Maurizio Blondet
www.effedieffe.com
20/10/2006
Vari lettori mi chiedono («con ansia», per giunta)
un commento sul declassamento del nostro debito pubblico
da parte di due note agenzie di rating.
Vorrei poterlo fare.
Poter dire che Standard & Poor e Fitch hanno bocciato
il governo Prodi per i motivi giusti: perché ha aumentato
la torchia fiscale senza tagliare la spesa pubblica, in
gran parte parassitaria; perché prima di decurtare
le pensioni, la cosca di potere dovrebbe tagliarsi gli enormi
stipendi e le flotte di auto blu.
Perché mantiene l’Alitalia coi suoi parassiti
(«un cancro che divora l’Italia», come
dice giustamente Massimo Fini).
Vorrei poter dire che le due agenzie americane hanno piazzato
il rischio d’insolvenza dell’Italia al livello
del Botswana perché hanno giudicato che questo è
il governo delle burocrazie inadempienti, che stanno portando
l’Italia alla rovina economica, rendendo impossibile
imprendere e produrre, e che sono le prime responsabili
dell’enorme debito pubblico.
Invece ho la sensazione, chissà perché, che
le ragioni siano altre.
Molteplici.
Ma una potrebbe essere quella che addita su Dagospia la
giornalista ebrea Maria Giovanna Maglie. La quale riferisce
- mi limito a citare - di una grossa notizia «tenuta
finora bassissima, che potrebbe spiegare il grande ritardo
nell’insediamento del nuovo ambasciatore israeliano
presso il governo italiano. Scrive Debka, che sarebbe il
sito dei servizi israeliani, e non ha l’abitudine
di scrivere bugie [sic!, ndr.], che Romano Prodi, con l’assenso
del sempre attento agli affari arabi Jacques Chirac, ha
ordinato al ministro della Difesa, Arturo Parisi, di vendere
al governo di Fouad Siniora una fornitura di alcune batterie
contraeree di missili Aster 15, produzione franco-italiana.
Ha pure detto di far presto, perché servono ad impedire
le ricognizioni aeree dell’aviazione israeliana sulla
valle della Bekaa, in attesa che, chissà quando,
chissà se, si dispieghino le forze dell’Unifil
per controllare i movimenti oltre confine degli Hezbollah.
Tradotto, vendiamo al Libano armi che dovranno servire a
difendere le postazioni di Nasrallah da possibili attacchi
israeliani. L’Italia sarebbe anche pronta a mettere
a disposizione, oltre alle batterie di missili, il know
how per farli funzionare e istruttori italiani dell’esercito,
formato per metà da sciiti simpatizzanti di Hezbollah».
Le agenzie di rating che definiamo superficialmente «americane»
sono notoriamente sensibili ai destini di Israele, è
quello che conta per loro.
La loro minaccia è seria: il declassamento comporta
un costo enorme subito (indebitarsi allo Stato costerà
di più: o più precisamente, a noi contribuenti
i parassiti faranno pagare il maggior costo dei loro lussi
e clientele), ma soprattutto, al fondo, avvicina il rischio
che l’Italia debba uscire in catastrofe dall’euro;
la fine dell’Argentina, tante volte preconizzataci
dal Wall Street Journal e dal Financial Times.
Vedrete che quelle armi, dopotutto, non saranno consegnate
al legittimo governo del Libano.
Il nostro rating aumenterà.
Il governo dei parassiti sarà salvo: magari Prodi
dovrà sloggiare, e al suo posto ci sarà una
grande coalizione di interessi «di centro»,
Confindustria con Mediaset, Mastella e D’Alema.
Il cancro che ci divora farà un altro passo avanti.
Maurizio Blondet