a cura di G. Butindaro
La dottrina della reincarnazione ha cominciato a diffondersi ampiamente tra gli occidentali alla fine del diciannovesimo secolo per opera della Società Teosofica, una setta fondata dalla spiritista Helena Blavatsky (1831-1891) assieme all'avvocato spiritista colonnello Henry Steel Olcott (1832-1907), nel 1875. Questa setta, dedita all'occultismo e allo spiritismo e che avversa in maniera feroce il Cristianesimo, ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione del New Age (in italiano Nuova Era o Nuovo Evo), il super-movimento che in questi ultimi decenni si è divulgato per tutto il mondo e che attira al suo interno soprattutto i giovani, tanto che taluni fanno risalire l'origine del New Age proprio alla data del 1875 e chiamano la sua fondatrice la madre del New Age.
La reincarnazione ha ricevuto un forte impulso dopo la seconda guerra mondiale dai cosiddetti guru indiani che hanno cominciato ad invadere l'Occidente. È accettata da innumerevoli persone nel mondo. In particolare va segnalato che la reincarnazione spesso si fa strada nei cuori di molti giovani per il fatto che taluni cantanti, o attori o atleti sportivi di cui essi hanno profonda stima aderiscono ad essa. In sostanza molti giovani accettano la reincarnazione perché l'ha accettata il loro 'idolo'.
Vediamo adesso che cosa dice questa dottrina; noi la descriveremo dal punto di vista induista, facendo notare man mano i punti su cui non tutti i reincarnazionisti sono d'accordo tra loro (tra di essi infatti ci sono differenti modi di vedere a riguardo di una cosa o di un'altra).
Innanzi tutto questa dottrina dice che noi sulla terra non stiamo vivendo per la prima volta, avendo vissuto delle altre vite in precedenza; e questo perché l'anima dell'uomo quando abbandona un corpo se ne andrebbe in un altro. Questo concetto è espresso nella Bhagavad-Gita (scritti considerati sacri da coloro che professano l'Induismo) in questi termini: 'A quel modo che un uomo abbandona i suoi vecchi vestimenti e ne prende di nuovi, così il sè abitante nel corpo abbandona i suoi vecchi corpi e ne prende di nuovi' (Bhagavad-Gita, Seconda Lettura v. 23); 'A quel modo che in questo corpo il sè incorporato passa attraverso l'infanzia, la giovinezza e la vecchiaia, così, alla morte, egli assume un altro corpo' (Ibid., Seconda Lettura v.14). A tale proposito va detto che alcuni credono che l'anima dell'uomo può andare a reincarnarsi anche in un animale (come credono gli induisti) e altri questo lo negano; inoltre mentre taluni credono che l'anima disincarnata se ne va subito in un altro corpo umano, altri credono che ci va dopo un certo periodo di tempo, breve per alcuni molto più lungo per altri, e che nel frattempo l'anima rimarrebbe sulla terra o risiederebbe in qualche altro mondo o piano di esistenza. La dottrina della reincarnazione dice anche che noi siamo e sperimentiamo sulla terra quello che meritiamo di essere e di sperimentare in base al nostro comportamento tenuto nelle vite precedenti; in altre parole il bene che uno riceve sulla terra è il frutto delle azioni buone passate, mentre il male che uno riceve è il frutto delle cattive azioni passate. Cosicché se uno nasce in una famiglia ricca o ha una buona salute viene detto che ha un buon karma, mentre se nasce in una famiglia povera, malato, e durante la sua vita subisce sventure di ogni genere si dice che ha un cattivo karma. 'È il suo karma', ecco l'espressione che si sente ripetutamente dire ai reincarnazionisti per dare una spiegazione alla differente condizione sociale degli uomini e agli eventi buoni e cattivi che si succedono nella loro vita. Karma significa letteralmente 'azione' e indica la legge di causa ed effetto, in sostanza la legge che dice che quello che uno semina (in questa vita) quello pure mieterà (nella prossima vita terrena). È da notare che i reincarnazionisti per sostenere questa cosiddetta legge del karma prendono anche le parole di Paolo ai Galati: "Quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà" (Gal. 6:7). Sempre secondo la 'legge' del karma l'uomo non può sperimentare gli effetti di tutte le azioni con una sola vita perché mentre da un lato egli miete in questa esistenza il frutto delle azioni passate dall'altro compie delle azioni che hanno bisogno della corrispondente retribuzione. In altre parole egli non può scontare tutto il suo debito karmico in una sola esistenza o in altre parole ancora egli non può purificarsi (espiare il suo karma) da sè medesimo in una sola vita; quindi egli deve reincarnarsi ancora. Da qui la necessità di un ciclo di ripetute reincarnazioni chiamato samsara (ossia il ciclo delle rinascite), da cui è possibile però liberarsi. La meta dunque da raggiungere è la liberazione (moksha) da questo ciclo di rinascite, che può essere conseguita facendo ricorso ai diversi tipi di yoga. Questa liberazione sopravviene quando l'anima individuale (Atman) si ricongiunge con l'anima universale (Brahman), e l'uomo esce così dall'illusione (maya) di essere distinto da Brahman cioè quando l'uomo in sostanza realizzerà la sua natura divina; raggiungerà allora la perfezione e finiranno allora le sofferenze e sperimenterà la suprema beatitudine! Ecco cosa dice la Bhagavad-Gita a proposito di questa liberazione: 'Così lo yoghin, sforzandosi di continuo e purificate le sue impurità, raggiunge, dopo molteplici nascite, la perfezione e perviene al fine supremo' (Bhagavad-Gita, Sesta Lettura v.47) ed ancora: 'Raggiunto che m'abbiano, questi magnanimi non sono più soggetti a nuova nascita, sede di dolore, impermanente. Essi hanno ormai raggiunto la perfezione suprema' (Ibid., Ottava Lettura. v.15). Riguardo a questo punto va detto che taluni credono che il ciclo delle rinascite sia senza fine e quindi che la meta non sia la liberazione dal ciclo delle rinascite.
