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di Vittorio Viccardi
È il paladino della libertà scientifica
e il testimone dell’oscurantismo religioso cattolico.
Questo nell’immaginario popolare e sui libri di testo
scolastici. Ma la verità storica è un’altra.
"Eppur si muove!". Chi non ricorda
questa celebre frase attribuita a Galileo Galilei che volle
così rispondere, ci viene detto, con fiero cipiglio,
alla lettura della sentenza di quei feroci inquisitori che lo
condannavano per le sue scoperte scientifiche? Gran parte degli
studenti ne sono persuasi. Processato, condannato, torturato,
incarcerato e, cosi` credono in buona percentuale, anche bruciato
sul rogo: questo l’insieme delle cognizioni che la scuola
e i mass media ci propinano a proposito dello scienziato pisano.
Solo una minoranza esigua, più preparata, risponderà
che Galileo è giustamente famoso per aver applicato per
primo il metodo sperimentale, tipico della scienza moderna,
per aver perfezionato e utilizzato a fini scientifici il cannocchiale,
per aver scoperto il termometro, la legge che regola le oscillazioni
del pendolo, la montuosità della luna, la natura stellare
della Via Lattea, i 4 satelliti di Giove, le anomalie di Saturno,
le macchie solari e le fasi di Venere. Diciamo la verità:
più che per la sua opera scientifica.
Galileo è noto per i due processi subiti
dall’Inquisizione nel 1616 e nel 1633, che lo hanno fatto
diventare un paladino della scienza moderna e del progresso
ed una vittima dell’oscurantismo religioso e conservatore
della Chiesa cattolica. Eccoci dunque di fronte ad una vittima
innocente immolata sull’altare di quel cattolicesimo che
pretendeva di possedere verità assolute anche in materie
scientifiche, ad un martire della scienza, ad un testimone dell’irriducibile
contrapposizione tra la Fede religiosa e la scienza. Senza pretesa
di esaurire l’argomento, qualche considerazione ci aiuterà
ad avere le idee più chiare. In primo luogo: Galileo
non si considero` mai avversario della Chiesa, come tenta di
convincerci una delle più grandi menzogne che ci siano
mai state propinate. Conservo` la fede cattolica fino alla morte,
fu amico per lungo tempo di papi e di cardinali, (il cardinale
Maffeo Barberini, poi eletto Papa con il nome di Urbano VIII,
fu suo grande ammiratore) e da molti religiosi fu protetto e
incoraggiato nelle sue ricerche. Quando nel 1611 si reco` a
Roma fu molto ben accolto dal padre Cristoforo Klaus (Clavio)
e dai gesuiti del Collegio Romano. Fu ricevuto persino da Papa
Paolo V, con il quale ebbe un lungo e caloroso colloquio. Qualche
mese prima, si era convinto delle fasi di Venere analoghe a
quelle della Luna, segno che il pianeta girava intorno al Sole
dal quale riceveva la luce. Il sistema tolemaico era cosi` confutato,
quello eliocentrico non era certamente dimostrato, e tutto questo
non sembrava pregiudicare i suoi rapporti con il mondo ecclesiale.
Anzi, mentre i colleghi scienziati, con in testa il famoso Cremonini,
accusavano Galileo di vedere "macchie sulle lenti del telescopio",
non mancava al pisano l’appoggio dei potentissimi astronomi
e filosofi della Compagnia di Gesù (gesuiti), capitanati
da san Roberto Bellarmino, generale dell’Ordine dei Gesuiti
e consultore del Sant’Uffizio. E ancora. Quando padre
Cavini attaccherà Galileo a Firenze, nella chiesa di
santa Novella, lo scienziato verrà difeso dal padre Benedetto
Castelli, suo discepolo e professore di matematica a Pisa, e
dal maestro Generale dei Domenicani, padre Luigi Maraffi. Sara`
poi il cardinale Giustiniano ad ordinare al Cavini di ritrattare
pubblicamente le sue accuse. Senza dimenticare che a Napoli,
un altro religioso, il padre Foscarini, pubblicava un elogio
di Galileo e del sistema copernicano (che molti gesuiti dotti
approvavano) ottenendo l’approvazione ecclesiastica. E
ancora. Anche dopo la sentenza del 1633, che, oltre all’abiura,
lo "condannava" a recitare una volta la settimana
i sette salmi penitenziali per un periodo di tre anni, fu ospitato
nella villa del cardinale di Siena, Ascanio Piccolomini, "uno
dei tanti ecclesiastici che gli volevano bene" (Messori).
Quindi, si trasferì nella sua villa
di Arcetri, detta "il gioiello", alla periferia di
Firenze. Morì con la benedizione del Papa e ricevendo
l’indulgenza plenaria, segno che la Chiesa non lo considerava
certamente un avversario né lui considerava tale la Chiesa.
