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Da un articolo del sito immigrazionista Il Passaporto, a firma
Pierpaolo Poggianti (data 26-9-2005), un titolo disgustoso,
ma illuminante sulla follia che permea l'ideologia immigrazionista.
A Prato la scuola che verrà: 19 alunni, nessun italiano:
una prima classe elementare composta interamente da bambini
stranieri. Prima o poi doveva accadere. E forse era proprio
destino che succedesse a Prato, la città conosciuta come
la più multiculturale d'Italia.
La scuola che verrà? E' qualcosa che va accettato o che
va sopportato, oppure che va auspicato? I nostri padri e nonni
e chi li ha preceduti hanno lottato perchè nelle nostre
scuole non ci fossero i loro nipoti e discendenti, oppure perchè
l'Italia fosse di questi? Meditate e... scegliete... Di Prato
ci siamo già occupati e con preoccupazione. Con altrettanta
preoccupazione rileviamo come venga ancora trattata la progressiva
scomparsa degli italiani da questa città toscana, in
particolare considerando i bambini. Secondo uno squallida espressione
del sottosegretario all'Interno, Marcella Lucidi, il fatto che
in prima elementare ci siano il 90% di studenti stranieri, nella
seconda elementare il 100% di stranieri, che nel reparto natalità
vi siano il 40% di neonati allogeni è... un laboratorio
multietnico.
Prato è una città di più di 180.000 abitanti.
Gli stranieri, con una forte percentuale di cinesi, arriverebbero
a circa 35.000 persone, compresi gli irregolari. In totale si
tratta di 102 nazionalità. E' perciò evidente
che
nel castello del barone Frankenstein si stia tenendo un ballo
e a preoccupare i partecipanti alla festa non sia la scomparsa
etno-culturale degli italiani, quanto le necessità e
l'armonizzazione di questi "pezzi" ospitati nel laboratorio
multietnicista, al fine di produrre il "mostro", gloria
dell'ego di Frankenstein e delle sue teorie ed esperimenti.
Dall'articolo "Immigrazione: Lucidi, Prato laboratorio
multiculturalità" (ANSA, 23 ottobre 2006):
Una città con 35 mila immigrati di 102 nazionalità;
3mila imprese guidate da stranieri; scuole con il 90% di bambini
extracomunitari e, in ospedale, un reparto maternità
con il 40% di nascite straniere. E' Prato, un vero e
proprio "laboratorio della multiculturalità ",
come l'ha definito il sottosegretario all'Interno Marcella Lucidi,
in visita oggi nella cittadina per 'studiare' una comunità
che ha "una capacità grandiosa di sostenere la presenza
straniera". "In questa città -dice il sottosegretario-
dove tra stranieri regolari e le stime delle associazioni sugli
irregolari si arriva a 35 mila persone, che fanno di Prato la
seconda provincia per numero di stranieri dopo Mantova ed il
secondo comune dopo Milano, la sfida principale è l'integrazione".
E integrazione significa anche capire tradizioni, abitudini,
necessità diverse, anche nel mettere al mondo un figlio.
Per questo la Lucidi, dopo aver visitato il reparto maternità
dell'ospedale cittadino ha voluto ringraziare gli operatori
che "aggiornano il loro lavoro in base alle diverse esigenze
che ogni comunità straniera presenta". L'obiettivo
della visita all'ospedale era infatti quello di "capire
come le comunità straniere vivono la maternità,
se si fanno assistere dai medici, se ci sono problemi e quali".
E poi, ancora, la scuola: a Prato, secondo i dati forniti dal
sottosegretario, nella prima elementare il 90% dei bambini sono
stranieri (soprattutto cinesi, ma anche albanesi e marocchini),
in seconda elementare si arriva al 100%, mentre alle medie si
scende al 50% circa. Un vero e proprio laboratorio, dunque,
da osservare ma anche da tenere sotto controllo: "C'é
il problema del lavoro nero nell'industria tessile -dice Marcella
Lucidi- che va monitorato e quello della condizione lavorativa
delle donne straniere, per essere certi che, per esempio, quando
sono in gravidanza vengano loro garantiti i diritti". "La
collaborazione con Prato -ha concluso- andrà avanti e
sarà continua".
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