Tenete dunque presente, quando sentite parlare della reincarnazione, che essa racchiude questi principi:
l'anima dell'uomo è parte di Dio o è Dio stesso (si tenga presente però che per 'Dio' i reincarnazionisti intendono una Energia cosmica, cioè un Dio impersonale);
l'anima si è incorporata nel corpo umano dopo avere vissuto precedentemente in un altro essere vivente o in altri esseri viventi;
le circostanze della vita dell'uomo, cioè le cose buone e cattive, spiacevoli e piacevoli, che gli succedono non sono altro che la conseguenza delle sue azioni compiute nelle vite precedenti;
dopo la morte la sua anima continuerà a reincarnarsi ripetutamente sulla terra in un altro essere umano (o persino in qualche animale) per raccogliere il frutto delle sue azioni e per compiere l'espiazione del suo karma;
esiste la speranza che un giorno questo ciclo di rinascite cesserà definitivamente (per altri invece questo ciclo è senza fine);
affinché l'uomo possa essere liberato da questo ciclo di rinascite deve praticare lo yoga (ognuno mette l'enfasi su un particolare tipo di yoga);
quando l'uomo diventerà Brahman o meglio tornerà a congiungersi con Brahman (appunto mediante lo yoga) e realizzerà la sua natura divina uscendo dall'illusione di essere separato dalla divinità, per lui finirà questo ciclo di rinascite perché avrà raggiunto la perfezione;
non è previsto nessun perdono per le cattive azioni perché esse devono essere pagate fino in fondo nelle vite seguenti;
l'uomo non deve rendere conto delle sue azioni a Dio ma solo a se stesso.
COME LA SCRITTURA ANNULLA LA DOTTRINA DELLA REINCARNAZIONE E LA 'LEGGE' DEL KARMA
1) La sacra Scrittura insegna che Dio non è un'energia cosmica cioè un Dio impersonale ma un Essere vivente che parla: "E Dio disse loro: Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta..." (Gen. 1:28), vede: "E l'Eterno disse: Ho veduto, ho veduto l'afflizione del mio popolo che è in Egitto..." (Es. 3:7), sente: "E Dio udì i loro gemiti..." (Es. 2:24), ricorda: "E Dio si ricordò del suo patto con Abrahamo, con Isacco e con Giacobbe" (Es. 2:24), ha dei sentimenti che manifesta: "Dacché io parlo contro di lui, è più vivo e continuo il ricordo che ho di esso; perciò le mie viscere si commuovono per lui, ed io certo ne avrò pietà, dice l'Eterno" (Ger. 31:20), che fa del bene o del male a secondo che deve premiare o punire: "Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà..." (Gen. 12:3), ecc.
2) La Scrittura insegna che l'uomo non è parte di Dio, cioè l'uomo non è un'emanazione di Dio (e perciò non è divino), ma bensì una creatura di Dio (cfr. Gen. 2:7 e Sal. 139:13-15) che ha bisogno di riconciliarsi con il suo Creatore perché gli è nemico nei suoi pensieri e nelle sue opere; e questo egli lo può fare solo ora, in questa vita, perché è scritto: "Siate riconciliati con Dio ... Eccolo ora il tempo accettevole; eccolo ora il giorno della salvezza" (2 Cor. 5:20; 6:2). Quindi l'uomo è un essere (distinto dal suo Creatore) che a motivo del peccato di cui è schiavo deve fare pace con Dio mentre è ancora in tempo. Egli non potrà mai realizzare di essere uno con Dio e perciò di essere Dio, perché egli non è mai stato Dio e non ha bisogno di realizzare una sua presunta divinità da lui ignorata. In altre parole, l'uomo non è una scintilla divina (Atman) che ha bisogno di ricongiungersi con il fuoco (Brahman) da cui è proceduta. L'uomo ha bisogno di riconciliarsi (badate, non realizzare una ricongiunzione con Dio) con il solo vero Dio e questo lo può fare solo su questa terra, solo in questa esistenza; e quando lo fa egli viene purificato da tutti i suoi peccati e in virtù di questa purificazione è certo di andare a vivere con il Signore quando morirà. Se non si riconcilia con il suo Creatore avverrà invece che quando morirà se ne andrà nel fuoco dell'Ades perché morirà nei suoi peccati. Il ciclo delle rinascite (reincarnazioni) da cui "la goccia uomo" deve uscire per immergersi nell'oceano Brahman è un qualcosa di inesistente, un inganno perpetrato dal diavolo a danno di tante anime per menarle in perdizione; siamo persuasi infatti che tutti i reincarnazionisti che sono morti pensando di dovere passare attraverso questa sorta di ciclo di purificazione prima di ricongiungersi con Brahman sono nel fuoco dell'Ades a biasimare la dottrina della reincarnazione e chi l'ha inventata.
3) La Scrittura insegna che la nostra anima non esisteva prima di essere in questo corpo perché è stata creata da Dio assieme ad esso (non possiamo dire però con certezza quando essa, per opera di Dio, è venuta all'esistenza nel seno di nostra madre). Perciò l'anima che possediamo nel nostro corpo non può essere stata nel corpo di un altro individuo che ha vissuto prima di noi o nel corpo di un animale. State dunque tranquilli, perché voi siete voi e solo voi; la vostra anima è la vostra; voi non avete vissuto mai in qualcun altro prima di venire all'esistenza in questo mondo e quindi non avete bisogno di mettervi a cercare chi eravate nelle vite passate.
4) La Scrittura insegna che l'anima di ogni individuo quando muore va o in paradiso o all'inferno a secondo che è salvato o perduto. Ecco le prove scritturali. L'anima del ladro pentitosi sulla croce, in quello stesso giorno, quando morì, andò nel paradiso come Gesù gli aveva detto poco prima: "Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso" (Luca 23:43) e questo in virtù del fatto che il Signore gli aveva perdonato tutti i suoi peccati. Egli non andò a reincarnarsi in nessuno, né subito e né dopo un certo lasso di tempo. Le anime di quegli uomini uccisi a motivo della Parola di Dio, Giovanni le vide in cielo presso l'altare. Ecco cosa dice Giovanni: "E quando ebbe aperto il quinto suggello, io vidi sotto l'altare le anime di quelli ch'erano stati uccisi per la Parola di Dio e per la testimonianza che avevano resa" (Ap. 6:9). Esse non andarono a reincarnarsi in nessuno né subito e neppure dopo un certo tempo. L'apostolo Paolo sapeva e diceva che una volta morti l'anima dei giusti va ad abitare in cielo con il Signore: egli infatti disse ai Corinzi: "Noi sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, noi abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli" (2 Cor. 5:1). Questa è la ragione per cui egli diceva sempre ai Corinzi: "Abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d'abitare con il Signore" (2 Cor. 5:8) ed ai Filippesi che egli aveva il desiderio di partire dal corpo e d'essere con Cristo secondo che è scritto: "Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d'essere con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore..." (Fil. 1:23). L'apostolo dunque non credeva nella immediata o in una posticipata reincarnazione dell'anima, ma bensì in un immediato trasferimento dell'anima del giusto dal corpo umano al regno dei cieli. Gesù ha detto che chi crede in lui anche se muore vivrà (in paradiso naturalmente) secondo che è scritto: "Chi crede in me, anche se muoia, vivrà" (Giov. 11:25) e non che anche se egli muore rivivrà come se lo aspettasse un'altra vita terrena o altre vite terrene subito o dopo qualche tempo. L'anima del ricco della parabola, quando morì non andò a reincarnarsi in un povero, o in un maiale, o in una cagna, per pagare l'ingiustizia operata nei confronti del povero che giaceva alla sua porta pieno di ulcere, bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla sua tavola. Secondo la 'legge' del karma quell'anima avrebbe dovuto andare a reincarnarsi nel corpo di uno che sarebbe stato povero e pieno di ulcere o comunque in qualcuno che avrebbe dovuto soffrire quanto aveva sofferto il povero alla sua porta, ma così non avvenne perché essa se ne andò nell'inferno dove era tormentata dal fuoco. Dice infatti la Scrittura: "Morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell'inferno, essendo nei tormenti..." (Luca 16:22,23). Egli si era goduto la vita e quando morì cominciò il suo tormento; Abramo gli disse: "Ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato" (Luca 16:25).
