di etleboro [19/08/2006]
Fonte: etleboro.blogspot.com [scheda fonte]
Avv. Prof. Giacinto Auriti
Rendiamo onore ad un grande Uomo
A volte il destino sa essere beffardo e crudele, segna la
fine dei grandi uomini con solitudine e riflessione, porta
a farli scomparire nel silenzio ma lascia un segno profondo
e indelebile. Sarà il tempo quel dio che recupererà
la loro memoria e la perpetuerà nei secoli, sarà
lui che insegnerà a tutti la grandezza di quell'uomo,
che da solo ha sfidato e sconfitto il sistema per il semplice
fatto che lui vivrà in ognuno di noi negli anni avvenire.
Il Prof. Giacinto Auriti è morto, era gravemente
malato e viveva ormai solo nel suo appartamento. Non lottava
più contro il sistema, stanco ed esausto ormai perché
la vita aveva vinto: lo aveva stremato e portato via le
glorie, e alla fine lo aveva lasciato con confusi ricordi
e una condanna che gravava sulle sue spalle che lo obbligava
a tentare ancora il giudizio in appello. La stessa stampa
che in più occasioni ha avuto modo di condannarlo
e deriderlo, ha dimenticato la scomparsa di uomo che non
si è nascosto dinanzi alle telecamere o i giornali
che erano giunti per trasformare la sua rivoluzione in farsa.
In quell'occasione il Prof. Auriti capì il gioco
sporco che stavano tentando di fare per screditare la sua
persona e il Simec, il simbolo econometrico di proprietà
del popolo, il frutto dei suoi 36 anni di studio, e allora
strinse attorno a sé la popolazione per dimostrare
che le persone non avevano paura.
Non sappiamo cosa stesse pensando in questi giorni il Prof.
Auriti, ma sicuramente ha ripercorso centinaia di volte
con la mente la sua vita cercando di capire dove e cosa
avesse sbagliato. Non abbiamo avuto il tempo per incontrarlo
e dirgli che non era stato lui a non spiegare bene, ma che
invece erano s tate le persone a non aver creduto fino in
fondo in ciò che ! facevano . Il Professore ha sacrificato
tutta la sua vita, i suoi studi, la sua intelligenza, li
ha completamente donati alla realizzazione di un'idea e
sapeva bene che quella lotta aveva un prezzo.
"La dignità gratuita non esiste, e io pago perché
voglio la proprietà popolare della moneta",
lui aveva rimesso il suo debito con grande fierezza stoica,
senza mai tirarsi indietro, senza avere paura di perdere
una carica o delle onorificenze. Ha rischiato tutto per
qualcosa in cui credeva, la sua carriera, il suo patrimonio,
sottoscrivendo ogni atto o dichiarazione con il suo nome,
il suo onore e la sua persona. Questa è la più
grande lezione etica e morale che Auriti intendeva lasciare
ai suoi alunni, al suo pubblico e a tutti coloro che lo
seguivano come se fosse un leader. Non tutti evidentemente
hanno colto a fondo il significato di quelle parole, o forse
se ne sono appropriati per costruire poi una propria "religione",
un "proprio credo" millantando teorie e grandi
ricerche di st udi. Hanno cominciato accanto ad Auriti e
non appena la sua tenacia ha perso colpi, con difficoltà
e sconfitte legali, lo hanno abbandonato, negando persino
la paternalità del loro stesso sapere. Ora si ergono
al di sopra vantando di essere dei professori, dei ricercatori
o dei pensatori, mentre parlano dell'esperienza del Simec
come una simpatica trovata, che si serviva di un "baracchino"
per cambiare la moneta. Dopo averlo dimenticato nella solitudine
delle sue cause e dei suoi problemi legali, ora lo piangono
e sicuramente in un futuro non troppo lontano cominceranno
ad utilizzare il suo nome, le sue parole e la sua grande
scoperta per scopi commerciali o per coltivare la loro stessa
immagine.
Per la grande tenacia e decisione, e allo stesso tempo umiltà
e semplicità, gli è valso l'affetto del suo
Abruzzo, dei suoi studenti che hanno fatto tesoro del dono
concessogli, la fiducia di una comunità che ha così
promosso e curato l'esperimento del Simec, ma senza conseguire
i risultati che si volevano ottenere. Infatti coloro che
ad! ottarono il Simec lo fecero per scopi puramente commerciali,
perché consentiva di abbattere quasi del 50% i prezzi
dei prodotti alla vendita: si è giunti così
ad un compromesso commerciale che però non ha formato
le coscienze e convinto le persone sul vero significato
di una moneta locale. Il Prof. Auriti nelle sue trasmissioni
ha sempre cercato di entrare nel cuore delle persone più
umili, ma la comunicazione e la spiegazione di certi principi
necessita di tempo e il Prof. Auriti tutto questo tempo
non lo aveva. Sapeva che lo avrebbero bloccato, così
come avevano fatto per la sua facoltà di "economia
monetaria", e per questo doveva portare a termine qualcosa
che aveva cominciato da tempo, doveva fare la moneta per
consentire alle giovani generazioni di far tesoro di quell'evento
e di continuare poi su quella strada.
La teoria del valore indotto creava innanzitutto lo spostamento
del centro di potere da una struttura piramidale come sono
le banche centrali, ad un sistema di poter e diffuso, distributivo
onde ridare al popolo quella libertà negatagli. Questa
non è solo una moneta, ma una piccola rivoluzione,
un contributo alla libertà del popolo dall'usurocrazia.
È ovvio che affermare ciò significa anche
scontrarsi contro un muro, tale che poi verrà subito
azionato il meccanismo della disinformazione tramite la
Guardia di Finanza, che ha criminalizzato il possesso di
quelle monete, e delle Associazioni di Consumatori. Con
riferimento a queste ultime, vogliamo porre maggiore rilevanza
sull'Adusbef, e magari vorremmo sapere cosa ha spinto lei
a fare una causa per ottenere il rimborso del signoraggio,
senza capirne il messaggio inviato. È fortemente
incoerente combattere contro l'usurocrazia senza sapere
che il debito pubblico è un dato contabile e non
può certo giustificare la vendita dell'oro nelle
casse dello Stato Italiano.
Non avremo più l'occasione di incontrare il Prof.Auriti,
ma vorremmo ricordargli che noi oggi siamo qua, a combattere,
p erché ci crediamo, perché sappiamo che il
denaro non può com! prare la nostra anima. Ciò
che Auriti non avrebbe mai voluto è la resa, la sconfitta
passiva, delle persone di buona volontà, che lottano
consapevolmente e non hanno paura di perdere una illustre
carica.
Vi lasciamo con un messaggio di Auriti, sperando che apra
la vostra mente e vi induca a pensare sulla grandezza di
quest'uomo, al cui confronti i nostri politici e rivoluzionari
"per hobby" sono solo una brutta copia in trasparenza:
Link: Auriti's rock(di Nereo Villa) -
http://www.etleboro.com/it/video/auritisrock.mp3
Fonte: http://www.etleboro.com
BRANO ESTRATTO DAL LIBRO DI GIACINTO
AURITI INTITOLATO L'ORDINAMENTO INTERNAZIONALE DEL SISTEMA
MONETARIO,ovvero un progetto di riforma del sistema monetario
per restituire ai popoli la proprietà della moneta.
L'autore è professore dell'università degli
studi "G.D'Annunzio"
facoltà di giurisprudenza Teramo.Editore Marino Solfanelli.
Tale libro è uno dei contributi più importanti
all'analisi dei metodi di lavoro del grande parassita dell'umanità.Auriti
è stato consigliere del comico-conferenziere Beppe
Grillo sulle questioni monetarie. Al libro mancano i fatti
importanti seguiti al 1981,anno di edizione,ma l'importante
è che i meccanismi descritti sono sempre validi ed
attuali.Un attenta lettura è raccomandata a tutti
colore che non sono disposti a credere alle favole raccontate
dalla televisione e dai media sull 'economia moderna. Lo
si può trovare a http://www.libreriaar.it/
1) Evoluzione e recenti sviluppi del sistema monetario
internazionale.
L'ordinamento internazionale del sistema monetario è
certamente la parte più importante del diritto internazionale,
perché tocca non solamente aspetti economici giuridicamente
rilevanti per il diritto internazionale, ma considera anche
categorie di interessi di tale rilievo, da non poter essere
ignorati nella interpretazione delle stesse vicende storiche
di ogni tempo.L'indagine che ci siamo proposti - sia pure
a livello istituzionale - colma una lacuna del tradizionale
insegnamento del diritto internazionale.
Merita infatti di essere posto nel giusto rilievo il fatto
che nel sistema monetario si è andata realizzando
una nuova forma di sovranità monetaria che non è
solamente internazionale, ma anche per molti aspetti sovranazionale.
Il regime monetario, che tradizionalmente si era retto sul
rigido principio delle sovranità nazionali in una
visione sostanzialmente isolazionistica, veniva infatti
a modificarsi integralmente nel periodo successivo all'ultimo
conflitto mondiale.
La modifica delle strutture economiche che, con le più
avanzate tecnologie,venivano ad accelerare enormemente i
procedimenti di produzione delle ricchezze, e l'imponente
sviluppo dei traffici, che mettevano in contatto mondi diversi,
mercati e contraenti di diverse nazionalità ed operanti
in differenti aree monetarie, facevano avvertire l'esigenza
di collegare in un unico sistema i flussi monetari che a
questi fenomeni si accompagnavano.
Ciò significava soddisfare l'esigenza di stabilire
parametri certi per la determinazione dei valori monetari,
pur se espressi in differenti divise, e cioè stabilire
un comune denominatore delle varie monete. L'oro, che aveva
tradizionalmente svolto questa funzione, non era più
sufficiente a soddisfare la sempre crescente necessità
di liquidità monetaria. Si imponeva quindi la necessità
di creare un nuovo strumento capace di assolvere alla funzione
di moneta internazionale. Il conseguimento di questa finalità
caratterizzava l'evoluzione del nuovo sistema monetario
internazionale.
2) Gli accordi di Bretton Woods.
A partire dal periodo immediatamente successivo all'ultimo
conflitto mondiale, si è verificato un sostanziale
mutamento dei sistemi monetari tradizionali, in modo tale
da renderli particolarmente rilevanti per il diritto internazionale,
e tali da modificare gli equilibri politici ed economici
dei mercati. Questo nuovo sistema ha la sua origine negli
accordi di Bretton Woods del 22 luglio 1944. I lavori di
questa conferenza si basarono sul due progetti presentati
rispettivamente da Harry White,delegato degli U. S. A.,
e da John Mainard KEYNES, delegato inglese,pubblicati contemporaneamente
il 6 aprile 1943. Poiché attorno a questi due progetti
si mossero i lavori della conferenza e, come vedremo, gli
argomenti e le intuizioni in essi contenuti trovarono ampia
valorizzazione nei successivi sviluppi dell'ordinamento
internazionale del sistema monetario,merita farne qui un
rapido cenno (Di particolare interesse rilevare che la Conferenza
di Bretton Woods fu preceduta da una pre-conferenza, alla
quale parteciparono 15 Stati, che si tenne ad Atlantic City
dal 23 al 30 giugno 1944. Oltre ad alcune questioni procedurali,
in detta riunione preliminare furono affrontati aspetti
di grande rilievo, quale il regime relativo alla flessibilità
dei cambi.)
