Un imbroglio all'italiana

"Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà morale e materiale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela etc.etc." sono i soggetti che assumono la denominazione formale di "conviventi" e che, secondo il disegno di legge varato dai ministri del governo italiano, potranno usufruire d'una serie di prerogative sinora riservate ai soli coniugi: assistenza ospedaliera, decisioni in caso di grave pericolo di vita, estensione del permesso di soggiorno, assegnazioni d'alloggi, successione nel contratto di locazione, trasferimenti per lavoro, diritti di successione ereditaria, obblighi alimentari.
Riforma inutile e/o pericolosa.
Inutile perchè se tale è il traguardo a cui auspicavano i laico-progressisti, allora tali "diritti" ben avrebbero potuto essere regolati in maniera autonoma, con opportune modifiche d'apportarsi sulle singole materie considerate.
Pericolosa perchè, come vedremo, pur senza creare un nuovo modello di "famiglia" o di raggruppamento alternativo alla famiglia naturale, pone però le premesse per il futuro svilupparsi d'una simile perniciosa tendenza.
Osservazioni generali a parte il testo del disegno di legge si contraddistingue per mancanza di chiarezza e contraddittorietà, a cominciare proprio dalle condizioni poste a fondamento della qualifica di "conviventi".
Che cos'è il "reciproco vincolo affettivo" ? Amore, amicizia, stima, comunanza d'interessi ? E come diavolo si può stabilire quando due persone sono in una tale situazione? Esiste un misuratore in grado di captare la presenza d'un simile stato d'animo ?
Se simili parole sono state utilizzate evidentemente i nostri apprendisti stregoni legislatori indentono riconnettervi un significato e una rilevanza ed allora si deve necessariamente concludere che quell'inciso rappresenta il vero e proprio imbroglio su cui si gioca la partita dei dico/pacs. Quante volte abbiamo sentito il refrain "se due persone si vogliono bene ... allora perchè negare loro un riconoscimento ed una tutela ?".
Ecco l'argomento, suggestivo ma fuorviante, che è stato utilizzato per aggirare le più elementari, e per questo più vere, regole naturali, ossia quelle che presiedono ad un impegno che s'estende ad ogni aspetto della vita d'un uomo, dunque non solo a quelli che s'esauriscono in un rapporto di reciprocità (sentimentale, economico o di mutua assistenza )ma anche a quelli che oltrepassano le immediate esigenze, come l'impegno a mettere al mondo dei figli, ad educarli e farli crescere, cosa che ha poco o nulla di"affettivo" ma che costituisce il più grande atto di amore, ossia rispetto e devozione, verso Dio.
Invece la proposta si limita al piano minimalista, dei diritti, dell'assistenza economica, cercando di darsi una giustificazione"alta" proprio con quel riferimento al c.d. piano affettivo, che vuole porsi come elemento aggiuntivo e specificante, capace di elevare la dignità della "convivenza" e fondare così la creazione d'un nuovo "status", un domani complementare e magari concorrenziale colla famiglia vera.
Ma l'affetto è una mera condizione soggettiva e per sua natura temporanea laddove l'unione naturale, ove sancita da un atto totalizzante, è promessa d'impegno per sempre.
Il disegno di legge contempla popi alcune esclusioni: non possono essere considerati "conviventi" - e dunque godere dei nuovi diritti - un genitore e il figlio o un nonno col nipote ("due persone ...non legate da vincoli di parentela in linea retta entro il secondo grado...") nè l'adottante e l'adottato ma due fratelli, invece, si.
E perchè mai questa differenza? Se il vincolo di parentela può costituire, presuntivamente, quel "reciproco vincolo affettivo" necessario per la considerazione giuridica per quale motivo allora quel ben più forte vincolo (materno, paterno, filiale) è discriminato ?
E perchè mai solo "due" persone possono usufruire di questa normativa ? Se per esempio, tre - e non due - fratelli decidono di convivere insieme obbligandosi ad una mutua assistenza, quale ragionevole motivo potrebbe escluderli dai riconoscimenti giuridici riconnessi a quell'impegno ?
Il sospetto, anzi la certezza, è che alcuni nostri ministri (servendosi dell'utile idiozia di altri)abbiano come obbiettivo a lungo termine non già la regolamentazione generale delle situazioni di convivenza extrafamiliare, comprendenti anche casi di affectio non propriamente sentimentale (anche fratelli o semplici amici potrebbero regolare contrattualmente un rapporto di convivenza e sul mero piano civilistico non vi sarebbe nulla da obbiettare) ma un modello di convivenza etero/omosessuale fondato proprio su un rapporto di convivenza pseudomatrimoniale ossia ciò che alcuni hanno efficacemente definito un " matrimonio di serie B", ora impossibile da varare per non creare eccessivi allarmismi nel mondo cattolico ma da realizzarsi un passetto alla volta, piano piano, senza eccessivi clamori.
Siamo pronti a scommettere che dopo questa tappa iniziale i laico-progressisti reclameranno sempre più allargamenti a questa prima breccia, invocando aumenti quantitativi e qualitativi degli odierni diritti riservati ai"conviventi", oggi limitati nel numero e negli effetti,sino al raggiungimento degli standard della famiglia naturale.
L'onorevole (l'aggettivazione è del tutto consona e proporzionata al senso dell'onore e della dignità che questo Stato quotidianamente dimostra)Luxuria, che non è stupida/o, ha così commentato "Meglio un terreno senza casa che niente "; sa perfettamente che il terreno ch'è stato loro donato è già munito di licenza edilizia.
Non poteva poi mancare il contentino alla lobby immigrazionista: l'art.6 del disegno di legge stabilisce che il cittadino extracomunitario o apolide, convivente con un italiano o con un comunitario, che non ha un autonomo permesso di soggiorno, può chiedere il rilascio d'un permesso di soggiorno per convivenza.
Capito ? D'ora in poi non ci saranno più irregolari e clandestini perchè basterà essere conviventi (anche dello stesso sesso ovviamente) con un cittadino anche comunitario per ottenere il diritto di restare in Italia.
Un nuovo mestiere, ben remunerato, si profila come prossima soluzione al problema della disoccupazione: quello del convivente di comodo, pronto a "vendere" al miglior offerente clandestino la"convivenza".
Il caos aumenta.
Ci sarebbe da ridere d'un simile imbroglio se non ci trovassimo di fronte a una nuova deriva progressista, frutto d'insipienza e malafede, foriera di nuove e più profonde lacerazioni nella nostra società.