Dopo la morte, dunque, siccome le anime dei giusti vanno in cielo (in Paradiso) e quelle dei peccatori vanno nell'inferno, esse non possono in nessuna maniera e in nessun tempo entrare nel corpo di qualcuno che deve nascere o che è appena nato. Fratelli, voi alla fine del vostro corso terreno andrete ad abitare con il Signore in cielo, se pure perseverate nella fede, e là attenderete il giorno della risurrezione nel quale ritornerete a vivere in un corpo e precisamente nel vostro corpo che avrete lasciato sulla terra trasformato però in un corpo immortale, incorruttibile e glorioso, e comparirete davanti al tribunale di Cristo per ricevere la vostra retribuzione. Quanto invece agli empi, essi quando moriranno andranno nel soggiorno dei morti come dice la Scrittura (cfr. Giob. 21:13 e Sal. 9:17) e là attenderanno il giorno del giudizio nel quale saranno giudicati secondo le loro opere e saranno condannati ad una eterna infamia. "È stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio" (Ebr. 9:27), dice la Scrittura; questo verso esclude nella maniera più categorica che dopo morti l'anima di chicchessia si vada a reincarnare nel corpo di un altro individuo.
5) La Scrittura insegna che c'è un Dio che guida tutti i passi dell'uomo, sia dei giusti che degli empi, senza che questi possano comprendere come egli faccia infatti è scritto: "I passi dell'uomo li dirige l'Eterno; come può quindi l'uomo capire la propria via?" (Prov. 20:24) ed altrove: "Non è in potere dell'uomo che cammina il dirigere i suoi passi" (Ger. 10:23). Inoltre essa afferma che tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze secondo che è scritto: "Tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze" (Ecc. 9:11) che Dio crea a suo piacimento. Quindi, per noi credenti il fatto di essere nati in una famiglia ricca o in una povera, o pieni di salute o malati è dipeso in definitiva da Dio e non da meriti o demeriti precedenti acquistati prima di venire in questo mondo. Anche il fatto che ci troviamo ad abitare in un determinato luogo, di esserci sposati una determinata persona, di avere un particolare lavoro, ed il passare determinate circostanze dipende da Dio il quale in una maniera che noi non comprendiamo dirige la nostra vita sempre per farci alla fine del bene. Come lui ha guidato i nostri passi quando eravamo perduti al fine di salvarci e quindi farci del bene, così sappiamo che egli sta ancora guidando i nostri passi per farci alla fine del bene. "Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Iddio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento" (Rom. 8:28), dice Paolo. Nulla di male quindi può accaderci senza che sia stato prestabilito anch'esso da Dio per il nostro bene. D'altronde non si può pensare altrimenti perché Gesù ha detto che non cade un solo passero a terra senza il volere del Padre nostro (cfr. Matt. 10:29) e che persino i capelli del nostro capo sono tutti contati (cfr. Matt. 10:30). Perciò siamo disposti ad accettare dalla mano di Dio non solo il bene ma anche il male e diciamo come Giobbe nelle nostre afflizioni: "Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d'accettare il male?" (Giob. 2:10). Per quanto riguarda gli empi occorre dire che anche loro sono nati o in una famiglia ricca o in una povera, o pieni di salute o malati, o sono sposati con certe persone o abitano in un certo luogo piuttosto che in un altro, ed hanno un certo tipo di occupazione, non per dei loro meriti o demeriti acquisiti in vite precedenti ma per la volontà di Dio. Ma mentre una parte di essi saranno a suo tempo salvati dal Signore perché sono nel numero di coloro che egli ha preconosciuti e predestinati ad essere adottati come suoi figliuoli (cfr. Rom. 8:29,30), e quindi i loro passi Dio li guida affinché in quel giorno possano pervenire alla conoscenza della verità che li affrancherà dal peccato; un'altra parte facendo parte di quei vasi d'ira preparati per la perdizione saranno guidati da Dio nella loro vita in maniera tale che non possano pervenire alla conoscenza della verità e se ne vadano in perdizione (cfr. Rom. 9:21-24). Dio fa grazia a chi vuole e indura chi vuole; la salvezza dell'individuo dipende dal proponimento della sua elezione e non dalla volontà di colui che annunzia l'evangelo o di chi l'ascolta (cfr. Rom. 9:10-18).
6) La Scrittura afferma che l'uomo viene retribuito già sulla terra in base al suo operato secondo che è scritto: "Ecco, il giusto riceve la sua retribuzione sulla terra, quanto più l'empio e il peccatore" (Prov. 11:31); ed ancora: "Ditelo che il giusto avrà del bene, perch'ei mangerà il frutto delle opere sue! Guai all'empio! male gl'incoglierà, perché gli sarà reso quel che le sue mani han fatto" (Is. 3:10,11) ma questo operato è quello attuale e solo quello attuale, ossia non è che il giusto ottiene la retribuzione di sue opere buone compiute in vite precedenti, e neanche che l'empio riceve la retribuzione di malvagie opere compiute in vite precedenti. Ognuno quindi miete quello che ha seminato in questa vita, e solo in questa vita (in attesa del giudizio che per i giusti implicherà il premio che essi si terranno per l'eternità, mentre per gli empi il castigo eterno). Questa legge spirituale l'ha stabilita Dio e nessuno sfugge ad essa o può cambiarla. Come nella natura se uno semina un seme di grano al suo tempo raccoglierà grano, e se uno semina spine e triboli raccoglierà a suo tempo spine e triboli, in virtù della legge naturale stabilita da Dio al principio della creazione; così il giusto che semina giustizia miete pace, gioia, e riceve giustizia da Dio; mentre l'empio che semina iniquità raccoglie guai e dolori di ogni genere perché infrange i comandamenti di Dio.
