Autore: Domenico Savino
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Momenti di un genocidio inarrestabile.
Un sedicenne palestinese che stava guidando un carretto tirato da un asino è
stato ucciso il 12 novembre da un missile israeliano.
Nell'attacco è rimasto ferito anche un ufficiale della sicurezza.
L'esercito israeliano ha confermato il lancio del missile.
Il ragazzo è l'ultima vittima - ma mentre scrivo altre ne potrebbero
seguire - di una serie di massacri di civili, pianificate dall'esercito
israeliano.
I soldati ebrei non fanno distinzione: uomini, donne bambini, ragazzi,
vecchi, tutti massacrati senza pietà.
Ancora non riusciamo a toglierci dalla vista le 18 vittime e gli oltre
cinquanta feriti di Beit Hanun, che la spada di Giuda torna a grondare
sangue.
Se lo può permettere: gli stati Uniti hanno posto il veto alla risoluzione
del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, promossa dal Qatar a nome dei Paesi
arabi, impedendo così l'approvazione del testo che spingeva per un rapido
ritiro delle forze israeliane dalla zona.
Per John Bolton, l'ambasciatore degli USA all'ONU, la risoluzione era «prevenuta contro Israele e motivata politicamente» e non avrebbe mostrato
una descrizione imparziale degli eventi recenti a Gaza, né avrebbe fatto
compiere passi avanti alla causa della pace israelo-palestinese, alla
quale - ha dichiarato - «aspiriamo e per la quale lavoriamo intensamente».
Una bella faccia di bronzo, non c'è che dire.
Mai comunque come il premier israeliano Ehud Olmert, che ha avuto l'ardire
di affermare che «colpire palestinesi innocenti 'non è' nostra politica».
(1)
Peccato che il quotidiano di Gerusalemme Haaretz si incarichi di smentirlo.
Secondo uno studio di Physicians for Human Rights, tra il 27 giugno e il 28
ottobre 2006 l'esercito ebraico ha ucciso 247 palestinesi nella Striscia di
Gaza, di cui 155, cioè il 63 % erano civili.
Di questi, ben 57, pari ad un terzo, erano minorenni.
Secondo il medesimo rapporto nel corso del 2005 i minori uccisi furono 45.
Nei primi mesi del 2006 i minori assassinati dall'esercito di Giuda sono
stati 98, con un incremento del 100%.
Di questi 98 ragazzi, 83 sono stati uccisi a Gaza.
Tutti terroristi, come ci fanno credere i giornalisti di casa nostra?
Basti un dato, uno solo: dei 98 minorenni assassinati dall'esercito
israeliano, ben 65 avevano meno di 15 anni. (2)
Secondo la Banca mondiale tra il milione e 400mila abitanti della Striscia
di Gaza, nell'aprile di quest'anno, il 79 % delle famiglie viveva a livello
di povertà e la disoccupazione era al 40 %, contro il 12 % del 1999.
Secondo le Nazioni Unite l'anno prossimo la metà della forza lavoro di Gaza
sarà priva di occupazione e l'economia palestinese sarà calata del 35%
rispetto al 2005.
Ma nonostante questo, o forse proprio per questo, la popolazione cresce.
Il grembo delle donne palestinesi non è sterile come quello delle donne
occidentali, non ha bisogno di fecondazione assistita per generare figli:
vive nel sangue e da quel sangue sparso sembra trarre nuovo vigore per
generare nuova vita.
In quelle condizioni terribili la crescita della popolazione oscilla tra il
3 e il 5 % e il milione e 400mila abitanti della Striscia di Gaza, di cui
metà ha 15 anni o meno, rischia di raggiungere nel giro di pochi anni i due
milioni.
La vita a Gaza si ostina a vincere nonostante - dopo la vittoria elettorale
ottenuta da Hamas - siano venuti meno anche gli introiti dell'aiuto
internazionale.
Per questo le stragi di Israele non sono episodi isolati, ma fanno parte di
una strategia pianificata di «contenimento biologico» di cui Gideon Levy,
giornalista israeliano, aveva scritto nei mesi scorsi sul quotidiano
israeliano Ha'aretz.
