«In base al diritto in tempo di guerra, attacchi internazionali
contro la popolazione civile come quelli compiuti finora
in Libano, contro civili che non prendono parte al conflitto
costituiscono un crimine di guerra. La distruzione dell´aeroporto
di Beirut e di aerei civili sono due esempi palesi».
Lo afferma una nota ufficiale diffusa dalla Commissione
internazionale dei giuristi (Icj) che riunisce sessanta
eminenti giuristi di
tutto il mondo. Per l´Italia, Antonio Cassese, già
presidente del Tribunale internazionale per l'ex Yugoslavia.Il
documento condanna sia le operazioni militari israeliane
sia i bombardamenti degli Hezbollah: «Negli ultimi
giorni prosegue la nota le forze aeree israeliane hanno
distrutto un numero infinito di edifici civili, di infrastrutture
e mezzi di trasporto in operazioni che hanno ucciso almeno
trecento persone, la maggior parte delle quali civili, creando
il caos nelle città libanesi e portando allo sfollamento
di oltre mezzo milione di persone. Esterrefatti dall´impatto
di operazioni militari così violente, la Commissione
internazionale dei giuristi (Icj) ricorda che Israele ha
l´obbligo di rispettare senza alcuna condizione di
vita la sicurezza dei civili come stabilito dalla convenzione
di Ginevra di cui è firmatario». Nel documento
i giuristi chiedono l´intervento urgente delle Nazioni
Unite e si dicono stupiti della «inattività
e dell´apatia della comunità internazionale»
nei confronti delle azioni militari condotte da Israele
in Libano o a Gaza, che stanno causando la morte e la sofferenza
di molti civili innocenti.
Includendo i lanci di missili da parte dei miliziani di
Hezbollah, i giuristi aggiungono: «Allo stesso modo
bombardare città indifese, villaggi e strutture che
non sono obiettivi militari costituisce un crimine di guerra
per cui alcuni individui potranno essere incriminati come
responsabili». Federico Andrei-Guzman, vicesegretario
generale dell´Icj ha aggiunto: «Se Israele ha
il legittimo diritto di difendersi da rapimenti e dal lancio
di missili sul proprio territorio, questo diritto non è
illimitato ed è soggetto alle restrizioni del diritto
internazionale. Invece, le sproporzionate e indiscriminate
reazioni dell´esercito israeliano sono rappresaglie
contro la popolazione civile e assomigliano molto a una
sorta di punizione collettiva». «Nel diritto
internazionale, le punizioni collettive costituiscono un
crimine di guerra», ha concluso Andrei-Guzman.