Il progetto WHITE - sul quale fu basata la realizzazione
del Fondo Monetario Internazionale - prevedeva un cosiddetto
fondo di stabilizzazione internazionale dell'entità
non inferiore a 5 miliardi di dollari, costituito dal conferimenti
in oro e divise dei paesi partecipanti. A questo fondo avrebbero
potuto attingere i paesi aderenti per soddisfare le loro
esigenze di liquidità monetaria (Le vendite di oro
del Fondo agli Stati Uniti avrebbero permesso di raccogliere
dollari, che già da allora si prevedeva dovessero
divenire la divisa più richiesta da utilizzare normalmente
nelle transazioni internazionali.In questo progetto si veniva
così sostanzialmente a proporre il dollaro come moneta
di riserva delle altre divise ,in quanto ancorato ad una
base aurea).
A tal fine era prevista la costituzione di una unità
monetaria denominata Unitas, che avrebbe avuto appunto come
riserva questi valori. WHITE infatti considerava l'Unitas
- con un contenuto aureo di 137 e 1/7 grani (pari a 10 dollari
del tempo) - come moneta internazionale concepita alla stregua
di una specie di titolo di credito rappresentativo dei valori
posti a sua garanzia. In questo schema l'oro assumeva una
posizione di tutto rilievo e ciò anche in considerazione
del fatto che in quel periodo gli U.S.A. erano la nazione
con le maggiori disponibilità auree. Secondo il piano
WHITE i Paesi membri erano obbligati a cedere al Fondo,
in cambio della rispettiva moneta nazionale, tutte le divise
estere e l'oro che fossero venuti ad avere in eccesso rispetto
ai quantitativi posseduti all'atto della loro adesione al
Fondo.
Il piano WHITE - che nelle grandi linee poi fu accolto nella
realizzazione del Fondo Monetario Internazionale - funzionava
come una Banca, in cui ogni Paese figurava come "correntista"
utilizzando divise monetarie tradizionali (oro e rispettiva
moneta). Il progetto presentava quindi dei limiti di incremento
della massa monetaria che non poteva essere proporzionata
al bisogno di moneta, cioè all'incremento dello sviluppo
economico, ma alla quantità di riserva. Il progetto
WHITE, che dava la parvenza di una maggiore affidabilità,
perché basato su una garanzia aurea, in effetti non
dava alcun serio affidamento che non vi sarebbero stati
eccessi arbitrari nella emissione di moneta, come dovevano
dimostrare i successivi sviluppi della politica monetaria.
Anche il progetto KEYNES prevedeva la costituzione di una
nuova unità monetaria internazionale da utilizzare
come riserva: il Bancor, che si differenziava però
da quella americana, perché non prevedeva la costituzione
di un fondo di riserva come presupposto della sua emissione,
in quanto concepiva il Bancor come moneta internazionale
puramente convenzionale, riconosciuta nell'ambito di una
unione valutaria fra Stati. Per il piano KEYNES, la Clearing
Union avrebbe dovuto funzionare come strumento per la trasformazione
in Bancor dei saldi attivi dei paesi creditori. Nel piano
KEYNES, quindi, il Bancor veniva a costituire una nuova
moneta da emettere - sul presupposto di un saldo attivo
- a favore del Paese creditore. Il Bancor avrebbe dovuto
avere la qualità di unità di misura del valore,
ma non quella di essere oggetto di valore.
Noi sappiamo che questa è una ipotesi impossibile,
in quanto non è concepibile una unità di misura
senza la caratteristica corrispondente a quella dell'oggetto
che deve misurare. Sarebbe come concepire un chilogrammo
che non avesse la qualità del peso o un metro senza
la qualità della lunghezza. Coglie questo aspetto
del problema il PALLADINO (Giuseppe PALLADINO, "La
recessione economica americana", p. 129, ed. Signorelli,
Roma 1958.), che definisce l'ammontare dei Bancor spettante
ad ogni paese creditore, come "limite delle quote teoriche
che avrebbe funzionato come semplice remora per iPaesi debitori
e come base di intervento per correggere eventuali squilibri
patologici e strutturali". Dunque il progetto KEYNES
non si sarebbe concretato altro che nella limitazione della
stessa sovranità monetaria dei paesi aderenti; ovverossia
nel considerare il Bancor come parametro di valore cui commisurare
gli incrementi monetari di ogni nazione.
I Progetti WHITE e KEYNES, anche se avevano delle apparenti
affinità, erano quindi strutturati su due concezioni
e filosofie monetarie completamente antitetiche. Entrambi
i piani contemplavano tuttavia una istituzione internazionale:
rispettivamente un "Fondo" per WHITE e una "International
Clearing Union" per KEYNES, allo scopo di realizzare
una comune disciplina valutaria e le necessarie limitazioni
alle politiche monetarie dei Paesi membri. La impossibilità
di fondere in un unico progetto le due soluzioni, derivò
dal fatto che i fondamenti dei due piani muovevano su due
concezioni antitetiche del valore monetario: per WHITE la
moneta aveva valore creditizio ossia di titolo rappresentativo
dei valori della riserva; per KEYNES la moneta aveva valore
puramente convenzionale,cioè svincolato da qualunque
forma di riserva, pur costituendo essa stessa riserva per
le varie banche centrali. Entrambi i progetti realizzavano
poi degli scopi parziali, mentre presentavano dei difetti
di grande rilievo per differenti aspetti.
I lavori della Conferenza di Bretton Woods si svolsero con
la partecipazione delle 44 nazioni invitate dal Presidente
degli Stati Uniti Franklin Delano ROOSEVELT. La presidenza
fu assunta dal Segretario del Tesoro Americano MORGENTHAU.
Il Congresso giunse alla unanime condanna del regime monetario
precedente all'ultimo conflitto mondiale, mettendo in evidenza
la necessità di eliminare la restrizione dei cambi
e del commercio con l'estero, incoraggiando la cooperazione
internazionale. Nel discorso conclusivo fatto da Lord KEYNES,
veniva posto in evidenza che la conferenza dovesse considerarsi
come l'inizio di una nuova esperienza senza precedenti.
"Abbiamo compiuto qui a Bretton Woods qualcosa di più
significativo di quanto è detto nell'atto finale".
Con queste parole di KEYNES si chiudevano dopo tre settimane,
e precisamente il 22 luglio 1944, i lavori della Conferenza.
3) Il Fondo Monetario Internazionale
Gli accordi di Bretton Woods portarono alla costituzione
dello strumento operativo per l'attuazione delle mete indicate
dalla conferenza: il Fondo Monetario Internazionale. Le
opinioni contrastanti su cui strutturare il Fondo Monetario
rispecchiavano le formule antitetiche proposte rispettivamente
da WHITE e da KEYNES. Prevalse la tesi americana. Il Fondo
monetario fu strutturato come una Società per Azioni,
e l'accordo che istituiva il Fondo entrò in vigore
il 17 dicembre 1946.
La partecipazione al capitale, rappresentato in quote versate
da ogni paese, ed il cui ammontare era stabilito sulla base
della potenza economica dei paesi aderenti, era anche la
base per la distribuzione dei voti. La quota di ogni paese
era composta per il 25 per cento da oro e per il 75 per
cento da moneta nazionale. In cambio di tali conferimenti
i paesi acquistavano la possibilità di ottenere Diritti
di prelievo, cioè potevano comperare moneta straniera,necessaria
a saldare i propri debiti. Scaduto il termine al quale il
diritto di prelievo era sottoposto, il Paese che lo aveva
utilizzato doveva riacquistare la propria moneta o con moneta
di riserva, o con la moneta straniera che aveva precedentemente
acquistato. Il limite massimo di utilizzo di diritti di
prelievo non poteva superare il 200 per cento della quota
di ogni Paese aderente in moneta nazionale. Questo progetto
salvaguardava una posizione di apparente equilibrio fra
le varie Nazioni, in quanto il dollaro era sorretto da garanzia
aurea. L'accoglimento del sistema americano portò
ad una programmazione tale, per cui ci si avvide che la
disponibilità di oro e di dollari (la cui emissione
avrebbe dovuto essere limitata al rapporto di 35 dollari
per ogni oncia troy di oro fino) non sarebbe stata sufficiente
ad un adeguato incremento della liquidità monetaria
internazionale, in conformità di quelle finalità
previste dall'art. 1 dello statuto del Fondo (4).
Nella strutturazione del Fondo monetario internazionale
non venivano tenute in alcuna considerazione le monete di
conto, cioè utilizzabili soltanto nella contabilità
fra Stati (Unitas e Bancor), mentre diventava operante il
principio, comune ad entrambi i progetti, di riconoscere
all'oro la funzione di parametro di riferimento per consentire
che gli Stati aderenti potessero pagare in oro i loro debiti.
4) L'Art. 1 dello Statuto del Fondo Monetario Internazionale
ne definisce lo scopo:
-promuovere la cooperazione monetaria internazionale attraverso
un istituto che consenta la consultazione e la collaborazione
sui problemi monetari
intemazionali;
-facilitare l'espansione e lo sviluppo equilibrato del
commercio internazionale, contribuendo con questo mezzo
alla promozione ed alla conservazione di elevati livelli
di occupazione e di reddito reale, ed allo sviluppo delle
risorse produttive di tutti i Paesi membri; - promuovere
la stabilità dei cambi, mantenere un corretto ordinamento
dei cambi tra i Paesi membri, evitare svalutazioni competitivi;
-eliminare restrizioni sui cambi che ostacolino lo sviluppo
dei commercio internazionale;
- Mettere a disposizione dei Paesi membri le risorse del
Fondo sotto opportune condizioni, per consentire loro di
correggere gli squilibri delle
loro bilance dei pagamenti, senza ricorrere a misure dannose
della prosperità nazionale o internazionale;
- ridurre la durata e abbassare il livello dei disavanzi
delle bilance dei pagamenti dei Paesi membri.
La crisi del sistema monetario internazionale.
