I FIGLI DEL DIVORZIO


Un quarto degli americani tra i 18 e i 35 anni è cresciuto in famiglie divorziate. L’impatto del divorzio sulla loro vita è l’argomento di un nuovo libro dal titolo “Tra due mondi; la vita interiore dei figli del divorzio” (Crown Publisher).
L’autrice Elizabeth Marquardt, ha preso in esame 1500 giovani adulti appartenenti sia a famiglie divorziate sia a famiglie sane, ed ha svolto su di loro approfondite interviste.
Marquardt riconosce che i bambini che si trovano all’interno di matrimoni altamente conflittuali, o in situazioni di violenza, potrebbero trarre beneficio da un divorzio; le statistiche chiariscono però che casi di questo genere ammontano a meno del 10% del totale dei divorzi. I bambini, invece, figli di matrimoni a bassa conflittualità terminati con divorzio si trovano in una condizione psicologica e affettiva assai peggiore in seguito alla separazione. Pur ammettendo che la maggior parte dei genitori valutino con serietà la necessita o no di affrontare un divorzio, l’autrice ritiene che essi debbano sforzarsi di più al fine di preservare il matrimonio considerando le gravi conseguenze che sicuramente si ripercuoteranno sui figli.
Perfino nei divorzi consensuali, in cui la coppia rimane in buoni rapporti dopo la separazione e continua ad amare i figli e a prendersene cura, non viene meno “la radicale e traumatica ristrutturazione dell’universo del bambino”.
Il momento in cui i genitori si dividono è solo l’inizio di questa ristrutturazione.. Circa i due terzi dei “figli del divorzio” intervistati affermano di sentirsi cresciuti in due famiglie e non in una. Crescere in due mondi genera tutta una serie di problematiche psico-affettive a cominciare dal fatto che i genitori non sono più considerati come elementi interni e radice della famiglia.
Nei matrimoni spesso i genitori hanno delle diversità ma si sforzano di armonizzarle per amore reciproco e della nuova unità costruita intorno al focolare domestico. Invece il divorzio immancabilmente incoraggia gli ex coniugi a definirsi in opposizione l’uno all’altro evidenziando oltre misura i tratti di differenze e sminuendo i tratti di armonia. In questo modo le convinzioni e i valori dei due genitori, anziché trovare un equilibrio, sussistono in parallelo, creando contrasti e conflitti invece che unità nelle vite interiori dei figli.
Dopo la separazione, la conflittualità tra i due ex coniugi può anche non essere più palese, ma il contrasto tra i loro due mondi continua ad essere vivo ed anzi sempre più si approfondisce. Un figlio cresciuto in una famiglia unita non ha bisogno di sforzarsi per riconciliare in sé idee e sistemi di valori contrastanti e si può così dedicare con maggior serenità e gioia alla normale vita di tutti i giorni cui tutti i bambini avrebbero inalienabile diritto.
I figli delle coppie divorziate sono costretti ad entrare precocemente nel mondo degli adulti fatto di contrasti, responsabilità e preoccupazioni. Dalle interviste risulta che i bambini di coppie divorziate. si sono sempre sentiti adulti, anche durante l’infanzia.
In seguito al divorzio molti bambini si sono sentiti interiormente gravati dalla responsabilità di proteggere le loro madri e un certo numero di loro ha dovuto farsi maggior carico della cura dei fratelli minori. Quello che ferisce i bambini è che queste difficoltà non provengono dal caso ma dalla scelta volontaria di almeno uno dei genitori. Gli adulti poi si mostrano agli occhi del bambino come vulnerabili, confusi e in stato di shock minando il senso di sicurezza che essi ricevevano dalla loro presenza. Da qui spesso nascono situazioni di nevrosi ansiose che col passare degli anni possono avere conseguenze gravissime (psicosi, alcolismo, uso di droghe, incapacità affettive, comportamenti delinquenziali).
I bambini si trovano anche a dover gestire le critiche (spesso esasperate) tra ex coniugi perdendo la stima che obbligatoriamente dovrebbero avere verso entrambi i genitori e venendo in possesso di informazioni intime che alla loro età non sono in grado di assorbire senza danni interiori.
La vita morale dei “figli del divorzio” è difficilissima: i figli devono far esperienza della diversità dei valori e degli stili di vita dei due nuclei familiari di cui si trovano a far parte. Debbono, allora, formarsi per conto proprio scale e gerarchie di valori senza l’aiuto dell’esempio. Normalmente i figli assimilano i valori dei propri genitori attraverso un processo graduale, naturale che non necessita di uno sforzo cosciente. I genitori uniti normalmente si sforzano di uniformare i valori e di sostenere reciprocamente l’autorevolezza dell’altro. I figli del divorzio molto raramente considerano i valori dei genitori come un tutt’uno. Le diversità di vedute, dopo il divorzio, tendono a divaricarsi e a radicalizzarsi; i figli ne rimangono confusi e spetta ad essi stessi costruire i propri valori nell’ambito di questo conflitto.
Il 24% degli intervistati non condivide i valori del padre; il 17% non condivide i valori della madre.
Nelle famigli unite la media è intorno al 6%.
Tra i giovani figli di divorziati la sofferenza patita al momento della separazione porta a mettere in dubbio l’esistenza di Dio e i figli di divorziati sono percentualmente infinitamente meno religiosi di figli di famiglie unite così come hanno percentualmente infinite più probabilità di veder fallire il proprio matrimonio o di imbarcarsi in situazioni disordinate di convivenza non regolarizzata o di diventare genitori monoparentali (fenomeno delle ragazze-madri ormai di massa negli USA).
E’ necessario riaffermare con forza la difesa della famiglia tradizionale e contrastare la pseudo-cultura radical-libertina del divorzio facile e delle convivenze “finchè dura dura”. Tutto il significato dell’attrazione tra uomo e donna ruota intorno alle necessità di figli e alle necessità dei figli. Finchè non restaureremo la famiglia non avremo speranze di restaurare la nostra società e di darle un futuro sano e sereno.