In un articolo, tradotto su questo giornale on-line, dal titolo emblematico «Le risate della squadra di Hamas», egli preannuncia la strategia di morte a
Gaza: «La squadra israeliana [incaricata di ostacolare Hamas dopo le
elezioni palestinesi] non aveva mai riso così tanto. La squadra, capeggiata
dal consigliere del primo ministro Weissglas, con il capo di Stato Maggiore,
il direttore dei servizi segreti, generali ed alti ufficiali, si è riunita
per una discussione con il ministro degli Esteri Tzipi Livni sui modi di
rispondere alla vittoria di Hamas. Tutti si sono trovati d'accordo sul
bisogno di imporre una stretta economica all'Autorità palestinese. E
Weissglas, come al solito, fornì la battuta finale: 'è come andare dal
dietista: i palestinesi dimagriranno un bel po', ma non moriranno'. Al che i
presenti, a quanto si riferisce, scoppiano in una gran risata».
Commentava Levy: «La spiritosaggine di Weissglas era di un gusto
particolarmente spregevole. Il fragore dalla risata rivela di nuovo a quale
punto di pazzia l'ebbrezza del potere conduca Israele e stravolga
completamente la sua moralità».
Purtroppo le cose sono andate peggio; i palestinesi non solo stanno morendo
di fame, ma anche di piombo.
Le nuove stragi israeliane di questi giorni sono sistemiche e pianificate,
altro che incidenti o errori tecnici: hanno avuto e avranno cadenza
periodica.
Le bombe cadranno come le piogge stagionali: con cinismo diabolico
l'esercito di Giuda aveva denominato la campagna condotta durante i mesi di
giugno e luglio «pioggia d'estate».
Pensavamo si trattasse di una macabra ma isolata esibizione di sadismo.
Ci eravamo sbagliati: l'operazione di questi giorni, ci informa il
quotidiano Haaretz, si chiama «Autumn Rains», «piogge d'autunno». (3)
La vita, vogliono annientare la vita dei palestinesi!
Impedire che si riproducano, vogliono spingerli via, ripulire Israele dalla
loro presenza, creare per Giuda un Lebensraum, in cui la stirpe di Giuda non
sia contaminata dal sangue palestinese..
Altro che unica democrazia del medioriente!
Israele è uno «Stato etnico-religioso.
Lo ha scritto anche Paolo Prodi, il fratello di Romano, sul L'Unità,
suscitando le reazioni indignate della comunità ebraica di casa nostra: «Lo
Stato d'Israele non ha, come è noto, una carta costituzionale: non ha una
costituzione scritta e nemmeno una costituzione non scritta derivante da una
storia secolare, come quella inglese dalla Magna Charta del 1215 in poi: non
ha una costituzione scritta, nonostante essa sia in progetto sin dal 1948 e
se ne discuta ancora presso l'apposita commissione «for the Constitution,
Law and Justice» della Knesset, perché non si è potuta superare la
contraddizione fondamentale, già evidente molto prima della fondazione dello
Stato, sin dai primi progetti dei movimenti sionistici, sul principio di
appartenenza e di cittadinanza. L'ethos fondamentale è quello di uno Stato «ebraico e democratico»: ma può essere democratico uno Stato basato
sull'appartenenza religiosa?». (4)
Israele può esistere solo così, solo in contrapposizione agli altri, solo
ghettizzando e ghettizzandosi, solo separandosi, circoncidendosi rispetto al
resto del genere umano. L'esasperazione della separazione non è solo una
follia del giudaismo, è una lucida strategia che Israele conosce da sempre,
da ben prima che lo Stato di Israele esistesse.
Ha scritto ancora Paolo Prodi: «Israele è paradossalmente unita dal fatto di
essere continuamente sotto attacco ( forse con qualche analogia storica con
la storia dei ghetti ebraici che hanno garantito nei secoli passati il
mantenimento di un'identità dolorosa che si sarebbe persa con
l'assimilazione)». (5)
Israele non sa esistere in mezzo alle genti, essendo rimasta ferma al mito
della elezione esclusiva.
La vita delle genti che stanno intorno ad Israele è percepita come una
pericolo per la sua stessa esistenza.
Il loro numero, la loro prolificità è subita come una minaccia, cui le
giovani e occidentalizzate ragazze ebree non riescono a rispondere: se la
natura farà il suo corso ci sarà il sorpasso demografico.