L'abbandono dello schema inglese con una moneta di riserva
(Bancor) diversa da quelle nazionali metteva gli U.S.A.
in una posizione di particolare privilegio. Gli accordi
di Bretton Woods erano infatti concepiti in modo tale da
essere impunemente violati, perché nessuna nazione
era posta nelle condizioni di controllarne l'inadempimento,
cioè di controllare se il Tesoro Americano avesse
emesso dollari in misura maggiore di quanto consentito dalle
disponibilità di riserve d'oro. Un tale controllo
avrebbe infatti costituito un'ingerenza negli affari interni
di un Paese straniero non ammissibile secondo i principi
del diritto internazionale. Questo fondamentale difetto
del sistema di Bretton Woods non è altro, poi, che
il difetto essenziale derivante dall'equivoco iniziale di
concepire la moneta come titolo (di credito) rappresentativo
del valore della riserva (aurea o non) e non già
come titolo puramente convenzionale, quale effettivamente
è. Questa possibilità consentiva infatti agli
U. S. A. la realizzazione di un disavanzo cronico della
propria bilancia dei pagamenti. Ciò per l'ovvia ragione
che, a differenza degli Stati membri, che erano costretti
a prosciugare di moneta i propri mercati per restituire
nei termini al Fondo Monetario i prestiti ottenuti, questo
problema non si poneva per gli U. S.A., il cui deficit della
bilancia dei pagamenti era soddisfatto con la,massima facilità,
dato che il Tesoro Americano, essendo il creatore della
moneta base del sistema, non aveva nessuna difficoltà
a provvedersene.
Questo fenomeno causò l'effetto di un notevole squilibrio
sui mercati mondiali, prima di tutto perché, come
veniva rimproverato principalmente dalla Francia, con questo
sistema gli U.S.A. esportavano la loro inflazione; in secondo
luogo la massa dei beni e servizi importati causava una
notevole crisi nel sistema produttivo americano, perché
questo mercato era predisposto all'importazione con il conseguente
rallentamento dei propri procedimenti produttivi, disoccupazione,
ristagno economico. Se da una parte i paesi più industrializzati
dovevano fronteggiare la spinta inflazionistica, d'altro
canto erano avvantaggiati da un notevole slancio produttivo,
che veniva giustificato politicamente dalla opportunità
di ricostruire le economie dissestate dalla guerra. (Famosa
la frase del noto economista francese Jacques RUEFF, per
cui gli U.S.A. tornavano a distribuire birilli per continuare
a giocare). In effetti il dollaro,andando ad invadere aree
monetarie di altri paesi, veniva ad esautorarli nella parte
più essenziale della sovranità politica, perché
si arrogava molte prerogative della sovranità monetaria
di tutti i paesi aderenti al Fondo Monetario. Il sistema
del resto era strutturato in modo tale che non poteva prescindere
dall'uso del dollaro come moneta internazionale. Dal 1959
al 1971 tutti i mercati mondiali furono così invasi
da masse sempre crescenti di dollari. Ha inizio a questo
punto il fenomeno degli eurodollari che tecnicamente vengono
definiti come dollari appartenenti a non residenti e che
influiscono in modo non lieve a determinare squilibri monetari
(abbondanza o rarità di moneta) con spostamenti causati
da spinte speculative da un mercato all'altro. Gli U.S.A.
che, sulla base degli accordi di Bretton Woods e con l'istituzione
del Fondo Monetario Internazionale, avrebbero potuto immettere
sui mercati mondiali 10.000 milioni di dollari, avevano
praticamente creato oro-carta per 80.000 milioni di dollari.
Se dunque gli U.S.A. da una parte violarono gli accordi
monetari, ciò avvenne con il tacito consenso della
gran parte delle banche centrali del mondo occidentale,
perché non è concepibile che masse così
ingenti di dollari potessero essere immessi sui mercati
mondiali in modo surrettizio. L'antitesi che nacque fra
gli Stati Uniti d'America e la Francia di DE GAULLE, particolarmente
gelosa della propria sovranità monetaria, sfociò,
come è noto, nella richiesta da parte francese di
convertire in oro le masse di dollari esistenti sul proprio
mercato.
L'esempio francese fu seguito anche da altre banche europee,
sicché per tener fede alla convertibilità
nel rapporto di 35 dollari per oncia troy di oro fino, gli
Stati Uniti d'America dal 1958 al 1971 subirono una copiosa
uscita di oro per un ammontare di circa 90.000 tonnellate.
Il dollaro cominciò a indebolirsi e l'oro
a riprendere quota.
5) Il Pool dell'oro
La previsione della possibilità di un rapido refluire
del valore monetario dalla carta all'oro, che ha sempre
costituito una preoccupazione costante dei sistemi bancari,
in quanto minaccia la stessa affidabilità e stabilità
del sistema monetario internazionale (Talché dal
1717, data della costituzione della Banca d'Inghilterra,
la politica svalutativa dell'oro aveva dato luogo solo a
poche rivalutazioni ufficiali per modeste
percentuali, non proporzionate certamente alle spinte inflazionistiche
del mercato.), aveva indotto le banche centrali a costituire
nel 1961, a Londra, il Pool dell'oro con lo scopo di contenere
il prezzo del metallo entro i limiti dei 35 dollari per
oncia troy. Con questo accordo le banche compravano oro
a prezzo alto per venderlo a prezzo basso, ciò per
l'ovvia ragione che la perdita subita sulla differenza di
valore tra il prezzo dell'oro acquistato ed il prezzo dell'oro
venduto, veniva abbondantemente ricompensato dagli incrementi
di valore conseguiti nelle quotazioni ufficiali delle divise.
Questo controllo del prezzo dell'oro dunque non è
comprensibile se non si considera che il sistema bancario,
avendo la possibilità di creare al costo nullo moneta
nominale, e quindi avendo a disposizione senza limite e
senza costo tutto il denaro di cui avesse necessità,
veniva abbondantemente compensato della perdita subita nella
compravendita di oro, perché,sottovalutando l'oro,
lucrava sul corrispondente e contestuale aumento del potere
d'acquisto della moneta carta. La sovrabbondanza di dollari
sul mercato causava però una tale massa di richieste
per convertire dollari in oro, che nell'ultimo trimestre
del 1967 le riserve dei paesi del mondo occidentale, impegnate
a sostenere il dollaro per il rispetto dei patti di Bretton
Woods, diminuirono di 1.400 milioni di dollari corrispondenti
a circa 1.250 tonnellate di metallo ceduto al prezzo di
35 dollari per oncia troy. Il 15 marzo 1968 il mercato di
Londra, incapace di tener fronte alla sempre crescente richiesta
di oro dovette chiudere,così come il mercato di Zurigo.
Quello di Parigi però, che aveva legato la propria
politica monetaria all'oro, rimase aperto ed il prezzo salì
rapidamente dai 35 dollari ad oltre 44 dollari l'oncia.
L'avvenimento fu di tale risonanza che i Governatori delle
banche centrali, riunitisi dopo pochi giorni a Washington
decisero di astenersi da ogni forma di intervento sul mercato
dell'oro. Nella comunicazione rilasciata dopo la riunione
veniva testualmente dichiarato: "il governo americano
continuerà ad acquistare e vendere oro all'attuale
prezzo di 35 dollari per oncia nelle transazioni con le
autorità monetarie... L'oro detenuto da organi ufficiali
dovrebbe essere utilizzato soltanto per effettuare trasferimenti
tra le autorità monetarie". Su questa premessa
veniva costituito il doppio mercato dell'oro: uno riservato
alle transazioni fra banche centrali, in cui la quotazione
del metallo era mantenuta rigidamente al livello di 35 dollari
per oncia, l'altro del libero mercato, in cui la quotazione
era lasciata oscillare secondo le spinte della domanda e
dell'offerta.
Va rilevato che in quel periodo la levitazione dei prezzi
era anche causata dalle richieste particolarmente importanti
avanzate dalle industrie spaziali ed elettroniche per la
realizzazione di nuove tecniche costruttive. Il risultato
fu l'accentuazione del divario deiprezzi dei due mercati.
Questo episodio non poteva non causare importanti effetti
anche sul sistema monetario, perché i Paesi debitori,
cioè con bilancia di pagamento in disavanzo, erano
sottoposti ad un sacrificio economico ulteriore a quello
contabilmente definito, perché impossibilitati a
pagare con oro a quotazione di libero mercato; senza dire
che i Paesi con consistenti riserve d'oro ,fra cui l'Italia,
vedevano limitata la loro potenzialità di creare
nuova moneta, come invece avrebbero potuto se il prezzo
della loro riserva aurea fosse stato quotato liberamente.
Con lo squilibrio che ne derivò sul sistema monetario
venne meno il principio della stabilità dei cambi
consacrato a Bretton Woods.
6) La fine del regime di Bretton Woods e l'avvento
del Dollar Standard
Le tensioni ed il disagio in cui si era venuto a trovare
il tesoro americano dopo la palese impossibilità
di rispettare i patti di Bretton Woods portò alla
storica dichiarazione di Nixon del 15 agosto 1971 a Camp
David, con cui veniva annunciata la decisione di sospendere
la convertibilità del dollaro in oro. Data l'importanza
di questo avvenimento, sembra opportuno esporre qui gli
aspetti salienti di questa nuova radicale modifica del sistema
monetario internazionale. L'economia americana era stata
sottoposta a delle gravi sollecitazioni. La artificiosa
sopravvalutazione del dollaro rispetto all'oro e quindi
rispetto alle altre divise monetarie, aveva aperto delle
gravi crisi sul mercato americano. Gli U. S. A. avevano
pagato a caro prezzo in termini di crisi economica e freno
dello sviluppo produttivo l'affermazione del dollaro a livello
mondiale come moneta di riserva. Non è senza significato
infatti che, contestualmente alla non convertibilità
venivano annunciati da Nixon provvedimenti di protezione
doganale del 10 per cento sul prezzo dei beni importati
dagli Stati Uniti. Le giustificazioni vere per cui gli U.S.A.
giunsero a questo passo basavano sull'ovvia considerazione
che, essendo stati emessi sui mercati internazionali i D.S.P.
come moneta puramente convenzionale - cioè concepita
senza riserva aurea - non c'era nessun motivo che il dollaro
continuasse a rispettare questo vincolo di garanzia. La
teoria monetaria intuita da KEYNES nella progettazione del
Bancor aveva trovato nei fatti la sua conferma storica.
Ed ancor più questa intuizione doveva essere avvalorata
dalle vicende che seguirono immediatamente la dichiarazione
di Nixon. Sembrava in quei giorni che lo stesso sistema
monetario occidentale dovesse crollare.
