Fonte: Le Figaro International
di Federico Dal Cortivo
"Recente sondaggio realizzato dall'Ifop per il quotidiano
parigini Le Figaro"
Anticipando l'incontro di Bruxelles del 16 e 17 dicembre,
dove i 25 hanno deciso di "aprire" il negoziato
con Ankara per l'ammissione della Turchia all'Unione Europea
( la data è il 3 ottobre 2005); l'autorevole giornale
francese ha commissionato ad un istituto d'indagine, l'IFOP,
un sondaggio- (dal 25 novembre al 3 dicembre)- sul gradimento
all'interno di cinque nazioni Ue, sull'ingresso turco in
Europa. Il sondaggio ha riguardato all'incirca 4.800 mila
persone. Sono stati interpellati i cittadini di Francia,
Germania, Gran Bretagna, Spagna e Italia ed i risultati
lasciano intravedere già i prodromi di una spaccatura
popolare all'interno dell'Europa, infatti la maggioranza
dei francesi-(67%contrari e 32% favorevoli)- e dei tedeschi
-(55%contrari e 33% favorevoli)- non è favorevole
all'adesione della Turchia all'Ue, mentre Italia -(49% favorevoli
e 24% contrari)- e Gran Bretagna- (41% favorevoli e 30%
contrari) propendono più a favore dell'ingresso turco
che non. La Spagna invece è attestata al 65% di favorevoli
e 18% contrari, presentandosi così come la nazione
con il più alto gradimento all'ingresso di un nuovo
"socio". In Italia e Gran Bretagna in favore dei
SI' sono arrivati in soccorso le alte percentuali di indecisi,
rispettivamente il 27% e 29%, contro solo un 1% in Francia
ed un 12% in Germania.
Jérome Fourquet, direttore dell'IFOP, rivela che
sulla "questione Turchia", l'Europa si pronuncia
differentemente per diverse ragioni:" Non si può
parlare di opinione pubblica omogenea" e non vanno
escluse "linee di frattura comune". Ad esempio
i giovani e le categorie professionali più elevate
tendono ad essere favorevoli all'ingresso turco, categorie
che dovrebbero avere forte il senso di appartenenza europeo,
così come in Gran Bretagna il 52% della popolazione
sotto i 35 anni dice sì ed il 37% al di sopra di
tale età dice no. In Italia ben il 47% degli operai
interpellati si dice invece contrario. Se poi analizziamo
i grossi agglomerati urbani, questi sono in prevalenza favorevoli,
con Londra attestata al 46% e le altre zone della Gran Bretagna
al 41%.
Sempre secondo Fourquet, "gli spagnoli intravedono
dall'"operazione Turchia" solo delle ottime prospettive
economiche", mentre "i tedeschi, che pure hanno
sul loro territorio una forte comunità turca, hanno
invece bocciato l'ingresso di Ankara". Jérome
Fourquet ha poi sottolineato .."che principalmente
sono tre i cardini su cui poggia il no alla Turchia: la
violazione dei diritti umani-le differenze culturali e religiose-e
la condizione della donna nella società turca, inoltre
in Italia s'intravede un pericolo di massiccia immigrazione
turca, mentre i britannici lamentano che l'Europa è
già composta da troppi stati, lasciando trasparire
così il loro noto anti europeismo.
Alle "tecniche" considerazioni del direttore dell'IFOP,
vanno necessariamente aggiunte quelle politiche, che danno
una chiave di lettura più esatta della situazione.
Innanzitutto non deve stupire più di tanto il risultato
francese e tedesco. Soprattutto il no dei cugini transalpini
non è casuale, ma è frutto di una concezione
dell'Europa che risali agli anni del Maresciallo De Gaulle
e della prima CEE, formata da un insieme di nazioni da contrapporre
ai due blocchi, ( ora uno solo quello Usa NdA ). quello
americano e quello sovietico, avente come asse portante
la Francia e la Germania( ..ora ai primi due si può
aggiungere anche la Russia che contribuirebbe così
a formare quell'asse Parigi-Berlino-Mosca tanto temuto dagli
Stati Uniti..)., un "nocciolo duro" intorno al
quale,in un ottica di autonomia militare, economica e culturale,
si dovrebbe formare un "Nuova Europa", conscia
della propria ruolo di potenza e della sua antica civiltà.
