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Morte di un’anima
Al Salk Institute di La Jolla, in California, un gruppo di scienziati
si affanna intorno ai neuroni del cervello per dimostrare che
la coscienza è frutto dell’evoluzione e che pensare
a noi come “persone” è un errore...
Lo chiamano il “Decennio del Cervello”, metallico,
pulito, pionieristico. Nel Maryland la scienza si è prodigata
a individuare il gene dell’ansia, ma è fra le dune
della California che celebra il suo progetto più ambizioso:
la ricerca dell’anima, o laicamente, coscienza. Cosa ci
spinge ad aiutare il prossimo? Esiste la libertà? E lo
spirito religioso? E’ su queste domande che si apre un’inchiesta
del settimanale americano U.S.News sulle recenti frontiere della
biochimica e della neurologia. Al Salk Institute di La Jolla,
in cima a una collina, la bibbia si chiama “La ricerca
scientifica dell’anima”. E’ il vangelo del
premio Nobel Francis Crick, scopritore del Dna insieme a James
Watson. Il nome dell’istituto deriva da Jonas Salk, che
mise a punto il vaccino della polio. Plotino e Ivan Pavlov,
Cartesio e William James si amalgamano in un orizzonte filosofico,
genetico e biochimico al centro di un’industria mastodontica
e degli sforzi di truppe di neurologi, psicologi cognitivi,
specialisti dell’intelligenza artificiale e, a profumare
la melassa scientista, di filosofi. E’ l’ultima
frontiera del darwinismo applicato che vuole superare il dualismo
cartesiano corpo-anima, che il filosofo Daniel Dennett ha bollato
come un “tuffo nel mistero”. L’acclamato libro
di Dennett (“Breaking the spell”), fa parte di un
ventennale attacco neodarwinista all’idea di anima. Per
Stephen Pinker “la supposta anima immateriale può
essere dissezionata con un coltello, alterata dalla chimica
ed estinta dalla mancanza di ossigeno”. L’inglese
Steven Rose parla di “riduzionismo neurogenetico”,
a cui risponde Steven Mithen, autore di “The Prehistory
of the Mind”, per il quale la coscienza è “un
prodotto dell’evoluzione”.
Secondo Francis Crick la coscienza è il risultato dell’oscillazione
elettrica nei neuroni e la sua decifrazione certificherà
la “morte dell’anima”. Crick non ha fatto
in tempo (è morto nel 2004), ma di allievi ne ha molti
a La Jolla. “La visione di noi come ‘persone’
è sbagliata quanto quella del sole che ruota intorno
alla terra”, diceva Crick. Fra i premi Nobel affiliati
all’istituto anche Renato Dulbecco. Il Neurosciences Institute,
a pochi chilometri dal Salk, è stato fondato nel 1981
da un altro Nobel, l’immunologo Gerald Edelman. Il suo
scopo è “portare la selezione di Darwin fra i neuroni”,
dentro il suo avveniristico “monastero della mente”.
L’istituto vive di sole donazioni. Fotosensori e cilindri
metallici, ricerche sul “darwinismo neurale” e persino
un’orchestra per studiare l’influenza musicale sui
neuroni (Edelman è anche violinista). Arte e scienza
“sono animati dallo stesso spirito”. Un ricercatore,
Steve Jones, sostiene che la neurologia conferma che “la
filosofia sta alla scienza come la pornografia sta al sesso”.
Edelman è uno spregiudicato imprenditore scientifico.
Nel 2004 si è scoperto che era da anni sul libro paga
della Philip Morris. Il suo mausoleo scientifico vive nella
clausura e i trentasette ricercatori hanno l’obbligo di
mangiare in comune. Il presidente è solito riferire aneddoti
sugli amici, da Andy Warhol al neurologo Oliver Sacks, autore
del celebratissimo “Risvegli”. Un progetto che Richard
Lewontin ritiene animato dallo spettro della “sociobiologia”,
la teoria che Stephen Jay Gould paragonava al biologismo nazista.
Nel 1991 il dottor LeVay, neuroscienziato al Salk Institute,
ha esaminato i cervelli di 35 cadaveri: 19 omosessuali e 16
eterosessuali. Si concentrò su un gruppo di neuroni nella
struttura dell’ipotalamo e vide che la regione era più
grande negli eterosessuali. Conclusione: l’omosessualità
è innata. Dopo aver pubblicato le ricerche su Science
nel 1991, LeVay dovette occuparsi delle accuse di razzismo.
Gli scienziati di La Jolla studiano come percepiamo, immaginiamo,
apprendiamo e ricordiamo. “E’ una visione artistica”,
dice Edelman. La perla dell’istituto è un cilindro
di nome Nomad, dotato di un milione di connessioni neuronali.
Secondo Joseph Dial, direttore della Mind Science Foundation,
si tratta di campi che “hanno applicazioni cliniche soprattutto
quando si parla di coma, come in Terri Schiavo”. Madeleine
Cosman del City College ritiene che la morte della ragazza della
Florida sia il coronamento di questo darwinismo psichiatrico,
“una dottrina che incoraggia la sopravvivenza degli adatti
e l’estinzione dei deboli”. Un ricercatore del Salk,
Christoph Koch, vuole creare un “coscienziometro”,
un apparecchio che misuri lo stato di coscienza di nuovi nati
e anziani dementi. “Il XX era il secolo della genetica
molecolare, il XXI sarà quello della neuroscienza”,
dice orgogliosa Martha Farah della Pennsylvania University.
La concentrazione e la memoria hanno trovato i loro farmaci,
Ritalin e Aricept. “Un giorno ne avremo uno per il comportamento
morale?”. La domanda affascina i cervelloni del monastero.
Nel 1996 Francis Crick gettò le basi del programma: “Il
vostro senso di personalità e della volontà libera
altro non è che il comportamento di un vasto agglomerato
di cellule nervose”. Daniel Wegner definisce la libertà
un “sentimento cognitivo” e Han Brunner su queste
basi studia il cervello dei criminali. Avrebbe scoperto che
hanno sofferto nell’infanzia di un tasso basso di serotonina.
Il Progetto Genoma Umano ha sponsorizzato la conferenza “Fattori
genetici nel crimine”. La ricerca ha applicazioni religiose.
Andrew Newberg, fondatore della cosiddetta “neuroteologia”,
ha compiuto studi sull’attività cerebrale di suore
e monaci buddisti. A La Jolla sarebbe nata “la prima teoria
biologica della coscienza”. Il filosofo John Searle ha
definito il lavoro di Edelman “il più profondo
al mondo”. Secondo il New York Times, “questa visione
implica che non c’è alcuna anima né io.
Questa, per il Dr. Edelman, è l’ultima responsabilità
di Darwin”.
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