7) La Scrittura dice: "l'Eterno è l'Iddio delle retribuzioni, non manca di rendere ciò che è dovuto" (Ger. 51:56). In altre parole Dio retribuisce il male che viene fatto, punendo coloro che lo compiono come essi meritano. Abbiamo nella Scrittura diversi esempi che ci mostrano questo. Faraone fu colpito da Dio con grandi piaghe perché si era preso la moglie del patriarca Abramo (cfr. Gen. 12:14-17), la casa di Abimelec fu colpita da Dio con la sterilità perché Abimelec si era presa la moglie di Abrahamo (cfr. Gen. 20:1-18), Nebucadnetsar fu colpito da Dio a motivo della sua arroganza (cfr. Dan. 4:1-37), il re Jehoram fu colpito da Dio a motivo della sua malvagità (cfr. 2 Cron. 21:18,19), ecc. Naturalmente a questa punizione non scampano neppure i credenti quando si abbandonano a fare ciò che è male agli occhi di Dio. Paolo infatti dice ai santi di Colosse che "chi fa torto riceverà la retribuzione del torto che avrà fatto; e non ci sono riguardi personali" (Col. 3:25), e Pietro che "è giunto il tempo in cui il giudicio ha da cominciare dalla casa di Dio" (1 Piet. 4:17). Gli esempi di Anania e Saffira (cfr. Atti 5:1-10), e di quei credenti di Corinto colpiti con la malattia e con la morte sono una dimostrazione di come Dio giudica anche quelli di dentro quando fanno ciò che è male (cfr. 1 Cor. 11:28-32). In questo caso quindi il male che si abbatte sull'incredulo e quello che si abbatte sul credente è un giudizio di Dio.
8) La Scrittura insegna che il fatto che uno soffra molto sulla terra non significa che egli sia stato ingiusto o empio in vite precedenti. L'esempio di Gesù spiega questo concetto molto bene; egli pure essendo giusto, immacolato, irreprensibile soffrì molte sofferenze. Per quale motivo? Forse perché il suo karma era cattivo, ossia perché nelle sue vite precedenti egli aveva accumulato tante cattive azioni che poi ha dovuto pagare? Affatto, lui quale Figliuolo di Dio coeterno con Dio Padre, era presso Dio prima della fondazione del mondo (quindi prima di incarnarsi; ma si badi bene che Gesù non era la "reincarnazione" di nessuno vissuto prima di lui come alcuni malvagi insinuano) in uno stato di purezza incontaminata infatti Pietro lo chiama l'agnello "senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo..." (1 Piet. 1:19,20). Gesù soffrì tutte quelle sofferenze, di cui la Scrittura parla, per tutti noi, per i nostri peccati al fine di purificarci da tutte le nostre iniquità col suo prezioso sangue. E noi suoi discepoli adesso siamo chiamati a soffrire come ha sofferto Gesù; Gesù disse infatti che se hanno perseguitato lui perseguiteranno anche noi, e questo perché gli uomini non conoscono il Padre suo (cfr. Giov. 15:20,21); le nostre sofferenze quindi non sono il risultato inevitabile di un nostro presunto karma ma sono l'adempimento delle parole di Gesù Cristo. "Molte sono le afflizioni del giusto" (Sal. 34:19), dice la Scrittura, e questo perché egli non è più di questo mondo come non lo è Gesù Cristo, e il mondo odia ciò che non gli appartiene secondo che disse Gesù: "Se foste del mondo, il mondo amerebbe quel che è suo; ma perché non siete del mondo, ma io v'ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo" (Giov. 15:19). Quindi, i cristiani di tutte le epoche hanno sofferto non a motivo del loro karma, ma a motivo del fatto che essi non fanno parte di questo mondo e siccome il principe di questo mondo è il nemico, il maligno, il quale tiene sotto di sè la maggior parte delle persone, egli istiga coloro che sono sotto la sua potestà contro i cristiani.
9) La Scrittura insegna che esiste un essere malvagio chiamato diavolo e Satana il quale mediante i dominatori di questo mondo di tenebre ed altri suoi ministri invisibili spinge le persone ad agire iniquamente secondo che è scritto: "Chi commette il peccato è dal diavolo, perché il diavolo pecca dal principio" (1 Giov. 3:8) e difatti Caino uccise il suo fratello perché era dal diavolo. Ed il peccato retribuisce chi lo serve con la morte, e lo rende nemico di Dio. E quindi il male che l'uomo compie non trova nessuna giustificazione neppure nella reincarnazione, perché l'individuo lo compie perché è dominato da un essere malvagio invisibile più forte di lui. E' dunque completamente errato dire o pensare che uno è omosessuale perché in una vita precedente si faceva beffe degli omosessuali, o che uno commette adulterio con una donna sposata perché in una sua vita precedente quella era sua moglie ed altre cose di questo genere. Il malvagio è dal diavolo, e per il male che compie si deve ravvedere, altrimenti ciò che lo aspetta è il fuoco. Inoltre il diavolo infligge pure malattie di ogni genere agli uomini; Satana colpì Giobbe che era giusto con un ulcera maligna (cfr. Giob. 2:7); sempre Satana aveva tenuto legato (per ben diciotto anni) quella donna tutta curva guarita da Gesù (cfr. Luca 13:10-17). E sempre Satana, per mezzo di uno spirito sordo e muto, aveva colpito quel giovane poi liberato da Gesù (cfr. Mar. 9:20-22). Quindi in alcuni casi il male che ricevono taluni (sia giusti che empi) è un'opera del diavolo, che Dio permette per degli scopi ben precisi, tra cui quello di trarre gloria per il suo santo nome.