Il fatto che il dollaro, all'apertura dei mercato dei cambi,
si svalutasse di minime percentuali rispetto alle altre
monete, è la prova che il valore monetario è
puramente convenzionale, mentre invece se fosse stato vero
il principio che la moneta era da considerare come fede
di deposito di oro o di altre riserve, il dollaro avrebbe
dovuto perdere del tutto il suo valore. Ciò significa,in
altri termini, che qualunque siano le alchimie ed i sofismi
giudico-politici con cui è giustificato il valore
della moneta all'atto della sua emissione, rimane il fatto
essenziale che la moneta trae valore dalla circostanza che
sia accettata dalle collettività nazionali puramente
e semplicemente come mezzo di pagamento e come unità
di misura del valore dei beni reali. Gli U.S.A. avevano
ottenuto per gradi il riconoscimento internazionale che
la propria moneta, pur senza riserva, fosse da considerare
moneta di riserva.
Era la trasformazione ufficiale del Gold Exchange Standard
in Dollar Standard . Si ebbe nei giorni immediatamente successivi
alla dichiarazione nixoniana una riunione straordinaria
dei Ministri finanziari europei a Bruxelles, che dopo un
vivace confronto di soluzioni, in particolare tra Francia
e Germania, si concluse con la decisione che il corso del
dollaro degli Stati Uniti si stabilisse liberamente in certi
paesi della comunità con il mercato libero dei cambi,
mentre invece per altri si aveva la istituzione del doppio
mercato. In quell'occasione le autorità monetarie
italiane, con un comunicato del Ministero del Tesoro successivamente
integrato da una dichiarazione dell'Ufficio Italiano dei
Cambi, dichiaravano libera la lira di fluttuare nei confronti
del dollaro. Sulla stessa linea si muoveva anche il Fondo
Monetario Internazionale che, tramite una dichiarazione,
resa da Pierre Paul Schweitzer, Direttore Generale del Fondo,
inviata ai Ministri delle Finanze dei 118 Paese aderenti,
metteva in guardia da soluzioni frammentarie che avrebbero
pregiudicato seriamente i risultati conseguiti nel periodo
successivo all'ultima guerra mondiale. Il significato implicito
di questa dichiarazione era sostanzialmente quello di proporre
la conservazione del dollaro come moneta di riserva. Del
resto la sua abolizione avrebbe gravemente leso gli interessi
dei Paesi che avevano tesaurizzato masse imponenti di dollari,
che una volta declassati dal rango di moneta di riserva,
avrebbero perso gran parte del loro valore. Significativa
l'espressione usata nell'occasione da Paul Samuelson: "Il
problema da affrontare oggi è quello degli 80.000
milioni di dollari rimasti sullo stomaco delle Banche centrali".
7) I diritti speciali di prelievo
Gli squilibri monetari che avevano pregiudicato la stabilità
del dollaro come moneta di riserva internazionale, inducevano
le autorità monetarie a programmare un nuovo strumento
di liquidità internazionale: i diritti speciali di
prelievo. L'istituzione di questa nuova moneta di riserva
internazionale fu approvata dall'Assemblea dei governatori
delle banche centrali dei Paesi aderenti al Fondo Monetario
Internazionale, tenutasi dal 25 al 29 settembre 1967 a Rio
De Janeiro. Questa nuova moneta elaborata nelle sue caratteristiche
in quattro anni di studio dal Club dei 10 (cioè il
gruppo dei dieci Paesi più industrializzati fra cui
l'Italia) veniva ad aggiungersi alle altre monete di riserva.
Il valore dei D.S.P. venne fissato sulla base di quello
di 1 dollaro, cioè 1 / 35 di oncia troy di oro fino.
Questo nuovo strumento monetario aveva circolazione limitata
a transazioni fra Stati o fra le loro banche centrali. Con
l'istituzione dei diritti speciali di prelievo (che inizialmente
funzionava come strumento dei depositi e delle aperture
di credito per cambi), il F.M.I. diventava un istituto di
emissione. Possiamo dire che trovava realizzazione così
il progetto KEYNES, che aveva previsto la possibilità
di creare il Bancor come moneta di riserva puramente convenzionale,
prescindendo dall'oro. Secondo il progetto, le quote di
diritti speciali di prelievo assegnate ai Paesi membri erano
proporzionate alle quote di partecipazione al Fondo Monetario
Internazionale.
Questa caratteristica fu criticata perché realizzava
la conservazione di posizioni di privilegio a favore degli
Stati economicamente più forti e bloccava le possibilità
di sviluppo dei paesi economicamente più deboli,
che pur avrebbero potuto conseguire notevoli miglioramenti
economici e produttivi a patto che avessero ottenuto la
disponibilità dei necessari mezzi finanziari. I diritti
speciali di prelievo furono considerati con notevole favore
da gran parte degli ambienti politici e finanziari, perché
consentivano la costituzione di riserve monetarie senza
dover dipendere dalla egemonia del dollaro, ma in effetti
ebbero ben poco rilievo pratico perché giunsero a
rappresentare appena il 3 per cento delle riserve
mondiali. Va tuttavia rilevato che i diritti speciali di
prelievo sono entrati nella pratica delle transazioni internazionali
anche per finalità differenti da quelle cui erano
stati inizialmente destinati. Banche americane, svizzere,
svedesi ed istituzioni pubbliche francesi hanno emesso titoli
espressi in diritti speciali di prelievo, o costituito depositi
in D.S.P.. I pedaggi per il transito nel canale di Suez
sono stati calcolati in D.S.P. e non più in sterline
egiziane. La possibilità della estensione del loro
uso ha indotto il Fondo Monetario Internazionale a cambiare
i criteri per la definizione del valore base dei D.S.P.
ed è stato sostituito al riferimento tradizionale
(1 / 3 5 di oncia di oro ovvero un dollaro) un cosiddetto
paniere di 16 monete, a decorrere dal 1 luglio 1974; per
"paniere" intendendosi la media ponderata delle
divise monetarie. Le monete che partecipano del paniere
sono quelle degli Stati le cui quote di esportazione di
beni o servizi sono stati superiori all'1 per cento delle
esportazioni mondiali valutate nel periodo 1968-72 ( E cioè:
Stati Uniti, Germania, Inghilterrra, Francia, Giappone,
Canada, Italia, Olanda, Belgio, Svezia, Australia, Danimarca,
Norvegia, Spagna, Austria, Sud Africa.). La predisposizione
di questo strumento, che andava ad aggiungersi a quelli
tradizionali (dollaro e oro) era giustificata dalla situazione
di disagio in cui gli U. S. A. si erano venuti a trovare
per la impossibilità di emettere dollari nel rispetto
dei patti di Bretton Woods.
8) Considerazioni critiche e comparative sui vari
orientamenti di politica
monetaria Internazionale.
Possiamo dire - dopo l'abolizione del Gold Exchange Standard
e l'instaurazione dei D.S.P. che l'oro ha fatto il suo tempo
e che è destinato ad essere relegato nel ruolo di
semplice merce? Non crediamo che questa tesi sia attendibile
per i seguenti motivi. L'oro ha le caratteristiche essenziali:
a) di costituire per consuetudine la veste di un valore
monetario tradizionalmente riconosciuto in tutti gli Stati
del mondo; b) di
non poter essere producibile ad nutum principis ; c) di
non poter essere demonetizzabile arbitrariamente, perché
il suo valore è convenzionalmente e tradizionalmente
riconosciuto prima che dagli Stati, dalle stesse
collettività nazionali; d) di non porre problemi
di cambio, essendo già accettato come moneta, se
non da tutti, dalla gran parte degli Stati del mondo. Del
resto il tallone d'Achille dei D.S.P., così come
regolato nel sistema monetario internazionale, sta nel fatto
di essere attualmente considerato in un sistema monetario
ibrido, in cui cioè il valore monetario è
concepito in parte come valore convenzionale e in parte
come valore creditizio. All'atto dell'emissione infatti
il D.S.P. prescinde dalla riserva monetaria, quindi ha valore
convenzionale mentre invece è destinato a costituire
riserva monetaria delle varie divise nazionali, che assumono
cosí valore creditizio rappresentativo delle riserve.
Nel caso quindi, tutt'altro che improbabile, che gradualmente
i D.S.P. si affermino come moneta di riserva,viene da chiedersi
se le banche centrali rispettino il limite di emissione
della propria moneta nazionale in proporzione alle quantità
di D.S.P. o di altra moneta di riserva in propria Disponibilità.
Non si vede perché i vari Stati membri del F.M.I.
non possano e non debbano seguire l'esempio eclatante dato
al mondo dagli Stati Uniti d'America, che hanno violato
i limiti di emissione convenuti a Bretton Woods non solo
impunemente ma lucrando altresì il grosso risultato
di imporre al mondo il Dollar Standard.
Adottare il sistema keynesiano di sostituire all'oro i
D.S.P., non ne modifica la peculiarità fondamentale
che un accordo di questo tipo possa essere impunemente violato
perché l'emissione di divisa nazionale, essendo -
come abbiamo rilevato - una prerogativa propria ed esclusiva
di ogni stato, non ammette interferenze o controlli esterni
adeguati, senza pregiudizio alla stessa sovranità.
Questa è la ragione per cui , malgrado le raffinate
teorie dei monetaristi e l'abolizione ufficiale dell'oro
come riserva, questo metallo continua ad avere notevole
prestigio nelle transazioni internazionali. Basti considerare
ad esempio che i Paesi dell'OPEC (esportatori di petrolio)
ne hanno ancorato il valore ad un rapporto di 20 barili
di petrolio per oncia troy di oro fino. (Nel caso che l'oro
fosse svalutato, ne deriverebbe un automatico riequilibrio,
perché i Paesi acquirenti di petrolio avrebbero interesse
a pagare in oro piuttosto che in dollari). A ciò
aggiungasi che il valore dell'oro deriva anche dalla sua
utilità specifica a soddisfare esigenze industriali
di particolare rilievo, specie nelle nuove tecnologie altamente
sofisticate. Per questi motivi l'economista francese jacques
Rueff ha sostenuto, al tempo del governo De Gaulle, la necessità
del ritomo al Gold Standard puro, proponendo la rivalutazione
del prezzo dell'oro del cento per cento. La vera grande
modifica di fondo della sostituzione della moneta nominare
alla moneta merce sta nel fatto che in questa la disponibilità
del mezzo necessario all'emissione della moneta sta nelle
mani di chiunque ce l'abbia, in una concezione orizzontale
della funzione monetaria che rimane prerogativa del mercato,
in quella invece la sovranità monetaria è
retta su una concezione verticistica ,perché è
nelle mani della banca di emissione, la quale ha per legge
la potestà in regime di monopolio, di emettere moneta
senza limite e senza costo, attribuendosene peraltro la
proprietà a titolo esclusivo.
La banca infatti emette la moneta prestandola e poiché
prestare denaro è una prerogativa del proprietario
essa è per legge dichiarata proprietaria del dell'atto
dell'emissione. Si è realizzato così il basilare
inconveniente dell'attuale sistema monetario, in cui chi
crea i valori monetari sono i cittadini mentre chi se ne
appropria è il sistema bancario che si avvia ormai
a conquistare tramite la sovranità monetaria una
sovranità sovranazionale, per non dire mondiale.