Non sono bastati gli innesti di ebrei russi giunti a centinaia di migliaia a
compensare il boom demografico dei palestinesi: nonostante tutto questi si
accoppiano e figliano.
E se a Gaza «liberata» la vita dovesse inoltre scorrere normalmente, questo
potrebbe diventare un esempio per gli altri palestinesi.
Un esempio pericolosamente contagioso.
No, la vita a Gaza deve restare difficile, meglio se impossibile.
Solo gli ingenui o certo tipo di giornalisti e analisti politici potevano
venderci la favola del ritiro israeliano da Gaza, mostrarci continuamente le
lacrime dei coloni costretti ad abbandonare i loro Kibbutz superprotetti e
ordinatissimi, costruiti su terra altrui e vero insulto e provocazione alla
miseria del resto di Gaza.
E solo gli ingenui potevano credere alla favola di Israele che se ne andava
davvero, lasciando ai palestinesi anche solo un lembo desolato di Eretz
Israel.
Mentre distruggeva il Libano, Israele si è ripresa Gaza.
Lo ha gridato coraggiosamente Gideon Levy dalle colonne del quotidiano
Haaretz, in un articolo ripreso su L'Internazionale.
Ne riportiamo un ampio stralcio: «La guerra in Libano ha fatto sparire dalla
scena politica un milione di palestinesi. Senza elettricità, senz'acqua,
senza lavoro, praticamente prigionieri. E nessuno protesta. Gaza è stata
occupata di nuovo. Il mondo deve saperlo, e devono saperlo anche gli
israeliani. [.] Come sembrano false, adesso, tutte le incredibili
sciocchezze che si sono dette sulla 'fine dell'occupazione' e sulla
'spartizione della terra'! Gaza è occupata, e con maggiore brutalità di
prima. [.] Inoltre Gaza è più che mai un carcere. Bisogna vedere con i
propri occhi le scene che si svolgono a Rafah per capire la gravità della
tragedia in corso. Un valico dove in teoria non doveva più esserci nessun
israeliano continua a rappresentare lo strumento con cui Israele tiene sotto
pressione un milione e mezzo di abitanti. E' un caso vergognoso e
sconvolgente di punizione collettiva. [.] E non abbiamo ancora parlato dei
morti, delle devastazioni e degli orrori. Negli ultimi due mesi, Israele ha
[.] bombardato, assassinato, distrutto senza che nessuno intervenisse.
Nessuna base di lancio di razzi Qassam, nessuna galleria per il transito
clandestino di armi possono giustificare così tante morti. Ogni giorno viene
ucciso qualcuno, e per lo più si tratta di civili innocenti. [.] Nelle case,
bambini terrorizzati, traumatizzati da quello che hanno visto, si stringono
gli uni agli altri, con un orrore negli occhi che è difficile descrivere a
parole. Un giornalista spagnolo che ultimamente ha trascorso qualche tempo a
Gaza, un veterano di zone di guerra e catastrofì di tutto il mondo - ha
detto di non aver mai assistito a scene agghiaccianti come quelle che ha
visto e documentato negli ultimi due mesi. [.] I fatti smascherano quel
grande imbroglio che è Kadima, il partito che è andato al potere sulla scia
del successo teorico del disimpegno. Kadima aveva promesso convergenza, una
promessa che il primo ministro si è già rimangiato. Chi pensava che fosse un
partito centrista ormai dovrebbe aver capito che è solo l'ennesima
formazione di destra favorevole all'occupazione. Lo stesso vale per i
laburisti. Il ministro della Difesa, Amir Peretz, è responsabile quanto il
premier di quello che sta accadendo a Gaza. Le sue mani sono sporche di
sangue come quelle di Olmert, e non potrà mai più presentarsi come 'uomo di
pace'. Le incursioni compiute ogni settimana, ogni volta in un punto
diverso, le operazioni 'uccidi e distruggi' che partono dal mare, dall'aria
e da terra hanno tutte nomi che sembrano una mano di bianco data sulla
realtà: 'Pioggia d'estate', 'Kindergarten chiuso'. (6)
Una notizia infine aggiunge orrore ad orrore.
