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Maurizio Blondet
02/05/2006
Alfredo Meocci, colpito dalla decisione dell'Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni che ha decretato la
sua incompatibilità con la carica di direttore generale
della Rai.
Forse molti ricorderanno un raro ed insolito «speciale
TG1» del 19 febbraio scorso, dove - sia pure in seconda
serata, o piuttosto in terza - si analizzava la strana faccenda
dell’aereo Boeing lanciato sul Pentagono l’11
settembre, e di cui non restarono resti sul prato antistante.
Fosse voluto o no, da quella trasmissione emergevano dubbi
sulla «verità ufficiale».
Ora un lettore mi manda questo lancio dell’Agenzia
cattolica Adista: «P come Pentagono, S come scomparso.
Lo speciale TG1 dal titolo: ‘P come Pentagono M come
mistero’, trasmesso il 19 febbraio 2006, è
scomparso dagli archivi delle trasmissioni Speciale TG1
e RAI Click, dove fino a poco tempo fa era disponibile».
Alla e-mail di un telespettatore che chiedeva spiegazioni,
la redazione di Speciale TG1 ha risposto che il servizio
«non è stato immesso nell’archivio RAI
Click perché contiene sequenze di provenienza esterna
per la quale la RAI ha acquisito i diritti di trasmissione
televisiva, ma non quelli di sfruttamento in rete».
Eppure per un certo tempo il servizio è
stato disponibile nell’archivio online.
Era stata l’unica trasmissione della RAI nella quale
si erano posti alcuni interrogativi circa la dinamica dell’attentato
che avrebbe colpito il Pentagono (e di cui non esistono
immagini).
E’ attiva in rete una campagna di mail (da inviare
a speciale@rai.it) affinché ripristini il servizio
nei suoi archivi.
(Da: Adista Notizie numero 33 del 6 maggio 2006 - www.adistaonline.it).
Le e-mail spedite a quell’address della RAI vengono
«rimbalzate» al mittente, segno che l’indirizzo
è stato chiuso.
Chissà perché.
E chissà chi avrà voluto fare scomparire dal
sito RAI ogni indizio di una trasmissione che poteva far
sorgere dubbi e domande sulla vera natura dell’attentato
«islamico» dell’11 settembre.
Chi sarà stato, mi chiede il lettore?
Proviamo a sforzarci, a fare ipotesi.
Ma non ci viene in mente nessuno.
A meno che non possa aiutarci un altro fatto, che ha preso
di mira la RAI.
E che può essere descritto come un concerto sinfonico,
in due movimenti.
Primo movimento: una delegazione della comunità
ebraica italiana si è recata in RAI per elevare una
protesta ufficiale.
Per quale delitto?
La RAI è colpevole di aver trasmesso, in coincidenza
con la Pasqua, il film del notorio Mel Gibson, «The
Passion», che rievoca il supplizio del notorio Gesù.
Il film rinfocolerebbe antichi odii antisemiti; il fatto
che sia stato mandato in onda a Pasqua viene considerato,
dalla sullodata comunità, un’aggravante.
La delegazione ha preteso le scuse ufficiali da Alfredo
Meocci, direttore generale della RAI.
Secondo movimento (dalle agenzie di stampa):
il 26 aprile Alfredo Meocci, direttore generale della RAI,
è stato dichiarato «incompatibile» dalla
Agenzia del Garante per le Comunicazioni (AGCom), e «deve
quindi lasciare l’incarico che ricopre in via Mazzini».
Ciò perché lo stesso Meocci è stato
commissario dell’AGCom: e avrebbe dovuto lasciar trascorrere
quattro anni a spasso prima di diventare dirigente della
TV di Stato.
Ora Meocci deve pagare una multa di euro 373.923, e dovrà
restituire gli stipendi percepiti.
Quanto alla RAI, il Garante le commina una multa di 14 milioni
di euro (per la precisione: 14.379.307) per non aver escluso
l’incompatibile.
La dittatura totale che George Orwell descrisse in «1984»
faceva lo stesso.
Il Ministero della Verità faceva sparire accuratamente
dagli archivi articoli di giornali, foto e voci di enciclopedie
che potessero permettere di ricostruire il passato.
Ancor più facilmente lo stesso regime faceva sparire
le persone colpevoli di psico-reato.
A ciò provvedeva la psico-polizia.
Alfredo Meocci sta per sparire.
La trasmissione sul Pentagono è già desaparecida.
Sarà una coincidenza, o c’è in giro
una psico-polizia con poteri totali?
Chi sarà stato a chiedere la doppia sparizione?
Di Meocci, lo sappiamo.
E del video sul Pentagono?
Provate a pensare.
Sforzatevi.
Maurizio Blondet
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