10) La Scrittura insegna che c'è un giorno in cui tutti noi credenti compariremo "davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quand'era nel corpo, secondo quel che avrà operato, o bene, o male" (2 Cor. 5:10); questo avverrà quando risusciteremo corporalmente. Quindi noi per tutto ciò che abbiamo fatto saremo retribuiti in quel giorno e non nel corso di successive vite sulla terra. La retribuzione ce la darà Dio per mezzo di Cristo. Questa è la ragione per cui siamo chiamati ad essere zelanti nelle opere buone, ad approfittare delle opportunità per fare il bene mentre siamo ancora in vita perché una volta morti non ci sarà più nessuna possibilità di compiere ulteriori buone azioni; rimarrà solo di attendere la retribuzione per quello che abbiamo fatto. Quello che avremo fatto sarà fatto per sempre; quello che non avremo fatto non sarà possibile mai più farlo. E sempre questa è la ragione per cui siamo chiamati ad aborrire il male e a fuggirlo, perché farlo (oltre a dispiacere a Dio e disonorare la dottrina di Dio) significa dovere rendere conto per esso un giorno a Dio, il giusto Giudice e riceverne noi stessi danno.
11) La Scrittura insegna che gli empi risorgeranno nell'ultimo giorno per essere giudicati secondo le loro opere ed essere condannati al tormento eterno. Dice infatti Giovanni che vide le anime dei morti tornare in vita stare ritti davanti al trono di Dio "ed i libri furono aperti;... e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere" (Ap. 20:12); quindi per i malvagi impenitenti ci sarà ira e indignazione da parte di Dio e nessuna misericordia. E quindi non c'è la possibilità che i malvagi dopo morti tornino a vivere sulla terra per pagare i loro debiti, perché i loro debiti rimarranno con loro per l'eternità e per essi dovranno subire una punizione eterna. Naturalmente tra i malvagi ci saranno diversi gradi di punizioni, perché essi saranno giudicati in base alle loro opere (cfr. Matt. 11:20-24).
12) La Scrittura insegna che c'è un Dio in cielo pronto a rimettere tutti i debiti a chi si ravvede dai suoi peccati e crede nel suo Figliuolo Gesù Cristo; dice infatti il profeta Isaia: "Lasci l'empio la sua via, e l'uomo iniquo i suoi pensieri: e si converta all'Eterno che avrà pietà di lui, e al nostro Dio che è largo nel perdonare" (Is. 55:7) e Pietro afferma che "chiunque crede in lui riceve la remissione dei peccati mediante il suo nome" (Atti 10:43). Quindi i debiti che un uomo ha contratto nei confronti del nostro Dio possono essere da lui rimessi appieno e gratuitamente mentre l'individuo è ancora in vita. La 'legge' del karma esclude che una cosa simile possa avvenire, la Parola di Dio invece lo afferma chiaramente. La 'legge' del karma è quindi da rigettare essendo falsa, generata dal diavolo, padre della menzogna, il quale vuole fare credere alle persone che non esiste perdono per i loro falli perché non esiste un Dio perdonatore. E' vero che i reincarnazionisti parlano anch'essi talvolta di assoluzione e di espiazione ma si tratta sempre di autoassoluzione di autoespiazione perché l'uomo è chiamato a pagare il prezzo del suo riscatto, ossia - per loro - il debito karmico. Nei loro discorsi non è infatti mai menzionato il pagamento del riscatto compiuto per noi una volta per sempre da Cristo Gesù quando offrì se stesso in propiziazione per i nostri peccati. Gli uomini devono pagare fino all'ultimo spicciolo - essi dicono -, quando avranno finito di pagare questo debito allora saranno salvi (non dal peccato però, ma bensì dal ciclo delle rinascite).
13) La Scrittura dice che "con un'unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che sono santificati" (Ebr. 10:14); ciò sta a significare che chi ha creduto in Gesù Cristo mediante la fede nel Suo sangue che Egli ha sparso per i nostri peccati è stato reso perfetto quanto alla coscienza una volta per sempre. Nel sangue di Cristo c'è infatti il potere di cancellare dalla coscienza dell'uomo ogni peccato, ogni iniquità. Noi che abbiamo sperimentato questa purificazione attestiamo che le cose stanno proprio così come dice la Scrittura. Se dunque i discepoli di Cristo hanno raggiunto - quanto alla coscienza - la perfezione in virtù del sangue prezioso di Gesù Cristo, non c'è il benché minimo bisogno di vite successive durante le quali purificarsi dalle impurità, appunto perché queste impurità sono loro state purificate dal sangue di Gesù. Anche per quanto riguarda i peccati che si commettono dopo la conversione il sangue di Gesù persiste ad avere lo stesso potere purificatore infatti è scritto: "Se camminiamo nella luce, com'Egli è nella luce, abbiamo comunione l'uno con l'altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato" (1 Giov. 1:7). Questa è la ragione per cui il credente sa che la reincarnazione e la relativa 'legge' del karma non possono essere cose vere, perché la fede nel sacrificio espiatorio perfetto di Cristo e nel suo sangue prezioso annulla qualsiasi altra dottrina sulla purificazione dalle iniquità sia in questa vita che in vite successive. Si legge spesso nei libri che trattano la reincarnazione che la perfezione in una sola vita per la maggioranza è un'impresa pressoché impossibile, per questo ci vogliono altre vite. La Buona Novella del regno di Dio afferma invece che quantunque la perfezione è un impresa umana impossibile a tutti in questa unica vita concessaci da Dio perché nessuno può purificarsi dai suoi peccati ed eliminare il senso di colpa che essi producono nel cuore, Gesù Cristo offrendo se stesso sulla croce per i nostri peccati ci ha acquistato col suo sangue la perfezione della nostra coscienza. Quello che l'uomo deve fare quindi non è sforzarsi per raggiungere la perfezione, ma bensì pentirsi e credere nel Figlio di Dio per essere reso perfetto da lui mediante il suo prezioso sangue quanto alla coscienza. Sia ringraziato Dio per Gesù Cristo che col suo sangue ci ha resi perfetti!
Come si può ben vedere l'insegnamento della Scrittura a riguardo di Dio, dell'uomo, dell'espiazione compiuta da Cristo Gesù, del dopo la morte e del giudizio a venire non lascia spazio nella maniera più assoluta alla dottrina della reincarnazione e alla 'legge' del karma.