Questo rovesciamento contabile ha realizzato un macroscopico
indebitamento di tutti i popoli del mondo verso il sistema
bancario senza contropartita. Non bisogna dimenticare tuttavia
che il gold-standard ha i difetti non lievi di consentire
l'emissione monetaria solo ai paesi che dispongono di oror
e di determinare conseguentemente l'incremento di liquidità
monetaria non in proporzione alle esigenze produttive e
di mercato, ma alla quantità di metallo pregiato.
Col ritorno al gold-standard si verificherebbe,quindi, una
drastica spinta deflazionistica per rarità monetaria
con gli inconvenienti ben maggiori di quelli del sistema
a moneta nominale. Questo significa che l'oro pur continuando
ad avere il suo prestigio per le ragioni suddette nei rapporti
internazionali fra banche centrali non potrà svolgere
altro che una funzione ausiliaria e integrativa del sistema
con moneta carta. Per questi motivi occorre porsi l'arduo
compito di programmare una riforma dell'ordinamento internazionale
del sistema monetario che abbia , per quanto possibile,
i pregi dei sistemi tradizionali senza averne i difetti.
9) Rigidità e flessibilità dei cambi
monetari. Nell'ambito del sistema monetario internazionale,
asume particolare importanza il regime dei cambi.
Questo regime non può dare stabilità e certezza
dei valori monetari costituenti oggetto delle transazioni
internazionali, perché la moneta è una unità
di misura oscillante nella entità dei suo valore,
ossia del suo potere d'acquisto, non solamente per iniziative
degli organi monetari, ma anche per le più varie
cause operanti sul mercato (produzione, consumo, offerta
e domanda di merce o di denaro, prezzo del petrolio ecc.),
per cui non è facile a volte individuare le cause
delle spinte inflazionistiche o deflazionistiche. Basti
pensare ad esempio che l'inflazione monetaria può
esser causata non solo da abbondanza di moneta, ma anche
da aumento della domanda dei beni reali. La domanda infatti
causa l'aumento dei prezzi, che esprime quindi una spinta
inflazionistica non controllabile dalle autorità
monetarie.
Tre sono i sistemi di cambio tradizionalmente operanti:
a) libera convertibilità delle monete;
b) cambio fisso;
c) cambio flessibile entro limiti rigidi di oscillazione.
Ognuno di questi tre sistemi presenta pregi e difetti,
di cui merita dare qui un rapido cenno. Per comprendere,
sia pure nelle grandi linee questo fenomeno, occorre distinguere
tra inflazione e deflazione, che sono fenomeni monetari
interni, e sopravalutazione, e sottovalutazione, che sono
fenomeni internazionali. Data l'impossibilità che
le autorità monetarie controllino tutte le cause
determinanti le spinte inflazionistiche o deflazionistiche,
per dare stabilità ed affidamento alle previsioni
del valore monetario per la determinazione dei prezzi nelle
vendite internazionali (importazioni ed esportazioni) si
è addivenuti ad accordi plurilaterali per contenere
le oscillazioni dei cambi fra le varie monete entro limiti
rigidi. Su questa linea opera il cosiddetto "serpente
monetario europeo"che stabilisce un limite di oscillazione
delle monete europee fra di loro all'interno del serpente,
ed all'esterno verso il dollaro statunitense. Questo strumento,
se soddisfa le esigenze dei singoli operatori, in quanto
dà una certa affidabilità sul mantenimento
del rapporto di cambio, non è tuttavia privo di inconvenienti,
perché l'esperienza ha dimostrato che si verificano
fenomeni di sopravvalutazione o sottovalutazione artificiosa
delle monete con notevole pregiudizio dell'equilibrio dei
mercati sottoposti a regime di cambio fisso e semi-rigido.
A titolo di esempio facciamo il caso che venga instaurato
il cambio fisso tra lira e marco tedesco nel rapporto di
400 a 1. Se al momento in cui il cambio fisso viene adottato,
una unità di merce costa 400 lire in Italia ed i
marco in Germania, per l'aquirente sarà indifferente
acquistare l'unità di merce nell'una o nell'altra
nazione. Se però, malgrado il mantenimento del cambio
fisso le spinte inflazionistiche interne sono di diversa
entità, e se l'inflazione in Italia è del
50 per cento ed in Germania dello 0 per cento, avviene che
la medesima unità di merce potrà essere acquistata
in Italia al prezzo di 600 lire e in Germania sempre al
medesimo prezzo di 1 marco.
A questo punto l'operatore economico italiano avrà
interesse ad acquistare il detto prodotto in Germania, in
quanto in virtù del cambio fisso sarà messo
in condizione di ottenere 1 marco per 400 lire, pagando
al vecchio prezzo il prodotto in Germania. Questo esempio
sta a significare che con il cambio fisso si determina la
predisposizione del mercato con moneta sopravalutata (nel
nostro esempio l'Italia) all'importazione, con il conseguente
fermo produttivo e ristagno economico mentre invece il mercato
con moneta sottovalutata (nel esempio la Germania) è
predisposto all'incremento produttivo ed alla esportazione.
Queste considerazioni mettono in evidenza che la modifica
dei rapporti di cambio monetari è tutt'altro che
neutra nello scambio internazionale. E ci si spiega come
strumenti monetari, che ad una visione unilaterale ed incompleta
possono apparire idonei ad eliminare alcuni inconvenienti
(ad esempio la instabilità dei cambi propri del libero
mercato), presentano per altro verso altri inconvenienti
di non minore rilievo di quelli che si erano voluti eliminare.
Per questi motivi la politica monetaria si è orientata
su formule di compromesso fra lo schema della rigidità
e quello della libera fluttuazione dei cambi, adottando
lo schema semi-rigido con limiti di oscillazione sufficientemente
ampi da evitare fenomeni imponenti di artificiosa sopravvalutazione
o sottovalutazione monetaria.
10) Le società multinazionali
Su queste premesse ci si può spiegare il fenomeno
delle società multinazionali che si sono ormai affermate
come protagoniste su tutti i mercati del mondo. Si tratta,
come è noto, di società per azioni, o per
meglio dire di gruppi di società anonime che operano
contestualmente su differenti mercati in posizione di assoluta
preminenza. Tanto è vero che il fenomeno si è
imposto all'attenzione dei legislatori oltre che della dottrina
e della giurisprudenza per tentare di arginare l'enorme
potenzialità di conquista dei mercati e di dirompente
concorrenza. La vera ragione della maggiore vitalità
di questi gruppi di imprese sta nel fatto che, potendo operare
su mercati di diversa nazionalità e sotto differenti
sistemi monetari sono in condizione di sfruttare le favorevoli
congiunture monetarie: ad esempio incentivando la produzione
e la esportazione, nei paesi con moneta sottovalutata, e
disincentivando i procedimenti produttivi e promuovendo
l'importazione, nei paesi con moneta sopravalutata. Esse
sono così strutturate da poter superare facilmente
le crisi causate dalla inversione di scelta della politica
monetaria e dei cambi, perché sono a loro volta nella
possibilità di invertire le proprie scelte incentivando
o fermando i procedimenti produttivi sui vari mercati. La
loro potenza economica è data dunque dal fatto che
sulle loro vele soffia sempre il vento favorevole dei rapporti
di cambio delle monete, cui va aggiunto il privilegio di
una disponibilità praticamente illimitata di finanziamento.
E' ovvio che ciò è possibile perché
sono controllate dalle medesime società strumentalizzanti
il sistema monetario. Come è stato giustamente detto,
con le multinazionali le banche centrali operano in prima
persona sul mercato avendo a disposizione senza costo e
senza limite tutto il denaro che vogliono. Ed è questo
il vero motivo per cui nei loro confronti non è possibile
alcun tentativo concorrenziale da parte delle normali imprese
commerciali. I tentativi finora proposti di arginare l'azione
dirompente di questi giganti dell'economia sono rimasti
inoperanti e circoscritti al semplice rango delle buone
intenzioni, perché il vero problema non è
tanto quello di codificare leggi anti-trust , quanto quello
pregiudiziale di sottrarre il dominio della moneta al sistema
bancario.
11) Precisazioni introduttive sul concetto di valore
La strutturazione di un equo sistema monetario internazionale
è il presupposto indispensabile per la normalizzazione
degli equilibri politici ed economici mondiali. Poiché
il tema, anche se di fondamentale irnportanza, costituisce
un aspetto puramente tecnico della politica economica, va
preliminarmente chiarito che esso presuppone a monte un
discorso che deve necessariamente toccare aspetti essenziali
di razionalità, di etica e culturali, che altrimenti
lo strumento monetario impazzisce nelle mani di chi l'adopera
e non è più uno strumento al servizio della
collettività, ma viceversa una grave minaccia alle
stesse libertà fondamentali dei popoli. Quando dei
termini strabilianti entrano nel linguaggio corrente, l'opinione
pubblica perde la consapevolezza del loro significato e
si adatta ad accettare come fatti normali anche episodi
assolutamente straordinari. Infatti oggi l'opinione pubblica
ha accettato, come fatto del tutto normale e ragionevole,
l'istituzionalizzazione del cosiddetto oro carta. Per realizzare
una valutazione razionale ed obiettiva di questo fenomeno,
occorre innanzitutto precisare che al vertice bancario internazionale
è stato possibile sostituire alla moneta-merce il
simbolo monetario di costo nullo perché ha compreso
un fondamentale principio di filosofia del valore,e cioè
che il valore non è mai una qualità della
materia. Il solido, il liquido, il peso, il volume ecc.
sono qualità della materia, non il valore,perché
esso consiste sempre in una previsione, ovverosia in un
rapporto tra fasi di tempo, che è una dimensione
dello spirito. Così ad esempio possiamo dire che
una penna ha valore perché prevediamo lo scrivere.
Quindi il valore è il rapporto tra il momento della
previsione ed il momento previsto. Anche la moneta ha valore
perché ognuno è disposto a cambiare merce
contro moneta perché prevede di poter dare a sua
volta moneta contro merce. Quindi la previsione del comportamento
altrui come condizione del proprio, è la fonte del
valore convenzionale monetario. Ciò posto, ci si
rende conto che anche l'oro ha valore di moneta, non perché
sia oro, ma perché ci si è messi d'accordo
che lo abbia.
