milioni di anni fa.

La parola «eleganza» usata da Vukusic è una categoria esplicativa migliore del mito evoluzionista: è un progettista intelligente che cerca l'eleganza della soluzione tecnica.
Mosso da una finalità che ha meno a che fare con la necessità che con qualcosa di simile all'amore.
E di fatto, la natura vivente esibisce una straordinaria fantasia e varietà.
Se a crearla fossero stati degli ingegneri, tutti i fiori sarebbero bianchi - quanto basta a renderli visibili agli insetti impollinatori sullo sfondo verde.
I colori sono un lusso della fantasia, riflettono un amore elegante, uno «spreco» di intelligenza amorosa per il vivente, una passione per la bellezza.
Come disse il massimo «scienziato»: «Guardate i gigli dei campi…io vi dico che nemmeno Salomone nella sua gloria fu mai vestito così».

Maurizio Blondet

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Note
1) «Butterfly wings work like LED», BBC, 18 novembre 2005.