Nei resoconti dei suoi incontri con De Gaulle -(C'etait
De Gaulle- Editions de Fallois -Fayard 1994)- Alain Peyrefitte
(1925-1999),saggista,politico e diplomatico francese, riferisce
a chiare lettere la concezione dell'Europa che alloggiava
nella mente del grande statista: " De Gaulle affermava
che finché le nazioni europee resteranno divise,
esse saranno facile preda per i russi..a meno che gli americani
non li proteggano". A questo punto " la scelta
sarà fra essere colonie sovietiche o protettorati
americani"...Si capisce che abbiamo scelto la seconda
opzione, ma le nazioni europee debbono unirsi per sfuggire
a questa alternativa e bisogna cominciare da un nocciolo
duro, da ampliare poi alla Spagna, al Portogallo, all'Inghilterra,
se essa si stacca dal Commonwealth e dagli Stati Uniti,
e domani chissà la Polonia ed altri, quando la cortina
di ferro si solleverà...." Come si vede la "
dottrina De Gaulle"adattata ai nostri giorni, con la
scomparsa per implosione dell'Unione Sovietica, è
più che mai attuale, anche alla luce dei recenti
fatti del Vicino Oriente, dei Balcani e dell'ingresso della
Turchia in Europa. All'asse Parigi-Berlino si aggregherebbe
anche Mosca ,così da creare quel blocco Euroasiatico
da contrapporre alla potenza degli Stati Uniti.
La famosa "brigata franco tedesca" doveva essere
nelle intenzioni, il "nucleo fondante di un futuro
esercito europeo", così come la stessa FRR (
Forza di Reazione Rapida) creata nel 1999 durante il Consiglio
d'Europa di Helsinki( per i dati vedi a fondo pagina), ma
evidentemente tutto non è mai stato ben visto dagli
Usa e dai loro "alleati" in seno all'Europa, Gran
Bretagna e Italia che hanno sempre preferito l'ombrello
della NATO.
La Turchia è da sempre l'alleato privilegiato degli
Usa nell'area del Mediterraneo orientale, essa ospita importanti
basi militari statunitensi, ed il suo numeroso esercito
è in gran parte equipaggiato con materiale di fabbricazione
statunitense. I vari governi che si sono sin qui succeduti
sono sempre stati di gradimento americano, ricambiati con
"la chiusura di tutti e due gli occhi" in occasione
delle dure repressioni contro i curdi, fatte senza badare
agli "aspetti umanitari" ( quello tanto caro agli
Usa quando si tratta di mettere sul banco degli imputati
gli altri..), compiendo certamente stragi di civili, ma
passate sotto silenzio grazie al "potente alleato".
Certamente la Turchia se dovesse entrare in seno all'Unione
Europea non farebbe altro che accrescere l'ingovernabilità
della stessa. Già oggi l'Europa allargata a 25 si
presenta come un coacervo d'interessi spesso diversi e distanti,
dove il prendere una decisione d'interesse comune diventa
quasi impossibile, ma questo è proprio quello che
hanno sempre desiderato gli Stati Uniti, che per lo stesso
motivo hanno costantemente caldeggiato l'ingresso in Europa
di stati di recente indipendenza, come quelli dell'Est,
che gravitano nell'orbita economica-politica di Washington.
Ora con la Turchia il gioco sarebbe completato perché
Ankara, vero "Cavallo di Troia" offre ottime garanzie
di seguire all'interno della stessa Ue le direttive americane
in chiave anti europea.