La sinistra rispolvera le vecchie maniere.
Nostalgie sessantottine?
Probabilmente è così. Probabilmente, i manifestanti,
giovani e meno giovani, presenti mercoledì 28 settembre
in piazza Madama a Roma hanno pensato di essere tornati
indietro di qualche decennio. Agli anni settanta, forse.
Forti dell'impunità di cui generalmente godono, forti
delle coperture a tutti i livelli di cui dispongono, alcune
decine di teppisti, tutti gravitanti nell'orbita dei centri
sociali gestiti dalla sinistra radicale e nei collettivi
filo-comunisti presenti nelle università, hanno dato
vita a tafferugli di piazza davanti al palazzo del Senato
a Roma. Insieme a loro, docenti e ricercatori.
Tutto era iniziato qualche ora prima, quando una piccola
folla apparentemente eterogenea ma politicamente e moralmente
uniforme si è radunata in Piazza Madama per protestare
contro la riforma
dell'università varata dal governo Berlusconi. Ricercatori,
alcuni docenti e studenti di sinistra hanno iniziato a contestare
in particolar modo il ddl sullo stato giuridico dei docenti
universitari. Nel contempo, all'interno del Senato, il ministro
Giovanardi chiedeva la fiducia per il ddl stesso, facendo
così cadere i circa 800 emendamenti presentati fino
a quel momento dall'opposizione.
A quel punto, sono scoppiati i disordini. Appena la notizia
è giunta tra i contestatori, decine di manifestanti
si sono scagliati improvvisamente contro le forze dell'ordine
mentre altri hanno sapientemente bloccato il
traffico cittadino nelle zone circostanti. Il tutto, sotto
gli occhi consenzienti e compiaciuti di docenti e ricercatori,
alcuni dei quali anzi pare abbiano partecipato direttamente
ai disordini. Al punto che non in
pochi hanno pensato che i professori hanno arruolato teppisti
per difendere i propri privilegi.
Alcune considerazioni sono a questo punto
necessarie.
Lungi dall'appoggiare l'operato del
governo Berlusconi, e contemporaneamente distanti da quanto
fatto (o meglio, disfatto) dalla sinistra durante il governo
Prodi prima e Dalema poi, Forza Nuova Università
ritiene di dover
condannare nella maniera più assoluta quanto accaduto
a Roma.Se da un lato infatti riteniamo assolutamente legittimo,
anzi doveroso, protestare (anche in maniera animata e politically
incorrect) contro riforme inconcludenti e spesso più
dannose che benefiche, d'altro canto riteniamo assolutamente
ipocrita e fuori luogo l'atteggiamento polemico e contestatore
portato avanti negli ultimi mesi da docenti e rettori universitari,
che indubbiamente farebbero miglior figura a non fiatare.
Riteniamo palese infatti che proprio docenti e rettori siano
le persone meno adatte a protestare contro lo stato decadente
delle università italiane, decadenza che proprio
loro negli scorsi decenni hanno contribuito in maniera determinante
a creare. È innegabile infatti che la mala gestione
finanziaria delle università abbia come principali
responsabili proprio quei rettori che in questi giorni si
scaldano tanto nel tentativo di far cadere le loro passate
responsabilità sull'attuale governo e che vorrebbero
magari anche
passare per salvatori della situazione. Mala gestione finanziaria,
ma non solo. Logica clientelare, politica delle cattedre,
mancanza di trasparenza e annientamento di ogni forma di
meritocrazia sono infatti veri e propri cancri che hanno
trascinato l'università italiana verso il baratro.
Cancri generati proprio dalla sciagurata condotta esercitata
nel corso degli anni da professori e rettori, molto più
attenti ai loro infimi interessi ed alle loro baguttelle
piuttosto che al sano sviluppo dell'università italiana
ed al bene di noi studenti.
È innegabile inoltre che tantissimi atenei italiani
sono da anni afflitti dalla presenza di vere e proprie lobby
politicamente schierate - a sinistra, ovviamente - che,
attente agli interessi di partiti e schieramenti politici,
si dedicano con maggiore alacrità alla gestione del
potere ed alla spartizione delle poltrone e delle cattedre
piuttosto che al reale miglioramento delle condizioni delle
università stesse. Lobby e gruppi di potere che ovviamente
si dimostrano sempre pronti, tra l'altro, a tollerare la
disdicevole condotta dei collettivi studenteschi di sinistra,
liberi di occupare illegalmente aule ed aulette, dove lo
spaccio ed il consumo di droga è all'ordine del giorno
e dove ideologie malate e perverse trovano spazio ed hanno
la possibilità di proliferare. Collettivi che a loro
volta si dimostrano altrettanto tolleranti nel non spendere
una sola parola di condanna verso il malaffare e l'inefficienza
che regnano sovrane. Ovvio. È ormai chiaro che, oltre
ad essere accomunati dalle stesse perverse ideologie politiche,
baronati accademici e collettivi studenteschi sono legati
da un filo molto più sottile. Un filo che si potrebbe
benissimo chiamare ricambio generazionale. Siamo pronti
a scommettere infatti che in molti atenei determinati posti
dirigenziali e determinate cattedre saranno occupate proprio
da quegli stessi studenti che oggi giocano a fare i rivoluzionari
- facendo uso di droghe dalla mattina alla sera e diffondendo
dissoluzione,
inettitudine ed ignoranza - e che domani saranno futura
classe dirigente. Lo stesso copione del '68, insomma.
Forza Nuova Università dunque condanna senza mezzi
termini l'operato e la condotta della sinistra e dei baronati
accademici, individuando proprio nel loro passato operato
cagione di corruzione e decadenza delle università,
e
ritiene che solo una controrivoluzione culturale portata
avanti dalle forze sane del paese possa realmente rovesciare
le sorti dell'università italiana, che altrimenti
sarà destinata ad un futuro sempre più cupo
e desolante.