Quando si orienta l'attenzione della generalità sulla
convertibilità della carta moneta in oro, in effetti
si evidenzia come necessario un fatto che invece è
del tutto inutile a conferire alla moneta il suo potere
di acquisto. La vera ragione per cui si vuole conservare
nella opinione pubblica l'illusione che la moneta sia una
"fede di deposito" e spacciare quindi sotto forma
di titolo di credito un valore convenzionale,sta nell'indurre
l'uomo della strada nel falso convincimento che esista un
limite obiettivo alla emissione della moneta nominale (in
quanto commisurata alla quantità di riserva) e che
l'emissione del simbolo monetario da parte della banca non
possa essere gratuita - come invece è - perché
sarebbe condizionata dalla disponibilità del bene
reale "oro". Con il pretesto della riserva oro
si vuole sostanzialmente conservare nell'opinione generale
il riflesso condizionato causato dalle vecchie culture basate
sull'uso secolare delle monete merci, ossia su una concezione
materialistica del valore. In tal modo, con l'emissione
di carta moneta strutturata come falsa cambiale o falsa
fede di deposito, si induce la collettività a dare
merce, che ha un costo, contro oro carta, che costo non
ha.
12)Valore creditizio e valore (convenzionale) monetario
Questa strategia di dominazione dei mercati si è
basata dunque sulla confusione, deliberatamente preordinata,
tra i due concetti di valore creditizio e di valore convenzionale.
Mentre per valore creditizio si intende quello relativo
alla prestazione oggetto del credito, per valore convenzionale,
invece, deve intendersi un valore che è causato dalla
stessa convenzione.
Per chiarire questa differenza è utile portare un
esempio: se si instaurano due atti di donazione reciproci
fra due persone, si ha ex post un risultato identico a quello
di un contratto di permuta. Ed è evidente che se
due persone, invece di fare due atti di donazione, fanno
un contratto, vuol dire che vi è un incentivo specifico
e che quindi nel contratto risiede una utilità diversa,
e superiore a quella della prestazione e della controprestazione.
Questo valore convenzionale è causato dalla previsione
del comportamento altrui come condizione del proprio. Così
avviene per la moneta, il cui valore è determinato
dal semplice fatto che ognuno è disposto a dare moneta
contro merce, in previsione di poter dare a sua volta merce
contro moneta. I valori monetari esplodono così,
mediante una pura attività mentale dei componenti
le collettività nazionali che realizzano, con la
convenzione monetaria, il valore della moneta. Spacciando
sotto forma di titolo di credito il valore convenzionale,
il sistema bancario conseguiva lo scopo di appropriarsi
dei valori convenzionali prodotti dalla collettività.
Esso infatti, approfittando della circostanza che la emissione
dei titoli di credito è
prerogativa del debitore, apparendo come debitore nella
dichiarazione cartolare, ed arrogandosi il diritto di emettere
il titolo, acquistava la proprietà della moneta.
Con questo sistema la banca riusciva a trasformare un debito
apparente in un arricchimento sostanziale. Per esempio,
il tenore documentale della banconota "Lire mille pagabili
a vista al portatore", starebbe a significare solo
teoricamente che esibendosi questo documento alla banca,
essa dovrebbe essere tenuta a corrispondere l'equivalente
merce oro. E poiché, per legge, la banca non può
convertire in oro i titoli monetari, essa e autorizzata
ad emettere questa cambiale, che è una falsa cambiale,
perché senza scadenza e senza responsabilità,
e quindi con la garanzia di non pagarla. La banca così
trasforma un proprio debito apparente in un arricchimento
sostanziale,mediante un macroscopico rovesciamento contabile
di cui nessuno si scandalizza forse perché troppo
evidente, e che le consente di appropriarsi di un valore
che non ha nulla a che vedere col credito. Mentre il credito
si
estingue con il pagamento, la moneta continua a circolare
dopo ogni transazione indefinitivamente. Ed essendo, oltre
tutto, la moneta il mezzo per soddisfare ed estinguere il
credito, non può avere essa stessa valore creditizio,
anche se a volte il credito viene usato come surrogato della
moneta (ad esempio la cambiale usata come mezzo di pagamento).
E' questa la prova che la moneta, anche se circola normalmente
sotto la veste di titolo di credito, incorpora un valore
puramente convenzionale. La categoria dei valori convenzionali
ancora oggi è quasi del tutto ignorata dalla scienza
economica ,e dal sistema legislativo, tanto è vero
che non esiste ancora un valido regime giuridico della funzione
monetaria. Secondo le teorie tradizionali, quando si parla
del valore, erroneamente si intende per lo più per
tale il valore costo, come incorporazione del costo nel
prodotto. E' storicamente provato che ogni qual volta è
invalso l'uso di considerare una merce come simbolo monetario,il
suo valore è aumentato notevolmente.
Poiché infatti il valore di un bene è commisurato
alla sua utilità, quando una determinata merce, oltre
a soddisfare l'esigenza cui è naturalmente destinata,
soddisfa anche quella di essere misura del valore per lo
scambio, ovviamente aumenta di valore perché aumenta
di utilità. Ciò avvenne ad esempio all'inizio
della storia coloniale americana negli Stati del nord per
il granoturco e le pelli di castoro, e negli Stati del sud
per il tabacco e il riso, quando queste merci furono considerate
come moneta.La moneta assume
valore per il semplice fatto che è l'unità
di misura del valore dei beni.
Ogni unità di misura ha, infatti, la qualità
corrispondente a ciò che deve misurare. Come il metro
ha la qualità della lunghezza perché misura
la lunghezza, come il chilogrammo ha la qualità del
peso perché misura il peso,così la moneta
ha la qualità del valore perché misura il
valore. Ed il valore della moneta è convenzionale,
oltretutto, perché ogni unità di misura è
convenzionalmente stabilita. Acquistare consapevolezza di
questa verità significa scoprire l'enorme potenzialità
di valore della nostra attività mentale di gruppo,
tanto è vero che il valore monetario sussiste anche
quando il simbolo monetario è di costo nullo e carente
di qualsiasi forma di riserva, come oggi avviene per il
dollaro e i diritti speciali di prelievo. Che la moneta
avesse la duplice caratteristica di essere l'unità
di misura del valore dei beni e di incorporare quindi il
valore della stessa unità di misura, era chiaramente
affermato da Ezra Pound : "La moneta non è uno
strumento semplice come una vanga. Contiene due elementi,quello
che misura i prezzi sul mercato e quello che dà il
potere di comprare la merce". Da ciò deriva
che la funzione monetaria causa una duplicazione dei valori
e raddoppia quantomeno la ricchezza dei popoli che la adottano,
perché la somma delle unità di misura (monete)
esprime una quantità di valore corrispondente a quello
di tutti i beni reali misurati o misurabili nel valore.
E' tempo che l'opinione pubblica si renda conto che chi
crea il valore della moneta non è chi la stampa o
la emette, ma chi l'acetta come mezzo di pagamento, cioè
la collettività dei cittadini. La mancanza di questa
consapevolezza, fa si che ad appropriarsi del valore monetario
non siano popoli , ma il sistema bancario internazionale,
in virtù del monopolio culturale della categoria
dei valori convenzionali.
13) Rilevanza della forma e della istituzionalità
giuridica nella creazione del valore monetario
Occorre precisare quali caratteristiche tecniche ed economiche
assuma il procedimento di emissione nella creazione del
valore monetario, ed in particolare l'enorme rilevanza della
istituzionalità giuridica (cosiddetto corso legale)
e la conseguente manifestazione formale mediante il simbolo
monetario di costo nullo.E' la manifestazione formale del
simbolo che, una volta recepita dalla collettività,
ne determina la tipica rilevanza giuridica per la coscienza
sociale. E' questa che crea il valore monetario convenzionale,
sicché nel momento stesso in cui si è incorporato
nel simbolo il valore convenzionale, si obiettivizza in
un nuovo bene: la moneta.Questo bene ha dunque le caratteristiche
di essere: a) immatetiale, b) collettivo, c) di avere un
valore condizionato:
a)immateriale perché la strumentalità risiede
non nell'elemento materiale del simbolo (la cui funzione
consiste nel manifestare il bene, individuarlo come oggetto
di diritto, attribuirne la titolarità al portatore
del
documento) ma nella convenzione monetaria. A conferma di
ciò sta il fatto che, se si dichiara una moneta fuori
corso, essa, pur senza perdere la sua integrità fisica,
perde il suo valore. Ciò avviene perché il
simbolo ha perso la sua rilevanza giuridica. In breve, perché
è venuta meno la convenzione sociale che attribuiva
al simbolo il tipico valore convenzionale monetario. La
rilevanza giuridica è la tipica convenzione che rende
attualmente utile ogni modo di essere degli strumenti giuridici.Merita
ricordare a questo punto la magistrale definizione di Pedio:
" Conventionis nomen generale est omnia pertinens quod
faciunt qui inter se agiunt"
(Digesto2,14,1,3).
Da queste ovvie considerazioni emerge la assoluta inattendibilità
delle teorie che capziosamente ed interessatamente pretendono
di qualificare la moneta come merce, cioè come bene
materiale. Queste teorie sono di solito sostenute per intendere
il monopolio culturale delle scienze monetarie, dirottando
la cultura di massa sui falsi binari della concezione materialistica
del valore. La merce è stata da sempre la forma o
manifestazione esteriore del valore monetario e solo entro
questi limiti è accettabile la sua strumentalità
o il suo valore che dir si voglia.Anche l'oro ha valore
di moneta non perché sia oro, ma perché ci
si è messi d'accordo che lo abbia. Tanto è
vero ciò, che si usa ormai normalmente la carta per
espletare la funzione tradizionalmente assunta dall'oro
e nessuno si scandalizza se si usa correntemente oro-carta,
cioè moneta formalmente manifestata mediante un simbolo
di costo nullo.Quando si distinguono i beni materiali da
quelli immateriali in base alla considerazione che i primi
sarebbero percepiti mediante i sensi (qui tangi possunt)
ed i secondi mediante l'intelletto, non si comprende il
punto essenziale della funzione della forma. Anche i beni
immateriali si manifestano infatti mediante un mezzo sensibile:
ad esempio carta ed inchiostro nel diritto d'autore o nel
disegno del brevetto o dell'opera dell'ingegno. Non è
dunque questo il criterio distintivo tra le due categorie
di beni. La verità è 'invece che i beni materiali
si distinguono dai beni immateriali, perché in quelli
la strumentalità risiede nella materia, in questi
invece risiede in una realtà spirituale. Il valore
che è elemento comune a tutti i beni - sia quelli
materiali che quelli immateriali - consiste sempre in una
realtà spirituale, cioè - come abbiamo detto
in una previsione, che è una dimensione dello spirito
perché è un modo di essere del tempo. Così
come non è concepibile la vita senza tempo, non è
concepibile valore senza vita, tanto è vero che non
esiste ricchezza in un mondo di morti. E' dunque la nostra
esperienza vivente che ci rende consapevoli di questa verità.
