Tra marzo e luglio, in un cantone della provincia di Shandong,
nell'est della Cina, circa 7000 cinesi sono state forzatamente
sterilizzate dagli agenti comunisti della pianificazione
familiare mentre altre hanno partorito bambini morti dopo
essere state sottoposte a iniezioni di veleno. Una delle
vittime ha raccontato che il cadavere del suo bambino è
stato, dopo il parto, immerso da alcune infermiere in una
bacinella d'acqua per assicurarne
il decesso.
Perché? Semplicemente perché i responsabili
di questa regione di Linyi erano stati rimproverati di non
aver saputo impedire un numero troppo elevato di nascite,
contravvenendo alla politica del partito comunista detta
del figlio unico. Bisognava quindi reagire per ristabilire
l'equilibrio.
L'informazione, pubblicata dal settimanale
americano "Time" del 19 settembre 2005, e stata
ora con-fermata con una sorprendente rapidità dai
responsabili della Commissione della popolazione nazionale
e della pianificazione familiare (NPFPC). Certamente, la
stampa cinese non si è fatta eco dello scandalo,
ma l'agenzia di stampa "Nuova Cina" ha pubblicato
dei comunicati ufficiali per gli stranieri nel suo servizio
in inglese.
Secondo il portavoce del NPFPC, Yu Xuejun,
l'inchiesta aperta nella provincia di Shandong ha rivela-to
che "le affermazioni al riguardo dei casi di aborti
e di sterilizzazioni forzati si sono rivelate vere".
Il por-tavoce ha aggiunto che "i colpevoli sono stati
destituiti dai loro incarichi.
Alcuni sono sotto inchiesta, altri in stato di detenzione".
Ha anche promesso che saranno organizzate sedute di sensibilizazione
"sulle questioni giuridiche" da parte del personale
locale della pianificazione familiare al fine di impedire
il ripetersi di tali abusi.
Citando degli avvocati cinesi, "Time"
riporta che alcuni abitanti del cantone sono stati picchiati
a mor-te per aver tentato di proteggere dei membri delle
loro famiglie che si nascondevano al fine di sfuggire alle
ste-rilizazioni e agli aborti forzati. La violenza con la
quale gli ufficiali di Linyi hanno voluto far scendere le
curve della natalità ricorda
le ore più nere dell'applicazione della politica
del figlio unico, venticinque anni fa. Que-sta politica
maltusiana destinata a frenare lo spettro della sovrappopolazione
- la Cina conta più di 1,3 miliar-di di abitanti
- è stata per molto tempo impopolare. Gli esempi
di pratiche violente nei confronti di donne che avevano
ignorato la regolamentazione abbondano.
Le campagne tuttavia beneficiano di un privilegio
rispetto alle città: è autorizzata una seconda
nascita nel caso in cui la prima riguardi una bambine mentre
le minoranze etniche beneficiano di un regime ancora più
"favorevole".
Nel 2002, l'Assemblea nazionale popolare (il Parlamento
della Repubblica comunista) ha votato una legge che ha ammorbidito
il controllo esercitato dallo Stato sulla famiglia.Secondo
la nuova legge le coppie sono autorizzate ad avere più
figli pagando una sorta di imposta pudicamente denominata
"tassa sociale di compensazione" che arriva a
circa 600 euro, una cifra enorme per l'economia cinese.
I
contadini sono prati-camente incapaci di sborsare una tale
cifra, che costituisce fino a tre volte l'ammontare del
loro stipendio men-sile. "La politica del figlio unico
ha sollevato molta gente contro lo Stato. E ciò e
ben lungi dall'essere un risultato", ha spiegato un
funzionario della Commissione di Pianificazione familiare.