IL GRANDE INGANNO DEL TFR (prima parte)

 

RENDIMENTI...

Nonostante le promesse per allettare i lavoratori a trasferire il TFR nel Fondi pensione, nessuno è in grado di prevedere quali congiunture, quali crisi economiche, politiche e sociali, quali innovazioni tecnologiche, quali capacità produttive influenzeranno l'andamento dell'economia dei quaranta anni lavorativi che aspettano chi oggi inizia a lavorare.
Quello che però è certamente possibile fare è utilizzare i dati in nostro possesso per confrontare sulla base di questi il rendimento del TFR con le prestazioni che un eventuale Fondo pensione avrebbe dovuto ottenere per eguagliarlo nei passati quaranta anni.
Cioè, se un operaio avesse iniziato a lavorare nel 1965 e andasse in pensione oggi, come si troverebbe se, nel 1965, avesse avuto l'alternativa del Fondo pensione?
Prendiamo per ogni periodo il salario medio mensile di un operaio (ma ognuno potrebbe sostituire i valori indicati nella colonna con il proprio imponibile contributivo ricavato dalla denuncia dei redditi) e calcoliamo l'accantonamento del TFR suddividendo il salario annuo per 13,5.
Calcoliamo quindi la rivalutazione annua del montante (TFR maturato) moltiplicandolo per l'1,5% più il 75% dell'inflazione di quell'anno. Calcoliamo quindi la prestazione percentuale che avrebbe dovuto realizzare ogni anno il Fondo pensione per eguagliare (eguagliare e non superare!) il rendimento del TFR e vi aggiungiamo il costo complessivo della gestione del Fondo a carico dell'iscritto, calcolato in misura "benevola" solo all'1%...