COME I REINCARNAZIONISTI SOSTENGONO LA REINCARNAZIONE NEI CONFRONTI DEI CRISTIANI E COME RISPONDIAMO LORO
Coloro che sostengono la reincarnazione pensano di avere trovato un alleato persino nella Bibbia che è la Parola di Dio (un po' come pensano alcuni maghi per sostenere certe loro pratiche occulte); quindi per loro la reincarnazione è presente pure nella Parola di Dio. Adesso citeremo i passi principali da loro presi a sostegno di questa eresia e ne daremo la spiegazione.
Mosè disse in una sua preghiera a Dio: "Ritornate, o figliuoli degli uomini" (Sal. 90:3). Queste parole starebbero a indicare che Mosè credeva nella reincarnazione perché dice che Dio dice agli uomini di ritornare a vivere sulla terra, ossia di rinascere sulla terra. Falso. Il profeta Mosè non ha per nulla attribuito a Dio una tale cosa perché poco prima ha detto: "Tu fai tornare i mortali in polvere" (Sal. 90:3) e poi afferma: "E dici: Ritornate, o figliuoli degli uomini" (Sal. 90:3). Quel "ritornate" sta a indicare quindi quel processo naturale secondo il quale l'uomo ritorna nella polvere donde è stato tratto secondo che Dio disse all'uomo: "Sei polvere, e in polvere ritornerai" (Gen. 3:19) e secondo che è scritto: "Prima che la polvere torni alla terra com'era prima, e lo spirito torni a Dio che l'ha dato" (Ecc. 12:9). Quel ritornare è dunque un ritornare alla polvere della terra e non un ritornare a vivere sulla terra nel corpo di qualcun altro.
Dio disse a Geremia: "Prima che io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t'ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo seno, io t'ho consacrato e t'ho costituito profeta delle nazioni" (Ger. 1:5). Geremia quindi prima di venire al mondo era vissuto in qualcun altro perché Dio l'avrebbe conosciuto e costituito profeta ancora prima che egli nascesse in questo mondo. Falso. La dottrina della prescienza di Dio non ha nulla che fare con la dottrina della preesistenza delle anime; la prima è vera la seconda è falsa. Dio aveva preconosciuto Geremia e perciò lo aveva potuto anche prestabilire profeta delle nazioni: ma ciò non significa che Geremia era esistito prima di essere concepito nel seno di sua madre. Egli, se così possiamo dire, prima di essere concepito esisteva nella mente di Dio; ma nella realtà del mondo invisibile non esisteva affatto. Sono cose impossibili a comprendere perché troppo profonde; sia chiaro comunque che queste parole di Dio a Geremia non sostengono per nulla la preesistenza di Geremia o la sua reincarnazione.
Gesù disse ai suoi discepoli di Giovanni Battista: "E se lo volete accettare, egli è l'Elia che dovea venire" (Matt. 11:14). Giovanni Battista sarebbe stato quindi la reincarnazione di Elia. Falso. Innanzi tutto ricordiamo che per esserci la reincarnazione deve esserci la morte di chi si va a reincarnare; nel caso di Elia egli non morì ma fu assunto in cielo spirito anima e corpo (cfr. 2 Re 2:9-12). Quindi gli stessi reincarnazionisti sono impossibilitati a sostenere persino la trasmigrazione dell'anima di Elia perché egli non morì. E poi Giovanni Battista se fosse stato Elia lo avrebbe saputo e confessato; mentre lui disse chiaramente di non essere Elia. Quando infatti gli fu chiesto: "Sei Elia?" (Giov. 1:21) egli rispose: "Non lo sono" (Giov. 1:21). Se dunque Giovanni disse di non essere Elia gli dobbiamo credere. Che volle dire allora Gesù con quelle parole ai suoi discepoli? Volle dire che Giovanni Battista era venuto con lo spirito e la potenza d'Elia come era stato predetto dall'angelo Gabriele a suo padre Zaccaria quando gli disse: "Egli andrà innanzi a lui con lo spirito e con la potenza d'Elia" (Luca 1:17). Questa è la retta interpretazione di quelle parole di Gesù.
È scritto: "E passando vide un uomo, ch'era cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? Gesù rispose: Né lui peccò, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui" (Giov. 9:1-3). Ecco la prova che i discepoli credevano nella 'legge' del karma e nella reincarnazione! dicono i reincarnazionisti. Come avrebbe potuto quell'uomo peccare prima di nascere se non perché era vissuto prima in un altro corpo umano? Innanzi tutto diciamo che quantunque i discepoli in questa loro domanda fanno capire che essi pensavano che prima di nascere si potesse peccare, bisogna escludere che essi pensavano che l'uomo quando moriva se ne andava nel corpo di un altro a scontare i suoi peccati. La legge, i salmi e profeti infatti non insegnano una tale cosa. Si può supporre però, ma precisiamo che si tratta solo di una supposizione, che al tempo di Gesù ci fossero scribi che insegnavano che prima di nascere si potesse peccare e per questi peccati si veniva puniti da Dio, e i discepoli avevano accettato questo particolare insegnamento errato (che fa pensare subito ad una preesistenza dell'anima) e volevano sapere da Gesù se la cecità di quel cieco nato fosse dovuta a qualche suo peccato commesso prima di nascere. Quello comunque che è importante non è la domanda dei discepoli, ma la risposta di Gesù; egli rispose infatti che quell'uomo non era nato cieco per qualche suo peccato compiuto prima di nascere ma in virtù di un disegno di Dio. Dio aveva decretato infatti di fare nascere cieco quell'uomo per poi un giorno tramite il suo Figliuolo donargli la vista e manifestare così la sua gloria. Ancora oggi ci sono persone che sono nate cieche in virtù di questo disegno di Dio.
Gesù disse a Nicodemo: "In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio" (Giov. 3:3). Ecco la rinascita ossia la reincarnazione insegnata da Gesù, dicono i reincarnazionisti! Falso anche questo. Gesù qui ha parlato della nuova nascita spirituale che l'uomo deve sperimentare per potere entrare nel regno di Dio. Infatti poco dopo egli afferma: "In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio" (Giov. 3:5). Nascere d'acqua significa essere rigenerati (o vivificati) dalla Parola di Dio e nascere dallo Spirito significa essere rigenerati (o vivificati) dallo Spirito Santo. Questa nuova nascita si sperimenta quando ci si ravvede e si crede in Cristo Gesù.
Passiamo ora alle altre asserzioni che fanno i reincarnazionisti nei nostri confronti.
'La reincarnazione era nella Bibbia inizialmente ma poi col tempo fu da essa tolta'.