Israele, come già in Libano (7), sta sperimentando armi nuove e terribili.
Armi destinate a danni irreparabili, di una brutalità sconvolgente, armi
destinate a far morire tra sofferenze atroci e indescrivibili.
Secondo un responsabile ONU Israele fa ricorso ad armi «nuove o inconsuete»
nella Striscia di Gaza, probabilmente con frammenti di carbonio e polvere di
tungsteno.
Nonostante le smentite da parte di Gerusalemme, Karen Koning Abu Zayd,
commissario generale dell'UNRWA, l'organismo delle Nazioni Unite per
l'assistenza ai palestinesi, in un'intervista all'agenzia missionaria
cattolica Misna, ha dichiarato: «Pensiamo che armi nuove o inconsuete
(«unusual» nel testo in inglese) siano usate nella Striscia di Gaza, visto
l'aumento di conseguenze come 'amputazioni' o 'ferite' che sono abbastanza
differenti da qualsiasi cosa vista in precedenza».
La testimonianza rafforza l'inchiesta condotta dall'emittente Rainews24 lo
scorso 11 ottobre e ripresa poche ore dopo dal dottor Hassinen Mouawia,
chirurgo cardio-vascolare e direttore generale dei servizi di pronto
soccorso nella Striscia di Gaza presso il ministero della Sanità
dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP): «Il dato certo è che tra i mesi
di giugno e agosto l'aviazione israeliana ha usato nella Striscia di Gaza
armi diverse o nuove, che hanno provocato ferite mai viste in precedenza.
Abbiamo documentato decine di casi di feriti che hanno perso uno o due arti
inferiori per cause difficilmente spiegabili».
Il dottor Mouawia ha documentato almeno 86 casi di ferite particolari che
spesso hanno obbligato i medici ad amputazioni.
Anche il dottor Joma Alsaka, direttore delle pubbliche relazioni
dell'Ospedale di Alshefa a Gaza, aveva denunciato effetti devastanti e
inspiegabili rinvenuti sui corpi dei palestinesi ricoverati nel principale
ospedale di Gaza. «Si trattava di lacerazioni gravi dei tessuti e dei tratti facciali,
completamente distrutti tanto che nessuno riusciva a riconoscere la vittima,
nemmeno le persone più vicine e gli amici più stretti. Dopo le operazioni
chirurgiche a volte abbiamo notato che esternamente non si trovavano i
frammenti dei proiettili, ma solo dei segni. Non siamo riusciti a trovare
questi frammenti nemmeno con la radiografia».
Secondo il dottor Alsaka i corpi presentavano «ustioni di 4° grado fino alle
ossa. Inoltre abbiamo riscontrato che il fegato è completamente distrutto e
l'intestino è totalmente lacerato e ustionato, i polmoni sono ustionati e
così via. Non ci sono frammenti dei proiettili, abbiamo trovato anche che il
fegato è ridotto a pezzi e il pezzo più grande è di circa 2 o 3 millimetri».
Tutti gli organi interni sono ridotti così.
«A questo possiamo aggiungere che le ossa stesse erano completamente
ustionate e non c'è alcuna possibilità di rinnovare i tessuti e ricostruire
questi arti. Credo siano state usate delle sostanze come il fosforo o armi
come quelle a energia o al laser o simili».
Sono le doglie messianiche, che nella perversa visione del giudaismo
sabbatiano necessitano della immersione nel Male e devono preludere
all'avvento del Messia, alla riconquista finale di Eretz Israel, allo
sterminio dei Gentili, alla vendetta del dio degli eserciti?
Lasciamo in sospeso questa domanda, ma una cosa è certa: da Gaza Israele non
se ne andrà.