Se la moneta fosse puramente e semplicemente merce, cioè
materia, essa sarebbe concepibile anche in un mondo senza
vita. Per reductio ad absurdum, dunque, questa tesi è
da respingere.
b) collettivo in quanto ha la caratteristica di essere
ad un tempo unità di misura convenzionale del valore
dei beni e valore della stessa misura che diventa pertanto
oggetto di scambio. E' la collettività stessa che
accettando la moneta come unità di misura e mezzo
di pagamento ne crea e conserva il valore, sicché
la moneta non sarebbe concepibile se non nell'ambito di
una collettività che ne usa. Questa caratteristica
assume importanza di grande rilievo nell'ordinamento internazionale
del sistema monetario, perché quando di questa convenzione
monetaria partecipano differenti Stati, nasce un interesse
comune alla stabilità ed alla difesa dei valori monetari
che costituisce un incentivo alla pacifica consistenza ed
al coordinamento dei sistemi economici.
c)di aver un valore condizionato dalla esistenza di beni
da misurare nel valore. Questa condizione è comune
a qualsiasi unità di misura. Ed è questa una
precisazione fondamentale per evitare l'equivoco di ritenere
la moneta "rappresentativa" del valore dei beni
esistenti sul mercato quasi fosse una specie di titolo di
credito o fede di deposito.Il valore monetario è
infatti, come abbiamo visto, convenzionale e non creditizio.
Avere consapevolezza di questa verità significa anche
comprendere che, all'atto della nascita, questo bene deve
essere regolato anche come oggetto di diritto; occorre cioè
stabilire per legge, all'atto dell'emissione monetaria,
di chi sia la proprietà della moneta. Una valida
riforma del sistema monetario internazionale non è
concepibile se a monte non accoglie il principio fondamentale
di considerare ogni popolo proprietario della sua moneta.
E' infatti la collettività dei cittadini che con
la sua attività mentale crea il valore convenzionale
monetario. Come abbiamo già detto, e torniamo a ricordare,
il valore della moneta è creato dal fatto che ognuno
è disposto ad accettare moneta contro merce perché
a sua volta, prevede di
poter scambiare moneta contro merce. Questa previsione del
comportamento altrui come condizione del proprio è
la fonte del valore convenzionale monetario.Dunque, ogni
popolo va riconosciuto proprietario della sua moneta in
quanto è lui stesso che la crea. Il mancato chiarimento
di questo concetto ha consentito il secolare equivoco dell'emissione
monetaria. La banca infatti si è attribuita la proprietà
della moneta perché l'ha emessa mediante indebitamento
del mercato, prestandola, e siccome prestare denaro è
sempre prerogativa del proprietario, con un rovesciamento
contabile, si è attribuita la proprietà della
moneta, il cui valore è invece, creato dai cittadini.
Particolarmente significativa e rivelatrice la considerazione
di E. POUND : "Lo scopo della guerra civile americana
venne scoperto in un numero dell'Hazard Circular del 1862:
Il grande debito che i nostri amici capitalisti dell'Europa
faranno creare da questa guerra, verrà adoperato
per controllare la circolazione. Noi non possiamo permettere
che i greenbacks
(biglietti di stato) circolino, perché non possiamo
averne il dominio.
14)Brevi cenni sulla evoluzione storica dei simboli
monetari di costo nullo
Non si può comprendere come sia stata possibile
la realizzazione storica di questa strategia monetaria,
se non si considera la fondamentale esperienza del popolo
ebraico dopo la fuga dall'Egitto. Questo popolo si fermò
e visse per quarant'anni nel deserto del Sinai, in un periodo
storico in cui l'economia era prevalentemente agricola.
Per sopravvivere non aveva altra altemativa che spendere
il tesoro sottratto agli egiziani, consumando definitivamente
la ricchezza acquistata, ovvero trovare un'espediente per
appropriarsi senza costo, dei beni prodotti dagli altri
popoli. E' storicamente provato che il popolo ebraico, invece
di comprare merce mediante l'oro e l'argento, introdusse
nel mercato, come mezzi di pagamento,i titoli rappresentativi
dell'oro e dell'argento, ed i mercanti stranieri erano ben
disposti ad acquistare questi simboli (mamrè o mamrà)
in luogo delle monete metalliche, sia perché, usando
i titoli rappresentativi evitavano il rischio di essere
rapinati dai predoni (che non avendo alcuna cultura scritturale
non raffiguravano nei simboli documentali alcun valore monetario),
sia perché avevano nel simbolo il massimo affidamento,
in quanto questa cambiale emessa dal componente il popolo
israelita era garantita solidalmente da tutta la collettività
ebraica. Non ci si può spiegare infatti l'assoluta
fiducia riconosciuta dal mercato al simbolo documentale,
così come se fosse stato esso stesso d'oro, se non
si considera il poderoso influsso che ebbero nel popolo
ebraico alcuni fondamentali comandamenti mosaici. Mosè
infatti comandò al suo popolo l'obbligo dei prestito
reciproco in caso di bisogno e la remissione dei debiti
ogni sette anni, in ricorrenza del cosiddetto anno sabatico
(Deuteronomio, 15, 1 -6).
Nel rispetto collettivo di questi precetti, per l'ebreo
era indifferente prestare o non prestare denaro al proprio
fratello, perché avendo prestato denaro, ognuno a
sua volta era in condizioni di pretendere il prestito da
un altro ebreo, ed era altresì indifferente che nell'anno
sabatico si avesse la remissione dei debiti perché
- per quanto grande fosse stato l'ammontare dei debiti estinti
- si era sempre nella condizione di poterli riaccendere
all'inizio del nuovo settennio.Da questi comandamenti mosaici
derivò che, ogni qual volta la cambiale veniva presentata
per l'incasso, veniva regolarmente pagata, perché
il debitore insolvente poteva rivolgersi per un prestito
ad un altro ebreo, e questi glielo concedeva per comandamento
religioso, tanto più perché, se a sua volta
avesse avuto necessità di denaro, poteva pretenderlo
nei confronti di altro componente il popolo ebraico. Così
avvenne che ogni titolo di credito emesso da un qualunque
componente il popolo ebraico, era sorretto dalla responsabilità
solidale di tutti gli ebrei.
La certezza dell'adempimento divenne tale che, chi aveva
in mano il titolo di credito, riteneva più comodo
tenerlo presso di sè, piuttosto che presentarlo all'incasso.
Infatti, il valore originariamente previsto come conseguibile
alla scadenza del credito, ovvero alla presentazione all'incasso,
diveniva un valore conseguito immediatamente, mediante il
possesso del documento, per la certezza del diritto nata
dalla fiducia e dalla esperienza mercantile. Era infatti
la certezza del diritto a causare nell'animus del creditore
portatore del titolo, l'anticipazione al momento attuale
dei valori previsti come conseguibili al momento della scadenza
ed a far sì che il titolo di credito acquistasse
immediatamente un valore nuovo,attuale ed autonomo. Così
ci si spiega come il portatore si riteneva soddisfatto del
credito rappresentato nel titolo, senza presentarlo all'incasso,
per il solo fatto di avere in mano il documento. Si modificava
in tal modo la natura originaria del documento perché
esso perdeva la natura creditizia per assumere quella di
valore convenzionale monetario. Ecco perché nella
pratica mercantile il documento monetario emesso dal componente
il popolo ebraico acquistò un valore equivalente
o addirittura maggiore di quello dell'oro. La monetizzazione
del debito come espediente per spacciare moneta di costo
nullo è acutamente rilevata da Ezra Pound quando
afferma: "La Banca d'Inghilterra fu basata sulla scoperta
che, invece di prestare denaro si sarebbero potute prestare
le cambiali della Banca". E' evidente che, su queste
basi, ha avuto origine una vera e propria strategia di dominazione
in cui il sistema bancario riesce ad indebitare i mercati
del valore monetario che crea dal nulla, e con tanta maggiore
efficacia, in quanto alla incorporazione del valore monetario
nei simboli cartacei,corrisponde la contestuale demonetizzazione
dell'oro, dell'argento ed in genere di tutte le monete-merci
tradizionali.
E' ovvio infatti che, con la emissione e circolazione dell'oro
carta, la gran parte del potere d'acquisto monetario veniva
estratto dai simboli merce ed incorporato nel simboli di
costo nullo. Questa alterazione dell'equilibrio monetario
è stata una delle cause determinanti anche dei sistemi
politici. Così, ad esempio, non è senza significato
la circostanza che la decadenza dell'Impero Romano si verifichi
contestualmente alla tosatura delle monete, operata dagli
imperatori per colmare i vuoti monetari causati nell'erario
dalla demonetizzazione dell'oro. Sicché si era costretti,
per conservare una adeguata liquidità monetaria,
a ridurre il peso delle monete o a fondere nel conio metalli
nobili con metalli vili, come è provato dalla storia
numismatica.
Il sistema bancario ha quindi compreso che, spostando la
convenzione monetaria dal simbolo merce al simbolo di costo
nullo, del quale peraltro controllava il monopolio dell'emissione
per privilegio legislativamente riconosciuto, poteva conseguire
il risultato di appropriarsi del valore monetario creato
dal mercato. Su questo principio, per successivi graduali
passaggi, il sistema bancario ha estratto dall'oro la gran
parte, se noti addirittura, in alcuni casi, la totalità
del valore dell'oro. La demonetizzazione dell'oro,conseguente
a questa strategia di dominazione dei mercati, ha sottratto
ai vertici economici e politici tradizionali il valore monetario
di cui
disponevano, cioè la loro stessa potenzialità
economica, e con essa, la sovranità politica. Si
è realizzata così una forma macroscopica ed
occulta di lucro, in cui i forzieri pieni d'oro delle monarchie
della vecchia Europa e di tutti i risparmiatori, che erano
per tradizione assuefatti a fare affidamento su questo simbolo
monetario, erano svuotati non del loro contenuto materiale,
ma del contenuto immateriale: il valore.Su questi presupposti
la decadenza dei sistemi politici è regolarmente
causata dalla esplosione dei debiti che, non a caso, nella
storia ha sempre coinciso con la demonetizzazione dell'oro.
Una volta estratto dall'oro il suo valore monetario, esso
era acquistato dal sistema bancario, cioè dai produttori
di simboli monetari di costo nullo, che diventavano i nuovi
padroni del mondo. La realizzazione di questo strumento
è stato possibile mediante il dominio assoluto della
forma (monopolio dell'emissione), oltre che dalla consapevolezza
culturale che la incorporazione del valore convenzionale
nel simbolo consente la possibilità di oggettivare
il valore in un nuovo bene,manifestarlo, conservarlo ed
attribuirne la proprietà al portatore del documento.
Su questa premessa, poiché il primo portatore è
l'emittente, la banca si attribuisce la proprietà
del denaro che emette, tanto è vero che lo emette
prestandolo e, come si sa, prestare denaro è una
prerogativa esclusiva del proprietario.