In altre parole la Bibbia sarebbe stata manipolata per questo la reincarnazione non è chiaramente insegnata nella Bibbia. E quale fu la ragione per cui i passi che parlavano chiaramente della reincarnazione sarebbero stati tolti dalla Bibbia? Questa: la dottrina della reincarnazione diminuiva il potere della chiesa perché essa responsabilizza l'individuo, il quale diventa il padrone del proprio destino e non ha bisogno di rendere conto a nessuno, se non a se stesso, delle proprie azioni. Il perdono non viene più da Dio ma si ottiene attraverso l'espiazione del karma nelle vite successive, finché non si raggiunge, vita dopo vita, la perfezione e pertanto Dio. La chiesa, una volta che l'individuo scopre la reincarnazione, diventa inutile perché l'individuo si rende conto di essere autonomo; in altre parole il reincarnazionista non ha più bisogno che gli sia mostrata la via che mena a Dio perché lui stesso diventa, teoricamente, la via che lo porterà a Dio.
Comunque - dicono sempre i reincarnazionisti - i riferimenti sulla reincarnazione nella Bibbia rimangono in forma velata, simbolica, ma chiara per chi è in grado di tradurre dalle antiche lingue ebraiche e greco. Rispondiamo: la dottrina della reincarnazione non è mai stata nella Bibbia, al pari di qualsiasi altra eresia. La Bibbia insegna la risurrezione finale dei morti sia nell'Antico Testamento che nel Nuovo, il che esclude che in essa ci potesse essere anche la dottrina della reincarnazione perché questa e la risurrezione sono in aperta contraddizione l'una contro l'altra, sono due dottrine inconciliabili, l'una esclude l'altra. Dio non si contraddice su nessun punto; la sua parola quindi non ha mai potuto includere la reincarnazione. I reincarnazionisti assomigliano in questo modo di parlare a tanti cattolici romani che non conoscono le Scritture e neppure la storia, i quali ci dicono che noi abbiamo tolto dalla Bibbia i libri apocrifi. Ma noi diciamo: essi non sono ispirati e non fecero mai parte del canone, come è possibile che siano stati da noi tolti? Non è forse vero piuttosto che essi sono stati ingiustamente aggiunti al canone a danno di tante persone? Per quanto riguarda la ragione addotta a questa sua presunta estromissione dalla Bibbia, diciamo che in effetti essa descrive in maniera chiara la ragione per cui essa non ha potuto mai essere nella Bibbia; perché essa annulla la Buona Notizia della grazia di Dio, che ricordiamo era stata promessa dai profeti di Dio nelle Scritture (cfr. Rom. 1:1,2; quelle dell'Antico Testamento). In sostanza queste ragioni addotte dai reincarnazionisti non fanno altro che fare capire quanto pericolosa sia la dottrina della reincarnazione per la chiesa di Dio. Per quanto riguarda poi l'affermazione che i riferimenti sulla reincarnazione sono nella Bibbia in forma velata e simbolica, diciamo che essi invece sono inesistenti, anche per chi conosce la lingua ebraica e quella greca.
'La chiesa ha condannato la reincarnazione al concilio di Costantinopoli del 553 d.C'.
Con questo vogliono dire che essa veniva insegnata da taluni cosiddetti padri ma poi venne condannata. I fatti sono altri; in quel concilio vennero lanciati diversi anatemi contro degli insegnamenti di Origene; uno dei quali (il primo) era contro la dottrina della preesistenza delle anime che Origene insegnava. Origene aveva insegnato infatti la preesistenza delle anime dicendo che l'anima esisteva prima del corpo umano (ma non in un altro corpo umano) e che l'uomo era sulla terra quello che meritava di essere in base alle sue azioni commesse prima di incorporarsi nel corpo. Ma non si può dire che Origene insegnava la reincarnazione perché la reincarnazione insegna che dopo la morte l'anima torna a incarnarsi ripetutamente in altri corpi per purificarsi e questo Origene non l'accettava. Si deve quindi attribuire a Origene la dottrina errata della preesistenza delle anime ma non gli si può attribuire la reincarnazione. Origene insegnava la risurrezione. Ma noi vogliamo dire pure che quand'anche un concilio della chiesa antica avesse approvato la reincarnazione non per questo noi saremmo chiamati ad accettarla per questo motivo, ma saremmo sempre chiamati a rigettarla. I concili hanno introdotto nel corso dei secoli tante dottrine di demoni che annullano la Scrittura e che noi per questo rigettiamo; quindi se ci fosse stata tra di esse pure la reincarnazione noi la rigetteremmo ugualmente. Noi non ci appoggiamo sui concili per stabilire se una dottrina è vera o no, ma sulla Parola di Dio e sulla guida dello Spirito Santo che Dio ha mandato nei nostri cuori appunto per guidarci in ogni verità.
'La reincarnazione fu insegnata da Gesù ai suoi discepoli in privato e non pubblicamente'.
In altre parole Gesù come spiegava in privato ai suoi discepoli il significato delle parabole, così avrebbe spiegato loro in privato la reincarnazione. Falso anche questo. Dire una tale cosa è come affermare che Gesù in privato avrebbe spiegato ai suoi discepoli che Pietro era il loro capo che alla morte avrebbe lasciato le chiavi del regno dei cieli a un suo successore che poi sarebbe diventato capo di un impero, che esisteva un purgatorio, che oltre a lui sarebbero sorti nel tempo altri mediatori su cui appoggiarsi nelle preghiere a Dio, che Maria sua madre doveva essere adorata e pregata da loro, e tante altre eresie che ancora oggi vengono insegnate e credute da molti che si dicono cristiani. Niente di nuovo sotto il sole; il discorso di costoro è vecchio, molto vecchio.
'PROVE' A SOSTEGNO DELLA REINCARNAZIONE - LA LORO REALE SPIEGAZIONE
Ci sono dei fatti che - a dire dei reincarnazionisti - proverebbero che la reincarnazione è una dottrina vera, e perciò questi fatti sarebbero delle prove irrefutabili. Ecco quali sono questi fatti e come noi rispondiamo.
