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“Vedi Napoli e poi muori” fu coniata evidentemente per mettere meglio in risalto le naturali bellezze del capoluogo campano non certo comuni a troppe altre città. Come a voler dire: “è un peccato morire senza aver mai visto le bellezze di Napoli”. Oggi sulle guide turistiche di tutto il mondo, invece, viene scongiurata Napoli come meta, ritenuta, a ragion veduta e bellezze naturali a parte, una città balorda ed in balia della camorra con, per giunta, al governo una classe politica cervellotica ed in perenne delirio d’onnipotenza. Antonio Bassolino, alias Totonno ‘o cacaglio (Antonio il balbuziente) e la starnazzante Rosa Russo Iervolino sono gli indubbi e maggiori responsabili del degrado igienico e morale da guinness, in cui versa la capitale del Mezzogiorno d’Italia. L’immondizia arriva in alcune zone fino ai primi piani dei palazzi e a tutt’oggi ancora non si riesce ad attribuire a nessuno la responsabilità penale e se è per questo anche morale, per aver messo in ginocchio un’intera città nonostante i venti di poppa favorevoli. Infatti, dal 1994 al 2006 l’Unione Europea ha stanziato ben 251 milioni di euro per la Campania, destinati a risolvere il problema spazzatura. La colpa è della camorra, dicono. Ma la camorra a chi vota? E perché? Bassolino fa il suo maggiore pieno di consensi proprio nei quartieri ad alto tasso di criminalità organizzata, quasi come se vi fosse una tacita reciproca intesa di collaborazione tra il mondo del malaffare e quello politico partenopeo. I risultati non si fanno certo attendere. Le disfunzioni sono evidenti e trasversali. Non c’è un settore che si possa dire funzionante. Dall’amministrazione spicciola alla sanità indebitata fino al collo; dalla gestione della spazzatura a quella del territorio martoriato. Proprio Bassolino in queste ore è finito nell’occhio del ciclone per la questione monnezza. Una ridda di fatti che stanno precipitando e che è difficile governare anche da parte di quella sinistra che è sin troppo brava a minimizzare gli eventi che la chiamano in causa direttamente. La stessa Corte dei Conti ha condannato il Governatore della Campania all’esborso di oltre tre milioni di euro come risarcimento nell’affare della monnezza, senza mancare di evidenziare che, in fondo, il cosiddetto commissario ai rifiuti non serve proprio a nulla se non a confondere le idee e ad allargare la cerchia delle responsabilità tanto da rendere difficile poi la loro attribuzione. Ma Bassolino non si da certo per vinto. Nonostante siano richieste le sue dimissioni a gran voce dal mondo politico nazionale e dalla società civile, Totonno ‘o cacaglio resiste, forte anche della solidarietà che sta raccogliendo da parte di alcuni componenti del Governo, in primis da Clemente Mastella, il quale ha dichiarato che Bassolino aveva ben poco da fare per evitare lo scempio in atto e secondo voci ben accreditate, lo stesso Mastella minaccerebbe di far cadere il Governo ove mai esso decidesse di far ricadere su Bassolino ogni responsabilità della questione rifiuti. Appare doveroso sottolineare a questo punto, come su Mastella e Bassolino non manchino notizie di stretta collaborazione reciproca non tanto politica quanto di natura affaristica. In ogni caso la deleteria logica di gestione della cosa pubblica è comune ad entrambi i politici parolai. Mastella, facendo sfoggio del suo migliore repertorio da accattone per risvegliare i sentimenti patriottici degli abitanti del Sud, non s’è dimenticato di sottolineare come dal nord dell’Italia giungano carichi anonimi di materiale radioattivo che viene sistematicamente sepolto nella nostre campagne. Ovviamente per la circostanza s’è dimenticato di precisare che tra gli indagati di questo ignominioso reato figurano alcuni suoi stretti collaboratori al comune di Ceppaloni -addirittura la sua vice sindaco-. Insomma una bella faccia tosta come il bronzo, non c’è che dire.
La verità è che in Campania è mancata del tutto la volontà di risolvere l’emergenza rifiuti solo per facilitare la realizzazione di interessi trasversali. Se a tutt’oggi sui territori regionali sono in atto veri e propri atti di guerriglia volti ad impedire l’istallazione di CDR e di termovalorizzatori è solo perché è anche mancata ogni iniziativa capace di programmare (dopo aver preparato culturalmente gli abitanti della Campania) e di costruire strutture idonee, in territori idonei, per risolvere razionalmente, e come avviene in ogni altra parte del territorio nazionale, l’emergenza rifiuti, che, ricordiamo, in Campania esiste da quattordici lunghissimi anni.
Domenico Longo
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