Proprio una favola quella dell’inimicizia, della contrapposizione
invincibile, dell’insanabile rottura tra lo scienziato
pisano e la Chiesa cattolica. Una favola che per primo contesterebbe
proprio lo scienziato pisano. Non va dimenticato, infatti, che
al termine della sua vita movimentata, lasciò scritto
che "in tutte le opere mie, non sarà chi trovar
possa pur minima ombra di cosa che declini dalla pietà
e dalla riverenza di Santa Chiesa". In secondo luogo: la
teoria eliocentrica (la Terra e i pianeti ruotano attorno al
sole) non fu inventata da Galileo. Già Aristarco di Samo
e la scuola pitagorica, cinque-sei secoli prima di Cristo avevano
sostenuto fosse la Terra a ruotare annualmente intorno al sole.
Questa teoria venne ripresa da Copernico, sacerdote polacco,
morto 21 anni prima della nascita di Galileo. Se Copernico decise
di pubblicare i suoi studi solo l’anno della sua morte
fu per timore di essere dileggiato dai colleghi di studi, non
certo da uomini di Chiesa (i papi Clemente VII e Paolo III,
cui l’opera di Copernico era dedicata), dai quali ebbe
favori e incoraggiamenti. Proprio come accadde a Galileo, che
ebbe tra i suoi più fieri avversari i colleghi, peraltro
irritati dal carattere tutt’altro che facile dello scienziato
pisano, non i religiosi. In terzo luogo: Galileo non porto`
alcuna prova scientifica che potesse sostenere senza ombra di
dubbio la teoria eliocentrica. Per "provare" che la
Terra ruotava intorno al sole sosteneva che le maree erano dovute
allo "scuotimento" delle acque causato dal movimento
terrestre. Ma questo argomento era scientificamente insostenibile.
Avevano ragione i suoi "giudici inquisitoriali", i
quali sapevano bene che le maree sono dovute all’attrazione
lunare. Sentiamo Messori: "In quel 1633 del processo a
Galileo, sistema tolemaico (Sole e pianeti ruotano attorno alla
Terra) e sistema copernicano (Terra e pianeti ruotano attorno
al Sole) non erano che due ipotesi quasi in parità, su
cui scommettere senza prove decisive. E molti religiosi cattolici
stessi stavano pacificamente per il "novatore" Copernico,
condannato invece da Lutero". Il Cardinale Bellarmino sosteneva
che la teoria eliocentrica, considerata come "ipotesi"
scientifica (e ipotesi doveva correttamente considerarsi, fino
a quando non fosse stata dimostrata vera) non era da scartare
a priori, ma bisognava portare le prove. La posizione del Bellarmino
è assai più corretta di quella di Galileo, che
senza prove la spacciava per tesi inconfutabile. Anzi, in questo
specifico caso, proprio il Bellarmino aveva assunto allora una
posizione che la fisica moderna, quella dei nostri tempi, dà
per scontata. In quarto luogo: nel processo del 1616 di Galileo
non si parla nemmeno. Ma, successivamente convocato al Sant’uffizio,
gli fu reso nota la condanna della tesi copernicana e imposto
di non insegnarla prima che venisse corretta (quattro anni dopo
la teoria fu corretta e qualificata come ipotesi e non come
tesi). L’ingiunzione gli venne comunicata privatamente
per non esporlo al dileggio dei colleghi. Galileo promise di
obbedire (e non lo fece) e venne ricevuto dal Papa in persona.
Una "condanna" straordinariamente mite.
Come mite fu la "condanna" subita
nel processo del 1633. Galileo non passò nemmeno un minuto
in carcere, non venne mai torturato, non gli fu impedito di
incontrare colleghi e religiosi (vanno a trovarlo uomini del
calibro di Hobbes, Torricelli e Milton), di scrivere, di studiare
e di pubblicare, tant’è che il suo capolavoro scientifico
- Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze
- risale al 1638, cinque anni dopo la condanna. Ci manca ancora
un punto. La famosa frase "Eppur si muove" con la
quale abbiamo aperto queste considerazioni. Un altro falso storico.
Fu inventata a Londra, nel 1757, dal brillante e spesso inattendibile
giornalista Giuseppe Baretti. Come si vede, nel caso Galilei
abbiamo bisogno di un po’ di verità.
Bibliografia
Rino Cammilleri, La verità su Galileo,
in Fogli, n. 90, Anno XI, settembre 1984.
Jean Pierre Lonchamp, Il caso Galileo, edizioni Paoline, Cinisello
Balsamo (MI) 1990.
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