1) Il déjà-vu ("già visto"). Un fenomeno che consiste nella sensazione, anzi nella certezza, di conoscere perfettamente un luogo mai visto, nel quale si va per la prima volta. Alcuni di questi fenomeni sono spiegati dalla scienza come risultato di un affaticamento del cervello. Ma ci sono diverse persone che asseriscono di essersi trovate in qualche posto per la prima volta e di avere visto cose o persone che essi già conoscevano. Cosa dire a riguardo di queste esperienze? Dopo averne lette alcune sono giunto alla conclusione che si tratta di un'opera del diavolo il quale riesce in qualche modo a fare credere all'individuo di avere vissuto in un'altra vita in un castello del Medioevo, in un paese del deserto, ecc. Noi credenti riconosciamo solo un tipo di 'déjà-vu'; è quell'esperienza che si sperimenta tale e quale dopo che noi l'abbiamo vista in sogno o in visione. In questi casi Dio ci annunzia un evento che deve avere luogo e ci fa vedere esattamente come esso avverrà; quando la cosa succede diciamo: 'E' proprio così come Dio mi aveva fatto vedere in sogno o in visione'.
2) Regressioni ipnotiche. L'ipnotista chiede al paziente di tornare in un tempo precedente alla sua nascita e lui sotto ipnosi crede di vivere in un altro tempo della storia, in circostanze a lui estranee e così di seguito. In altre parole mediante queste sedute ipnotiche gli individui sarebbero in grado di ricordare le loro vite passate. Anche in questo caso si deve dire che si tratta di un'opera del diavolo.
3) Le sedute medianiche. In queste sedute il medium dice alla persona chi lui era e dove ha vissuto nelle sue vite precedenti (l'attrice americana Shirley MacLaine - che da anni divulga idee del New Age - in un suo libro racconta come un medium le disse chi lei era stata nelle sue vite precedenti). In questo caso degli spiriti seduttori parlano tramite la bocca di questi ministri di Satana per indurre le persone a credere nella menzogna. Bisogna tenere presente quando si parla della reincarnazione che il diavolo ha tutti gli interessi a fare sì che le persone la credano, perché sa che chi l'accetta non sentirà affatto il bisogno di ravvedersi dai suoi peccati e di credere in Gesù Cristo, perché penserà che la salvezza è nelle sue mani, che dipende da lui. Non c'è dunque da meravigliarsi che questi medium parlino molto di vite passate, di registri akascici, e di tante altre cose del genere.
4) I cosiddetti colpi di fulmine, ossia l'innamoramento improvviso tra due persone che non si sono mai viste prima. Due persone si innamorano a prima vista e pare che si siano sempre conosciute perché si sarebbero conosciute in una vita precedente e quindi esse si sarebbero reincontrate. Non è affatto vero, perché l'innamoramento a prima vista, quello vero che sfocia nel matrimonio, è dovuto all'imperscrutabile opera di Dio nei loro cuori.
5) Le capacità straordinarie di quei "bambini prodigio" che riescono a suonare o fare delle cose che alla loro età normalmente non si possono fare. Se per esempio un bambino sa suonare maestrevolmente, significherebbe che è la reincarnazione di Mozart, di Beethoven o di qualche altro famoso musicista del passato; se riesce a scrivere delle belle poesie sarà la reincarnazione di un famoso poeta e così via. Nel caso dei bambini prodigio diciamo che in qualche caso si tratta di possessione demoniaca; cioè degli spiriti maligni prendono possesso del bambino che comincia a fare delle cose impensabili per un bambino della sua età. Un esempio di ciò è riportato nella New Age Encyclopedia di Melton Gordon dove viene detto che un bambino prodigio di nome Pepito Arriola nel 1900, all'età di tre anni e mezzo componeva marce, valzer, minuetti e riusciva a suonare a memoria 20 difficili pezzi musicali. La risposta spiritualista per le sue abilità fu data solo undici anni più tardi quando Arriola cominciò a esercitare una pratica occulta, la scrittura automatica (J. Gordon Melton, Clark Jerome, Kelly Aidan A., New Age Encyclopedia, Detroit 1990, 1 ed., pag. 294). Ricordiamo però che come il diavolo riesce a fare stupire le persone tramite questi bambini, così Dio riesce a fare stupire molto di più sempre tramite bambini. Un bambino può essere infatti costituito profeta sin dalla sua giovanissima età, e lasciare stupiti per i doni di rivelazione che si manifestano tramite lui; Samuele e Geremia ne sono degli esempi. Anche Gesù da bambino fece meravigliare gli uomini, infatti a dodici anni egli faceva delle domande ai dottori della legge e tutti stupivano del suo senno e delle sue risposte. Ma tutto ciò era dovuto all'opera di Dio Padre in lui. Una cosa deve essere chiara; quando è Dio a visitare un bambino o un fanciullo, il Suo nome viene glorificato e le persone sono attratte a Cristo Gesù per la loro salvezza.
6) Il fatto che taluni dimostrano capacità nello studio delle lingue o di particolari materie difficili. Cioè, se l'individuo è riuscito nelle lingue per cui è in grado di parlare dieci lingue sarà stato uno studioso di lingue del passato, se è riuscito invece nella medicina, allora sarà stato un famoso dottore del passato, e così di seguito. Non è affatto così; quell'individuo riesce in quella cosa in virtù dei suoi studi e basta. Si è impegnato ed è riuscito, tutto qui.
REINCARNAZIONE E VEGETARIANISMO
Abbiamo visto che una parte dei reincarnazionisti sostiene che l'uomo può reincarnarsi nelle sue vite successive anche in un animale. Tra coloro che credono in questo ci sono soprattutto le sette orientali di matrice induista, come per esempio gli Hare Krishna. Conseguenza di questa credenza: costoro rifiutano di mangiare ogni tipo di carne per non rendersi colpevoli di omicidio nei confronti di coloro che secondo loro si trovano negli animali per espiare il loro debito karmico, e impongono ad altri di non mangiare nessun tipo di carne.
Abbiamo dimostrato che la reincarnazione è una dottrina generata dal diavolo, quindi è superfluo dire che chi uccide gli animali per cibarsene non si rende colpevole di nessun omicidio. La Scrittura dice chiaramente che il divieto di mangiare la carne è una dottrina di demoni insegnata da uomini a motivo della loro ipocrisia i quali sono "segnati di un marchio nella loro propria coscienza" (si legga 1 Timoteo 4:2).
Ma perché è una dottrina di demoni? Perché si oppone alla Parola di Dio che dice: "E Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono" (Gen. 1:31) ed ancora all'ordine che Dio diede dopo il diluvio: "Tutto ciò che si muove ed ha vita vi servirà di cibo; io vi dò tutto questo, come l'erba verde..." (Gen. 9:3) ed ancora alle parole di Dio: "Potrai a tuo piacimento scannare animali e mangiarne la carne in tutte le tue città..." (Deut. 12:15).