La bio-etica è quella scienza che dà il permesso di fare ciò che nei laboratori si sta già facendo». La battuta che circola da lungo tempo in America si rivela essere una preoccupante realtà, specialmente in Gran Bretagna. La notizia di cui torniamo a occuparci è ormai conosciuta da tutti: dopo una intensa campagna per convincere gli inglesi della necessità terapeutica di mescolare Dna umano con quello animale, l’autorità britannica ha autorizzato la produzione di cellule embrionali derivanti dalla mescolanza del patrimonio genetico animale con quello dell’uomo. Quasi che in nome della terapia si possa accettare di tutto e smettere di farsi domande morali, anche le più ovvie ed essenziali.
Ma cerchiamo di capire bene di che cosa si tratta, spiegando innanzitutto i termini. Sono state autorizzate le produzioni di embrioni nati a partire da un ovulo animale (bovino, ovino, suino, ecc.) e da un nucleo di cellula umana. La cellula uovo dell’animale viene svuotata del suo nucleo e al suo posto si inserisce un nucleo preso da una cellula del corpo dell’uomo. La cellula dalla quale si prende il nucleo da inserire è tratta da una qualsiasi parte del corpo, in modo che abbia tutti e 46 i cromosomi, con esclusione degli spermatozoi che hanno solo 23 cromosomi. Il risultato di questa operazione è una clonazione ibrida, che produce un organismo nel quale tutte le cellule sono "originali" nel senso che non appartengono né all’uomo né all’animale. Se in partenza si trattava di bovino avremmo, insomma, alla fine un "buomo". Concettualmente diversa è invece la chimera. Se la chimera fosse prodotta, avremmo un essere fatto come un collage, un organismo composto da alcune parti umane e da altre parti animali. Questa distinzione è essenziale perché ci aiuta a comprendere che le cellule nervose dell’ibrido non sono uguali a quelle dell’uomo, quindi il loro studio è irrilevante ai fini delle patologie che si vorrebbero curare. Il modello scientifico della clonazione che origina un ib rido è perciò invalido in partenza.
Detto ciò, è necessario indagare ulteriormente il perché della volontà pervicace dei ricercatori e dell’autorità inglese preposta alla sperimentazione sugli embrioni di ricercare in un campo moralmente delicato e privo di valore terapeutico, oltre che errato nel metodo. Lo stesso Edoardo Boncinelli, notoriamente favorevole a questo tipo di sperimentazioni, ha dovuto ammettere che si tratta di studi lunghi, le cui eventuali ricadute terapeutiche sono da misurare in alcuni decenni, se mai ci saranno. Inoltre va sottolineato con grande chiarezza che esistono già cellule staminali adulte nervose in genere e cerebrali in particolari, che sono il materiale biologico adatto per compiere questo genere di studi, proprio perché sono le stesse che si ammalano e che debbono essere curate. Anzi, a breve, su questo tema negli Stati Uniti ci saranno applicazioni quali il trapianto di cellule nervose cerebrali.
La conclusione è abbastanza chiara. La Gran Bretagna è entrata ormai da molto tempo nella logica di una ricerca scientifica che non accetta nessun limite di carattere etico. L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere ai laboratori inglesi una sorta di leadership nell’ambito della ricerca, perché questo primato è molto fruttuoso in termini economici. Speriamo che non siano in molti a essere così ingenui da pensare che tutto si faccia per amore della verità scientifica e del bene dei malati. Per centrare lo scopo di mantenere il primato, i ricercatori inglesi debbono necessariamente percorrere vie che facciano scalpore, anche se scientificamente infondate, come nel caso di cui parliamo. Ma è anche necessario travolgere la dignità umana e dire qualche bugia al grande pubblico. Sembra che siano prezzi che si pagano volentieri in Inghilterra e in molte altre parti del mondo.