Da Gaza venne il Nathan, il «profeta» di Shabbetay e di Gaza così egli
parlava in una lettera scritta al celebi Refa'el Yosef in Egitto: «Allora ci
sarà una grande tribolazione e si realizzerà la scrittura [Zac 13-9]: 'e lo
purificherò come si purifica l'argento, lo saggerò come si saggia l'oro' e
nessuno si salverà tranne coloro che abitano in questo posto [cioè appunto
Gaza] che è la residenza del governatore, come Ebron lo era per Davide. Il
nome della città è determinante, poiché il suo nome in ebraico è 'Azzah, la
forte e con l'avvento della redenzione la forza si diffonderà e il popolo di
Gaza agirà in questa forza. Re Salomone a suo tempo desiderò fare lo stesso,
come è scritto [2Cron. 9-20], 'l'argento era stimato nulla ai giorni di
Salomone', ma non vi riuscì, poiché il tempo non era ancora giunto. Nel
nostro tempo tuttavia, questa volontà sarà adempiuta nel dominio di Gaza,
che significa 'la forza del Signore'». (8)
Talvolta pare davvero di scorgere in questa furia cieca che Israele pone
nella propria politica quasi una sfida a Dio, come per essere saggiata,
provata, trovata degna della propria messianicità, come si prova l`oro e
come si purifica l`argento.
Eppure più che il Libro di Zaccaria, è la parola di Geremia che Israele
dovrebbe meditare, giacchè non argento rischia di essere, ma piombo, ferro e
argento di rifiuto: «Poiché così dice l'Eterno degli eserciti: 'Tagliate i
suoi alberi e costruite un terrapieno contro Gerusalemme; questa è la città
che dev'essere punita; in mezza a lei non vi è che oppressione. Come un
pozzo fa scaturire le sue acque, cosí essa fa scaturire la sua malvagità, in
lei si sente solo parlare di violenza e di distruzione; davanti a me stanno
continuamente dolore e piaghe. Lasciati correggere, o Gerusalemme,
altrimenti la mia anima si allontanerà da te, altrimenti ti ridurrò una
desolazione, una terra disabitata'. [.] Ascolta o terra! Ecco, io farò
venire su questo popolo una calamità, il frutto stesso dei loro pensieri,
perché non hanno prestato attenzione alle mie parole e neppure alla mia
legge, ma l'hanno rigettata. [.] Perciò cosí dice l'Eterno: 'Ecco, io porrò
davanti a questo popolo delle pietre d'inciampo, nelle quali inciamperanno
insieme padri e figli; il vicino e il suo amico periranno'. Cosí dice
l'Eterno: 'Ecco, un popolo viene dal Paese del nord e una grande nazione
sarà suscitata dalle estremità della terra. Essi impugnano arco e lancia;
sono crudeli e non hanno pietà; la loro voce assomiglia al fragore del mare;
essi montano cavalli e sono pronti a combattere come un sol uomo contro di
te, o figlia di Sion'. 'Ne abbiamo udito la fama e le nostre mani sono
cadute; l'angoscia si è impadronita di noi, come le doglie di una donna che
partorisce'. Non uscite nei campi, non camminate per la via, perché la spada
del nemico e il terrore sono ovunque. O figlia del mio popolo, vestiti di
sacco e rotolati nella cenere, fa' lutto come per un figlio unico, con un
pianto amarissimo, perché il distruttore piomberà su di noi all'improvviso.
Io ti avevo posto fra il mio popolo come un saggiatore e una fortezza,
perché conoscessi e saggiassi la loro via. Essi sono tutti ribelli fra i
ribelli, vanno attorno spargendo calunnie; sono bronzo e ferro, sono tutti
corruttori. Il mantice soffia con forza, il piombo è consumato dal fuoco;
invano raffina il raffinatore, perché le scorie non si staccano. Saranno
chiamati 'argento di rifiuto', perché l'Eterno li ha rigettati». (9)
Domenico Savino
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Note
1) http://www.ansa.it/site/notizie/awnp..._10919668.html
2) http://www.haaretz.com/hasen/spages/785063.html
3) http://www.haaretz.com/hasen/spages/785063.html
4) L'Unità dell' 8 ottobre 2006, Vedi alla voce Israele, di Paolo Prodi.
5) L'Unità dell' 8 ottobre 2006, Vedi alla voce Israele, di Paolo Prodi.
6) Gideon Levy, «La notte di Gaza, tratto da Ha'aretz (Israele), riportato
in Internazionale numero 659 15/21 settembre 2006.
7) Maurizio Blondet, «Bombe all'uranio in Libano» (ed altre atrocità)
8) Gerschom Scholem, «^Sabettay Þevi - Il Messia mistico», Einaudi, 2001,
pagina 271.
9) Ger, cap. 6, 9-29.