La famosa frase del Paterson: "Il banco trae beneficio
dall'interesse su tutta la moneta che crea dal nulla",
che appare spregiudicatamente sincera, in effetti nasconde
la parte più importante della verità, perché
non è vero che il banco si arricchisce solo dell'interesse,
ma anche e innanzi tutto della stessa moneta, il cui valore
- come abbiamo visto - non è creato dalla banca,
ma dalla collettività. All'atto dell'emissione monetaria
è stato applicato un principio ben noto alle scuole
dell'alta diplomazia, per cui, quando si vuole fare accettare
dalla controparte una condizione che quella non avrebbe
mai accettato se ne avesse avuto la consapevolezza, si pone
la clausola come parte implicita del contratto. Così
avviene che, chi prende denaro in prestito da una banca
di emissione esplicitamente riconosce di essere debitore,
ma fa implicitamente altre due dichiarazioni ben più
importanti,di cui non si rende conto, perché egli
riconosce ai documenti ricevuti la qualità di denaro
e ne attribuisce contestualmente la proprietà alla
banca,perché prestare denaro è una prerogativa
del proprietario. Per nazionalità di una moneta non
deve intendersi quindi che la collettività di quella
nazione è proprietaria di quella moneta, ma, viceversa,
che ne è stata espropriata ed indebitata all'atto
dell'emissione dalla banca centrale di quella nazione. E'
come se taluno si rivolgesse al proprio cassiere e invece
di dirgli "dammi denaro" gli dicesse "prestami
denaro". In quel momento si realizza un macroscopico
rovesciamento contabile per cui il denaro non è più
suo ma del cassiere. Esattamente in questi termini è
il rapporto che si instaura tra il governo o la collettività
di quella nazione e la rispettiva banca centrale. E' ovvio
che questa grave degenerazione del sistema monetario può
essere eliminata solo a patto di sanare all'origine il vizio
di fondo.La proprietà della moneta all'atto dell'emissione
va sottratta al sistema delle banche centrali e restituita
alle collettività nazionali, il che significa sostituire
ai "biglietti di banca" i "biglietti di stato",analogamente
a quanto avveniva con i greenbacks americani, prima della
guerra di secessione.
15) L'inutilità della riserva monetaria
Da queste premesse si può definitivamente chiarire
l'equivoco tradizionale di far derivare il valore della
moneta dalla merce posta a sua garanzia. Se fosse vera questa
tesi,il dollaro non coperto da oro e non convertibile in
oro dopo le esplicite dichiarazioni di Nixon dell'agosto
1971, non dovrebbe avere alcun valore, così come
gli stessi diritti speciali di prelievo emessi dal Fondo
Monetario Internazionale come moneta di riserva, perché
a loro volta carenti di ogni forma di riserva. Si poteva
ancora concedere una parvenza di attendibilità ai
sostenitori della necessità della riserva monetaria
(per conferire potere di acquisto ad una moneta concepita
come titolo di credito), fin quando erano in vigore i patti
di Bretton Woods. Ma oggi, dopo l'abrogazione di questa
convenzione, conservare al dollaro la qualità di
moneta di riserva, significa accettare esplicitamente una
vera e propria subordinazione coloniale nei confronti dei
sistema bancario americano. Infatti, mentre il dollaro -
pur senza riserva d'oro - ha il riconoscimento internazionale
di moneta legittima, ciò non avviene per le altre
monete, vincolate alla necessità di una riserva in
dollari. Come dire che mentre il dollaro, pur senza riserva,
ha il valore dell'oro, ciò non avviene per le altre
monete. Le grandi linee della politica monetaria mondiale
si basano oggi sulla teoria della doppia verità.
Mentre per le banche di emissione di moneta di riserva (U.S.A.,
U.R.S.S., F.M.I.) vale il principio per cui il valore monetario
è puramente convenz ionale, per le altre banche di
emissione (ed a maggior ragione per quelle che non emettono
moneta), vale il principio che la moneta abbia valore creditizio
in quanto concepita come pseudo-fede di deposito di moneta
di riserva. Possiamo ben dire che il sistema bancario internazionale
è retto da una struttura gerarchica di tipo feudale,
in cui, dalla sovranità imperiale delle banche che
emettono moneta di riserva, dipende, per germinazione spontanea,
una proliferazione di banche coloniali. Per economia di
espressione e per esattezza concettuale, proponiamo di definire
come banche imperiali quelle capaci di emettere moneta di
riserva è banche coloniali le altre, che per emettere
la propria moneta, necessitano, o per meglio dire, stabiliscono
di avere necessità di moneta di riserva.
16)La rarità monetaria
E' ovvio che questa struttura regge sul monopolio culturale
dei vertici bancari. Solo su questi presupposti, la grande
opinione pubblica deculturizzata è assuefatta a valutare,
come fenomeno naturale, che la moneta sia a volte esasperatamente
rara. Dire che un paese non può perseguire i suoi
scopi per mancanza di denaro - afferma un anonimo
ricordato da Ezra Pound - è come dire che non si
possono costruire strade per mancanza di chilometri. La
rarità dei simboli monetari, tradizionalmente causata
dalla rarità della merce con cui il simbolo era coniato
(oro), oggi viene accettata come un fatto del tutto normale,
pur essendo la moneta di riserva producibile senza limite
e senza costo, in quantitativi arbitrariamente stabiliti
dai vertici delle banche imperiali. Allo stato attuale delle
cose, tutti i popoli del mondo sono ridotti al livello di
colonie del sistema bancario internazionale, con l'aggravante
di non saperlo, perché tutte le iniziative di politica
monetaria sono promosse sul presupposto che la riserva sia
necessaria per conferire alle rispettive monete nazionali
il proprio valore. Con questo sistema le banche imperiali
sottraggono alle banche coloniali ogni discrezionalità,
ogni libertà decisionale per adeguare gli incrementi
monetari allo sviluppo economico del proprio paese. Quando
infatti questi incrementi sono commisurati alla quantità
di moneta di riserva, sono sostanzialmente stabiliti dalle
banche imperiali. La moneta infatti è come il sangue:
la sua quantità va proporzionata all'entità
del corpo da irrorare(E. Pound, A che serve il denaro?,
ed. S. Giorgio, Napoli, 1980). Per rendersi conto di questa
verità basti considerare un esempio elementare: se
sul mercato vi sono dieci penne e dieci lire, si potranno
mediamente vendere le penne al prezzo unitario di una lira;
ma se si devono produrre altre dieci penne, si dovrà
mettere sul mercato altre dieci lire, che altrimenti si
potranno vendere le penne solo al prezzo di mezza lira.
E se la penna costa ad esempio sessanta centesimi, è
ovvio che il procedimento produttivo, in mancanza di incremento
di liquidità monetaria, si arresta. Questo significa
che, ogni libertà decisionale sullo sviluppo o la
recessione economica dei mercati, non sta nelle mani dei
produttori di beni reali, ma in quelle del sistema bancario
che produce moneta di riserva.( In questo senso, significativo
il passo di BRUX ADAMS,The New Empire, 1903, MacMillan,
New York: "forse non è mai esistito un finanziere
più capace di Samuele Lloyd. Certo egli ha capito
come pochi, anche nelle generazioni seguenti, la macchina
potente del tallone unico. Egli comprese che, una volta
stabilita una contrazione della
circolazione fiduciaria la si potrebbe portare all'estremo,
e che quando la moneta avesse raggiunto un prezzo fantastico,
come nel 1825, i debitori si vedrebbero costretti a rilasciare
la loro proprietà alle condizioni (qualsiasi) dettate
dai creditori."Nihil sub sole novi. E' ciò che
sta oggi accadendo con la sopravvalutazione del dollaro.
Il sistema bancario non solo ha la possibilità di
realizzare subordinazioni coloniali ma, addirittura, quella
di espropriare il mondo. 17)I recenti sviluppi della politica
monetaria internazionale.
Ciò è stato dimostrato dalle recenti vicende
della politica monetaria statunitense. Per determinare una
grave situazione di disagio e di recessione economica di
dimensioni mondiali è stato sufficiente alle autorità
monetarie americane programmare un aumento dell'interesse
sui depositi bancari, in modo tale che gli operatori economici
avessero maggiore convenienza a conservare il denaro in
banca piuttosto che investirlo in attività produttive.
In tal modo al danno del vuoto monetario, causa di gravi
forme di recessione economica su tutti i mercati operanti
nell'area del dollaro, si è aggiunto l'ulteriore
inconveniente di snaturare la funzione stessa della moneta,
utilizzata al fine meramente speculativo di lucrare con
denaro altro denaro (gli alti saggi di interesse bancario),piuttosto
che a quello suo proprio di promuovere lavoro produttivo
di beni e servizi. Ciò è stato possibile alle
autorità monetarie americane, senza correre alcun
rischio, perché avendo esse il controllo egemonico
della moneta di riserva, erano e sono in condizioni di produrre
denaro senza altro costo che quello tipografico dei simboli
monetari e senza altro limite che quello determinato dal
proprio insindacabile arbitrio. Ci si spiega così
come i flussi monetari siano caratterizzati da una alternanza
pendolare di abbondanza o rarità monetaria, su cui
speculano le occulte società strumentalizzanti il
sistema.
I paesi che sono indebitati con la Banca Centrale Americana
(la Federal Reserve Bank) per avere disponibilità
di moneta di riserva, hanno visto aumentare pesantemente
il proprio debito.E' ovvio infatti che con l'apprezzamento
della moneta base (resa rara con l'artificiosa politica
degli alti saggi di interesse) di oltre il 100%, aumentavano
di pari valore i debiti ed i crediti, con vantaggio del
creditore e danno dei debitori (Merita qualche considerazione
una importante scelta di politica monetaria che va sotto
il nome di "moneta pesante".L'appesantimento della
moneta consiste nel sostituire alla moneta in circolazione-nuovi
simboli monetari con un valore multiplo dei simboli sostituiti.
In tal modo la nuova unità monetaria ha un maggiore
valore perché l'espressione numerica dei nuovi simboli
ha un ammontare inferiore a quello dei simboli sostituiti,come
ad es., la moneta francese.A prima vista questa operazione
sembra del tutto irrilevante a produrre effetti concreti
nella dinamica dei mercati in quanto, questi, conserverebbero
i medesimi valori, pur se espressi con unità di misura
monetaria di diversa entità.
Questo ragionamento però non regge ove si consideri
che la moneta pesante è predisposta per una politica
di inflazione mentre la moneta leggera è predisposta
per una scelta monetaria deflazionistica. Il che significa
che una moneta leggera serve gli interessi del sistema bancario
che essendo "proprietario" della moneta all'atto
dell'emissione, tende ad incrementarne il potere d'acquisto,
mentre invece la moneta pesante è adeguata a tutelare
gli interessi dei produttori di beni reali in quanto sono
interessati ad una politica di incremento di liquidità
monetaria. D